di Saverio Lodato
antimafiaduemila.com, 20 novembre 2024
Ci permettiamo di scrivere dell’argomento, perché in mezzo ci è finita la parola “mafia”, e in un’Italia nella quale non la si nomina mai, non dobbiamo mai essere noi a lasciarla passare inosservata. Il fatto è noto, e fra un attimo lo riassumeremo. Anche se grandi giornali e tv se ne sono tenuti debitamente alla larga: vuoi per servile rispetto dovuto al manovratore governativo, vuoi - e lo pensiamo per davvero, cioè senza ombra di ironia - perché anche il servilismo più scomposto può a volte provare vergogna, imbarazzo e, perché no? un vago senso di schifo.
di Daria Bignardi
vanityfair.it, 20 novembre 2024
Nelle nostre galere c’è sempre più dolore e insensatezza. Bisognerebbe avere rispetto per chi soffre. Altro che intima gioia. Perché le parole pronunciate dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro dopo la presentazione della nuova auto per trasporto detenuti 41bis suscitano indignazione. Sono andata a vedere il video perché non ci credevo. Ma il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro lo ha detto davvero.
di Riccardo Carlino
Il Foglio, 20 novembre 2024
Dentro le carceri italiane potrebbe arrivare una figura specializzata per sedare e prevenire l’esplosione di rivolte. Un ruolo ancora tutto da costruire, ma che per alcune associazioni a tutela dei diritti è “espressione di una concezione autoritaria e militare”. Si chiama “negoziatore penitenziario” la nuova figura che il ministero della Giustizia vorrebbe introdurre negli istituti penitenziari italiani per tentare di sedare le rivolte e prevenire lo scoppio di tensioni fra detenuti e forze di polizia. Nella bozza di un apposito decreto ministeriale pubblicata all’inizio di novembre, si parla di un ruolo altamente specializzato capace di intervenire nei casi di più speciale complessità “attuando le tecniche operative idonee rispetto al livello di rischio dello scenario”, mirate a una “gestione non conflittuale della situazione”. Nel dettaglio, la presenza di un negoziatore punta a “favorire la de-escalation emotiva dei soggetti coinvolti, il contenimento della minaccia, prendere tempo, salvaguardare la tutela dell’incolumità dei presenti” e, nei casi più gravi, gettare le basi “per la resa del soggetto e l’eventuale rilascio di ostaggi”.
di Paola Balducci
Il Dubbio, 20 novembre 2024
Ci occupiamo spesso dei temi riguardanti il sovraffollamento carcerario, parliamo di come le nostre carceri stiano vivendo un momento drammatico e difficile da oramai troppo tempo. Tuttavia, non possiamo continuare ad ignorare come anche il sistema penitenziario minorile, che ha spesso rappresentato una realtà meno problematica nel sistema carcerario italiano, stia vivendo una realtà drammatica. In un solo anno il numero di ingressi negli istituti penitenziari per minorenni è aumentato esponenzialmente, portando un sistema già di per sé fragile e complesso molto vicino al collasso.
di Angela Stella
L’Unità, 20 novembre 2024
Il ddl sicurezza, in discussione ora al Senato, prevede, fra le varie misure repressive, la non obbligatorietà del rinvio della pena per le donne incinte e per le madri di bambini fino a un anno di età. Per questo ieri, in una conferenza stampa a Palazzo Madama, è stata rilanciato l’appello “Madri Fuori, dallo stigma e dal carcere, insieme ai loro bambini e bambine”. Si tratta di una misura “sessista e razzista”, dice à Grazia Zuffa, presidente della Società della Ragione, tra i promotori della campagna. “Con questa norma, non solo si punisce la donna per la “doppia colpa” di aver tradito col reato la “missione” materna, sulla scia dello stereotipo patriarcale; ma si permette che lo stigma ricada pesantemente sui bambini. Inoltre, è stata ritagliata per punire le donne di etnia rom.
di Associazione Extrema Ratio
Il Dubbio, 20 novembre 2024
Lo ha sottolineato anche Franco Gabrielli: “Il solito approccio panpenalista è un approccio sbagliato”. In un recente intervento sul Foglio, l’ex capo della Polizia ed ex direttore dell’Aisi, sollecitato da Carmelo Caruso, non si è trattenuto: “L’idea che “tutti in carcere e buttiamo via le chiavi” è una frase a effetto, di colore, per non rispondere alla vera domanda: perché siamo vulnerabili?”. Dunque, altro che “pene più severe”, come incoraggia Giorgia Meloni per risolvere la questione cybersicurezza, evitare i dossieraggi e contrastare gli spioni. Non serve l’inasprimento delle sanzioni, “che è solo fumo negli occhi”, ma un intervento di rinnovamento delle infrastrutture pubbliche digitali, una strategia ben più ampia, faticosa e risolutiva, a lungo termine.
di Ilario Ammendolia
L’Unità, 20 novembre 2024
Mercoledì scorso, ospite di Lilly Gruber, Salvini supportava le sue accuse contro i giudici “comunisti” con i numeri: 30mila innocenti arrestati negli ultimi trent’anni. Troppi per Salvini e troppi anche per me. Con una differenza: quando nel 2019 scattava l’operazione “Rinascita Scott” che sbatteva in galera quasi 500 calabresi, su Il Riformista definivo quella retata uno show. Salvini che fino a due mesi prima era stato ministro dell’Interno, con un libro di Gratteri sotto il braccio, si recò alla procura di Catanzaro per farsi fare la dedica e congratularsi col magistrato-eroe. Eppure nessun tribunale aveva ancora giudicato, e tantomeno condannato, gli imputati. Oggi, dopo il primo grado di giudizio, sappiamo che molti di loro erano innocenti.
di Paolo Borgna
Avvenire, 20 novembre 2024
Anche i più severi critici di certe improvvide esternazioni di alcuni magistrati dovrebbero fare un salto sulla sedia nel leggere la notizia che due consigliere del Csm avrebbero invocato una censura disciplinare per il magistrato Stefano Musolino (segretario nazionale di Magistratura democratica) per alcuni suoi interventi pubblici critici verso il ddl “sicurezza”. Lo stupore aumenta se si leggono le frasi incriminate: “Siamo molto preoccupati. Esiste un problema di gestione del dissenso che non può essere affrontato attraverso strumenti penali. I conflitti possono essere deleteri se non si basano sul rispetto reciproco delle posizioni e possono essere invece molto fruttuosi se vengono gestiti e governati. Ma per farlo, non si può ricorrere allo strumento penale. Non si possono inventare nuove norme per radicalizzare il dissenso e, addirittura, criminalizzarlo”. E ancora: “Non esiste un’imparzialità come condizione pre-data, come stato del magistrato, l’imparzialità è qualcosa verso cui si tende”.
di Guido Clemente di San Luca*
Il Manifesto, 20 novembre 2024
Nella quotidiana vita giudiziaria, diversamente da quanto appare, è tutt’altro che raro rinvenire sentenze favorevoli agli interessi delle maggioranze. I cardini dello Stato di diritto - è sotto gli occhi di tutti - sono in grave crisi. Il principio di legalità - intesa come il primato della legge, quale espressione della volontà della maggioranza liberamente espressa secondo i meccanismi della democrazia rappresentativa - viene gravemente svuotato di senso laddove s’intenda per legge solo quella in senso formale. Sono “legge”, e dunque paradigma di legalità, tutte le fonti giuridiche che disciplinano ogni singola fattispecie concreta: dalla regolazione europea e/o internazionale fino alla normazione secondaria. Naturalmente ciò comporta un’attività ermeneutica inevitabilmente complessa, chiamata a dirimere le dispute interpretative per la individuazione della fonte prevalente in sede di applicazione al caso concreto.
di Angela Stella
L’Unità, 20 novembre 2024
A gennaio atteso il primo sì della Camera sulla riforma dell’ordinamento. Lo scontro si preannuncia durissimo. Sul decreto flussi è botta e risposta tra l’Anm e Nordio. L’inverno sarà caldissimo e non sarà certo colpa del cambiamento climatico bensì dello scontro durissimo che si preannuncia tra governo e magistratura in concomitanza sia del primo sì alla Camera sulla separazione delle carriere, previsto al massimo per gennaio, sia per le decisioni che arriveranno dalle toghe sui migranti portati in Albania a cui seguiranno anatemi da parte della maggioranza.
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