di Angela Stella
L’Unità, 15 novembre 2024
Le toghe contro il blitz per esautorare le sezioni immigrazione dei tribunali: “Il problema non sono i giudici ma le norme. In Corte di Appello non ci sono le competenze”. E c’è chi dice: “Forse l’ignoranza garantisce di più l’esecutivo”. “Temo che il Governo sia a caccia del giudice accondiscendente che non c’è, nella illusione che il problema sia il Giudice e non già i rapporti tra norma nazionale e norma europea”. Così commenta il Segretario di Magistratura Democratica, Stefano Musolino, l’iniziativa della deputata di Fratelli d’Italia, Sara Kelany, che ha presentato un emendamento al dl Flussi, in discussione nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, che priva le sezioni immigrazione dei Tribunali civili della facoltà di decidere sui trattamenti dei migranti da parte del Questore, demandando tutto invece alle Corti di Appello civili.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 novembre 2024
Preoccupazioni sulle ingerenze politiche e mediatiche nei confronti dei giudici insultati per aver rinviato alla Corte di Giustizia Europea il decreto “Paesi Sicuri”. La proposta di delibera, che difende l’autonomia della magistratura, apre però un nuovo scontro tra le diverse fazioni del Consiglio. “Sono stati travalicati i limiti di cronaca e di critica dei provvedimenti giudiziari, così determinando un possibile indebito condizionamento dell’esercizio della funzione giudiziaria oltre che dei singoli magistrati, in violazione delle imprescindibili condizioni di autonomia, indipendenza ed imparzialità. L’auspicio è quello di un dialogo sereno tra le Istituzioni, nel rispetto della reciproca autonomia”.
di Federica Pennelli
Il Domani, 15 novembre 2024
Nato sul modello di quello delle donne di Sarajevo, è dedicato alle migranti qui in attesa di ottenere lo status di rifugiate. Il progetto serve anche a creare un archivio con le loro storie. Un tribunale femminista che sappia davvero accogliere le istanze delle donne in migrazione senza stigmi e giudizi: questo è il Tribunale delle donne, che promuove il diritto alla protezione internazionale ed a nuove forme di riparazione sociale e politica per le donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Un progetto che si propone di raccogliere le testimonianze delle donne al di fuori delle procedure regolate dalla legge, costruendo un archivio della memoria a partire dalle loro esperienze, senza giuria né sentenze.
di Antonio Picasso
Il Riformista, 15 novembre 2024
“Olanda e Norvegia seguono quanto già fatto da Germania e Francia”, ricorda Marco Lombardi, sociologo della Cattolica. “La libertà di movimento è essere europei. Chiudere le frontiere significa chiudere l’Europa”. In neanche una settimana, il governo norvegese prima e quello olandese poi hanno sospeso il trattato di Schengen. Se dicessimo che le due mosse sono una fuga in avanti con l’obiettivo di allinearsi alla futura Amministrazione Trump, non avremmo altro da scrivere. L’Europa starebbe già iniziando ad adeguarsi a un nuovo corso politico, fatto di atteggiamenti muscolari e barriere. Tuttavia, ci azzeccheremmo solo in parte. Questo rischioso ritorno al passato non si limita a essere frutto di suggestioni odierne.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 15 novembre 2024
Uno dei circa 2.000 prigionieri politici attualmente detenuti in Venezuela, Jesus Manuel Mart¡nez Medina, è morto oggi a 36 anni a causa della negligenza medica delle autorità di Caracas. Lo denunciano familiari e attivisti per i diritti umani affermando che il giovane non avrebbe avuto accesso alle adeguate cure per il diabete e i problemi cardiaci di cui era affetto. Secondo i suoi parenti, i suoi disturbi fisici erano aggravati dalle condizioni disumane subite nel carcere era detenuto. Da tempo soffriva di ascessi cutanei che si erano infettati e “non ha ricevuto assistenza medica fino a che l’infezione non si è estesa a tutta la gamba - ha detto l’avvocato Zair Mundaray - Doveva essere sottoposto a un esame per valutare l’eventuale amputazione della gamba, ma non era stato autorizzato perché il giudice non aveva firmato l’autorizzazione”.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2024
Nelle carceri italiane è, di nuovo, emergenza. Perché cresce il numero dei detenuti e di coloro che decidono di togliersi la via dietro le sbarre. I dati aggiornati al 30 settembre, parlano di 61,862 mila detenuti presenti nelle carceri con circa 4 mila persone in più rispetto a un anno fa. A delineare questo scenario è Antigone, l’associazione che dal 1991 si occupa del sistema Penitenziario e penale italiano e realizza lo studio sullo stato delle carceri in Italia. Nell’ultimo rapporto, sino al 31 agosto, si ribadisce che “il tasso di affollamento è del 130,4% (al netto dei posti conteggiati dal Ministero della Giustizia ma non realmente disponibili)”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 novembre 2024
Il sistema carcerario italiano sta implodendo. L’ultimo episodio, una drammatica protesta nel carcere di Cuneo lunedì scorso, è solo la punta dell’iceberg di una situazione esplosiva che il governo sembra voler affrontare con il pugno di ferro anziché con riforme strutturali. Alcuni detenuti sono riusciti a raggiungere il tetto della Casa circondariale di Cuneo, mentre all’esterno si schieravano le forze dell’ordine in assetto antisommossa. Un episodio che, pur non degenerando in violenze o feriti, ha causato ingenti danni alla struttura e messo in luce, ancora una volta, la fragilità di un sistema al collasso. “Quanto accaduto a Cuneo mette a nudo l’emergenza in atto”, denuncia Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia Penitenziaria. I numeri sono impietosi: oltre 15.000 detenuti in eccesso rispetto ai posti disponibili, 18.000 agenti di polizia penitenziaria mancanti all’appello. Un sistema che opera quotidianamente nell’illegalità.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 14 novembre 2024
Cambiare la cultura sul carcere e agevolare i percorsi di uscita e reinserimento dei detenuti per arrivare all’obiettivo del tasso di recidiva zero. Soprattutto con l’impegno di tutti perché occorrono investimenti. Ma prima di tutto bisogna cambiare la narrazione distorta di questo tempo. “Perché non possiamo regalare il tema della sicurezza agli sceriffi di turno. Non possiamo accettare l’ignoranza rispetto alla cultura giuridica italiana - ha aggiunto Zuppi - ad esempio quando si dice di chi commette reati: che marcisca in carcere”. Parole che il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha rivolto anzitutto a cappellani e volontari che hanno partecipato ieri a Roma al convegno “Giustizia e speranza: la comunità cristiana tra carcere e territorio” organizzato da Caritas italiana alla vigilia del Giubileo.
di Fabrizio Lucidi
Il Giorno, 14 novembre 2024
La necessità di investimenti e rieducazione per garantire un futuro ai detenuti e la sicurezza della società. “Sbattetelo in carcere e buttate via la chiave”. Quante volte avete sentito questa frase al bar o - peggio - in tv pronunciata dal politico di turno con sguardo torvo e tono imperioso? Tante. Ma con i facili slogan non si risolvono i problemi. Né ci si rende conto dell’emergenza carceri se almeno una volta non si è toccata con mano la sincera sofferenza di centinaia di persone che stanno pagando per i propri errori. E cercano di uscire dal tunnel di droga e alcol, se possibile senza tornare a delinquere. Facile a dirsi. Ma lo Stato italiano ha scavato ormai un abisso tra la carta della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) e la dura realtà di celle dove stanno in tre nello spazio di 5 risicati metri quadrati.
di Enzo Gabrieli
paroladivita.org, 14 novembre 2024
“Mi pare di poter dire che la situazione oggi nelle carceri in Italia sia giunta al totale collasso per una serie di fattori e di conseguenze a dati che non sono più tollerabili: si parla di sopraffollamento, ma questo è solo uno dei fattori”. È duro il commento di sr. Nicoletta Vessoni, operatrice da 11 anni in carcere a Catanzaro e responsabile nazionale delle religiose che lavorano nei penitenziari in Italia che ha portato la sua testimonianza la settimana scorsa al Consiglio Nazionale della Fisc mentre nelle settimane scorse aveva promosso un convegno sulla giustizia riparativa a Catanzaro e Lamezia. “Non parliamo poi - spiega la religiosa delle Suore delle Poverelle di Bergamo - della situazione sanitaria che è gravemente al collasso. La mancanza di opportunità lavorativa all’interno degli istituti mette tutti in grande affanno. Il rallentamento dell’applicazione di misure alternative ingolfa e mette in grosse difficoltà la vita all’interno degli istituti”.
- Con il lavoro in carcere l’obiettivo è recidiva zero
- Chi fa percorsi di formazione ha meno rischi di recidiva
- Ragazzi dentro. Il caso dei 18-24enni trasferiti nelle carceri degli adulti
- Il 17enne che ha ucciso Santo Romano era da poco uscito da un “carcere modello”
- Crescono le pene alternative, solo il 32% proviene dal carcere










