di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 novembre 2024
Quella capitolina è l’unica struttura dove finiscono anche le donne migranti. Spesso già vittime di violenza. Intanto sulla legittimità della detenzione amministrativa deciderà la Consulta. “Altro che esportarla in Albania, la detenzione amministrativa è incostituzionale anche in Italia. Per questo vogliamo che il sindaco di Roma chieda ufficialmente la chiusura del Cpr di Ponte Galeria, una struttura in contrasto con l’identità storica della capitale e con la Carta”. Lo sostengono i 39 giuristi e professori universitari che il 16 agosto scorso hanno avviato un’azione popolare rivolta al primo cittadino Roberto Gualtieri, in virtù dei poteri che gli attribuisce il Testo unico sugli enti locali.
di Gaetano De Monte e Marika Ikonomu
Il Domani, 7 novembre 2024
Un’azione popolare promossa dal mondo accademico e da Cild chiede al Viminale la chiusura definitiva del centro di Ponte Galeria, sulla cui gestione la stessa prefettura di Roma ha mosso rilievi. “Ci trattano come animali e questo posto sembra un canile”, dice al telefono Faouzi, un ragazzo rinchiuso nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Roma Ponte Galeria, proveniente da un paese nordafricano, che preferisce rimanere anonimo per non correre alcun rischio. Racconta di “una situazione disumana” in questo luogo di detenzione amministrativa, dove vengono recluse persone fermate senza permesso di soggiorno.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 novembre 2024
Del magro bottino il governo dà la colpa ai migranti e alle ong. L’opposizione va all’attacco: “Ormai siamo alle comiche”. Ma Piantedosi rivendica: “Alcune decine di persone hanno tirato fuori il documento d’identità per evitare il trattenimento. C’è quindi un effetto deterrenza”. È attesa oggi nel porto albanese di Shengjin la Libra: a bordo ha otto richiedenti asilo. Magro bottino per il viaggio della grande nave militare, è lunga 81 metri, dopo due giorni a sud di Lampedusa. Evidentemente oltre agli ostacoli giuridici, che si riproporranno quando le nuove richieste di convalida arriveranno sulle scrivanie dei giudici di Roma, la strategia del governo ha anche grossi problemi operativi. Che non può imputare alle “toghe rosse”.
di Bartolo Conratter
Il Riformista, 7 novembre 2024
I fatti sono noti. Un decreto legge ha stabilito quali siano i paesi sicuri, ai fini della procedura accelerata anti-migratoria, fra cui il Bangladesh e l’Egitto (D.L. 23 ottobre 2024, n. 158 di modifica del Dlgs. del 28 gennaio 2008, n. 25). Il testo ha innescato una richiesta di rinvio pregiudiziale - ex art. 267 del TFUE - alla Corte di Giustizia dell’Unione europea da parte del Tribunale di Bologna (R.G. 14572-1/2024).
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 7 novembre 2024
Entro oggi gli emendamenti nelle commissioni al Senato. Pressioni per terminare l’iter malgrado le tante proteste dei coltivatori. Allo studio del Pd un intervento correttivo nella legge di Bilancio e nel Milleproroghe. Tra i tanti tintinnar di manette e colpi di mano contenuti nel ddl Sicurezza, che corre senza scossoni verso l’approvazione definitiva al Senato (oggi scadono i termini per la presentazione degli emendamenti nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia), ce n’è uno in particolare che sta facendo davvero arrabbiare molti imprenditori. E questo, per un governo come quello Meloni, è un problema molto più spinoso dell’”incostituzionalità”, dell’”inutilità” e della “violazione dello Stato di diritto” denunciati da tanti e ancora ieri dai Garanti territoriali dei detenuti e dall’Unione delle camere penali italiane. Si tratta delle imprese del comparto agricolo, strette tra una legge di Bilancio “farlocca”, secondo il giudizio del capogruppo Pd in commissione Agricoltura Stefano Vaccari, e l’articolo 18 del pacchetto Sicurezza che, vietando “importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa”, di fatto rende impossibile coltivare e commercializzare anche la canapa a uso industriale, quella che si usa per i tessuti o nell’edilizia, per intenderci.
di Luca Liverani
Avvenire, 7 novembre 2024
Il 55% degli italiani contro l'aumento dei fondi per la difesa, il 65% chiede di tassare gli extraprofitti delle industrie belliche. Basta miliardi in armi. La maggioranza degli italiani è contraria all’aumento della spesa militare. Sia quella decisa dal governo, che quella indicata dalla nuova Commissione Von der Leyen. Una maggioranza ancora più netta, i due terzi, vorrebbe anzi che fossero tassati gli extraprofitti delle aziende che operano nel settore militare. È quanto emerge con chiarezza dal sondaggio commissionato a Swg da Greenpeace Italia e pubblicato oggi. Una ricerca che conferma la tendenza emersa già negli anni scorsi, condotta su un campione statisticamente valido di 1.200 cittadini maggiorenni. La pubblicazione del sondaggio arriva proprio nel giorno in cui il ministro degli esteri Antonio Tajani riconferma la volontà di proseguire nella corsa al riarmo per raggiungere l’obiettivo Nato: “Stiamo lavorando per raggiungere il 2%”, dichiara il vicepremier forzista. Il sondaggio di Greenpeace viene diffuso pochi giorni dopo la trasmissione al Parlamento di una manovra di bilancio che aumenta il budget della Difesa. E dal lancio della nuova campagna “Ferma il riarmo!” promossa oltre che da Greenpeace Italia, anche da Fondazione PerugiAssisi, Rete Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!.
di Orlando Roselli*
Corriere Fiorentino, 6 novembre 2024
Le notizie sulle pessime condizioni di detenzione si fanno sempre più numerose, drammatiche. L’universo carcerario è in una condizione di incostituzionalità permanente e strutturale. Una vera e propria contraddizione: la pena detentiva è prevista per sanzionare i comportamenti ritenuti più illegittimi. I luoghi, gli istituti di pena, dove il principio di legalità dovrebbe risultare concretamente rispettato, sono divenuti la sede dove a violarlo è lo Stato. Occorre venirne a capo, tenendo conto che la condizione detentiva è ancora più drammatica di quella desumibile dai soli dati del sovraffollamento (per il quale il nostro Paese è stato già condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo). Su questa esigenza dovrebbero convergere tutte le forze politiche, a destra ed a sinistra, per due ordini di ragioni: la prima è che tutte rivendicano essere portabandiera del principio di legalità; la seconda è che di tale condizione, che è di sempre, tutti i governi, portano responsabilità. Per superare una condizione di illegalità permanente e strutturale, bisogna andare alle radici non solo fattuali, ma anche giuridiche che la producono.
di Alice Dominese
L’Espresso, 6 novembre 2024
Nelle carceri cresce la consapevolezza di poter rivendicare i diritti violati tra sovraffollamento e degrado. Ma con il ddl Sicurezza gli spazi di protesta pacifica rischiano di ridursi, anche in carcere. Con i nuovi reati che il disegno di legge introduce, chi manifesta il proprio dissenso nei centri di permanenza per il rimpatrio e negli istituti di pena rischia fino a vent’anni di carcere. In questi luoghi, rivendicare i propri diritti fondamentali è già molto difficile. Spesso, infatti, le persone detenute non hanno le risorse economiche per rivolgersi a un’assistenza legale e la priorità per loro è quella di affrontare i problemi quotidiani legati a sovraffollamento e degrado.
di Angela Stella
L’Unità, 6 novembre 2024
“Il Senato riconsideri le norme di quel pacchetto, lontanissime dai principi del diritto penale liberale”. L’appello dell’Unione camere penali. “Chiediamo che il Senato riconsideri le norme segnalate non solo sotto i profili di incostituzionalità segnalati dall’Accademia ma anche sotto quelli del manifesto distacco dai principi del diritto penale liberale, che asseritamente ispira questa maggioranza, e della provata inutilità degli aumenti di pena e dell’introduzione di nuovi reati e di nuove aggravanti per la soluzione dei problemi della sicurezza dei cittadini”: Questo l’appello lanciato ieri al termine dell’evento organizzato a Roma dall’Unione Camere Penali dal titolo “No al pacchetto sicurezza. Con la costituzione in difesa del diritto penale liberale”, contro il ddl sicurezza, in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 novembre 2024
Per Giovanni Maria Flick è “un disegno di legge segnato da un autoritarismo privo di logica”. Molti avvocati e accademici si sono riuniti ieri a Roma all’evento “No al pacchetto sicurezza. Con la costituzione in difesa del diritto penale liberale”, organizzato dall’Unione Camere Penali contro il ddl sicurezza, in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati. Tra i giuristi ha preso la parola l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick: “Sono onorato e lieto di essere avvocato e di partecipare a questo incontro che si batte per la difesa dei diritti fondamentali e contro l’autoritarismo privo di logica che segna questo disegno di legge”. Per l’ex ministro della Giustizia “c’è il rischio che il sovraffollamento diventi l’etichetta dell’invivibilità del meccanismo di panpenalizzazione e pancarcerarizzazione. Il disegno di legge non tocca nulla per quanto riguarda la depenalizzazione” e assistiamo a un “silenzio su interventi migliorativi per rendere il carcere più umano.










