di Matilda Ferraris
Il Domani, 6 novembre 2024
Il decreto Cutro e poi quello Caivano, il recente ddl sicurezza: “Il governo Meloni reagisce ai problemi con nuove leggi e nuove pene che, in realtà, non cambiano nulla. Si risparmia su tutto, sono riforme a costo zero che non incidono su nulla, se non sui diritti di chi non si può difendere, come i migranti”: così parla l’avocato Fabio Anselmo, ospite insieme a Ilaria Cucchi del festival di Domani “Il futuro è adesso” per parlare di diritti umani, carceri e centri per la permanenza e il rimpatrio. Secondo la senatrice Cucchi, l’introduzione di nuovi reati sempre più oppressivi è un’operazione di propaganda politica per parlare alla pancia dell’elettorato: “Io sono parte della commissione Giustizia, da due anni sono sequestrata ogni giorno ad approvare leggi, norme e decreti che si rivelano inapplicabili”.
di Angela Stella
L’Unità, 6 novembre 2024
“Uno dei fattori di distruzione dello Stato di diritto è precisamente la violazione dei diritti delle persone ed anzi la negazione dell’identità di persona dei migranti”, dice il giurista Luigi Ferrajoli a proposito delle norme del “pacchetto sicurezza”. Lo abbiamo intervistato a margine della manifestazione promossa ieri dall’Unione camere penali contro il ddl governativo. Ma Ferrajoli si scaglia anche contro il protocollo con Tirana: “La deportazione dei migranti in Albania è chiaramente un sequestro di persona, dato che quei migranti sono stati sequestrati in mare, mentre esercitavano il diritto di emigrare, e deportati contro la loro volontà in un luogo di detenzione. Ma evidentemente per i nostri governanti questi disperati non sono persone, ma cose, che possono essere impunemente prelevate, private della libertà personale e rinchiuse in un campo di concentramento. Ebbene io credo che la questione migranti sia oggi il banco di prova del tasso di civiltà di un ordinamento; e che di queste nostre politiche dovremo un giorno vergognarci”.
di Glauco Giostra
Il Domani, 6 novembre 2024
Ma la magistratura non deve e non può né cercare di aiutare, né cercare di ostacolare l’azione governativa. Volendo tentare una lettura delle recenti ringhiose recriminazioni governative nei confronti di alcuni provvedimenti della magistratura, bisogna evitare due errori di segno opposto: pensare che si tratti di un inedito, riprovevole scadimento istituzionale oppure, all’opposto, che non ci sia nulla di nuovo sotto il sole italico. Per carità di patria tralasciamo i tentativi del passato e del presente di giustificare questa intolleranza alle iniziative giudiziarie con il fatto che i rappresentanti politici sono stati democraticamente votati dal popolo, e quindi loro e la loro azione sono al di sopra del giudizio di un magistrato non votato, che non può andare contro la volontà del popolo. Anche Hitler è stato democraticamente eletto eppure nessuno di coloro che hanno addotto il summenzionato argomento si sognerebbe di sostenere che il criminale tedesco dovesse considerarsi legibus solutus per essere stato eletto dal popolo.
di Federico Capurso e Ugo Magri
La Stampa, 6 novembre 2024
Meloni ha chiesto al vicepresidente quanto conta in Consiglio la corrente di Md. L’irritazione del Capo dello Stato. Si deve procedere con ordine per comprendere i motivi dello “stupore” e dell’”irritazione” provati del Capo dello Stato Sergio Mattarella di fronte all’incontro, avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi, tra il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una questione tutt’altro che superficiale e che affonda, invece, nella carne viva della grammatica istituzionale. Tale è stato il trambusto ieri mattina nei Palazzi romani che, fuori dal portone del Quirinale, ci si è iniziati a interrogare sull’opportunità dei temi trattati dalla premier con Pinelli. Specie se - come rivela una fonte di governo a La Stampa - Meloni ha davvero discusso degli equilibri interni al Csm e alla sua Sezione disciplinare, del peso che esercitano le “toghe rosse” all’interno del plenum e della questione di Rosanna Natoli, membro che Fratelli d’Italia deve sostituire.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 6 novembre 2024
Lunedì il vicepresidente del Csm ha incontrato la premier. Secondo alcuni giornali, il capo dello Stato non sarebbe stato informato, ma non è così. Cosa è realmente accaduto e perché la vicenda conferma una certa distanza tra la premier e il Quirinale. “Mattarella è stato tempestivamente informato”, riferiscono fonti vicine alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. “Il capo dello stato è stato informato dell’incontro tra Pinelli e Meloni, ma non è stato messo al corrente dei contenuti della visita e del fatto che questa sarebbe stata svolta da Pinelli nelle vesti formali di vicepresidente del Csm”, replicano al Foglio fonti vicine al Quirinale. È stato rappresentato come l’ennesimo sgarbo alla magistratura e persino al capo dello stato l’incontro avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi fra la premier Giorgia Meloni e il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli.
di Alberto de Sanctis e Vittore d’Acquarone
Il Riformista, 6 novembre 2024
Andrea Mirenda è magistrato e componente del CSM non appartenente ad alcuna corrente. Nel suo profilo pubblicato sul sito ufficiale del CSM si legge che si è sempre battuto “contro i degradanti fenomeni del correntismo”. Gli abbiamo chiesto di spiegarci il suo punto di vista sul quadro politico che fa da sfondo all’approvazione del Testo Unico Dirigenza, che diventerà il regolamento fondamentale per decidere la nomina dei capi degli uffici giudiziari. Al CSM è in discussione il Testo Unico Dirigenza, circolare attuativa del Dlgs. 44/2024 emanato a seguito della Riforma Cartabia (Legge n. 71/2022). Dovrebbe specificare i criteri per la scelta dei candidati agli uffici direttivi (per esempio, per chi ci legge, il Procuratore Capo). Innanzitutto, come ha funzionato fino adesso, prima e dopo il c.d. “scandalo Palamara”?
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 novembre 2024
Calderone, capogruppo Giustizia degli azzurri: “No alla norma sul contributo unificato”. Sul piede di guerra le capogruppo 5Stelle d’Orso e Lopreiato. Non si poteva sentire. “Non è proprio accettabile, né la norma in sé né un certo modo incredibile in cui si cerca di giustificarne la ratio”, per usare le parole di Tommaso Calderone: l’articolo 105 della Manovra che prevede l’estinzione della causa civile per mancato versamento del contributo unificato fa infuriare il capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera. Il quale assicura la volontà di presentare un emendamento per “sopprimere questa insensata barriera fiscale frapposta ai diritti del cittadino: sono pronti a firmarlo, con il sottoscritto, gli altri tre deputati del mio partito che fanno parte della commissione Giustizia, vale a dire Annarita Patriarca, Pietro Pittalis ed Enrico Costa, e un altro nostro deputato, Giandiego Gatta, a propria volta avvocato come tutti noi.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2024
Dopo due settimane di “vacanza” nella sua Palermo, l’ex capomafia reggente della famiglia di Santamaria di Gesù, Ignazio Pullarà, ergastolano, torna oggi nel carcere di Cuneo. Mai collaborato con la giustizia, è uscito dal penitenziario a ottobre su decisione del Tribunale di Sorveglianza. Su quanto sta accadendo, abbiamo chiesto l’opinione a un esperto di diritto dell’ordinamento penitenziario, il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, autore del libro “Il coraggio del male”, in uscita il 15 novembre.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 novembre 2024
Gli obblighi cui è subordinata la concessione della condizionale agli uomini violenti se imposti per fatti ante 2019 vanno impugnati, in caso contrario la questione non può essere proposta la prima volta in sede di legittimità. La Corte di cassazione penale con due sentenze ha affrontato il tema della violenza di genere e anche specificatamente la condotta persecutoria. I due aspetti emergenti sono quelli dell’applicazione retroattiva di ulteriori obblighi previsti per l’accesso al beneficio della sospensione condizionale della pena e quella della necessaria rinnovazione dibattimentale della prova dichiarativa decisiva, posta a fondamento della decisione di secondo grado che ribalta l’esito processuale.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 6 novembre 2024
Il Garante: si sta facendo molto, ma condizioni complesse. Ha preso una cinghia, si è chiuso in bagno e si è impiccato. Ieri T.M., 41 anni marocchino, detenuto da aprile con una sentenza appellata e due procedimenti in attesa di giudizio, si è tolto la vita nel carcere di Santa Maria Maggiore. Il compagno di cella, vedendo che non usciva, ha tentato invano di aprire mentre allertava gli agenti di Polizia penitenziaria. Accorsi subito e forzata la porta, hanno attivato le manovre di rianimazione. Ma era troppo tardi. “Non aveva dato particolari segni di disagio. Di recente aveva anche visto i propri cari”, riferisce affranto il garante dei detenuti, l’avvocato Marco Foffano, ricordando che è il terzo suicidio da maggio nella casa circondariale di rio Terà dei Pensieri.
- Terni. L’Associazione “Toto Corde” dovrà interrompere le attività per i detenuti
- Pisa. Servizi demografici del Comune al carcere “Don Bosco”: firmata la convenzione
- Roma. Libere di stare bene. Anche in carcere
- Catania. Al convegno “Il senso della pena” un’altra idea di carcere: il progetto Koinè
- Napoli. Decreto sicurezza e “impatto negativo” sulle carceri: convegno in Tribunale










