di Marco Bascetta
Il Manifesto, 24 ottobre 2024
Si tenta di smantellare in Europa una conquista di civiltà, vissuta come limite alla sovranità nazionale e data in pasto alle frustrazioni popolari. Ma le migrazioni non si arrestano. Le politiche migratorie, o più propriamente le politiche di difesa dall’immigrazione, applicate con maggiore o minore durezza da tutti i paesi europei non sono che una crudele messa in scena. Crudele perché provocano innumerevoli morti e sofferenze, messa in scena perché impraticabili, inadeguate, economicamente insostenibili, o del tutto inefficaci.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 ottobre 2024
Dopo lo scontro tra politica e magistratura, il carroccio ha presentato tre emendamenti per far prevalere il diritto italiano su quello Ue. La Lega ha presentato in Commissione Affari costituzionali alcuni emendamenti aggiuntivi al ddl governativo sulla separazione delle carriere che prevedono che le norme italiane prevalgono rispetto a quelle europee. In particolare gli emendamenti recitano così: “All’articolo 117, primo comma, della Costituzione, le parole: “nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali” sono soppresse”. Quindi rimarrebbe che “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione”.
di Franco Corbelli
La Verità, 24 ottobre 2024
La donna, arrivata con altri migranti sulle coste della Calabria, non è una scafista. “La scarcerazione della giovane attivista iraniana, Maysoon Majidi, 28 anni, detenuta da dieci mesi in Calabria dal momento dello sbarco a Crotone insieme ad altri migranti, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disposta ieri dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, è un atto di giustizia giusta e umana, il primo, importante pronunciamento in attesa adesso dell’esito finale del processo in corso a Crotone, che appare oramai scontato avendo i giudici dell’appello di fatto assolto completamente la ragazza parlando di insussistenza di indizi di colpevolezza”.
di Renate van der Zee*
Internazionale, 24 ottobre 2024
Perché in alcuni paesi le prigioni sono sovraffollate mentre in altri, come i Paesi Bassi, la popolazione carceraria è diminuita del 40 per cento negli ultimi anni? Ieri sono andata al cinema nell’ex prigione di Koepelgevangenis ad Haarlem, nei Paesi Bassi. L’edificio monumentale, un’enorme struttura in stile panopticon inaugurata nel 1901, ospitava uno degli oltre venti penitenziari olandesi che hanno chiuso i battenti negli ultimi vent’anni. Alcuni oggi sono usati per scopi molto più gradevoli rispetto a quelli originari, come il centro culturale creato ad Haarlem.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 24 ottobre 2024
In carcere ad appena dieci anni. In Australia, nella regione dei Territori del Nord (NT), il governo ha infatti varato una controversa riforma che abbassa l’età della responsabilità penale. Una vera e propria controtendenza visto che attualmente si sta tentando in tutta la nazione di aumentare l’età minima a 14 anni, in linea con gli altri paesi sviluppati e con le raccomandazioni delle Nazioni Unite. In realtà l’anno scorso il NT era diventata la prima giurisdizione ad alzare la soglia a 12 anni, ma il nuovo governo del Partito Liberale (CLP), eletto ad agosto, ha affermato che è necessaria un’inversione di tendenza per ridurre i tassi di criminalità giovanile.
di Anna Pizzo
dinamopress.it, 23 ottobre 2024
Settantacinque detenuti che si sono tolti la vita in dieci mesi nelle carceri sono l’esito di una strage annunciata e di una piramide politica fatta di responsabilità e omissioni. Più che di suicidi sarebbe arrivato il momento di parlare di omicidi perché chi si è tolto la vita ha pagato il prezzo della solitudine e della disperazione. Intanto, il governo decide di affidare questa patata bollente al “mercato” e pensa a privatizzare. Dei detenuti nelle 190 carceri italiane sappiamo i numeri esatti, ce lo dicono le associazioni che da anni se ne occupano, ma anche il Ministero della giustizia e i garanti e i sindacati degli agenti di custodia e il parlamento. Tutti producono ricerche, statistiche, analisi, valutazioni. Sappiamo che sono 62mila, che uno su tre è dentro per reati contro la legge sugli stupefacenti (nei quali è compresa la cannabis) e che questo terzo nella stragrande maggioranza non è imputato di traffico ma di spaccio. Sappiamo che il 25% è in attesa di giudizio e che di media i tempi di questa “attesa” sono una variabile impazzita, tanto che attualmente almeno seimila sono in carcere senza ancora aver messo piede in un tribunale.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2024
La giustizia doppia dei due anni del Governo Meloni. La riforma penale, la stretta alle intercettazioni, l’abolizione dell’abuso d’ufficio: in 24 mesi l’esecutivo ha indebolito i provvedimenti per colpire le condotte tipiche delle classi dirigenti. Moltiplicati invece i reati per punire borseggiatori, occupanti abusivi di case, manifestanti ambientalisti e pacifisti. Come si fa a velocizzare i tempi della giustizia? “Con una forte depenalizzazione e quindi una riduzione dei reati”. Ne era sicuro Carlo Nordio, solo pochi minuti dopo aver giurato da guardasigilli. Un’affermazione che aveva provocato curiosità negli addetti ai lavori. In campagna elettorale né Fratelli d’Italia, il partito che ha eletto Nordio in Parlamento, né le altre forze della maggioranza avevano annunciato un’organica riduzione dei reati.
Italia Oggi, 23 ottobre 2024
Il responsabile dell’Organismo congressuale forense: nonostante alcune recenti riforme processuali siano state in linea con le richieste dell’avvocatura, il diritto penale è stato progressivamente modificato in senso repressivo e autoritario. L’Organismo Congressuale Forense (OCF) esprime grande preoccupazione per l’indirizzo intrapreso dal Governo in tema di azione penale e risposta giudiziaria, ritenendolo lesivo degli interessi dei cittadini e contrario ai valori fondamentali di una società giusta e democratica. L’ultimo disegno di legge, il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza”, già approvato dalla Camera dei Deputati, rappresenta solo l’ennesimo tassello di una serie di riforme che mirano a creare uno Stato oppressivo. I diritti dei cittadini sono costantemente compressi e messi a rischio dall’ipotesi di incriminazioni e condanne, perfino per l’espressione di opinioni dissenzienti.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 23 ottobre 2024
Mentre il decreto sui Paesi sicuri viene discusso, rimangono tensioni e incognite su come le forze giudiziarie risponderanno alle nuove norme. La pretesa di stabilire come è finito il braccio di ferro sul protocollo tra Italia e Albania dopo il dl del governo sui paesi sicuri, passati da 22 a 19, è un po’ assurda. La replica dell’esecutivo alla sentenza che ha imposto il ritorno dei 12 migranti egiziani e bengalesi dall’hot spot costruito in Albania non è una mossa decisiva e finale. Non voleva e non poteva esserlo. In termini pokeristici la si potrebbe definire un rilancio che evita però di andare ai resti, cioè di mettere l’intera posta a disposizione del governo sul tavolo.
di Simona Musco e Valentina Stella
Il Dubbio, 23 ottobre 2024
La corrente “di destra” non firma la richiesta di una pratica a tutela dei magistrati di Roma: il documento non prende le distanze dalle critiche della giudice Albano alle politiche migratorie del governo. Fontana: “Un segnale preoccupante, oggi la spinta propulsiva al cambiamento degli assetti costituzionali è così forte che non si riesce a tenere unita la magistratura”. Per un intero fine settimana, una parte delle toghe del Consiglio superiore della magistratura ha lavorato nel tentativo di convincere i colleghi di Magistratura indipendente che era il caso di prendere posizione. Non per difendere il merito dei provvedimenti della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, che ha ritenuto illegittimi i trattenimenti dei migranti in Albania, ma per contrastare la “campagna in atto contro la magistratura”. E data la decisione di Mi di non sottoscrivere la pratica a tutela dei magistrati romani, chiesta oggi da 16 consiglieri (quindi la maggioranza del plenum), la conseguenza immediata, si legge nelle chat e nelle mail, è quella di offrire l’immagine di una “frattura” nel mondo della magistratura, immagine che “verrà certamente cavalcata” e che “non ci voleva in un momento tanto grave”.
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