di Floriana Rullo
Corriere di Torino, 22 giugno 2024
Era il 1998 e Daria Bignardi lavorava a Tempi Moderni su Italia 1. È in quel periodo, quasi trent’anni fa, che ha iniziato a occuparsi di carceri. “Credo di aver cominciato per caso - racconta - ma è una realtà che mi ha sempre incuriosita. A venticinque anni, mi scrivevo con un mio coetaneo condannato a morte negli Stati Uniti. Quando poi ho cominciato a fare l’autrice, è venuto naturale coinvolgere le carceri nel mio lavoro”. Oggi alle 11.30 è ospite di “Talk” a Novara, una due giorni di incontri dal vivo organizzati da Il Post con il patrocinio e il sostegno della Città di Novara e la Fondazione Circolo dei lettori presso gli spazi Nova. In dialogo con lei c’è Luca Misculin. Bignardi presenta anche il suo ultimo libro, pubblicato da Mondadori, “Ogni prigione è un’isola”, in cui riporta diverse storie tra quelle che ha incrociato in questi anni in cui di carceri ne ha viste non poche. “San Vittore è quello che conosco meglio. Ma i femminili, come quelli di Pozzuoli e Tirana, sono i più strazianti. Molte delle storie che ho conosciuto, che sono tantissime, stanno nel libro”.
di Marta Blumi Tripodi
Corriere della Sera, 22 giugno 2024
Regola numero uno: mai chiedere per quale reato sei “dentro”. Regola numero due: costruirsi un futuro dopo la povertà e l’emarginazione. Ecco Kayros, dove la trap serve a salvare i ragazzi “maledetti” delle banlieue italiane. Ultimo ospite illustre, Baby Gang, ora ai domiciliari. Don Claudio Burgio: “Ha fatto un pezzo sulle botte prese al carcere minorile Beccaria e nessuno l’ha ascoltato. Però era tutto vero”.
a cura di Mario Lavìa
Il Riformista, 22 giugno 2024
Paolo Guzzanti torna in libreria con una critica radicale al racconto tradizionale della storia di questo Paese. La magistratura, le inchieste, la politica: pagina dopo pagina sbriciola le nostre certezze. Più che di “controstoria”, termine un pochino ambiguo e tronfio, questa di Paolo Guzzanti è una critica radicale al racconto tradizionale della storia di questo Paese, persino certe volte demolitoria di cose che tutti consideriamo acquisite. Guzzanti è un giornalista - un grande giornalista - non è uno storico. Pertanto la consapevole sua “partigianeria” va tenuta presente: questo è un libro politico il cui senso è nello schierarsi contro la verità ufficiale.
di Markus Krienke
L’Osservatore, 22 giugno 2024
“La persona è il diritto umano sussistente”: è una delle definizioni più note e sempre attuali di Antonio Rosmini che è risuonata varie volte anche durante il convegno “Diritto, libertà e pubblica felicità. Antonio Rosmini e la responsabilità civile oggi”, tenutosi dal 13 al 14 giugno, al Consolato italiano a Lugano e presso l’Università della Svizzera italiana. Dopo i saluti iniziali del Console Gabriele Meucci, dell’Amministratore apostolico Mons. Alain De Raemy, del Consigliere di Stato Gabriele De Rosa (in videoregistrazione), dei rappresentanti del Municipio Luigi Di Corato e della Facoltà di Teologia Gabriela Eisenring (in sostituzione del Rettore Prof. René Roux), nonché dei Direttori dei due Centri di Studi rosminiani a Stresa e Trento, Don Eduino Menestrina e Michele Nicoletti (in sostituzione di Paolo Marangon), e davanti ad un pubblico numeroso, 17 relatori hanno approfondito e attualizzato vari aspetti del pensiero di Rosmini, interrogandosi sulle varie dimensioni del suo pensiero personalistico e in riferimento ad altre istanze della cultura moderna da Locke a Kant ed Hegel, dal gesuita Taparelli d’Azeglio al politico Aldo Moro. Ricchi e lunghi dibattiti hanno accompagnato ogni sessione dei lavori.
di Virginia Tonfoni
Il Manifesto, 22 giugno 2024
Quando il fumetto Julian Assange. WikiLeaks e la sfida per la libertà di informazione di Gianluca Costantini e Dario Morgante (in libreria per Altraeconomia) fu pubblicato in Italia per la prima nel 2011, Assange era ancora un uomo libero, ma come spiega l’illustratore e attivista nella prefazione “un anno dopo la sua storia cambiò radicalmente e si trovò costretto a cercare rifugio nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove chiese asilo politico nel giugno 2012 per sfuggire alle autorità britanniche che intendevano estradarlo in Svezia, dove era accusato di presunti reati sessuali”. Dal 2019 il giornalista è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh in attesa dell’esito del processo di estradizione verso gli Stati Uniti dove rischia una condanna fino a 175 anni di carcere; il 20 maggio scorso gli è stato riconosciuto dall’Alta Corte Britannica il diritto di ricorrere in appello contro l’ordine di estradizione.
di Giorgio Vincenzi
Il Manifesto, 22 giugno 2024
Antonella Napoli, giornalista e autrice del libro “La luce oltre il buio”, Edizioni All Around, che racconta le storie di 34 bambini-soldato. L’infanzia rubata. Questa è la realtà dei bambini-soldato. “Soldatini che ascoltano ordini e non favole, che non sognano perché dormono poco e combattono tanto. Non possiamo restare indifferenti al destino di questi bambini. Quel “fato” al quale spesso si sottraggono fuggendo, magari provando a raggiungere l’Europa dove vita, salute, libertà, educazione, benessere, scuola, sicurezza ambiente, svago, famiglia e gioco sono diritti acquisti che riempiono l’infanzia di gioia e colori”, afferma Antonella Napoli, giornalista e scrittrice, esperta di questioni internazionali e africanista, insignita della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica per l’alto valore culturale delle sue opere e autrice del libro “La luce oltre il buio” (Edizioni All Around - euro 15) che racconta le storie di 34 bambini - soldato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 giugno 2024
“Oggi (ieri, ndr) il Decreto legge sulla liberazione anticipata arriverà in Consiglio dei ministri”: il guardasigilli Carlo Nordio ne aveva parlato ieri in un’intervista al Sole 24 Ore. Alle 13 però arriva l’Ordine del giorno e non c’è traccia del provvedimento. All’ultimo momento sono cambiati i piani. Fonti ministeriali hanno spiegato che il problema è stato di natura strettamente tecnica: mancava il completamento di una parte dell’articolato. È per questo, dunque, che il decreto è stato espunto all’ultimo momento dal “programma” della seduta a Palazzo Chigi, comunicato alla stampa con un certo ritardo rispetto al solito.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 21 giugno 2024
Il Guardasigilli annuncia il decreto Carceri nel Consiglio dei ministri di ieri, ma la norma slitta. Perplesso chi segue il dossier: “Mancano almeno due settimane prima che sia pronto”. Poi la pezza: “Rinvio per arricchire il testo”. L’annuncio fatto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle colonne del Sole 24 Ore, aveva quasi scosso la rassegnazione degli addetti ai lavori. “Pensavamo di sognare”, commenta, con ironia, Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Polizia penitenziaria. Peccato che l’annuncio di Nordio fosse infondato: come ci confermano più fonti, nessun decreto sulla giustizia, tantomeno sulle carceri, sarà sul tavolo dei ministri. Né oggi né, a quanto apprendiamo, la prossima settimana.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 giugno 2024
Aspettando il decreto carcere non si ferma la strage nei penitenziari italiani. Ieri il numero dei suicidi in cella è arrivato a 45 (46 se si comprende il migrante che si è impiccato al Cpr di Ponte Galeria). Questa volta è accaduto a Novara dove ieri mattina, intorno alle 11.30, gli agenti della penitenziaria hanno trovato un detenuto, di appena 20 anni, morto impiccato nella sua cella. Subito è scattato l’allarme, ma per il giovane non c’era più nulla da fare. Era in carcere per reati di droga e contro il patrimonio. Non è nemmeno certo che fosse algerino. Il garante del Piemonte Bruno Mellano ha spiegato all’Agi che al momento la sua nazionalità è dubbia “perché non sono stati trovati suoi familiari o conoscenti” in grado di confermare le sue origini.
di Mario Iannucci, Gemma Brandi* e Angelo Parolari**
L’Adige, 21 giugno 2024
Ieri, da diversi quotidiani nazionali, abbiamo appreso che, nelle carceri italiane, si sono suicidati quattro detenuti in poco più di 24 ore. L’ultimo è riuscito ad impiccarsi nel “reparto di assistenza intensificata” del carcere di Bancali a Sassari. Gli altri tre si sono tolti la vita ad Ariano Irpino, a Biella e a Teramo. Qualsiasi operatore sanitario che intendesse sorvolare sul carattere drammatico di tali notizie, dimostrerebbe un livello preoccupante di inciviltà e di cinismo. 44 nei primi 168 giorni dell’anno vuol dire che, se continuerà questo trend, avremo 95 suicidi in carcere in fondo all’anno: sarebbe un ulteriore record rispetto a quello precedente del 2022, quando si registrarono 85 suicidi. Cosa significa 95 suicidi su un numero di detenuti che è all’incirca di 61.000 soggetti? Significa che il numero di suicidi per 100.000 detenuti (cosiddetto tasso grezzo di suicidi) sarebbe di circa 155. Questo numero di suicidi sarebbe di circa 15 volte (quindici volte!) superiori al numero delle persone che nel 2022 si sono suicidate in Italia ogni 100.000 abitanti (9,9 persone). Nelle carceri italiane, cioè, le persone si suicidano 15 volte più che all’esterno.
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