di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 10 giugno 2024
Legali e familiari: “Ha una malattia degenerativa, non ragiona più”. Renato Vallanzasca torna in tribunale. Sarà presente anche lui, il prossimo 19 giugno, all’udienza davanti ai giudici del tribunale di Sorveglianza di Milano chiamati a decidere sul reclamo presentato dai suoi avvocati - Paolo Muzzi e Corrado Limentanti - contro la decisione di revocare i permessi all’ex protagonista della mala milanese negli anni Settanta e Ottanta, che una volta a settimana poteva lasciare il carcere di Bollate per frequentare una comunità terapeutica. Le immagini di repertorio che lo ritraggono dietro le sbarre sono un lontano ricordo: René soffre di una malattia degenerativa, un “decadimento cognitivo” che spinge da tempo chi gli è vicino a chiedere misure alternative alla detenzione.
di Angelo Picariello
Avvenire, 10 giugno 2024
Al seminario Caritas sulla giustizia riparativa il racconto di don Enrico Perlato: l’incontro con Franco Bonisoli lavorando con i Salesiani ad Arese, poi la vocazione, oggi è “mediatore” a Oristano. La Caritas punta sulla giustizia riparativa come strumento educativo di riconciliazione e prevenzione dei conflitti, la politica meno. Nella due-giorni organizzata dalla Caritas italiana alla Casa Bonus Pastor a Roma, per fare il punto sul progetto sperimentale nazionale che coinvolge 8 diocesi è emersa una realtà a due facce. Da un lato il coinvolgimento ampio di scuole, parrocchie, associazioni, che ha coinvolto quasi 7mila persone e dall’altro una situazione di incertezza denunciata dagli operatori e definita “pericolosa” dall’ex magistrato di Manipulite Gherardo Colombo, che da presidente della Cassa delle ammende ha scelto di finanziare alcuni progetti di sensibilizzazione sul tema. Ma, a due anni dalla riforma Cartabia, mancano ancora i decreti attuativi, negli istituti di pena prevale l’incertezza, e segnano il passo vecchi e nuovi progetti.
di Enzo Risso
Il Domani, 10 giugno 2024
Nella dimensione percettiva delle persone la relazione tra l’individuale e il collettivo subirà un’evoluzione nei prossimi 10 anni. Per il 58 per cento degli italiani conterà sempre di più la collettività, l’essere insieme. Come cambierà nei prossimi anni la nostra società, il nostro modo di vivere e relazionarsi? Nessuno ha la sfera di cristallo e le variabili sono molteplici, ma le scelte che fanno le persone sono basate sulle sensazioni che aleggiano sul futuro prossimo e nel giorno in cui si va alle urne per le elezioni europee è interessante vedere quale idea di futuro hanno le persone. La società di domani è un divenire complesso e articolato.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 10 giugno 2024
Il Rapporto dell’Altro Diritto, insieme all’Osservatorio Placido Rizzotto, sfata molti luoghi comuni: il lavoro sottopagato non riguarda solo i campi e le vittime non sono solo straniere. Sono ben 834 le inchieste avviate da 66 procure, circa la metà del totale, sullo sfruttamento dei lavoratori dopo l’approvazione dell’importantissima legge 199 del 2016, conosciuta come “legge anticaporalato”. Lo rivela il “Quinto Rapporto del Laboratorio sullo sfruttamento lavorativo e la protezione delle sue vittime” elaborato dal Centro di ricerca interuniversitario l’Altro Diritto, insieme all’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 10 giugno 2024
Segnatevi questa data: 19 giugno 2024. Quel giorno la Corte costituzionale riprenderà fra le mani un argomento che aveva trattato nel 2019, dopo il caso del suicidio assistito in Svizzera di Dj Fabo. All’epoca scrisse una sentenza epocale per il nostro Paese. In sostanza i giudici dissero che sì, chi lo avrebbe richiesto avrebbe potuto spegnere il cuore con dolcezza, ma a quattro precise condizioni. Si stabilì che avrebbe avuto accesso alla dolce morte la persona tenuta in vita da trattamento di sostegno vitali; affetta da una patologia irreversibile; con una patologia fonte di sofferenze intollerabili e, infine, soltanto se pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 10 giugno 2024
In base al “Protocollo 7” sui “Privilegi e le immunità dell’Unione Europea” l’attivista milanese lascerebbe i domiciliari in caso di vittoria. Se fosse confermata l’elezione di Ilaria Salis a europarlamentare, la 39enne andrebbe scarcerata e il processo a suo carico sarebbe sospeso. Ad annunciare la vittoria dell’attivista milanese, ai domiciliari a Budapest, con braccialetto elettronico, è stato Nicola Fratoianni, dal comitato di Avs, partito che aveva candidato la donna. È in base al “Protocollo 7” sui “Privilegi e le immunità dell’Unione Europea” che Salis lascerebbe il carcere in caso di vittoria.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 10 giugno 2024
La crisi economica è esplosiva. I manovali palestinesi privati dei permessi, l’Anp dei fondi necessari ai servizi. Si rischia il collasso. Abu Ahmed da otto mesi si adatta a tutto pur di sopravvivere. Per anni, ogni mattina alle 5, ha lasciato il suo villaggio a qualche chilometro da Betlemme, ha raggiunto il “posto di blocco 300” dell’esercito israeliano e, dopo una lunga attesa in fila con altre migliaia di pendolari, è entrato a Gerusalemme per raggiungere il suo posto di lavoro in una grande pasticceria che rifornisce caffè, hotel e ristoranti della zona ebraica della città. Ora non più.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2024
Nei mesi che precedono le prime elezioni presidenziali, previste in autunno, da quando nel luglio 2021 il presidente tunisino Kais Saied avocò a sé gran parte dei poteri, stiamo assistendo a una repressione sempre più forte nei confronti della libertà d’espressione. Il principale strumento del bavaglio è il decreto-legge 54 sui reati informatici, entrato in vigore nel settembre 2022.
di Mauro Armanino*
Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2024
Buongiorno Mauro, è vero, da due mesi è vietato agli africani (neri) di prendere i bus delle grandi distanze e i treni. All’interno delle città ciò è più o meno tollerato. Quanto ai taxi in città e fuori, ciò resta un pericolo. Infatti l’autista rischia il ritiro della patente e il passeggero l’arresto e la deportazione alla frontiera col Niger.
di Chiara Catone
La Discussione, 10 giugno 2024
Leonard Peltier, attivista nativo americano e prigioniero federale, continua a proclamare la propria innocenza per gli omicidi di due agenti dell’FBI avvenuti quasi 50 anni fa. Lunedì affronterà la sua prima udienza per la libertà condizionale in 15 anni. L’avvocato di Peltier, Kevin Sharp, ha affermato che il suo cliente, 79 anni, è “di buon umore” in vista dell’udienza presso il Federal Correctional Complex Coleman in Florida. Tra coloro che ne hanno chiesto il rilascio, Papa Francesco, il Dalai Lama, Nelson Mandela e Desmond Tutu. Sharp sottolinea che l’età avanzata di Peltier, il suo comportamento non violento in prigione e le sue condizioni di salute peggiorate dovrebbero essere considerati nella decisione sulla libertà condizionale. Durante l’udienza per la libertà condizionale del 2009, un funzionario dell’FBI ha sostenuto che il tempo non ha attenuato “la brutalità dei crimini” e che Peltier ha distorto i fatti.
- “Dopo 52 anni di Beccaria, vi spiego perché il carcere minorile così non serve”
- Duemila ventilatori per i detenuti di 30 penitenziari
- Giustizia riparativa. “Chiamati a fare opere segno che aprono nuove vie”
- Csm, il destino segnato dei togati indipendenti: l’isolamento
- Vittime del caporalato. Il ricordo di Paola Clemente a Pistoia










