di Laura Anello
La Stampa, 22 maggio 2024
A poche ore dal 23° anniversario della strage di Capaci - il perno simbolico intorno a cui ruota la storia della mafia e dell’antimafia in Sicilia - le nuove indagini sul generale Mario Mori, allora vicecapo del Ros dei carabinieri e direttore dei Servizi segreti civili, hanno l’effetto dell’eterno ritorno del sempre uguale, per dirla con Nietzsche. Assolto l’anno scorso definitivamente dall’accusa di avere condotto una trattativa sottobanco con Cosa nostra per fermare le stragi dopo una vicenda giudiziaria che si è trascinata per un quarto di secolo, questa volta al canuto generale oggi ottantacinquenne toccherà respingere l’accusa della procura di Firenze di non avere impedito le stragi del 1993 che portarono le bombe a Roma, a Milano, a Firenze.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 maggio 2024
L’ex Ros Mario Mori nel mirino della procura di Firenze commenta: “Combattere mi allunga la vita”. Ecco cosa non torna nell’accusa avanzata dai pm. Se prima era stato processato perché, interloquendo con don Vito Ciancimino, autonomamente si è mosso per porre fine alle stragi, ora a Firenze lo vogliono processare perché - apprendendo che ci sarebbero state le stragi continentali del 1993-1994 - non ha fatto nulla per impedirle attraverso “autonome iniziative investigative e/o preventive”.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 22 maggio 2024
Se lo sentiva, il generale Mario Mori, che gli sarebbe cascato addosso “qualcosa”, alla vigilia dell’ottantacinquesimo compleanno e dell’invito a comparire della procura di Firenze. Non avrebbe però immaginato mai di essere indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell’ordine democratico.
di Liana Milella
La Repubblica, 22 maggio 2024
Eccole le parole chiave: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, 45 giorni di pena in meno per ogni semestre scontato. Fanno parte del bagaglio di stampo garantista che l’Italia ha “consegnato” agli Usa, già quando a sollecitare il trasferimento di Chico Forti fu l’ex Guardasigilli Marta Cartabia. Sono le stesse che ora, nel primo atto giudiziario che lo riguarda - la sentenza della Corte d’Appello di Trento del 22 aprile di Ettore Di Fabio, Gabriele Protomastro e Giovanni De Donato - compaiono quando viene citata la convenzione di Strasburgo, testo chiave perché disciplina “il trasferimento delle persone condannate”, recepita nella legge del 1989.
di Mario Giro
Il Domani, 22 maggio 2024
In questi ultimi anni era detenuto in un carcere fuori Miami di “minima sicurezza”, dove poteva avere un cane, fare dei corsi agli altri detenuti, ricevere tutte le visite e altre facilità. Nel tempo si era fatto ben volere da tutti, guardie comprese: cosa non scontata nell’universo carcerario statunitense. Chico Forti è tornato in Italia. È una buona notizia. Deve continuare a scontare la pena qui da noi: è questo l’accordo preso tra le autorità dei due paesi. Qualche anno fa ero stato a trovarlo in carcere a Miami. Molti ministri e deputati di ogni colore si sono adoperati per negoziare la sua liberazione. L’attuale esecutivo presieduto da Giorgia Meloni è riuscito a concludere positivamente una vicenda che durava da parecchio tempo. Chico non si è mai lamentato, non ha protestato, non ha inveito contro le autorità americane o italiane: è solo rimasto fermo sulle sue posizioni di innocenza, con calma e grande determinazione. Ha compreso subito che quando sei nelle mani di un altro governo devi lasciar fare alle autorità diplomatiche del tuo paese.
di Gianni Catania
siracusaoggi.it, 22 maggio 2024
Il detenuto che si è ucciso in cella ad inizio maggio, a Cavadonna, doveva essere trasferito in una comunità di recupero. La richiesta era stata presentata già a giugno 2023. È quanto emerso durante il sopralluogo del Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Siracusa, Giovanni Villari, all’interno della casa circondariale. L’uomo, in terapia psichiatrica, si è impiccato utilizzando le lenzuola. Disperativi i tentativi di rianimazione che hanno riattivato soltanto un flebile battito cardiaco. Trasferito in rianimazione all’Umberto I senza mai riprendere conoscenza, è stato dichiarato morto due giorni dopo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 maggio 2024
Di recente la donna è stata condannata all’ergastolo per aver abbandonato per una settimana la figlia Diana, morta di stenti. “La mia vita è finita, nessuno mi crede. Mi sento abbandonata, sola. Non ho più voglia di vivere”. Alessia Pifferi vuole lasciarsi morire così come sua figlia Diana, la piccola di 18 mesi morta di stenti per essere stata lasciata sola in casa dalla madre per sei giorni. Una fine tremenda, la sua, per la quale la donna è stata condannata pochi giorni fa all’ergastolo: per i giudici, infatti, Pifferi è capace d’intendere e di volere. Una tesi che la difesa, rappresentata dall’avvocato Alessia Pontenani, non condivide affatto, rilanciando, in vista del futuro appello, la diagnosi che la vuole affetta da un deficit cognitivo. Da 24 ore Pifferi ha iniziato lo sciopero della fame, mettendo in atto il proposito comunicato a Pontenani già all’indomani della sentenza: “Voglio spegnermi come la mia bambina”, aveva affermato.
blogsicilia.it, 22 maggio 2024
“Il carcere visto da dentro, il dramma della detenzione tra sovraffollamento e suicidi”. È stato questo il tema della relazione di Pino Apprendi, garante comunale per i diritti dei detenuti della città di Palermo che è stata presentata nel salone Orlando Scarlata dell’Associazione siciliana della stampa in via Francesco Crispi 286 a Palermo. Apprendi ha, dunque, fatto il punto della situazione estremamente critica registrata nelle carceri dell’Ucciardone e dei Pagliarelli. Gli autori di tutti gli interventi hanno concordato sulla necessità di riformare il sistema carcerario ed hanno sollecitato il comitato a proseguire nelle battaglie portate avanti negli ultimi anni.
di Ciro Cuozzo
Il Riformista, 22 maggio 2024
Il carcere femminile di Pozzuoli è stato evacuato nella mattinata di martedì 21 maggio dopo le forti scosse di terremoto registrate nella serata di ieri nell’area dei Campi Flegrei, di cui Pozzuoli è uno delle zone rosse. Le circa 140 detenute saranno trasferite “per motivi di sicurezza” in diverse strutture penitenzierie della Campania. Ad annunciarlo il prefetto di Napoli Michele Di Bari nel corso di un punto stampa sul bradisismo e gli ultimi, preoccupanti, eventi delle scorse ore.
di Luca Urgu
La Nuova Sardegna, 22 maggio 2024
La sanità penitenziaria cambia a cominciare da Mamone per la prima volta in Italia. La tecnologia per spezzare l’isolamento, abbattere i costi e fornire l’assistenza sanitaria alla popolazione penitenziaria da remoto. E in questo particolare momento storico in cui i professionisti scarseggiano questa nuova frontiera della medicina di prossimità assume un’importanza davvero rilevante, per certi versi rivoluzionaria. Parte dalla colonia penale di Mamone, estesa su 2.700 ettari, che accoglie detenuti (il 50 per cento sono stranieri) condannati a una pena massima di sei anni, il progetto innovativo studiato in questi mesi dalla Asl di Nuoro, dall’Università di Cagliari e State 1, per facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, in uno dei luoghi - sia per l’isolamento (54 km dall’ospedale più vicino, ma anche per la condizione di detenzione) è più difficile usufruirne.
- Cagliari. Carceri, due incontri su malattia mentale e caso Scardella
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- Cuneo. Animazione sociale e culturale destinata ai detenuti
- Uguaglianza e pace, così l’Europa rinnega se stessa
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