di Simona Musco
Il Dubbio, 24 aprile 2024
Ecco gli emendamenti: i deputati di Conte vogliono riservare i benefici a un’esigua minoranza di reclusi. “Muti” Lega e FdI. Nessun emendamento a firma Fratelli d’Italia e Lega, nonostante i due partiti esprimano i due sottosegretari con delega sulle carceri, Andrea Delmastro e Andrea Ostellari. E solo due richieste di modifica da parte di Forza Italia, a firma Tommaso Calderone e Pietro Pittalis, lievi limature che non cambiano la sostanza. Il ddl sulla liberazione anticipata di Roberto Giachetti e Rita Bernardini è ormai in dirittura d’arrivo. Dopo l’audizione di oggi del Garante nazionale dei detenuti, il provvedimento potrà essere esaminato e licenziato dalla commissione Giustizia di Montecitorio.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 aprile 2024
Il ministro della Giustizia annuncia la proposta del Governo: “Scontare parte della carcerazione in comunità già individuate”. “Costruire nuove carceri è difficile”, dice il Guardasigilli in un convegno a Roma Tre. Come intervenire per superare il problema del sovraffollamento delle carceri, che contano ad oggi 13700 detenuti in più della capienza effettiva con un trend di 4400 detenuti in più all’anno? Semplice: facendo scontare la pena nelle comunità, almeno quando si tratta di tossicodipendenti o di detenuti condannati a reati minori o che hanno ancora un piccolo residuo di carcerazione. In sostanza, una sorta di privatizzazione della pena. Anche perché “costruire nuove carceri è difficile”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio lo ha annunciato ieri intervenendo al convegno “Detenuti senza dignità” organizzato da Radio carcere e da Radio Radicale presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, ospiti dell’European Penological Center, Centro di ricerca sul Diritto penitenziario e la Costituzione diretto dal giurista Marco Ruotolo.
di Alessio Scandurra*
L’Unità, 24 aprile 2024
Dalla politica neanche più promesse. Una storia spesso complicata e drammatica, dalla difficile stagione che portò all’indulto del 2006, alla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2013, alla lunga e tragica parentesi della pandemia, solo per citare alcuni momenti che tutti ricordiamo. Eppure il momento attuale è per molti aspetti senza precedenti. Anzitutto per ragioni oggettive. È ad esempio senza precedenti il numero di suicidi registrato negli ultimi anni, e negli ultimi mesi. Dall’inizio dell’anno, si sono tolte la vita in carcere 32 persone, più di una ogni 4 giorni, e sono morte in carcere per altre cause 44 persone, più di una ogni 3 giorni. Sono numeri enormi, destinati a fare del 2024 un anno senza precedenti nella storia della Repubblica, numeri ovviamente indicativi di un disagio anche questo enorme e senza precedenti. Dovuto certamente anche alla crescita delle presenze e al sovraffollamento.
di Domenico Forgione
Il Dubbio, 24 aprile 2024
Novanta morti all’anno. Uno ogni quattro giorni. Una strage di malati che si consuma tra le sbarre delle carceri italiane nel silenzio quasi assoluto. Già fanno fatica a guadagnare qualche titolo di giornale i casi, più eclatanti, dei suicidi: già 32 in questo infausto primo quadrimestre del 2024. Figurarsi lo spazio che possono ricevere i detenuti morti nei penitenziari italiani per “cause naturali”: il conteggio di Ristretti Orizzonti è al momento fermo a quota 44. Uomini e donne senza volto e senza nome, per i quali non è concesso il sentimento dell’umana pietà.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 24 aprile 2024
Alla fine di gennaio, è uscita la sentenza 10/2024 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionali i controlli visivi durante i colloqui in carcere. Prima di affrontare il percorso di applicazione della sentenza, è opportuno approfondire il carattere rivoluzionario generale della sentenza, come volano di cambiamento della cultura del carcere. In primo luogo, come ha scritto Sarah Grieco (Fuoriluogo, 31 gennaio) la pena riacquista il suo giusto posto: è costituzionalmente legittima solo se inflitta “nella misura minima necessaria”. Si svela allora la sofferenza “non necessaria” della mortificazione del corpo sessuato, alla base del dispositivo della sorveglianza a vista continuata. La quale, ben oltre le dichiarate finalità di sicurezza, aveva lo scopo di ribadire la “soggezione” quale corollario della reclusione: bene rappresentata dal corpo “spogliato di eros”, impedito in una espressione fondamentale dell’essere umano, quale la sessualità.
di Michele Serra
La Repubblica, 24 aprile 2024
Nella brutalità delle vicende del Beccaria si legge un doppio abbandono, quello dei ragazzi detenuti e quello dei loro carcerieri. Lo spiega bene don Gino Rigoldi, che in quel carcere è una presenza abituale. E lamenta gli anni di sgoverno e di trascuratezza. Una galera può essere un buco nero dove ficcare i dannosi e gli inutili; oppure può essere un luogo di soccorso e di rieducazione, o almeno cercare di esserlo: e se si tratta di minori, solo un sadico o un imbecille può avere dubbi tra la prima e la seconda soluzione. L’agente penitenziario è un lavoro duro e importante. Dovrebbe essere supportato da cultura specifica, corsi di aggiornamento, dignità salariale, rispetto sociale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 aprile 2024
Il sovraffollamento è arrivato anche negli istituti minorili, e il decreto Caivano ha complicato le cose. La presa in carico dei ragazzi è sempre più disciplinare, con un utilizzo smodato di psicofarmaci. È la prima volta che emergono casi di abusi e torture in un carcere minorile. Mentre siamo abituati, ed è terribile, che violenze da parte di taluni agenti penitenziari avvengano nei penitenziari per adulti, sconvolge che le vittime questa volta siano dei minorenni. In realtà i fatti avvenuti al Beccaria rappresentano lo sfacelo di ciò che per trent’anni è stato un fiore all’occhiello. Un decadimento che mette in crisi ciò che era considerato un modello educativo e socializzante all’avanguardia. Come ha denunciato Antigone, il colpo finale è stato messo in atto dagli ultimi provvedimenti governativi come il decreto Caivano.
di Elena Cimmino*
Il Dubbio, 24 aprile 2024
Al Beccaria i detenuti sono poco più che ragazzini a cui lo Stato deve garantire percorsi di risocializzazione e reinserimento ancor più efficaci. Periodicamente la cronaca riporta l’esistenza di indagini o l’esecuzione di arresti nei confronti di appartenenti alla polizia penitenziaria accusati di maltrattamenti, lesioni e finanche torture nei confronti dei detenuti. Anche ieri ci siamo svegliati con questa notizia che non desta più neanche tanto stupore, è diventato il segreto di Pulcinella che nelle carceri italiane la situazione è diventata insostenibile. La notizia di ieri però riguarda un istituto minorile, il Beccaria di Milano, e indubbiamente desta maggior allarme: al Beccaria i detenuti sono poco più che ragazzini a cui lo Stato deve garantire percorsi di risocializzazione e reinserimento ancor più efficaci. L’opera di reinserimento dei minori detenuti deve essere più incisiva, sono i più bisognosi tra i detenuti, sono quelli che dobbiamo assolutamente cercare di recuperare. Poi si scopre che l’orrore del carcere riguarda anche loro, senza eccezioni, ed in alcuni casi in maniera ancor più preoccupante rispetto al circuito penitenziario ordinario.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 24 aprile 2024
La Garante Garlatti: “Purtroppo i ragazzi vengono indicati spesso come violenti e rissosi e questo favorisce le tensioni nelle strutture detentive, ma non sono dei mostri” Mancano educatori e personale di sorveglianza, non si applicano, come necessario, le misure alternative alla detenzione e scarseggiano i progetti di formazione e reinserimento nella società. Così si brucia la vita dei ragazzi che sono finiti “dentro” perché hanno sbagliato. E rischiano di essere perduti per sempre. Ora, dopo l’arresto dei 13 agenti accusati di torture, abusi e violenze nei confronti di giovanissimi detenuti del “Cesare Beccaria”, è allarme anche negli istituti penali minorili, che sembrano afflitti dagli stessi mali delle carceri dove sono rinchiusi gli adulti: sovraffollamento, strutture fatiscenti e agenti di polizia penitenziaria sotto organico. Ma, se possibile, le “ferite” inferte - in vario modo - ai 532 reclusi (la cifra si riferisce al febbraio 2024) nelle 17 strutture che costituiscono il sistema penitenziario riservato ai minori, sono molto più dolorose.
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 24 aprile 2024
I racconti che si leggono nell’ordinanza che ha disposto 13 custodie cautelari in carcere e 8 sospensioni dall’esercizio del pubblico ufficio per presunti abusi e violenze nel carcere minorile Beccaria di Milano sono agghiaccianti, ancor più se si pensa che si riferiscono a ragazzini adolescenti o poco più. Il procedimento penale riguarda ben 25 agenti di polizia penitenziaria, più o meno la metà di quelli presenti nell’istituto. Non un episodio isolato. L’atto parla infatti di un “sistema” Beccaria che andava avanti da anni.
- Kento: “In cella si sentono ancora più soli, molti hanno paura”
- “Grave il silenzio di Meloni e Nordio sulle violenze al Beccaria”. Parla Giachetti
- Il mondo violento del carcere minorile che (quasi) nessuno vuole cambiare
- I poliziotti che picchiano i minori detenuti li spingono solo a commettere altri reati dopo il carcere
- Don Grimaldi: “Con il convegno nazionale invitiamo a combattere l’indifferenza per promuovere la cura”










