di Mariella Zadro
tusciatimes.eu, 21 aprile 2024
“Un’intervista a tutto campo a chi da mezzo secolo condivide le sue giornate con le persone recluse, le guarda negli occhi e ne ascolta le storie”. Questa è la premessa del libro “Come è in cielo, così sia in terra” di padre Vittorio Trani che è stato presentato venerdì 19 aprile presso la Sala Alessandro IV del Palazzo dei Papi alla presenza del vescovo Orazio Francesco Piazza.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 21 aprile 2024
“Ogni prigione è un’isola” è un libro che racconta i 30 anni di volontariato dell’autrice. E che fa venire voglia di rileggere il memoir degli anni 80 “L’università di Rebibbia”. Succede con i libri più stimolanti, che una volta finito di leggerli, ti viene voglia di leggerne altri. “Ogni prigione è un’isola” è il nuovo libro di Daria Bignardi (Mondadori - Strade blu) e sorprenderà chi la segue da anni, nelle sue incursioni televisive e nei suoi romanzi, perché per la prima volta parla in maniera esplicita di una passione poco pubblicizzata, quella per le carceri. Bignardi è entrata per la prima volta in un penitenziario 30 anni fa, da volontaria, e da molti anni frequenta La Nave, il reparto di San Vittore fondato 20 anni fa da Luigi Pagano. Uno di quei personaggi ai quali bisognerebbe fare un piccolo monumento per l’intelligenza, la passione, la forza commovente con la quale ha fatto per anni il direttore del carcere di San Vittore e poi il vice del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Contribuendo a creare le premesse che un altro grande protagonista delle istituzioni democratiche, Nicolò Amato, chiamava “il carcere della speranza”.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 21 aprile 2024
“Stiamo andando indietro come i gamberi, vedo una nostalgia del passato, ma non capisco nemmeno di quale passato. Che cosa vorrebbero fare? Creare una società autoritaria? Irreggimentare l’intero Paese e concentrare il potere in poche mani?”. Dacia Maraini (intervistata da Flavia Amabile su La Stampa). Raccolgo i dubbi amari di Dacia Maraini. Dubbi, ripeto, dubbi. Che cosa ci sta succedendo? Che Paese scadente e disorientato è quello in cui la tv di Stato cancella un monologo di un intellettuale come Antonio Scurati sul 25 aprile, evento fondante e non discutibile della Repubblica? Sta diventando pericoloso dire quello che si pensa se non piace al Palazzo? Ricordare che Giacomo Matteotti è stato ammazzato esattamente cento anni fa dagli uomini di Mussolini?
di Antonio Scurati
La Stampa, 21 aprile 2024
Questa la versione integrale dell’intervento dello scrittore che avrebbe dovuto leggere durante la trasmissione “Che sarà” su Rai3 alla vigilia della Liberazione. Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924.
La Repubblica, 21 aprile 2024
Dal ricchissimo sito di Nigrizia - il periodico, cartaceo e online che da 141 anni racconta le Afriche, fondato nel 1883 dai missionari comboniani - si apprende una realtà peraltro già stra-nota. E cioè che i CPR, i Centri di Permanenza per i Rimpatri, sono esattamente dei luoghi di vera a propria “detenzione”, dove le persone sono “recluse” senza aver commesso alcun reato, ma semplicemente in attesa di essere rimpatriate. Vengono tuttavia garantiti i diritti previsti per i detenuti nelle carceri italiane.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 aprile 2024
All’indomani del proscioglimento la donna si dice arrabbiata e travolta da ciò che ha dovuto subire. “Ci hanno accusato perfino di nascondere armi”. Il primo pensiero, però, è per le vittime delle frontiere. Kathrin Schmidt è stata l’ultima capomissione della Iuventa, prima del sequestro della nave. Da quel 2 agosto 2017 a ieri ha vissuto sapendo che sarebbe potuta finire in carcere, fino a 20 anni, insieme agli altri tre membri dell’equipaggio imputati. Venerdì ha percorso le scale del tribunale a testa alta, è entrata in aula con la maglietta “no one is free until every one is free”, è uscita con gli occhi rossi e gonfi di lacrime. “Ma provo soprattutto rabbia, tutto questo non sarebbe mai dovuto cominciare”, dice.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 21 aprile 2024
L’aviazione israeliana colpisce una casa piena di sfollati, mentre la Camera Usa vota un pacchetto di aiuti a Tel Aviv da 26 miliardi. In Cisgiordania, undici palestinesi uccisi a Tulkarem da giovedì. E ieri l’esercito ha invaso l’ospedale. “Nemmeno il cimitero è stato risparmiato dai bombardamenti. Questa è Rafah. Quella che chiamano il posto sicuro per gli sfollati”. Adnan al-Arja dice di non avere parole, ma le trova. Le consegna alla squadra di al Jazeera dopo un raid notturno che ha fatto una strage. Di bambini per lo più: sei sulle dieci vittime totali, le altre erano donne.
di Youssef Siher
Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2024
Tra loro anche il possibile rivale del presidente alle elezioni. In Tunisia il presidente Kais Saied continua la repressione del dissenso. Alla vigilia della visita della premier italiana Giorgia Meloni, per discutere quello che ha definito un “nuovo approccio” all’immigrazione irregolare e alla cooperazione economica, il Comitato di difesa dei detenuti politici ha promesso di citare in giudizio il capo dello Stato e i suoi funzionari per la detenzione arbitraria di oltre cinquanta esponenti dell’opposizione. In una conferenza stampa del 16 aprile, Islem Hamza, un membro del comitato, ha dichiarato che “dopo 14 mesi di detenzione, le persone arrestate con l’accusa di cospirazione contro la sicurezza dello Stato non hanno avuto alcuna prova contro di loro. Tuttavia le autorità insistono per tenerli in prigione”. Il caso a cui fa riferimento il comitato è iniziato il 10 febbraio 2023, quando l’Unità nazionale antiterrorismo e criminalità organizzata ha inviato una lettera di una sola frase a Leila Jaffel, ministro della Giustizia, sostenendo che “alcuni individui stavano cospirando contro la sicurezza dello Stato”. Dopo più di un anno, l’indagine sui 52 accusati si è conclusa il 16 aprile. Contro quaranta le accuse sono state accolte, mentre sono state reiterate per 12 di loro. Tra gli arrestati ci sono attivisti e personaggi politici Khayam Al-Turki, ex vice segretario generale del partito socialdemocratico Ettakatol, Issam Chebbi, leader del partito liberale Al Joumhouri e potenziale candidato dell’opposizione alle elezioni presidenziali di fine anno, e Jawhar Ben Mubarak, una delle figure di spicco del Fronte di Salvezza Nazionale nato dopo il colpo di mano di Saied del 25 luglio 2021.
di Silvia Fabbri
consumatori.coop.it, 20 aprile 2024
C’è speranza oltre le sbarre? Sì, deve esserci, o almeno dovrebbe. Lo dice la Costituzione. Eppure sono in molti a credere che negando questa speranza, rendendo più dura e lunga la detenzione, il nostro Paese diventi più sicuro. Solo nel corso del 2023 sono state introdotte 15 nuove fattispecie di reati o per molti di quelli già esistenti sono state accresciute le pene. Una vera e propria frenesia punitiva e disciplinare, dice Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale. Un populismo che chiede di chiudere le celle e buttare la chiave.
di Emilio Albertario
Libero, 20 aprile 2024
Diecimila detenuti in più rispetto alla capienza nei 189 penitenziari di tutta Italia; altri 120mila che scontano la pena all’esterno e 90mila almeno che stanno per andare dietro le sbarre. All’amministrazione dello Stato costano più di tre miliardi di euro l’anno. Numeri allarmanti che descrivono una situazione sempre più in difficoltà nel rispondere al dettato dell’articolo 27 della Costituzione, secondo il quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Tutto bello e auspicabile se il tasso di criminalità nel nostro Paese non rimanesse ancora alto, tra reati commessi da italiani e stranieri, ma soprattutto segnato da un forte tasso di recidiva. Per mitigare il fenomeno delle porte girevoli- l’entra/esci di prigione- Cnel e ministero della Giustizia fanno squadra per aprire un canale virtuoso tra carcere e società civile portando il lavoro, la formazione, l’istruzione al centro del progetto che vede protagoniste le imprese, i sindacati e il volontariato.
- Soltanto 2.991 detenuti lavorano alle dipendenze di imprese esterne
- Servizi web, telecomunicazioni e cantieri: così Bollate rimette in gioco un detenuto su due
- Il lavoro dei detenuti non può essere forzato o mal remunerato
- Lo ammette anche Melillo: per i detenuti al 41 bis la rieducazione non si fa
- Non c’è pace per Zuncheddu, assolto dopo 33 anni di carcere ma per i giudici...










