di Paolo Maddalena*
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2024
Comincio con il ricordare la vicenda di Ilaria Salis, per passare, come presto si vedrà, a un caso che riguarda l’intera Unione Europea e che lascia davvero sgomenti di fronte alla situazione di estrema difficoltà politica, geopolitica, economica, sociale e morale nella quale siamo venuti a trovarci. Desidero innanzitutto ricordare che la vicenda di Ilaria Salis, la quale, dopo 13 mesi di detenzione preventiva, è stata portata in aula, incatenata mani e piedi come una malfattrice, per sentirsi negare per la seconda volta gli arresti domiciliari (essendo stata accusata di una aggressione giovanile antifascista), è un fatto scandaloso che offende in modo gravissimo la dignità di Ilaria e nello stesso tempo quella di tutti gli italiani. Si deve infatti ricordare al riguardo che l’articolo 2 della nostra Costituzione ritiene inscindibili i “diritti umani” della persona singola e quelli di tutti gli altri concittadini, sancendo che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. In altri termini la nostra Costituzione (quella che vale nel caso di specie) fa capire in modo semplice e chiaro che ogni cittadino è “parte” dell’intera “Comunità italiana” e che, di conseguenza, la violazione della dignità di un singolo è un’offesa per l’intera Comunità.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 aprile 2024
Via libera alla mozione approvata all’unanimità: “compromesso al ribasso” tra le correnti divise sugli istituti di pena. L’Associazione Nazionale Magistrati sul carcere arriva ad una mozione approvata all’unanimità ma molto al ribasso rispetto alle risposte di cui avrebbero bisogno gli istituti di pena e i detenuti. Il Comitato direttivo centrale è addirittura iniziato con un’ora di ritardo stamattina, in quanto i gruppi non riuscivano a mettersi d’accordo su una soluzione comune. Il tema spacca ideologicamente le correnti. Da una parte Magistratura Indipendente, con una visione carcerocentrica, dall’altra Magistratura Democratica con un’altra volta all’umanizzazione della pena. In mezzo Unicost più sbilanciata verso MI, mentre Area maggiormente vicina a Md ma con alcuni distinguo pratici, come vi abbiamo raccontato già ieri sul Dubbio.
di Francesco Gentile
La Discussione, 8 aprile 2024
Il sistema carcerario italiano si trova in uno stato di emergenza strutturale, denuncia l’Associazione nazionale magistrati in un documento approvato dal suo Comitato Direttivo Centrale e indirizzato al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’Anm mette in luce una serie di criticità che minano profondamente il sistema penitenziario, trasformandolo in un ambiente dove la detenzione si traduce in una pena aggiuntiva ingiustificabile anziché un percorso rieducativo come previsto dalla Costituzione. Una delle principali preoccupazioni è il sovraffollamento delle carceri, una realtà che non solo aggrava il disagio e la sofferenza dei detenuti, ma viola anche i diritti umani fondamentali. Questa situazione ha portato l’Italia a essere sanzionata a livello europeo più volte e continua a minacciare l’integrità del sistema giudiziario nazionale. Inoltre, l’associazione evidenzia la promiscuità all’interno delle carceri, dove detenuti alle prime esperienze criminali vengono mescolati con criminali plurirecidivi, creando un ambiente fertile per la perpetuazione della criminalità anziché per il recupero dei detenuti.
di Guido Camera
Il Sole 24 Ore, 8 aprile 2024
Norme in vigore dal 4 aprile ma le regole transitorie sono precisate solo in parte. Il decreto legislativo 31/2024, in vigore dal 4 aprile, contiene un nutrito catalogo di disposizioni correttive della riforma Cartabia della giustizia penale (decreto legislativo150/2022). Manca però una disciplina organica del regime transitorio.
di Piero Tony
Il Foglio, 8 aprile 2024
C’è chi vorrebbe la soppressione della procura nazionale antimafia, per un inspiegabile ritorno all’antico. Chi dimentica i nostri precedenti di reucci della gogna. Chi non si rassegna a una sentenza della Cassazione. La versione di un ex magistrato. A proposito di Bauman e della sua metafora della modernità liquida - citata da anni a tutte le ore per le più svariate ragioni - ho sempre pensato, come tanti, che lui avesse immaginato un mondo dove tutto si scioglie, quietamente, senza alcun sedimento significante, allagando come una lenta e alta marea le vite di ciascuno di noi tra contorni sfumati e senza storia. Ma quale Bauman e quale placida marea! Fortunale con mareggiata è la metafora che ho sentito proporre stamani dal mio giornalaio perché, dice lui, oggigiorno si vive sempre e solo tra marosi ribollenti che disorientano e portano al largo, troppo lontano dalla costa. Oggi - ha concluso la concione tra gli applausi del piccolo mercato circostante - si polemizza su tutto e domani sul suo contrario, ogni volta scozzando le stesse parole, senza vergogna.
di Vincenzo Maiello
Il Riformista, 8 aprile 2024
Il dibattito pubblico sui temi dell’antimafia è, da troppo tempo e sempre più spesso, preda di dogmatismi preconcetti, faziosità ideologiche e chiusure corporative che attentano irrimediabilmente alle virtù discorsive del confronto democratico, pregiudicando la formazione di un’opinione pubblica avvertita e colta. Accade, così, che la preoccupazione di acquisire o mantenere posizioni di rendita nel maistream delle idee finisce per far velo alla dimensione giuridica delle questioni in gioco. In particolare, alla consapevolezza che queste ultime interpellano (devono interpellare) il quadro dei principi entro cui lo Stato costituzionale - la forma storicamente più matura dello Stato di diritto, del modello, cioè, di organizzazione politica dei rapporti sociali consegnatoci dalla Modernità - si impegna a lottare contro le aggressioni alla convivenza civile.
di Davide Varì
Il Dubbio, 8 aprile 2024
Leggi oscure e scritte male? Ora basta, dice il professor Bambi: “Con la semplificazione linguistica si attuerà finalmente il giusto processo”. “Ci sono leggi recenti, e meno, che sono scritte bene (un esempio classico è il Codice civile), ma in genere la loro qualità di scrittura e di chiarezza è bassa”. Lo afferma l’Accademia della Crusca in un intervento pubblicato suo sito internet dal titolo “Una lingua davvero per tutti (quella del diritto)”, come riferisce l’Adnkronos, affidata al socio accademico Federigo Bambi, professore di Storia del diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze, dove insegna anche Lingua giuridica. “Oggi le nostre leggi risentono di difetti simili a quelli che caratterizzano la lingua della pratica del diritto, e la loro lettura è sempre più difficile - scrive Bambi -: gli articoli sono lunghi e troppo densi di contenuti, le rubriche non indicano con appropriatezza quanto la norma stabilisce; anche le frasi sono lunghe e spesso caratterizzate dalla nominalizzazione (un solo nome sostituisce un verbo e quindi un’intera frase); il lessico è spesso usato impropriamente; per non dire poi degli eccessivi rinvii e riferimenti ad altre norme”.
corrieredellacalabria.it, 8 aprile 2024
Altro drammatico episodio dalle carceri. Un detenuto straniero si è suicidato questa notte nel carcere di Vibo Valentia, impiccandosi nella cella in cui era detenuto insieme a un’altra persona. L’uomo è stato trovato da un agente durante il giro di controllo e nonostante l’immediato intervento non è stato possibile salvargli la vita. Lo rende noto il sindacato di Polizia penitenziaria Sappe.
di Mariangela Pala
L’Unione Sarda, 8 aprile 2024
Le loro storie contenute in un volume scritto da Vittorio e Alessandro Gazale. Lorenzo, Matteo, Salvatore e tanti altri, oltre 50 detenuti del carcere di Bancali “al lavoro in articolo 21”, archivisti e attori di un copione scritto e messo in scena da loro stessi. Le loro storie sono contenute nel volume “LiberaMente a teatro” il racconto di un progetto cominciato nel 2012 con il coinvolgimento di ragazzi detenuti, che hanno avuto la possibilità di accedere sia dentro che fuori dalla struttura carceraria a diverse forme di lavoro nel campo dell’archivistica e della drammatizzazione teatrale.
di Debora Sattamino
La Stampa, 8 aprile 2024
Il progetto coinvolge una dozzina di detenuti delle Case circondariali di Cuneo e Fossano. La cooperativa rifornisce bar, ristoranti e mense piemontesi. “GliEvitati” è un gioco di parole che dà il nome a un progetto nato per creare opportunità di lavoro per detenuti attraverso un buon pane, il pane “come si faceva una volta”. Da circa un anno nelle carceri di Cuneo e di Fossano sono in funzione laboratori interni di panificazione.
- Lecco. “Legalizzare la cannabis servirebbe a sfoltire il carcere”
- Avellino. Presentazione del libro “Senza colpe”, il dramma dei bimbi in carcere
- Portoferraio (Li). Lavoro, carcere e inclusione: un incontro con gli attori territoriali
- Monza. L’ex bullo finito in carcere adesso è rinato e insegna ai ragazzi
- “I minori migranti trattati come detenuti nell’hotspot di Taranto”










