strettoweb.com, 9 marzo 2024
Il garante Muglia: “In passato paura e poca conoscenza hanno pesato troppo. E’ giunto il momento di voltare pagina, di scrivere una nuova storia”. In occasione dell’8 marzo il Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Luca Muglia, ha partecipato all’incontro-dibattito “La festa della donna come momento di riscatto” tenutosi nell’aula didattica della sezione detentiva femminile della Casa circondariale “R. Sisca” di Castrovillari. Nel corso dell’evento è stato presentato il progetto “Con le Mani in Pasta” finalizzato alla realizzazione di prodotti gastronomici all’interno delle mura dell’istituto, che vede il coinvolgimento dell’Istituto alberghiero Ipseoa “K. Wojtyla” di Castrovillari e di Laura Barbieri, imprenditrice nel settore della ristorazione e Presidente della Fipe Cosenza.
di Lory Biondi
vita.it, 9 marzo 2024
I detenuti di alta e media sicurezza potranno partecipare ai laboratori di scrittura creativa e autobiografica proposti dall’associazione LiberaMente. Per il Garante regionale dei diritti dei detenuti, Luca Muglia, grazie ai percorsi introspettivi, la persona in conflitto con la legge può maturare una nuova e diversa percezione di sé. “Non so di preciso com’ero da bambino; di quei pochi ricordi che ho, i più nitidi sono dove mia nonna mi chiamava disgraziato, imprecando perché ero entrato in casa con le scarpe sporche di terra oppure perché non chiudevo il cancello al cane. Non so fino a che punto mia nonna mi amasse ma sono sicuro che in quel modo non potrei amare nessuno”.
sassilive.it, 9 marzo 2024
Rassegna di teatro-danza dedicata ai detenuti e all’uso delle nuove tecnologie della compagnia Petra a Potenza. Sabato 9 marzo 2024 alle ore 11,30 nella sede della Fondazione Potenza Futura è in programma l’incontro di presentazione del progetto In_Out - Libertà aumentata, rassegna di teatro-danza dedicata ai detenuti e all’uso delle nuove tecnologie, a cura di Compagnia Teatrale Petra, che fonde due progettualità: In_Out, finanziato dal Bando Tocc - Transizione Digitale Organismi Culturali e Creativi dei Ministeri della Cultura e dello Sviluppo Economico e Teatro oltre i Limiti, finanziato da 8×1000 dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 marzo 2024
Nell’ombra dei procedimenti amministrativi, si cela spesso la vulnerabilità di coloro che, per circostanze tragiche, si trovano a essere protagonisti involontari di un sistema che, in teoria, dovrebbe proteggerli. È quanto emerso dall’ultima pronuncia del giudice del tribunale di Catania, la cui recente ordinanza ha scosso le fondamenta delle politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ha promosso una causa civile cautelare, rappresentando i diritti dei minori stranieri non accompagnati ospitati nella struttura di Contrada Cifali.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 marzo 2024
Rappresentano il 4-5% della popolazione penitenziaria, con solo 4 istituti dedicati esclusivamente alle detenute. E così numerose sezioni femminili ospitate in istituti maschili si trovano a fronteggiare una serie di ostacoli unici. Oscillano tra il 4 e il 5% della popolazione detenuta, ma sono disperse tra le varie carceri pensate esclusivamente per uomini. Al 28 febbraio, su 60.924 detenuti presenti nelle nostre carceri, vi sono 2.611 donne ristrette. Esistono soltanto 4 istituti penitenziari esclusivamente femminili: Trani, Pozzuoli, Roma e Venezia. Solo una minima parte di loro è ristretta in tali istituti, mentre il resto delle detenute è disperso nel resto delle carceri maschili. Tale dispersione è anche dovuta al vincolo di vicinanza territoriale ai propri affetti previsto dall’Ordinamento penitenziario: ciò che manca è la riorganizzazione della mappa stessa degli istituti penitenziari, con almeno un carcere femminile per regione.
di Maurizio Ermisino
retisolidali.it, 8 marzo 2024
“Sbarre di Zucchero”, partita da Verona e diventata in breve una realtà a livello nazionale Un’associazione che si occupa di carcere al femminile formata da chi in carcere c’è stato davvero. L’8 marzo è la festa della donna. E, come ogni anno, continueremo a constare che la parità di genere è ancora lontana dall’essere pienamente realizzata. Ma c’è un mondo dove la parità è ancora più lontana. È il mondo delle carceri, già in sé un mondo dimenticato da tutti, un mondo a sé stante, che nessuno vuole vedere. E, se il mondo fuori è maschilista, all’interno del mondo del carcere le differenze sono tra uomini e donne sono ancora più marcate. In carcere le donne sono dimenticate: sono dimenticati i loro bisogni, le loro esigenze, le loro peculiarità. A una donna, dietro le sbarre, viene annullata completamente l’identità. Per questo, e in seguito a un fatto tragico, è nata l’associazione Sbarre di Zucchero, partita da Verona e diventata in breve una realtà a livello nazionale. È un’associazione che si occupa di carcere al femminile formata da chi in carcere c’è stato davvero. Per cui quello che racconta è la verità, senza alcun abbellimento. Ne abbiamo parlato con la vicepresidente, Micaela Tosato.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 8 marzo 2024
Sono uomini, gli autori di omicidi, atti persecutori, stalking e maltrattamenti di donne. Per questo, in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, nel carcere di Secondigliano (Na) si svolgerà un dibattito sulla prevenzione e il contrasto della violenza di genere, con il coinvolgimento di detenuti condannati per reati di violenza sessuale o maltrattanti. All’incontro, organizzato dal garante regionale delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, e introdotto dalla direttrice Giulia Russo, partecipa la presidente della Consulta regionale per la condizione della donna Ilaria Perrelli, la psicologa esperta in violenza di genere Marina Izzo e la criminologa Erica Gigante. Al termine, un recital della cantante partenopea Ida Rendano.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 8 marzo 2024
Negli ultimi sei anni lo Stato ha risarcito almeno 23.500 detenuti per le condizioni “inumane” nei penitenziari. Cercasi disperatamente una qualche “Sos” - segnalazione di operazione sospetta - sugli 8 euro al giorno. O uno straccio di “Striano” penitenziario. O quantomeno un surrogato di “Assange” contabil-carcerario. Perché, nel Paese dei finti segreti contrabbandati da veri commerci, sembra invece che, se un dato non è amplificato dalla politica ai propri scopi, ma anzi ne è custodito con parsimonia tale da occultarlo di fatto, allora non esista, e neppure esista la realtà che la sua conoscenza imporrebbe agli occhi dei cittadini. Undici anni fa, con la sentenza Torregiani, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo condannò l’Italia giudicando che tenere i detenuti in meno di 3 metri quadrati a testa violasse il divieto di “trattamenti inumani e degradanti” posto dall’articolo 3 della Convenzione. Allora l’Italia escogitò all’art. 35 dell’ordinamento penitenziario un rimedio risarcitorio per evitare l’onta di montagne di condanne europee: 1 giorno di riduzione della pena ogni 10 giorni trascorsi in condizioni “inumane e degradanti”, oppure, se la pena era già stata tutta espiata, 8 euro al giorno di indennizzo.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 8 marzo 2024
Ottantotto anni, docente in pensione, per circa 40 anni ha insegnato ai reclusi della casa di Porto Azzurro, sull’isola d’Elba. Il 20 marzo sarà i tenta cittadini ai quali il presidente Mattarella conferirà l’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana: “Tanta emozione e soddistazione, non per me ma per il volontariato penitenziario. Ci sono tante storie dietro le sbarre, tanto contatto umano... Ho ricevuto più di quanto ho dato”.
di Sandro Gugliotta*
Il Dubbio, 8 marzo 2024
Lo rileva l’Associazione Nazionale Funzionari Contabili del Dap. Un dato incontrovertibile riscontrato ormai da anni è che l’età media dei dipendenti della Pubblica Amministrazione è incredibilmente sopra la soglia dei 50 anni. Sebbene sia in assoluto un’età in cui oggi è possibile dare ancora molto in termini di capacità ed esperienza nel mondo del lavoro, appare importante il gap con la media dei paesi Europei. Le cause sono molteplici e vengono da lontano. Ma andiamo con ordine. Il blocco delle assunzioni perseguito con pervicacia da tutti i governi a partire dagli anni 90, giustificato dalla necessità di ridurre la spesa pubblica oltre ogni limite, ha causato un invecchiamento della forza lavoro pubblica, che è poi sfociato, negli ultimi decenni, in una progressiva fuoriuscita dal lavoro di migliaia di risorse per il raggiungimento dell’età pensionabile. I mancati reintegri di personale hanno così portato ad una situazione che definire critica è poco.
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