di Maria Brucale*
Il Domani, 27 gennaio 2024
La sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non permette di avere colloqui con la persona con cui ha una stabile relazione affettiva “senza il controllo a vista”. C’è ancora strada da fare per rendere questo operativo, ma è un passo fondamentale. Già nel 1987, con sentenza n. 561, la Corte Costituzionale affermava: “Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 27 gennaio 2024
Antigone: “Verdetto storico, ma adesso diventi un diritto effettivo”. Vietare una vita affettiva e sessuale in carcere lede la dignità delle persone detenute. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con una sentenza da più parti definita storica. Nello specifico, la Consulta chiamata a pronunciarsi sul caso sollevato da un detenuto nel carcere di Terni, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, che prevede il controllo a vista sui detenuti durante i colloqui con il coniuge o con la persona con cui si ha una relazione stabile. Una norma, che vieta, nei fatti alle persone private della libertà di avere rapporti intimi con il proprio partner all’interno degli istituti di pena durante le visite.
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2024
La Consulta ipotizza l’utilizzo di “casette”. L’affettività - compreso il sesso - è un diritto in carcere e deve essere esercitato in un ambiente lontano dagli sguardi di tutti. È la Consulta, che chiamata a decidere sul caso sollevato da un detenuto del carcere di Terni, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge - la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente - senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ci siano ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie. Ma i giudici sono andati oltre considerando anche quello che è il trattamento dei detenuti in altri paesi europei proponendo al legislatore di intervenire per garantire quell’intimità alle persone ristrette per motivi di giustizia con “unità abitative”, piccole case all’interno degli istituti dove poter esercitare il diritto all’affettività in “un ambiente di tipo domestico domestico”.
di Simone Alliva
L’Espresso, 27 gennaio 2024
La Corte boccia l’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario che prevedeva il controllo a vista dei colloqui tra partner. Corleone: “È una rivincita dopo 24 anni e la caduta di un tabù. Adesso non ci sono scuse”. Amore e sesso entrano nelle carceri. Da sempre esclusi dalla rigida logica carceraria, la Corte costituzionale ha stabilito, con la sentenza n. 10 del 2024, illegittimo il divieto assoluto per un detenuto di essere ammesso a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia “quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2024
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 10 del 2024, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 gennaio 2024
Corte costituzionale. Una sentenza “storica” rompe il tabù e stabilisce nuovi diritti, che ora vanno resi effettivi. Il giudice dichiara illegittimo l’obbligo del controllo a vista dei colloqui. “I colloqui si svolgono in appositi locali sotto il controllo a vista e non auditivo del personale di custodia”, diceva l’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario. Ieri, però, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo quel “controllo a vista” che era inderogabile e impediva la libera espressione dell’affettività, sesso incluso.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 27 gennaio 2024
Stefano Bonomi, 65 anni, è morto il 6 gennaio dopo settimane di sciopero della fame. Soltanto in queste prime settimane del 2024 undici detenuti si sono tolti la vita. Quando a fine ottobre scorso è stato riportato in carcere, Stefano Bonomi, 65 anni, si è visto crollare il mondo addosso. Dopo aver passato 11 anni in cella, nel marzo 2023 era stato liberato. Aveva provato a ricostruirsi una vita con i pochi mezzi a disposizione, ma poi è ritornato punto e da capo. A settembre è stato fermato dopo un tentato furto.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 27 gennaio 2024
Su 73 istituti visitati dall’Osservatorio di Antigone, 36 non hanno acqua calda e 6 sono sprovvisti di riscaldamento. Detenuti e operatori, senza questi servizi essenziali, si ammalano di frequente e lamentano condizioni di vita al limite. “Buongiorno, volevo segnalare un grave problema nel carcere che ospita mio figlio, in custodia cautelare da diversi mesi. I caloriferi sono spenti e potete solo immaginare il gelo di questi giorni! Nel caso possiate aiutarmi a denunciare questa pena, che si aggiunge a quella di una detenzione preventiva prolungata, ve ne sarei grato”. È uno dei messaggi inviati sui canali sociali di Antigone, che ogni anno riceve centinaia di richieste d’aiuto dai parenti delle persone detenute. I temi hanno a che fare con le condizioni di salute di chi si trova in carcere, altre volte si tratta di richieste disattese di trasferimento per avvicinarsi alla famiglia, in molti casi la denuncia riguarda servizi essenziali che non funzionano.
garantedetenutilazio.it, 27 gennaio 2024
Succede a Mauro Palma e resterà in carica per cinque anni. Gli avvocati Irma Conti e Mario Serio sono gli altri due componenti del collegio. Felice Maurizio D’Ettore è il nuovo presidente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Il decreto del Presidente della Repubblica che conclude l’iter di nomina è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 25 gennaio 2024. Venerdì 26 gennaio è il primo giorno di insediamento.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 27 gennaio 2024
L’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Cassazione è un evento istituzionali interno alla magistratura, e dà modo di valutare le vicende interne della sua struttura e del suo rapporto con il CSM, il suo funzionamento e la sua efficienza nel rendere giustizia. Questo anno la inaugurazione ha avuto uno stile e un contenuto diverso sul quale ci soffermeremo nei prossimi giorni Il discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario del Ministro di giustizia al Parlamento invece era atteso come ultimo appuntamento di verifica della volontà del governo di attuare il programma indicato al Parlamento, ma soprattutto di una proposta strategica per la giustizia. La legge negli ultimi anni ha previsto questo appuntamento con il Parlamento per rendere noto lo stato dell’amministrazione, ma soprattutto per attribuire al Parlamento un ruolo da protagonista nell’indicare prospettive e soluzioni per l’organizzazione giudiziaria e per la individuazione del ruolo della magistratura nel rapporto con le istituzioni. Non per niente dopo quella legge è stata presentata in Parlamento una proposta per stabilire le priorità nel perseguire i reati che finora sono nella discrezionalità dei singoli inquirenti, priorità dei reati da indicare ai pubblici ministeri che il ministro Cartabia ha cercato di portare avanti con scarso successo.
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