Il Manifesto, 20 gennaio 2024
“Amnesty International Italia è profondamente preoccupata per i potenziali impatti negativi del protocollo sull’effettiva tutela dei diritti umani e invita le istituzioni italiane ad astenersi dalla sua ratifica e attuazione”. Lo afferma in una dichiarazione l’Ong con riferimento al protocollo Roma-Tirana per la costruzione di centri di trattenimento per migranti oltre Adriatico. La discussione parlamentare del ddl di ratifica inizierà lunedì.
di Luca Casarini
L’Unità, 20 gennaio 2024
Una finzione come lo è la zona Sar libica (suggerita da Roma ai tempi di Minniti) che solo un altro stato costiero potrebbe mettere in discussione. Il governo fantoccio di Tripoli vuole che l’International maritime organization (Imo) dichiari la sua “zona di contiguità”. Si tratta di una porzione di mare che si estende fino a 24 miglia dalla costa, sulla quale lo stato di riferimento può esercitare il controllo sulle navi che lo percorrono.
di Giada Aquilino
L’Osservatore Romano, 20 gennaio 2024
La popolazione carceraria, un’”umanità ferita” bisognosa di “redenzione”. Parte dalle parole di Papa Francesco la riflessione di Gianni La Bella, professore ordinario di Storia contemporanea all’università di Modena e Reggio Emilia, sulle carceri in America Latina, a pochi giorni dalla rivolta nei penitenziari e dalla violenza nelle strade dell’Ecuador, ad opera di bande criminali legate ai cartelli della droga messicani. “In America Latina la struttura carceraria non ha purtroppo alcun profilo per essere un luogo in cui sia possibile, per le persone che vengono recluse, trovare una redenzione della propria vita”, osserva il docente, profondo conoscitore delle dinamiche latinoamericane, che da anni segue per la Comunità di Sant’Egidio. “C’è un universo concettuale che fa delle carceri un luogo di assoluta repressione ed esclusione dal resto della società. Negli ultimi anni la popolazione carceraria in America Latina è cresciuta esponenzialmente: il primo vero problema delle carceri è dunque il sovraffollamento. Ad Haiti per esempio si va a oltre il 450%, un record raggiunto anche in altri Paesi come il Guatemala, la Bolivia, l’Ecuador, dove le persone recluse vivono alle volte anche con altri 15 detenuti, in luoghi dove i minimi diritti umani sono massicciamente calpestati”.
di Emanuele Giordana
Il Manifesto, 20 gennaio 2024
Dall’inizio delle proteste nel 2020 1.938 persone sono state perseguite per aver partecipato a assemblee o manifestazioni. Mongkol “Busbas” Thirakot - un attivista trentenne di Chiang Rai (Thailandia settentrionale) - è stato condannato a 50 anni di carcere per aver violato la legge sulla diffamazione reale, il famigerato articolo 112 del codice penale, la più drastica legge a difesa della monarchica che esista sul pianeta. L’udienza d’appello si è risolta con una condanna che ha tenuto conto di più reati oltre a quelli ascrittigli in primo grado, cosa che gli ha aumentato la pena. Secondo i suoi avvocati si tratterebbe della più severa condanna per violazione dell’articolo 112 del codice penale del Regno. Ora Busbas sta presentando una richiesta di cauzione alla Corte Suprema. Una battaglia in salita.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 19 gennaio 2024
Abbiamo messo a confronto le parole del Guardasigilli pronunciate un anno fa e quelle pronunciate l’altro ieri, in occasione della relazione sull’amministrazione della giustizia. Un anno fa il Guardasigilli affermava di voler “attuare, nel modo più rapido ed efficace, il garantismo del diritto penale”. Trecentosessantacinque giorni dopo, di fronte ai suicidi e al disagio psichico dei detenuti, il ministro mostra la sua impotenza. Il ministro si dichiara, come un anno fa, “affranto dal fardello di dolore dei suicidi in carcere”, afferma che il problema del sovraffollamento carcerario si risolverà solo quando il carcere avrà una “funzione rieducativa” e che il suicidio è “un fenomeno che esiste, diffuso in tutto il mondo”.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 19 gennaio 2024
Un nuovo articolo punisce gli atti di “resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti” commessi da detenuti. Nella sua foia legiferante e nella sua irresistibile produzione di nuovi reati (in termini sofisticati: panpenalismo), il governo Meloni ha raggiunto un altro primato. Tra le quindici inedite fattispecie penali introdotte o in via di introduzione c’è una norma che, secondo il giurista Paolo Borgna, non ha precedenti nei codici degli stati democratici. È quella prevista dall’art. 18 del disegno di legge in materia di sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri qualche settimana fa. Quell’articolo intende punire gli atti di “resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti”, commessi da detenuti.
di Daniele Mont D’Arpizio
ilbolive.unipd.it, 19 gennaio 2024
Non solo carceri, questure, commissariati, stazioni e comandi delle forze dell’ordine, ma anche centri per gli immigrati, residenze per le misure di sicurezza (le cosiddette Rems, recentemente istituite dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari) e perfino le residenze per gli anziani. Tutti luoghi nei quali - alle condizioni e nei casi previsti dalla legge, come stabilito dalla Costituzione - le libertà personali possono subire limitazioni: per questo su essi vigila il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che per la prima volta da quando nel 2016 è divenuto operativo affronta in questi giorni un avvicendamento ai vertici. Con qualche strascico polemico, vista anche la grande autorevolezza acquisita in questi anni dal collegio composto da Mauro Palma (presidente), Daniela de Robert ed Emilia Rossi, che lasciano l’incarico ai nuovi nominati Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio.
di Aboubakar Soumahoro*
L’Unità, 19 gennaio 2024
Le 3 storie che condivido qui, che ho potuto raccogliere durante le mie visite ispettive parlamentari, sono racconti che dovrebbero interrogarci su come tutelare e promuovere il principio costituzionale dell’articolo 27. La prima è quella di Katia (un nome di fantasia per tutelare la sua privacy) che mi ha detto con la voce spezzata e le lacrime agli occhi: “questa mia bambina di 2 anni, vive con me qui da detenuta da quando è nata”. Mentre stringevo tra le braccia la bimba di Katia, ho pensato da padre e da politico, che è un fallimento per il nostro stato di diritto non riuscire a garantire a questa innocente creatura tutte le prerogative della vasta giurisprudenza dei minori, tanto più che “la responsabilità penale è personale”, come recita l’articolo 27. La seconda storia è quella di Antonio che mi ha detto: “Onorevole, qui entriamo sani ma usciamo rotti”. Il carcere, nella sua concezione educativa come sancisce la nostra Costituzione, ha senso se riesce a correggere la disumanità di una persona senza per questo mortificarne l’umanità. La terza storia riguarda Stephen che mi ha detto: “ho sbagliato e voglio saldare il mio debito con la giustizia, però viviamo ammazzati in condizioni disumane e senza riscaldamenti”.
di Maurizio Tortorella
Panorama, 19 gennaio 2024
Il 2023 si è chiuso con un sovraffollamento record nelle 189 carceri italiane, arrivate il 31 dicembre a un totale di 60.166 detenuti, malgrado la “capienza regolamentare” sia di 51.179 posti disponibili. Il numero dei reclusi negli tempi è aumentato al ritmo di oltre 400 al mese. Contro questa situazione, dalla mezzanotte di lunedì 22 gennaio, i vertici di Nessuno tocchi Caino, l’organizzazione radicale da anni impegnata per condizioni decenti nel sistema carcerario italiano, inizieranno uno sciopero della fame.
di Emiliano Fittipaldi
Il Domani, 19 gennaio 2024
Da sempre di indole giustizialista come gran parte dei Fratelli d’Italia, da quando siede a palazzo Chigi Meloni si è trasfigurata in una turbo-garantista sul modello berlusconiano, quello che confonde la sacrosanta presunzione d’innocenza con una licenza d’impunità, riservata soprattutto a colleghi, potenti e colletti bianchi. Giorgia Meloni sostiene che la strage di via d’Amelio, in cui vennero uccisi dalla mafia Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, “è stato il motivo per il quale ho iniziato a fare politica”. Un’affermazione che ha ribadito anche lo scorso 19 luglio, stavolta da presidente del Consiglio in carica. A leggere le cronache giudiziarie in cui sono incappati i membri del governo e le infauste proposte sulla riforma della giustizia del ministro Carlo Nordio, però, sembra che la premier abbia fatto strame della più importante lezione di etica politica del suo venerato maestro.
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