di Fabio Bozzato
La Repubblica, 30 aprile 2023
È il colore della nuova droga. Da dieci a cento volte più potente, ha trasformato la città nella capitale delle overdosi. Colpa dei pusher, certo. Ma anche di politiche sociali insufficienti. Un odore un po’ acre si sparge nella stanza ed entra nelle narici pizzicandole. Il rumore degli strumenti è un ronzio continuo che accompagna i gesti dei camici bianchi. Potrebbero aver l’aria di profumieri e di alchimisti qui al Laboratorio di tossicologia clinica e forense dell’Ulss3. In realtà analizzano i campioni di stupefacenti che le procure inviano dopo i sequestri ai narcos locali: sono circa 800 i procedimenti penali che ogni anno gli spettrometri di ultima generazione passano al vaglio. Nel giro di un decennio sui tavoli di questo laboratorio sono transitati 34 mila reperti su cui hanno effettuato 288 mila analisi.
di Massimo Selleri
Il Resto del Carlino, 30 aprile 2023
L’associazione cristiana dei lavoratori è stata tra le prime in Italia ad aver dato vita a questo tipo di iniziativa. Stanziati circa 20mila euro. Il cardinale Zuppi: “Occupazione, numeri troppo bassi: bisogna fare di più”.
malpensa24.it, 30 aprile 2023
La scorsa settimana si è conclusa la 14^ edizione del progetto di Educazione alla legalità promosso dalla direzione della Casa circondariale di Varese. L’iniziativa è stata articolata in cinque incontri che hanno visto protagonisti 15 allievi di Enaip Varese e 5 persone detenute. Tra questi due gruppi si è sviluppato un dialogo su tematiche che riguardano il rispetto delle regole e il benessere che deriva da uno stile di vita “non deviante”.
di Felice Naddeo
Corriere del Mezzogiorno, 30 aprile 2023
Il vescovo di Napoli durante l’omelia della messa celebrata nello stabilimento Kimbo di Melito: “Troppo spesso i poveri offesi con generalizzazioni ingiuste”. Non c’è pace senza giustizia sociale. E non ci sono dignità ed uguaglianza senza lavoro. Sono i cardini dell’omelia dell’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, pronunciata nel corso della messa celebrata nello stabilimento Kimbo di Melito in occasione della festa del lavoro. “Sentiamo forte la necessità di giustizia sociale - ha detto il prelato - senza la quale non potrà mai esservi pace. Troppo spesso i poveri sono stati offesi con generalizzazioni ingiuste, che non tengono conto della dignità, delle aspirazioni, dei sogni, dei talenti di ognuno”.
di Daniela De Crescenzo
Il Mattino, 30 aprile 2023
Una cordata di imprenditori guidata dal Fai per ristrutturare il teatro del carcere minorile di Nisida. Un teatro magico quello creato da Eduardo. Ricco di boiserie ed affacciato su Capri racconta l’amore di De Filippo per i “suoi” ragazzi, quelli che hanno sbagliato, ma che hanno comunque diritto a un futuro. Ma oggi quello spazio è chiuso da tanti, troppi anni. Se ne è accorta Cristiana Farina, sceneggiatrice della serie Mare Fuori, che ha lanciato un appello agli imprenditori “affinché diano una mano a riportare in vita il teatro. Oggi è chiuso per infiltrazioni, andrebbe ristrutturato. Ci sono state richieste su richieste di fondi da parte dell’istituto, ma non è accaduto nulla”.
di Giancristiano Desiderio
Corriere della Sera, 30 aprile 2023
Tra il 1945 e il 1948 decine di migliaia di bambini afflitti dalla povertà vennero accolti da famiglie più agiate in altri territori d’Italia: con il quotidiano un libro che ricostruisce l’iniziativa di salvataggio. Nel 1946 Indro Montanelli, in un articolo per il “Corriere d’Informazione”, usò la parola besprizornye per indicare la grande massa di bambini abbandonati e pericolosi che vagavano nelle strade delle città italiane.
di Shady Hamadi
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2023
“Come fa l’Europa a stare ferma, immobile, mentre osserva la sponda sud del mediterraneo divorata dal fuoco, senza capire che ad essere mangiato da queste fiamme è anche il suo stesso volto?”. È una domanda che continua a porre Nouri al Jarrah, poeta siriano, classe 1956, dopo decenni alla ricerca di una identità, culturale e sociale, che leghi le due sponde ormai divise da una storia lunga secoli.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 30 aprile 2023
L’allarme di Vanessa Pallucchi e del Forum del Terzo settore: “Prestazioni di base garantite e finanziate per tutti, o l’autonomia produrrà nuove disuguaglianze”. “In un Paese come il nostro, caratterizzato da profondi divari, dobbiamo evitare che nuove norme finiscano per approfondirli piuttosto che ridurli”. Le parole sono di Vanessa Pallucchi e la preoccupazione che esprimono è quella del Terzo settore italiano del cui Forum nazionale è portavoce. È l’allarme rispetto a un tema che il Parlamento sta (finalmente) affrontando in questi giorni con appena vent’anni - anzi ventidue - di ritardo: la definizione cioè dei “Livelli essenziali di prestazioni” (Lep) che lo Stato deve garantire a tutti i suoi cittadini, a prescindere da dove vivono. Che bella cosa, uno dice. Il rischio paventato dal Forum è che venga usata come una specie di cavallo di Troia per far passare quell’altro progetto, quello sulla “autonomia differenziata” delle Regioni, che almeno sulla carta va in direzione opposta. “In questi giorni in cui entra nel vivo l’iter del testo in Parlamento - è il monito di Vanessa Pallucchi - ci aspettiamo un ascolto reale delle varie parti sociali e del Terzo settore, soprattutto un impegno che dimostri di voler evitare pericolose fughe in avanti a scapito della garanzia dei diritti dei cittadini”.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 30 aprile 2023
Il sondaggio Euromedia: soltanto per il 28% è una festività importante, il 30% crede che sia diventata propaganda. Quattro italiani su dieci si ritengono sottopagati, per il 13% l’occupazione è un’emergenza.
di Massimo Cacciari
L’Espresso, 30 aprile 2023
La rivoluzione tecnologica riduce la necessità di occupati. È un’occasione da cogliere per svincolare il valore della persona dal mercato. Non è utopia. Ecco come si può fare. 1° Maggio, giornata del lavoro. E dei milioni di precari, sotto-occupati, disoccupati. Repubblica fondata sul lavoro. Quale lavoro? Fino a quando non ci porremo con sobrietà e disincanto questa domanda la retorica più frustra continuerà a imperversare. Mai lo sviluppo economico-tecnologico ha prodotto una riduzione del lavoro necessario più drammaticamente rapida e intensa. Ciò è nella natura del sistema di produzione sociale che domina ormai il pianeta e che chiamiamo capitalismo - e tuttavia oggi essa si manifesta, almeno in Occidente, con tratti qualitativamente nuovi e con effetti sociali dirompenti. Il flusso innovativo, il salto tecnologico e organizzativo, attraverso momenti di crisi, tendevano in passato a sostituire vecchie forme di lavoro con altre altrettanto di massa. Così è stato nel passaggio tra primario e grande industria manifatturiera, e ancora tra questa e i nuovi settori del terziario. L’innovazione oggi funziona riducendo ovunque sistematicamente e massicciamente il bisogno di forza-lavoro. Gli stessi servizi alla persona sono coinvolti nel processo, basti pensare agli effetti che già si stanno verificando nella sanità o nella formazione. L’idolatria per digitalizzazione, on line, robotica, intelligenza artificiale (idolatria che è l’opposto di una esatta valutazione delle loro straordinarie potenzialità liberatorie, come vedremo subito) insieme all’ideologia della perfetta sostituibilità della comunicazione con la semplice informazione, sembrano oggi rendere queste tendenze complessive del nostro “modello di sviluppo” anche culturalmente inarrestabili. Il salto tecnologico, inoltre, poteva produrre in passato nuove polarizzazioni di classe. Oggi non hai che un polo egemone, per quanto possa al suo interno presentare elementi di fortissima competizione e anche di contraddizione - dall’altra parte hai una moltitudine di individui, che erogano il proprio lavoro come tali, senza alcuna capacità di dar vita a forme di solidarietà e organizzazione. Da un lato gli addetti al Sistema, dall’apparato tecnico-scientifico connesso al potere economico, politico e militare, ai cosiddetti “creativi” a vario titolo (e “creativi” nel nostro Paese sono senza dubbio anche le legioni degli evasori) - dall’altro, non la plebe (come si dice erroneamente, poiché la plebe è concetto giuridico e politico), ma una moltitudine di precari, oscillante tra lavoro dipendente incerto, fasi più o meno lunghe di disoccupazione, ricerca affannosa di impiego, percorsi di riqualificazione.
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