di Luca Liverani
Avvenire, 16 marzo 2023
La gip Maria Gaspari di Roma decide di non aprire il processo contro Rwm e Uama per la strage nel 2016 di una famiglia yemenita. Però conferma la “violazione del Trattato sul commercio di armi”. Negato l’accesso alla giustizia per le vittime civili yemenite uccise con armi italiane. In particolare, per i familiari delle sei persone massacrate, nell’ottobre del 2016, nel villaggio yemenita di Dei Al-Hajari, bombardato nottetempo da un caccia della coalizione saudita che sganciò bombe prodotte in Sardegna. I numeri di matricola sui resti degli ordigni trovati sul luogo confermarono che si trattava di bombe costruite in Italia dalla Rwm, la cui esportazione subito apparve in evidente violazione della legge 185 del 1990 sull’export bellico a paesi in guerra, oltre che del Trattato internazionale sul commercio delle armi (Att) del 2014. I funzionari dell’Uama, l’autorità presso il ministero degli Esteri che decide sulle richieste di esportazioni delle industrie belliche italiane, diedero il via libera nonostante fossero denunciati da organismi internazionali gli attacchi su civili yemeniti.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 16 marzo 2023
La modalità dei colpi di Stato in America Latina si adatta al Ventunesimo secolo: smilitarizzati, orientati da forze interne, alimentati dalla disinformazione via social. Il termine affonda le proprie radici nella Francia del XVII secolo quando i coup d’État erano ordini con cui i sovrani esprimevano il proprio potere assoluto nei confronti di leggi ordinarie e tradizione. È stata, però, l’America Latina a far entrare i “golpe” nella contemporaneità e nella ricerca politologica. Oltre che nella memoria civile del nostro tempo. Proprio nel vasto spazio compreso tra il Rio Bravo e la Terra del Fuoco, ora la categoria sta cambiando pelle, come dimostrano i recenti esempi in Perù e Brasile. Golpe 2.0, golpe di nuova generazione, neo-golpe, non c’è una definizione univoca. Di certo, però, il mutamento è in atto dalla fine della Guerra fredda. E, ancora una volta, potrebbero diventare una delle cifre del Ventunesimo secolo globale. “ In realtà, i golpe latinoamericani sono mutati radicalmente nel tempo. Non solo tra Ottocento e Novecento ma anche tra la prima e la seconda metà del secolo scorso”, spiega Maria Rosaria Stabili, storica dell’Università Roma Tre, tra le pioniere degli studi latinoamericani in Italia.
di Elena Marisol Brandolini
Il Domani, 16 marzo 2023
Figlia di un leader assassinato mentre era candidato alle elezioni, presidente della commissione Pari Opportunità e senatrice nella coalizione che ha portato Gustavo Petro alla guida della Colombia, María José Pizarro è una delle figure più interessanti della nuova America Latina.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 16 marzo 2023
L’ex sindaca: “L’Occidente non ha mai capito nulla del mio Paese. Era qui contro Al Qaeda, non per noi”. “Sui diritti: “Ottenere un po’ di libertà per le donne serve a rabbonire chi chiede conto delle spese militari”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 15 marzo 2023
Schema saltato sulla giustizia: ora il guardasigilli e il partito di Giorgia Meloni trovano una sintesi con l’idea di assegnare alle comunità, anziché alle carceri, i condannati con tossicodipendenze. “Non possiamo trattarli come i mafiosi”, dice il ministro. Ostellari, il sottosegretario salviniano: “No a un liberi tutti, niente alibi per chi delinque”.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 15 marzo 2023
L’uso di sostanze è considerato una “malattia”. Portavoce dell’alleggerimento della popolazione carceraria “malata” è il sottosegretario alla giustizia Delmastro. L’ultima frontiera del governo più a destra della storia repubblicana sono i “tossicodipendenti” in carcere. Portavoce dell’alleggerimento della popolazione carceraria “malata” è il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
forumterzosettore.it, 15 marzo 2023
Bene l’aumento delle misure alternative, ma le comunità non si trasformino in carceri private. Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) ribadisce la necessità di facilitare percorsi alternativi per l’uscita dal carcere, in particolare per le persone con problemi di dipendenza. Ma le comunità non vanno pensate come surrogati degli istituti di pena né come carceri private.
di Marco Zavagli
Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2023
La surreale proposta del deputato di FdI. Poiché il “trattamento sanitario obbligatorio di fatto non avviene nelle case circondariali”, Mauro Malaguti chiede al ministro Nordio “se non si ritenga indispensabile dotare ogni capoturno, per ogni turno di vigilanza della polizia penitenziaria, di taser da utilizzare nei casi più pericolosi in cui detenuti violenti, o affetti da problemi psichici, aggrediscano gli agenti o altri detenuti o tendano all’autolesionismo”.
di Paolo Siani e Samuele Ciambriello
La Repubblica, 15 marzo 2023
Il testo per tutelare i minori reclusi in cella con le mamme è fermo in Parlamento. In commissione Giustizia della Camera è stata rimandata la procedura d’urgenza per la votazione in aula della proposta di legge per evitare il carcere ai bambini fino ai 6 anni che insieme alle madri sono costretti a vivere in regime di detenzione, piuttosto che in strutture protette. La proposta di legge a mia prima firma fu presentata al Parlamento, durante la scorsa legislatura, e approvata il 30 maggio 2022, pochi mesi fa, con 241 voti favorevoli e soltanto 7 contrari. Quindi quasi all’unanimità. Ora rischia di decadere per sempre.
di Sofia Ciuffoletti
Il Manifesto, 15 marzo 2023
Il Comitato Nazionale per la Bioetica, circa la risposta al quesito del governo sul caso Cospito, così sunteggia il parere di maggioranza: “Nel caso di imminente pericolo di vita, quando non si è in grado di accertare la volontà attuale del detenuto, il medico non è esonerato dal porre in essere tutti quegli interventi atti a salvargli la vita”.
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