di Ermes Antonucci
Il Foglio, 30 novembre 2022
La legge di Bilancio prevede 36 milioni di euro in meno per i prossimi tre anni per l’amministrazione penitenziaria. Fonti vicine ai vertici di Via Arenula rivelano al Foglio che il ministero non è stato neanche consultato. Fiandaca: “Il rischio di suicidi fra i detenuti aumenterà”.
di Valerio Renzi
fanpage.it, 30 novembre 2022
Le carceri italiane possono essere qualcosa di diverso da luoghi di afflizione e sofferenza? Nell’anno record per i suicidi in cella (già 80) e delle inchieste per torture nei confronti dei detenuti, il governo di Giorgia Meloni che prometteva nuovi penitenziari procede con tagli lineari per il sistema penitenziario con effetti potenzialmente catastrofici per chi vi è recluso e per chi vi lavora.
di Gloria Ferrari
L’Indipendente, 30 novembre 2022
Il testo della legge di Bilancio 2023, votato qualche giorno fa dal governo Meloni - e che dovrà essere definitivamente approvato entro la fine dell’anno - è un colabrodo. Fra tutti i tagli che l’esecutivo ha annunciato di voler introdurre, quello sulla giustizia (che comprende, tra le altre cose, la riduzione del personale penitenziario, già sotto organico) promette di far sprofondare ulteriormente un sistema che evidenzia i suoi limiti continuamente.
di Angela Nicotra
interris.it, 30 novembre 2022
L’Italia è uno dei Paesi europei con più basso numero dei detenuti rispetto alla popolazione. Ma le buone notizie sono finite, perché siamo tra gli Stati con un alto tasso di sovraffollamento carcerario. Secondo le indicazioni della Corte Edu, nelle carceri italiane il diritto allo spazio vitale per ogni singolo detenuto spesso non viene rispettato.
Il Dubbio, 30 novembre 2022
Il Consiglio direttivo dell’Associazione tra gli Studiosi del Processo Penale “G. D. Pisapia”, presieduto dal professor Adolfo Scalfati (ordinario di Procedura penale nell’Università di Roma Tor Vergata), intende prendere posizione sul contenuto del d. l. 31 ottobre 2022, n. 162 disciplinante, inter alia, il tormentato istituto dell’ergastolo ostativo.
di Serena Franchi
Il Manifesto, 30 novembre 2022
Parlare di empowerment per le donne detenute in un ambiente disempowering come il carcere può apparire un ossimoro. O quantomeno una sfida. Su questa sfida abbiamo lavorato con due progetti, condotti dal 2018 dalla Società della Ragione (con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa Valdese).
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 novembre 2022
Nella legge di Bilancio bollinata c’è, sì, un giallo relativo ai risparmi sulla polizia penitenziaria. Però ci sono investimenti strettamente connessi alla riforma della giustizia voluta dall’ex ministra del governo Draghi.
di Liana Milella
La Repubblica, 30 novembre 2022
Venerdì l’incontro con i sindaci dell’Anci. E per la sesta volta il reato sarà “ristretto” anche se ormai le condanne quest’anno sono state soltanto sei. “Molti nemici, molto onore” diceva Mussolini. E di lui, e del suo Guardasigilli Alfredo Rocco, è il reato di abuso d’ufficio. Che da allora a oggi - ormai siamo quasi al secolo - di nemici ne ha avuti a bizzeffe. Quest’oggi vestiti da sindaci. L’abuso d’ufficio, tra il 1930 e il 1931 entra nel codice penale, firmato da Rocco. Già, il ben noto Codice Rocco. Ma da quel momento, la storia dell’abuso d’ufficio - il 323 del codice penale - è storia di contestazioni e di restringimenti progressivi. Se ne susseguono ben cinque. E oggi, con il Guardasigilli Carlo Nordio, sarà la volta della sesta modifica, una sorta di definitiva clava su un reato che lo stesso Nordio voleva eliminare del tutto.
di Davide Varì
Il Dubbio, 30 novembre 2022
Il viceministro della Giustizia e il deputato di Azione chiedono “rigore deontologico” e un “garante” delle persone accusate arte da una constatazione. Parte da una contestazione Francesco Paolo Sisto: “Quando si dice che una persona è considerata non colpevole fino a sentenza definitiva, la Costituzione non dice che non è colpevole solo per i pubblici ufficiali, ma che non è colpevole per tutti, tout- court. Non è colpevole e basta”. È il modo più disarmante per ricordare la contraddizione che, nell’informazione giudiziaria, non è stata risolta neanche dal pur notevole passo avanti compiuto con le nuove norme sulla presunzione d’innocenza. Il viceministro della Giustizia ne parla alla presentazione del saggio “Il processo mediatico”, organizzata ieri mattina nella sala stampa di Montecitorio.
di Fabrizio De Feo
Il Giornale, 30 novembre 2022
Costa (Azione): “Più soldi per il fondo risarcimenti”. Il nodo irrisolto della spettacolarizzazione delle indagini. “Il marketing giudiziario è illiberale e arbitrario perché fondato su qualcosa di non definitivo. Dove è scritto che una inchiesta debba avere un nome e debba esserci una conferenza stampa in cui, senza la difesa, vengono mostrate le immagini delle indagini come fosse il trailer di un film? È un percorso difficile, ma in questa legislatura dobbiamo creare le condizioni per intervenire”.
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