di Diana Ligorio
Il Domani, 3 gennaio 2026
Quando Wissal Houbabi arriva in Italia dal Marocco, ha tre anni e un nome che in un piccolo paese umbro nessuno sa pronunciare. Selci, 1997: un luogo dove la vita si ripete immobile. “Eravamo tra i pochi immigrati del paese”, ricorda. La sua infanzia si sposta lungo confini, più o meno sottili, più o meno evidenti, tra un “noi” e un “loro”. Lei, senza ancora saperlo, sta imparando a vivere negli interstizi. Figlia di un ambulante e di una casalinga, cresce in una casa in cui lo sfratto è una minaccia ricorrente, il riscaldamento resta spento e la spesa del sabato è un traguardo. “I miei genitori mi hanno insegnato l’umiltà e la determinazione”. L’epifania avviene a undici anni. Un pomeriggio, davanti al televisore, succede una cosa piccola che cambia tutto. Ghetto Gospel del rapper Tupac Shakur irrompe sullo schermo, nella stanza, nella testa di Wissal. Quelle parole le risuonano: differenze, fratellanza, odio, comunità, vivere tra i bianchi.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 3 gennaio 2026
Un disegno di legge anti criminalità giovanile con sanzioni anche per i genitori. Il Governo sta per varare un piano sulla sicurezza nelle città. E visto che le forze di opposizione attaccano da mesi su un tema molto avvertito dall’opinione pubblica, la premier ha deciso di rilanciare: brucerà i tempi e chiederà agli avversari di confrontarsi in Parlamento. Fin dall’inizio l’offensiva del campo largo è stata valutata da Palazzo Chigi come un’anticipazione della campagna elettorale 2027. Il primo a muoversi era stato Conte e a ruota si era esposto il Pd con i suoi sindaci. Perciò Meloni ha rotto gli indugi su un progetto che al Viminale è in incubazione da settembre: “Visto che la sinistra ha scoperto la sicurezza, vediamo se sono solo slogan”.
di Frank Cimini
L’Unità, 3 gennaio 2026
Si erano scontrati davanti al liceo Einstein di Torino con i giovani di Fratelli d’Italia impegnati in un volantinaggio. Nella città del violento sgombero ai danni dell’Askatasuna la macchina repressiva riesce a prendersela addirittura con i ragazzini mandandone agli arresti domiciliari sei tra i 16 e i 17 anni per resistenza aggravata a lesioni a pubblico ufficiale. Si erano scontrati davanti al liceo Einstein di Torino con i giovani di Fratelli d’Italia impegnati in un volantinaggio. Scrive il Gip che ha firmato il provvedimento con una motivazione emergenziale più da anni 70 che da terzo millennio: “Gli indagati pur dichiarando di condannare forme di oppressione, autoritarismo e prevaricazione finiscono per adottare esattamente gli stessi metodi coercitivi giustificandoli attraverso una presunta superiorità morale degli obiettivi perseguiti.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 3 gennaio 2026
Era stato il tema più caldo per il Pd nell’ultimo scampolo di 2025, e lo sarà anche in questo inizio di 2026. Parliamo del ddl antisemitismo a prima firma del senatore dem Graziano Delrio, che tanto clamore aveva suscitato nel momento in cui era stato annunciato, con tanto di firme di una decina di parlamentari dem. Una parte dei quali poi l’aveva ritirata su input dei “piani alti” del Nazareno, i quali però avevano ricevuto un due di picche dalla maggioranza dei firmatari. Ora che quel testo sta per arrivare in commissione Giustizia, mercoledì prossimo alla ripresa dei lavori, c’è da scommettere che ne vedremo delle belle, dalle parti del Nazareno e non solo.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2026
Con il nuovo anno per il sistema dei penitenziari restano ancora in piedi i problemi dello scorso anno. Dal sovraffollamento ai servizi che scarseggiano, per finire con l’autolesionismo e le morti. Problemi che investono le carceri italiane e che si ripresentano tutti con l’inizio del nuovo anno. A tracciare questo bilancio di fine anno è Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale. “Alla fine di novembre 2025 - emerge dal bilancio dell’associazione - nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Il 2025 si è chiuso come era iniziato, anzi peggio. I numeri che arrivano dalle nostre carceri non sono solo statistiche, ma i rintocchi di un’emergenza che non trova pace. Al 15 dicembre, l’Italia conta 63.689 detenuti stipati in posti che, nella realtà dei fatti, sono poco più di 45.000. È una matematica dell’orrore quella che ci consegna il Garante campano Samuele Ciambriello: oltre 17.000 persone in più rispetto alla capienza reale. Significa celle pensate per due dove si aggiunge la terza o quarta branda, significa ambienti che diventano momenti di tensione compressa, significa un sistema che ha smesso di essere rieducativo per diventare una “discarica sociale”.
di Francesco Lo Piccolo
vocididentro.it, 2 gennaio 2026
Nel corso dell’anno appena passato, tra il primo gennaio e il 31 dicembre, sono state 80 le persone trovate morte in carcere: gran parte si sono impiccate alle sbarre delle celle, altre invece hanno usato le bombolette del gas. Settantacinque uomini e cinque donne, 19 avevano meno di 30 anni. Uno di questi aveva appena 17 anni: il suo nome è Danilo Rihai, tunisino, una storia di immigrazione, di centri di accoglienza, di emarginazione: la sua vita è finita nel carcere minorile di Treviso a metà agosto, dopo una folle giornata fatta di tentate rapine e aggressioni. Anche lui è stato trovato impiccato. E impiccato è stato trovato alla fine del 2025, il 29 dicembre, Christian Guercio, 35 anni, elettricista, una passione sfrenata per la musica, tossicodipendente. Era stato arrestato tre giorni prima: quando il gip ha convalidato l’arresto disponendo che restasse in carcere, Christian si è appeso usando il lenzuolo come cappio.
di Mario Bertolissi
Corriere della Sera, 2 gennaio 2026
Non è una novità, anche perché l’articolo 27, 3° comma, della Costituzione è in vigore dal 1° gennaio 1948. Stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Non è una novità il fatto che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”, perché sta scritto nell’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948 e, con analoghe parole, nell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950.
di Ivana Barberini
trendsanita.it, 2 gennaio 2026
Claudio Santarelli: “Tra barriere culturali e burocrazia, il reinserimento resta un percorso a ostacoli. La relazione continuativa e il sostegno dopo la pena sono i bisogni più forti delle persone detenute”. Da oltre 30 anni l’associazione “Incontro e Presenza” entra negli istituti penitenziari con un’idea semplice: mettere al centro le persone, non il loro passato e promuovere una cultura di accoglienza e integrazione dei detenuti. Un lavoro quotidiano fatto di ascolto, piccoli aiuti materiali e percorsi di reinserimento, ma soprattutto di relazioni che resistono al tempo e alle distanze. In un sistema che fatica a offrire opportunità reali, le realtà di volontariato costruiscono legami, restituiscono dignità e accompagnano chi vive la detenzione verso un futuro possibile.
di Massimo Merluzzi
La Nazione, 2 gennaio 2026
Dai prossimi giorni verrà fornito a tutti gli agenti della Polizia penitenziaria. La sperimentazione avrà la durata di sei mesi poi si valuteranno gli effetti. Le tante denunce presentate dal personale della polizia penitenziaria hanno portato all’avvio della sperimentazione che scatterà nei prossimi giorni che consente l’utilizzo dello strumento di dissuasione ed autodifesa a base di Oleoresin Capsicum. Meglio conosciuto come lo spray al peperoncino. A dare il via libera al supporto in dotazione al personale è stato il provvedimento firmato a fine anno da Stefano Di Michele capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). L’autorizzazione è legata al significativo incremento di eventi critici e aggressioni al personale.
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