di Januaria Piromallo*
Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2025
Il libro raccoglie le testimonianze di Wissem, Francesca, Elena, Bruno, Alice, Elio, Mariarosaria che da pazienti “scorporati” tornano soggetti in attesa di riscatto e di giustizia. Mi guardo intorno e vedo abeti illuminati, vetrine scintillanti e cori (stonati). Dai mercatini di paccottiglia natalizia all’ombra del Duomo (perfino la Madunina si gira dall’altra parte) e da quelli in piazza Plebiscito i bambini scappano per la bruttezza. Certo, ci si scofana di torroni, salami e panzarotti unti e fritti. Cosa c’entra tutto questo con lo spirito del Natale. Siamo turbati e persi (almeno io lo sono) dall’ “altro” che ci circonda, che non è mandato dall’Alto ma creato dall’uomo, guerra, distruzione, fame, persecuzioni, corruzione (in confronto Mani Pulite è sembrato un gioco da Monopoli).
di Andrea Lavazza
Avvenire, 29 dicembre 2025
I nuovi media cercano una via praticabile per garantire standard elevati. L’esempio francese. A fronte di una crescente domanda di informazione e di un consumo digitale che ha raggiunto picchi senza precedenti, si assiste a una paradossale crisi dell’offerta di informazione professionale e strutturata. C’entra, com’è noto, la richiesta da una parte di contenuti gratuiti e, dall’altra, il costo della fornitura di elementi affidabili e ben ricercati. Molte le disamine già formulate su un tema assolutamente cruciale per la tenuta delle democrazie oggi sotto stress. Poche però le soluzioni credibili. Proprio per questo merita qualche riflessione il recente dibattito francese, presto degenerato in polemica politica senza approfondire gli aspetti più promettenti, e in qualche misura necessari, emersi dalla proposta dell’Eliseo.
di Alessandra Vescio
marieclaire.it, 29 dicembre 2025
Negli ultimi 25 anni circa, il numero delle donne e delle ragazze in carcere nel mondo è cresciuto del 57%, quasi tre volte in più rispetto alla popolazione detenuta maschile. Oltre 733mila donne e ragazze nel mondo oggi si trovano in carcere, tra quelle che sono in custodia cautelare e quelle che invece hanno già ricevuto una condanna. Secondo la World Female Imprisonment List, la lista pubblicata dall’Institute for Crime & Justice Policy Research dell’Università Birkbeck di Londra, si tratta molto probabilmente di una sottostima: alcuni Paesi infatti forniscono dati incompleti o non li condividono affatto.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 29 dicembre 2025
La guerra in Ucraina, le trattative e la mancanza di una strategia europea. No, non siamo padroni del nostro destino. Diventa sempre più evidente lo iato fra le lodevoli (ma vacue) intenzioni di noi europei e le controverse (ma concrete) azioni dell’America Maga. Con la consueta brutalità lo ha ricordato Donald Trump, che nella sua Versailles privata di Mar-a-Lago ha incontrato Volodymyr Zelensky: “Lui non ha nulla in mano finché non lo approvo io!”, aveva premesso. Ieri, “tra una chiamata e l’altra con Putin” - come ha titolato maligno il sito del Washington Post - il presidente americano ha promesso garanzie di sicurezza “forti” a una Kiev martoriata dai missili russi anche durante i colloqui e pacche sulla spalla al “coraggioso” collega ucraino che per mesi ha bistrattato.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2025
La frase l’ha pronunciata il ministro degli Esteri Antonio Tajani il 2 ottobre, ospite del programma Porta a porta di Bruno Vespa. L’argomento era il violento intercettamento in acque internazionali, da parte della marina militare israeliana, delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. È stata una frase uscita male che, chissà, se fosse stato possibile tornare indietro il responsabile della politica estera italiana avrebbe formulato diversamente. O magari è stata detta a mo’ di rassegnata constatazione e avrebbe potuto essere preceduta da “Secondo Israele”. Chissà, appunto. Ma è stata comunque una frase sintomatica, che ha fatto correre i brividi lungo la schiena alle persone giuriste e alle organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, che vedono il diritto internazionale come un parametro su cui misurare il comportamento degli stati.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 28 dicembre 2025
Nel suo libro “La rivoluzione normale” l’ex direttore di San Vittore e dirigente Dap, spiega problemi e possibili soluzioni: “Lo Stato punisce chi non ha rispettato la legge, ma è il primo a non rispettarla, dovrebbe essere normale lavorare affinché il sistema carcerario migliori. Non è il cavallo di battaglia di nessun governo, per paura delle urne”. “Il vero problema è che non è stata capita la natura del problema”. Usa un gioco di parole Luigi Pagano - storico direttore del carcere di San Vittore, una lunga esperienza nel Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, oggi garante dei detenuti di Milano - per spiegare a HuffPost perché il carcere sembra un vicolo cieco. Senza prospettive e senza soluzioni. In realtà, la soluzione per avere un carcere più umano lui l’ha capita da decenni. E l’ha spiegata nel suo libro “La rivoluzione normale - se proprio di un carcere abbiamo bisogno”, edizioni San Paolo, con prefazione di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi.
di Franco Pizzolato*
labarcaeilmare.it, 28 dicembre 2025
Il tempo natalizio fa essere più buoni, ma è difficile credere a certe conversioni. Gente e partiti che fino a ieri si scandalizzavano di fronte a chi osava invocare qualche temperamento di pena nelle carceri per renderle meno punitive e un po’ più educative, come vuole il nobile diritto, ora si dichiarano addirittura vicini al Papa che da sempre chiede rispetto dell’umanità anche dei reclusi. Il Presidente del Senato, La Russa, esponente di un partito che fino a stamattina, insieme con i Leghisti, invocava a gran voce la certezza della pena, ora chiede indulti e amnistie. E non solo per uno sfollamento delle carceri, che sarebbe posizione materialmente realistica più che ideale, ma proprio per senso di umanità. Sarà vero?
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 28 dicembre 2025
Fra marzo e aprile il referendum sulla riforma voluta da Nordio. L’anno che sta per cominciare sarà decisivo per le riforme istituzionali che fanno parte del programma della maggioranza di centrodestra. Non soltanto per quanto riguarda la giustizia, che ha già tagliato il traguardo della doppia approvazione di Senato e Camera secondo le modalità prescritte dall’articolo 138 della Costituzione ma che dovrà superare anche lo scoglio del referendum confermativo, non avendo incassato in Parlamento la maggioranza qualificata necessaria per evitarlo. Altri due “cavalli” sui quali l’esecutivo ha puntato molto sono l’autonomia regionale differenziata (“manifesto” leghista per eccellenza) e il premierato (modello molto caro a Giorgia Meloni e ai suoi Fratelli d’Italia). Ma con la legislatura che terminerà con ogni probabilità a primavera 2027, la partita dovrà essere giocata nel 2026. Vediamo, quindi, a che punto è il cantiere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 dicembre 2025
Parla l’avvocato Cesare Placanica, già presidente della Camera penale di Roma: “La separazione delle carriere rafforza la terzietà del giudice e tutela i diritti dei cittadini. Il correntismo è una piaga da recidere, anche con il sorteggio”. Cesare Placanica, già presidente della Camera penale di Roma. Perché ha scelto di far parte del Comitato Sì riforma presieduto da Nicolò Zanon? Mi viene da dire, perché no? È la battaglia che, spesso in corsa solitaria, l’unica associazione di cui in vita mia ho mai fatto parte, Ucpi, portava avanti con convinzione già nel lontano 1993, data della mia adesione. Farla ancora, a fianco di illustri giuristi che stimo e apprezzo da tempo, è un privilegio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 dicembre 2025
Parla Nello Rossi, magistrato e direttore di “Questione Giustizia”: “Questa riforma ha radici lontane: il rischio è un indebolimento complessivo delle garanzie. E il sorteggio è una scorciatoia pericolosa”. Nello Rossi, direttore della rivista Questione giustizia, che idea si sta facendo di questa campagna referendaria? Veramente io vedo in corso non una ma due campagne referendarie. Nella prima, riservata ad una minoranza della popolazione, si discutono i pro e i contro della riforma costituzionale. Nella seconda, invece, vengono agitati temi che con la riforma non vengono neppure affrontati, ma che colpiscono la più vasta opinione pubblica: la lunghezza dei processi (spesso frutto di norme processuali farraginose e contraddittorie) o i casi giudiziari più clamorosi e divisivi, come quello della famiglia nel bosco o Garlasco.
- Teramo. Castrogno, dietro il sovraffollamento le vite sospese: a 84 anni attende la sua udienza
- Verona. Detenuti presto al lavoro in Tribunale
- Avellino. “Oltre le mura: la persona dietro alla detenzione femminile”
- Roma. Un pranzo di Natale che sa di riscatto. A Rebibbia i detenuti cucinano per gli ospiti
- Terni. Detenuti attori nel carcere di Sabbione per lo spettacolo “Quasi un musical”










