di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 dicembre 2025
Intervista a Mimmo Passione, secondo il quale “non c’è alcuna contraddizione tra l’essere di sinistra e la riforma che ora è al vaglio referendario, la cui genesi non appartiene alla destra ma è, invece, il naturale compimento costituzionale dell’art. 111.”
di Fabrizio Federici
L’Opinione, 18 dicembre 2025
Nel dibattito sulla stabilizzazione del personale assunto coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, un dato rischia di passare inosservato, pur essendo decisivo: il Ministero della Giustizia prevede l’assunzione di circa 6.000 lavoratori precari, di cui ben 5.200 collocati nell’Area III, quella dei funzionari. Numeri che, da soli, basterebbero a chiudere ogni polemica sulla possibilità o meno di assorbire integralmente una platea molto più ridotta: i funzionari tecnici di amministrazione, che oggi sono solo 800 circa su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una categoria selezionata tramite concorso pubblico, inserita stabilmente negli uffici giudiziari e chiamata a svolgere funzioni amministrative qualificate, analoghe a quelle dei funzionari di ruolo. Eppure, mentre per altri profili tecnici - informatici, contabili, statistici, edilizia - si va verso una stabilizzazione automatica, per i funzionari tecnici di amministrazione si prospetta una procedura selettiva aggiuntiva, in parte assimilata a profili diversi per mansioni e percorso concorsuale.
di Andrea Oleandri*
L’Unità, 18 dicembre 2025
Nella legge di delegazione europea approvata dalla Camera il governo ha recepito la direttiva Ue che tutela le Slapp transfrontaliere, ma non ha sfruttato l’occasione per intervenire anche sulle azioni legali interne, che sono la maggior parte e con il maggiore impatto negativo sulla libertà di espressione. Senza una legge nazionale organica si rischia di legittimare di fatto le cause temerarie, lasciando intatto il loro potere intimidatorio. Il 3 dicembre 2025 la Camera dei Deputati ha approvato la legge di delegazione europea per recepire, tra le altre cose, la Direttiva UE sulle Slapp (Strategic Lawsuits Against Public Participation), per cui sull’Italia pendeva un impegno che sarebbe scaduto il 7 maggio 2026. Formalmente il Governo italiano ha ripreso il perimetro previsto dalla Direttiva (UE) 2024/1069, che tutela solo cause civili con implicazioni transfrontaliere, lasciando fuori quasi tutte le azioni legali temerarie interne, che sono la maggior parte di quelle intentate e, spesso, quelle con un impatto maggiormente negativo sulla libertà di espressione.
Negligenza informativa dell’imputato, non prova la volontà di sottrarsi alla conoscenza del processo
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 2025
Il presupposto per procedere in assenza dell’imputato ritenendo che si sia sottratto volontariamente alla conoscenza della pendenza del processo non è integrato automaticamente dall’assenza di contatti col difensore che ha nominato. La Corte di cassazione penale - con la sentenza n. 40489/2025 - ha accolto il ricorso dell’imputato che chiedeva la rescissione del giudicato in quanto la notifica dell’atto di citazione in giudizio era stata effettuata presso il difensore di fiducia nominato durante le indagini preliminari e indicato come domiciliatario, ma che precedentemente alla prima udienza aveva rinunciato al mandato sottolineando di non aver avuto mai più contatti con la persona assistita e di non conoscerne la dimora. Veniva nella stessa udienza nominato dal giudice procedente un difensore d’ufficio che ha rappresentato l’imputato nell’ulteriore corso del processo, sino alla pronuncia della sentenza di condanna divenuta irrevocabile.
piacenzasera.it, 18 dicembre 2025
Un detenuto di 24 anni, di origine indiana, si è suicidato nel pomeriggio del 16 dicembre nella Rems di Reggio Emilia. È il primo caso di questo genere in Emilia-Romagna. Il giovane era stato arrestato e incarcerato a Piacenza per furto di una bicicletta e resistenza a pubblico ufficiale. A riferire l’accaduto è il Garante regionale per i detenuti, Roberto Cavalieri. Gli operatori sanitari si sono tutti adoperati per sostenere gli altri pazienti della struttura.
di Enrico Fresu
L’Unione Sarda, 18 dicembre 2025
La presidente della Regione contro l’ipotesi di trasformazione in carcere di massima sicurezza: “Inaccettabile”. “L’ipotesi che il carcere venga svuotato e ristrutturato per ottenere una struttura destinata esclusivamente ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis è concreta ed imminente. Se confermata, sarebbe una scelta gravissima per Nuoro e per l’intero territorio”. La presidente della Regione, Alessandra Todde, si mette nella scia della preoccupazione del vescovo di Nuoro, monsignor Antonello Mura, in relazione al carcere di Badu e Carros: stando a quanto trapelato il penitenziario barbaricino potrebbe essere svuotato per “accogliere” solo detenuti in regime di massima sicurezza. Mafiosi e terroristi, quindi, come i 92 destinati al braccio di imminente inaugurazione nel carcere di Uta. A Nuoro “non sarebbe un intervento temporaneo, ma una decisione strutturale, assunta senza alcun confronto con la Regione. Una punizione per una città, per un territorio e per un’isola che faticosamente stanno rialzando la testa”.
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 18 dicembre 2025
C’è qualcosa di profondamente ottocentesco, e non nel senso buono, nel fatto che a Trieste il carcere stia appiccicato al tribunale come una sacrestia all’altare. È una concezione austroungarica, figlia di un’epoca in cui giustizia, pena e redenzione dovevano condividere lo stesso corridoio, possibilmente sotto lo stesso sguardo morale. Una visione che oggi sopravvive più per inerzia che per ragione, e che continua a produrre effetti paradossali: logistici, simbolici, talvolta grotteschi. E, come si è visto, anche pericolosi. Il complesso del Coroneo, nel cuore della città, racconta questa storia meglio di qualsiasi trattato di architettura penitenziaria. Il tribunale a pochi metri, il carcere addossato, la città intorno che preme. Una giustizia che non si limita ad amministrare, ma occupa spazio urbano, lo colonizza, lo sovraccarica. È un’idea di Stato che non ha mai davvero aggiornato la propria mappa mentale: punire, giudicare, custodire tutto insieme, come se il semplice contatto fisico potesse garantire ordine.
ansa.it, 18 dicembre 2025
Burla, “la tanto proclamata sicurezza ha le sue falle”. “Inasprire le pene, creare nuovi reati, inserire sempre più stringenti ostatività alle misure alternative di esecuzione delle condanne e alle pene sostitutive, hanno avuto il solo risultato di incrementare il numero di persone ristrette in carcere anche per reati che certamente non destano particolare allarme sociale, mantenendo però la stessa pianta organica degli appartenenti alla polizia penitenziaria e alle altre aree”. Lo scrive in una nota il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Trieste Elisabetta Burla che invita a “una riflessione seria e non per slogan”. Ricordando l’evasione dalla casa circondariale di Trieste una delle tre verificatesi nell’ultima settimana in Italia, Burla sottolinea che “la tanto proclamata sicurezza, evidentemente, ha le sue falle”.
iltquotidiano.it, 18 dicembre 2025
Qui i detenuti potranno incontrare i propri compagni e le proprie compagne. Alla Casa circondariale di Trento apre la stanza dell’affettività. Uno spazio dedicato ai colloqui intimi tra le persone detenute e i loro partner, realizzato dall’amministrazione penitenziaria con il sostegno della Conferenza e sostenuto dalla Conferenza regionale volontariato giustizia Trentino Alto Adige Sudtirol. Il progetto è stato promosso e accompagnato dalla direzione dell’istituto, guidata da Annarita Nuzzaci, che ha seguito l’intero percorso fino alla sua concretizzazione: rendendo possibile la traduzione operativa di un importante principio di diritto. Un progetto che nasce in risposta alla sentenza n. 10/2024 della Corte Costituzionale, che riconosce il diritto all’affettività come parte fondamentale della dignità delle persone detenute, compatibilmente con le esigenze di sicurezza e ordine.
di Ilaria Donati
La Ragione, 18 dicembre 2025
Parla Maria Mancarella, Garante dei diritti dei detenuti. A Lecce, quello che per anni era stato definito un carcere modello è oggi un istituto in sofferenza profonda. Per Maria Mancarella, garante dei Diritti dei detenuti nel capoluogo salentino, si tratta di “una situazione seria, complicata e di difficile soluzione”. I numeri parlano da soli: 780 posti regolamentari, spesso ridotti dai lavori di manutenzione, e quasi 1.400 persone recluse. Un sovraffollamento che si somma a un altro elemento decisivo: “La tipologia di detenuti è cambiata. Arrivano moltissime persone con dipendenze e gravi problemi di salute mentale”.
- Caltanissetta e San Cataldo: “La luce nel buio”: la musica accende speranza nelle carceri
- Roma. La solidarietà? Le donne di Rebibbia l’hanno spiegata a me
- Cremona. Filosofi dentro al carcere con Terzo Tempo
- Caltanissetta e San Cataldo: “La luce nel buio”: la musica accende speranza nelle carceri
- Cremona. Filosofi dentro al carcere con Terzo Tempo










