di Livia Montagnoli
artribune.com, 11 dicembre 2025
Dopo un percorso partecipato lungo oltre un anno, l’artista piemontese svela l’opera permanente che condensa desideri, speranze e voglia di riscatto delle detenute di Rebibbia. “BENU” si compone di due fenici luminose, visibili anche dall’esterno del carcere. BENU è il nome di una mitologica creatura egizia, antesignana della fenice, simbolo millenario di rinascita. E con le detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, a Roma, Eugenio Tibaldi (Alba, 1977) ha lavorato proprio sulle molteplici prospettive di futuro, riempiendo di tanti significati diversi un simbolo comune: “Durante le giornate trascorse a Rebibbia ho avuto la netta percezione che la divisione fra chi è all’interno e chi non lo è sia davvero labile. La scelta di provare a immaginare insieme a tutte loro delle nuove fenici ha portato a elaborati intensi che ora con un ulteriore lavoro in studio sto cercando di sintetizzare per creare delle immagini finali che siano allo stesso tempo personali e comuni a tutti noi”, spiegava l’artista qualche mese fa, pronto a dare forma al processo creativo partecipato avviato nel carcere romano.
di Fiorenza E. Aini
gnewsonline.it, 11 dicembre 2025
Uno studente, di più, un laureando, che si interroga sul senso dell’utopia: il suo destino, i fallimenti cui è andata incontro nei vari periodi storici, la possibilità di una nuova società, capace di superare conflitti, guerre e fratture. Utopia: Wikipedia la descrive come “un ideale irrealizzabile, un progetto inattuabile, il modello immaginario di una società perfetta, dove gli uomini vivano nella piena realizzazione di un ideale politico e morale”. Un ‘progetto inattuabile’ proprio nulla ha a che vedere con quanto realizzato dallo studente che oggi si è laureato, e che nelle sue condizioni aveva tutto il diritto di immaginare difficoltà se non addirittura la sicura impossibilità di raggiungere il traguardo.
garantedetenutilazio.it, 11 dicembre 2025
Matinée riservata alle scuole per “Ramona e Giulietta” al Teatro Spazio Rossellini. “In carcere c’è tanta affettività tra le persone detenute, che litigano fra di loro e in qualche modo si aiutano molto tra di loro. Il problema è quando l’affettività diventa amore, e questa cosa in carcere non si vuole che ci sia tra le persone detenute. Poi ci sono i rapporti con chi sta fuori: i familiari, gli amici, le compagne, i compagni. In carcere si possono fare quei dieci minuti di telefonate alla settimana per poter parlare con il proprio marito, la propria moglie, i propri figli, il proprio fratello, la propria sorella. Dieci minuti alla settimana. La possibilità di incontrarsi, in mezzo ad altre persone, per un’ora: già l’abbraccio non si può fare”.
di Francesco Crippa
vita.it, 11 dicembre 2025
Bruxelles accelera sulla costruzione della “fortezza Europa”: approvati dal Consiglio dei ministri tre regolamenti di modifica del Patto immigrazione e asilo su Paesi sicuri, Paesi terzi sicuri e hub di rimpatrio esterni. Ora la palla passa al Europarlamento per il via libera definitivo. Settimana scorsa, invece, è stata approvata un’intesa sulla revoca delle agevolazioni sui dazi di accesso al mercato unico per i Paesi terzi che rifiutano di riaccogliere i propri cittadini espulsi.
di Matteo Losana
Il Manifesto, 11 dicembre 2025
L’adozione di politiche sull’immigrazione sempre più restrittive, lesive dei diritti fondamentali che - nonostante tutto - garantiscono i migranti, procede spedita, anche a livello sovranazionale. Prima, l’8 dicembre, il Consiglio europeo (organo dell’Unione europea) ha trovato l’accordo per allargare la definizione di Paesi sicuri. Consentendo così agli Stati membri di considerare inammissibile la domanda di asilo anche quando il richiedente potrebbe ricevere protezione in un Paese terzo (con il quale non è più necessario abbia alcun legame).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 dicembre 2025
Palazzo Chigi esulta per il sostegno crescente, ma l’organizzazione internazionale fa scudo alla Convenzione europea e alla Corte. L’attacco al cuore dello stato di diritto è arrivato al Consiglio d’Europa. Ieri nell’ambito dell’organismo internazionale - da non confondere con istituzioni comunitarie come il Consiglio Ue o quello europeo - si è tenuta una riunione informale convocata dal segretario generale Alain Berset dopo la lettera promossa lo scorso maggio da Italia e Danimarca. Sette le firme raccolte in quel momento, poi cresciute nei mesi. Obiettivo: fissare dei paletti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e aprire una discussione per la modifica della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Entrambe hanno come sigla “Cedu”, altro elemento che crea confusione su un tema serissimo.
di Stefano Lepri
La Stampa, 11 dicembre 2025
Più si esplorano le disuguaglianze del nostro mondo, più si capisce che è difficile combatterle. Si sente dire spesso che con la globalizzazione sono molto aumentate, ma è vero solo in parte. Il rapido sviluppo di molti Paesi emergenti nel quarto di XXI secolo che è già trascorso ha certo rimescolato molte carte, e mutato i gradini delle graduatorie mondiali; le nuove tecnologie hanno consentito di accumulare ricchezze enormi negli Stati Uniti.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 11 dicembre 2025
Il divieto ai minori di 16 anni non è una limitazione della libertà ma un meccanismo di coordinamento che aiuta i giovani a fare ciò che già vorrebbero fare ma da soli non riescono. L’Australia ha appena deciso di vietare l’uso dei social media ai minori di sedici anni. Una misura drastica, certo, ma che nasce da una attenta analisi dei dati. Come dimostra Jonathan Haidt in The Anxious Generation, la crescita della diffusione dei social è direttamente collegata all’esplosione dei disturbi ansiosi e depressivi tra gli adolescenti. Dal 2010 in poi - spiega Haidt - con la diffusione degli smartphone, i tassi di depressione e autolesionismo nelle ragazze sono letteralmente raddoppiati in molti Paesi occidentali.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 11 dicembre 2025
Lo dimostra quello che accade in Iran: 1878 esecuzioni dall’inizio dell’anno. Non parliamo di pena capitale, ma di un regime che si regge sulla violenza. La giornata mondiale per i diritti umani è stata istituita il 10 dicembre del 1950 per commemorare l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani avvenuta due anni prima, il 10 dicembre del 1948, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Fu una delle prime giornate mondiali a essere istituita. All’epoca ne esistevano solo un paio. Oggi il calendario offre l’occasione di commemorare quasi ogni giorno, insieme ad almeno un santo, anche una ricorrenza mondiale. Sono profondamente convinta che la proliferazione eccessiva, vale per i beni di consumo come anche per le giornate mondiali, rischia di vanificarne il valore e il significato. Eppure, nella ricerca costante che faccio per distinguere ciò che è superfluo da ciò che è necessario, ritengo che quella del 10 dicembre sia una commemorazione necessaria. È necessaria perché la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è la madre del nostro contemporaneo essere comunità, dove ciascuno è portatore di diritti umani, come diritti naturali storicamente acquisiti, che lo Stato deve rispettare per costruire pace e giustizia, prevenendo i conflitti.
di Carletta Di Blasio
ancoraonline.it, 11 dicembre 2025
Nel novembre 2025 la lista ufficiale dei Prisoners Defenders, ong internazionale con sede in Spagna che si occupa di difesa dei diritti umani, ha registrato un nuovo record: 1.192 prigionieri politici a Cuba. Sono 19 i nuovi casi inseriti nell’aggiornamento mensile, segno di una repressione che continua ad aumentare e che si conferma come strumento sistemico del regime per soffocare ogni forma di dissenso. Arresti arbitrari, sparizioni forzate, e condanne sproporzionate: è questo lo schema ricorrente che, secondo il rapporto, alimenta un vero e proprio “terrorismo di Stato”.










