di Matteo Maria Zuppi
La Repubblica, 5 dicembre 2025
In occasione del Giubileo dei Detenuti, che cade in questi giorni, le porte del penitenziario femminile della Giudecca, a Venezia, si aprono ai visitatori. Sarà un gruppo di detenute ad accogliere chi vorrà visitare la mostra “I volti della povertà in carcere”. Per raccontare dolore e speranza senza giudizio, come spiega il cardinale e arcivescovo di Bologna proprio commentando le immagini della mostra. Dal 6 al 19 dicembre la Casa di Reclusione Femminile della Giudecca a Venezia ospita, nella cappella di Santa Maria Maddalena, la mostra fotografica I volti della povertà in carcere ispirata all’omonimo volume di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero (Edb edizioni). La mostra arriva a Venezia in concomitanza con il Giubileo dei Detenuti, e coinvolge direttamente un gruppo di donne detenute che accompagneranno il pubblico durante la visita dopo un percorso di formazione dedicato. Vi proponiamo qui il testo che il cardinale Matteo Maria Zuppi ha scritto per il libro I volti della povertà in carcere. “Ero in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25, 43), afferma il Vangelo. Non si dice nulla delle caratteristiche della persona rinchiusa, non si cercano meriti o al contrario condanne per giustificare la scelta di abbandonare i detenuti. “Ero in carcere e non mi avete visitato”, ma noi siamo chiamati a non lasciare soli questi uomini e queste donne.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 5 dicembre 2025
“Ogni contributo è importante” (Every contribution matters) è il tema che l’United Nations Volunteers (Unv) ha scelto per la Giornata internazionale del volontariato che si celebra venerdì 5 dicembre e che quest’anno segna anche il lancio ufficiale dell’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile, proclamato dall’Assemblea generale dell’Onu. L’International Volunteer Day è stato istituito nel 1985 ed è divenuto un appuntamento simbolo di una comunità globale che conta oltre un miliardo di volontarie e volontari. Un momento per riconoscere l’impatto dell’azione volontaria nelle comunità e per ribadire che le azioni guidate dalle persone sono decisive per affrontare le sfide condivise del nostro tempo. Un impegno che, come ricordano le Nazioni Unite, accelera lo sviluppo e rafforza la resilienza dei territori.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 5 dicembre 2025
La spinta partecipativa che raggiunse il proprio acme negli anni Settanta, si è via via indebolita. Ma le astensioni potrebbero essere lette come una domanda di più spazi di partecipazione. C’era da aspettarselo. Dopo l’ulteriore tracollo della partecipazione elettorale alle ultime consultazioni regionali, abbiamo per qualche giorno letto preoccupati commenti di alcuni opinionisti attorno alla malattia della democrazia, poi il silenzio: ciascuno è tornato riflettere sugli scenari italiani e mondiali o sull’ultimo fatto di cronaca, in un dibattito pubblico sempre più esposto a diversivi e a vere e proprie falsificazioni. Sembriamo insensibili alla eloquenza dei fatti: quale legittimità possono avere una maggioranza e un governo, nazionale o regionale, votati, quando va bene, da un quarto degli aventi diritto? Come non vedere che tale situazione, in parte comune ad altre democrazie, è particolarmente acuta in Italia? Eppure, da molti decenni si riflette sull’intreccio tra crisi della rappresentanza politica e crisi del rappresentato, cioè del cittadino-elettore: la spinta partecipativa, che raggiunse il proprio acme negli anni Settanta, si è, per molteplici motivi, via via indebolita, con la conseguenza di rendere sempre più isolato il circuito rappresentativo classico, consentire il perdurare di una “Repubblica dei partiti” anche una volta che questi ultimi abbiano smesso di svolgere il compito assegnato loro dall’art. 49 della Costituzione, smontare alla base il funzionamento di quegli istituti complementari alla rappresentanza (ad es., il referendum abrogativo, anch’esso divenuto sempre più eterodiretto) e marginalizzare i pur promettenti esempi di democrazia deliberativa che qua e là si è cercato di realizzare. Anche sulle proposte di favorire, attraverso un impiego accorto delle nuove tecnologie, l’esercizio del voto (elettronico, per corrispondenza, per procura, a domicilio per ragioni di infermità, anticipato presidiato) non sono state mai davvero prese sul serio, almeno nel senso di verificare sino a quale punto esse o alcune di esse siano compatibili con il modello costituzionale del voto
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 5 dicembre 2025
Il 13 novembre 2025 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ferrara ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato a seguito della denuncia- querela di Davide Merchiori riguardo alla morte di Maria Vittoria Mastella. Perché, scrive il giudice, non si formulerebbe “una ragionevole previsione di condanna”. Questa storia comincia a luglio 2024, quando Maria Vittoria Mastella muore. Ha un tumore, viene sedata, rimane tre giorni sedata. Secondo il suo fidanzato, però, Mastella non avrebbe mai consentito alla sedazione palliativa profonda e non sarebbe mai stata informata in modo esaustivo delle sue condizioni.
di Lara Tomasetta
The Post Internazionale, 5 dicembre 2025
Il costituzionalista Salvatore Curreri spiega cosa è andato storto. E che fine faranno. Edi Rama, il premier dell’Albania, ogni volta che vede Giorgia Meloni si inginocchia pubblicamente. E a ben vedere tutta la storia dei Centri per migranti (ora Centri di Permanenza per il Rimpatrio, Cpr) al di là dell’Adriatico, non è difficile capirne il motivo. Ma partiamo dall’inizio. Le strutture di Shengjin e Gjader sono nate da un accordo tra i due Paesi, volto a esternalizzare la gestione dei flussi migratori, in particolare per quanto riguarda le persone intercettate in acque internazionali. L’intesa prevede che, dopo il soccorso in mare, i migranti vengano trasferiti in Albania, dove saranno sottoposti a procedure di identificazione e valutazione delle richieste di asilo, con la possibilità di essere trattenuti appunto nei Cpr.
di Angela Stella
L’Unità, 4 dicembre 2025
Il presidente del Senato aveva sollecitato un decreto contro il sovraffollamento, ma Mantovano frena e da via Arenula fanno sapere che la questione non è all’ordine del giorno. Serracchiani (Pd): “Da tre anni lavorate per peggiorare la situazione”. Due giorni fa il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva sollecitato un provvedimento di clemenza contro il sovraffollamento, auspicando che per Natale ci fosse un decreto che consenta “a chi ha scontato la maggior parte della pena, di finire di scontarla dentro di sé o in un altro luogo”. Il suo precedente appello, prima dell’estate, si era infranto contro il muro alzato dal suo stesso schieramento politico, Fratelli d’Italia, insieme alla Lega.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 4 dicembre 2025
I dibattiti sulla decarcerizzazione sono in proporzione inversa all’aumento della popolazione detenuta. Fu una rivelazione quando i detenuti evasero dall’invisibilità. Non scavarono più col cucchiaio una galleria sotto terra: salirono sui tetti a torso nudo o in canottiera, le donne in biancheria, inalberando cartelli improvvisati che dicevano viva la libertà e dicevano noi siamo vivi, esistiamo. Un’ascensione, un toccare il cielo con un dito. Le cose del carcere vanno da un estremo all’altro, dalla rivoluzione dell’abolizione della galera al riformismo del fornellino.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 4 dicembre 2025
A seguire con cura la traiettoria del ragionamento di Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, verrebbe da dire che l’unico (possibile) detenuto per cui nelle patrie galere non si sia trovato un posto è stato Al Masri. Per tutti gli altri lo spazio c’è, e se non c’è - cosa ricordata anche dal sottosegretario - è solo questione di costruire nuove prigioni: “Noi stiamo lavorando in modo intenso perché si affronti la questione del sovraffollamento carcerario con un congruo incremento dei posti all’interno degli istituti di pena”.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 4 dicembre 2025
Lo scontro, l’ennesimo, con il governo si consuma sulle carceri e questa volta il guardasigilli Carlo Nordio è chiamato almeno a metterci la faccia. Le opposizioni depositano una nuova richiesta di informativa urgente al ministro della Giustizia e il senso non è la forma parlamentare: è la fotografia di una crisi che non trova più un responsabile politico disposto ad assumersela. I numeri si impongono: settantadue suicidi, sovraffollamento al 137%, oltre 63.000 detenuti stipati in meno di 47.000 posti reali. È il quadro di un sistema penitenziario che ha oltrepassato la soglia di sicurezza e si avvicina all’orizzonte delle vecchie condanne europee.
di Matteo Pucciarelli
La Repubblica, 4 dicembre 2025
“È un disegno del governo. Non fai nulla per risolvere il problema, anzi getti benzina nel fuoco, per poi intervenire col pugno duro”. Nel luglio 2024 il deputato di Italia viva Roberto Giachetti ha presentato una proposta di legge, supportata anche da Rita Bernardini, che tenta di modificare il sistema di detrazione di pena per la liberazione anticipata dei detenuti. Che è un po’ la proposta di Ignazio La Russa. “Sono incazzato nero”, dice.
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