di Paola D'Amico
Corriere della Sera, 30 novembre 2025
La fotografia del ceto medio italiano, tante rinunce e solitudine. I dati raccolti nel libro “Il fragile domani”. Secondo gli studiosi manca progettualità. E il benessere è legato alle relazioni sociali. Sempre più piccole e frammentate, le famiglie del ceto medio nazionale vivono in un contesto di crescente incertezza. Impegnate a destreggiarsi in un percorso a ostacoli tra problemi economici e relazionali, confessano di sperimentare spesso ansia e stress. Tra queste troviamo genitori sopraffatti dalla cura di figli e anziani (la sandwich generation) anche se non vulnerabili come i single, i separati e i giovani adulti (che vivono ancora in famiglia e quando hanno un proprio reddito è molto basso).
di Marina Corradi
Avvenire, 30 novembre 2025
Educazione, certo, bisogna educare i giovani. Mi domando chi, però: una scuola in crisi, o famiglie dove a fatica ci si ritrova all’ora di cena, lo smartphone acceso accanto al tovagliolo? Una legge che distingua il femminicidio dall’omicidio. Pochi anni fa lo avrei trovato illogico - la vita di un uomo o di una donna vale uguale. Ma come tutti sono sbalordita dalla quantità di mogli e fidanzate uccise, quasi una ogni tre giorni. Un’epidemia di mirata ferocia. Vent’anni fa, le statistiche degli omicidi del Ministero dell’Interno riportavano principalmente uomini, come vittime, e sempre nell’ambito di regolamenti malavitosi. Le donne uccise per motivi passionali erano rare. E certo, pene più severe, braccialetti elettronici, denunce immediate. Ma non ci sarà mai una Volante abbastanza vicina ad ogni casa italiana, quando la violenza esonda. E io non so quale soluzione si possa trovare, a questa che sembra una mutazione sociologica. Qualcosa che non abbiamo ancora capito né studiato. Ma ne varrebbe la pena. Indagare sul “prima”, su quali parole e contrasti corrono nelle case dove, poi, corrono le sirene.
di Mauro Armanino*
Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2025
Fuggito dall’apartheid in Sudafrica, Jerry dormiva con altri 28 migranti in un capannone. Aveva denunciato le condizioni di sfruttamento. Quattro persone fecero irruzione con armi e spranghe. Il treno regionale con provenienza Napoli Centrale e diretto a Roma Termini arriva puntuale nella stazione di Villa Literno. Non ricordavo che, il 25 agosto del 1989, in questa cittadina fu ucciso Jerry Essan Masslo, richiedente asilo e raccoglitore di pomodori. La sera prima Jerry, fuggito dall’aparteid in Sudafrica, dormiva con altri 28 migranti in un capannone. Aveva denunciato le condizioni di sfruttamento di cui erano oggetto i lavoratori migranti della zona. Un gruppo di quattro persone, coi volti coperti, fece irruzione con armi e spranghe esigendo i salari che erano stati distribuiti. Il rifiuto di sottostare alla domanda gli costò la vita. Poco dopo l’assassinio ebbe luogo a Roma la prima grande manifestazione antirazzista in Italia con la partecipazione di circa 200 mila persone. Per Jerry furono tributati i funerali di Stato perché più volte era stato uccisa la sua dignità.
di Francesco Paolo Savatteri
Il Domani, 30 novembre 2025
Il Parlamento francese vuole tenere aperte le uniche due sale di consumazione del Paese, perché i risultati sono positivi: meno overdose e meno costi sanitari. In Italia l’unico luogo che ci si avvicinava è stato chiuso. “Alcune mattine nella stazione di Gare du Nord si potevano trovare cinquanta persone che si iniettavano droghe direttamente sul suolo, in condizioni deplorevoli e sotto lo sguardo di tutti. Oggi questa cosa non c’è più, è scomparsa quasi del tutto”. Jamel Lazic riassume così l’efficacia della “stanza del consumo” di Parigi, un luogo in cui le persone con tossicodipendenze possono consumare droghe in sicurezza, sotto la supervisione di personale specializzato. In questo modo si cercano di evitare overdose, infezioni e altre complicazioni che possono insorgere più facilmente quando si consuma per strada.
di Elena Molinari
Avvenire, 30 novembre 2025
L’aeroporto internazionale di Alexandria, nel cuore della Louisiana, è un piccolo scalo regionale con una manciata di voli di linea ogni giorno, senza mai file alla sicurezza né folle agli arrivi. A poche centinaia di metri dai gate, però, l’atmosfera rilassata cambia radicalmente. Su una pista separata, più sorvegliata, atterrano e ripartono in continuazione gli aerei dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), il braccio dell’apparato federale d’immigrazione degli Stati Uniti. E accanto al terminal sorge l’Alexandria staging facility, un centro di detenzione da circa 400 posti letto: 7000 metri quadri di stanze senza finestre, pensate per soste brevi. Qui i detenuti vengono identificati, “smistati” e trasferiti verso altri centri o direttamente sui voli di rimpatrio.
di Valter Vecellio
Italia Oggi, 29 novembre 2025
Nelle carceri italiane si consuma una vera e propria strage. Il livello di disperazione deve essere insopportabile, il gesto è meditato: si attende il momento opportuno, quando gli altri dormono. Poi si fabbrica una corda con un lenzuolo o i lacci delle scarpe. Infine, si cerca un punto che regga il peso del corpo, fin quando non arriva la fine… Sì: occorre essere davvero disperati, non vedere più possibilità d’uscita… Vai a sapere cosa può passare nella testa di un detenuto che decide di farla finita.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 29 novembre 2025
L’esecutivo ha deciso di affidare al garante della privacy il monitoraggio dei diritti fondamentali previsto dal Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Un segno di sfiducia istituzionale verso il garante dei detenuti, che rischia di essere relegato a un ruolo marginale. Il 21 novembre, durante un convegno promosso da Antigone, si è tornati a parlare dei garanti delle persone private della libertà, figure che spesso restano ai margini del dibattito pubblico, relegate a un ruolo percepito come “tecnico” o “di nicchia”, ma che invece rappresentano uno dei pochi argini istituzionali rimasti nei luoghi più fragili della Repubblica. E non è un caso che se ne parli proprio ora, in un momento in cui il sistema penitenziario attraversa una crisi profonda: sovraffollamento tornato a livelli allarmanti, eventi critici in aumento, una percezione diffusa - dentro e fuori gli istituti - di crescente chiusura, non solo fisica ma culturale.
di Sonia Sabatino
meridionews.it, 29 novembre 2025
“Il carcere è un inferno per definizione”. Non usa mezzi termini Pino Apprendi, garante dei diritti dei detenuti di Palermo, che racconta una situazione quotidiana sempre più insostenibile all’interno delle carceri siciliane. A peggiorare le condizioni, spiega, non è solo il sovraffollamento, ma anche l’impatto del clima, le carenze strutturali e soprattutto “le nuove circolari ministeriali che non fanno altro che peggiorare la vivibilità dei detenuti”. “In estate si muore di caldo, in inverno si muore di freddo - racconta Apprendi. E adesso, con l’inverno alle porte, ci troviamo davanti a una circolare assurda: è stato vietato l’uso del pile. Quindi uno dei pochi indumenti utili nelle celle gelide viene proibito senza un motivo valido”. Oltre al pile, anche gli indumenti imbottiti non sono più ammessi. “Sono scelte incomprensibili, che penalizzano persone che già vivono in condizioni estreme”.
gnewsonline.it, 29 novembre 2025
“Nessuna marcia indietro del Dap sulla Circolare che bloccava le attività trattamentali perché mai abbiamo inteso operare blocchi di sorta. Al contrario, la circolare del direttore generale mira ad assicurare una politica trattamentale volta a garantire una migliore organizzazione degli istituti su tutto il territorio nazionale. Massimizzare il livello qualitativo e quantitativo delle attività trattamentali della media sicurezza, questo il nostro obiettivo” così il Ministro Carlo Nordio su notizie di stampa uscite stamani. “Siamo riusciti in questa meritoria opera anche grazie al confronto con la magistratura di sorveglianza e con gli Enti del Terzo settore, che ringrazio per il proficuo confronto, con i quali ci siamo dati aggiornamento a fine febbraio per valutarne gli esiti.
di Cristiana Muscardini
ilpattosociale.it, 29 novembre 2025
Sicuramente i più di diecimila nuovi posti, programmati entro il 2027, nel sistema penitenziario italiano sono estremamente necessari e ci auguriamo che il governo rispetti i tempi programmati. Il sistema carcerario italiano è praticamente al collasso, come molte denunce e troppi suicidi hanno dimostrato, occorrono nuovi posti, nuove strutture, occorre rimodernare le attuali carceri e recuperare altri edifici costruiti per la detenzione e lasciati più o meno abbandonati. Risolvere il sovraffollamento ed eliminare condizioni di vita indegne per un paese civile è però solo una parte del problema.
- Se ci importasse davvero della libertà
- Avellino. Choc in carcere, detenuto di 34 anni ritrovato morto in cella
- Roma. Giornalismo di frontiera in un carcere romano
- Cagliari. Reparto 41 bis, detenuti in arrivo a gennaio. L’allarme della garante Irene Testa
- Brescia. Università Cattolica, le studentesse partecipano al giornale dei detenuti










