di Aldo Losito
Gazzetta del Mezzogiorno, 17 novembre 2025
Un altro tassello di crescita nel progetto diocesano del carcere alternativo, che ad Andria ha un nome imprescindibile: “Senza sbarre”. È stato siglato ieri mattina, un accordo tra la cooperativa sociale “A mano libera” e l’azienda andriese olivicola “Olio Levante”. Si tratta di un altro passaggio importante che segna il futuro della cooperativa sociale, portandola verso una maggiore autonomia. “Senza Sbarre” è un progetto nato nel 2018 che riguarda il reinserimento di detenuti ed ex detenuti nelle carceri pugliesi e italiane, ammessi a programmi alternativi alla detenzione, all’interno di un cammino di rieducazione e inclusione sociale, attraverso l’accoglienza residenziale e semi-residenziale. Il quartier generale della Masseria di San Vittore (ai piedi di Castel del Monte), al momento ospita una decina di detenuti, ma in passato ne ha anche avuti il doppio. Questi sono già protagonisti della lavorazione, produzione e commercializzazione di taralli che portano il nome della stessa cooperativa “A mano libera”.
andriaviva.it, 17 novembre 2025
Il progetto diocesano “Senza Sbarre”, giunge a Trento, così da mostrarsi sempre più con la sua diffusione, una concreta alternativa alla detenzione in carcere. Don Riccardo Agresti e l’ex magistrato della procura barese Giannicola Sinisi, rispettivamente direttore generale e presidente della fondazione che si rifà al programma di rieducazione e reinserimento dei detenuti ed ex carcerati voluto dal vescovo delle diocesi di Andria Mons. Luigi Mansi, sono stati ospiti nei giorni scorsi della Consulta regionale dei volontari del Trentino Alto Adige.
di Paolo Bencich
nordestnews.it, 17 novembre 2025
Un confronto aperto, intenso, che attraversa i confini visibili e invisibili del carcere per riflettere sul potere della parola come strumento di libertà e di riscatto. È questo il senso dell’incontro “Voci oltre il muro: donne e diritto/dovere di raccontare”, in programma mercoledì 19 novembre alle 17.30 al Teatro Miela di Trieste, nel corso delle giornate che anticipano le Giornate del Premio Luchetta, in collaborazione con Bonawentura nell’ambito del festival S/Paesati, che prenderanno il via il 21 e proseguiranno fino al 23 novembre.
mondoreale.it, 17 novembre 2025
La Provincia di Latina rafforza il proprio impegno a sostegno delle persone più fragili, con particolare attenzione alla popolazione carceraria. Le iniziative avviate delineano un percorso concreto di inclusione, formazione e giustizia riparativa, volto a costruire una comunità più attenta e solidale. Grazie all’approvazione del nuovo piano di dimensionamento scolastico, è stato attivato su proposta del Liceo Artistico “Buonarroti” un Percorso di Istruzione per Adulti, indirizzo audiovisivo e multimediale, dedicato ai detenuti della casa circondariale di Latina. L’iniziativa offrirà competenze tecniche e creative utili sia alla crescita personale sia alla futura reintegrazione sociale e lavorativa.
di Donatella Mega
ilsussidiario.net, 17 novembre 2025
Chi si sia detenuti o che si viva fuori dal carcere, c’è un bisogno che accomuna tutti gli uomini e li fa sentire vicini. Dopo mesi di silenzio, seguiti alla vicenda di Emanuele - di cui scrissi a maggio sulle vostre pagine - torno a raccontare le mie personali esperienze legate al mondo carcerario. La vicenda di Emanuele, che tanto mi ha turbata, mi ha costretta a ripensare il mio sguardo sulla realtà del carcere, che da anni mi riguarda da vicino: “Che cos’è l’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8) è la provocazione che mi ha accompagnato in questi mesi. Dopo un episodio come questo, quelle parole mi sono apparse di una concretezza mai prima sperimentata. Come disse il beato Rosario Livatino, primo giudice elevato agli onori degli altari nel 2021, in occasione di un sopralluogo a seguito di un omicidio, regolamento di conti fra mafiosi, che non suscitava la pietà di nessuno: “Di fronte a un uomo che muore, chi crede prega; chi non crede, sta in silenzio”.
di Giacomo Andreoli
Il Messaggero, 17 novembre 2025
Scattano nuove verifiche dell’Inps per evitare le truffe sull’Assegno di inclusione (Adi), il contributo che da circa due anni ha sostituito il Reddito di cittadinanza per i cosiddetti “inabili al lavoro”. Il nuovo intervento riguarda ex detenuti, persone in semi-libertà e i condannati per reati, ma ammessi a misure alternative al carcere (come le comunità di recupero). Le norme che regolano l’Adi, infatti, prevedono che possa riceverlo chi è in “condizioni di svantaggio” (sempre se rispetta anche i requisiti economici come le basse soglie Isee), compresi i condannati che non si trovano in istituti penitenziari o quelli che possono uscirne per parte della giornata per meriti e magari svolgere anche lavori di pubblica utilità.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 17 novembre 2025
In occasione della giornata di ieri, raccontiamo la storia di un giovane originario del Gambia, oggi 30enne, arrivato in Italia in cerca di un futuro migliore e per sfuggire alla violenza, finito in prigione ma riscattatosi in un nuovo percorso di vita grazie alla Comunità Giovanni XXIII: “In carcere ci sono più poveri che delinquenti”. Quella di Momodu purtroppo è una storia simile a quelle di tanti invisibili che arrivano nel nostro Paese senza trovare quello che cercavano. Storie disperate che qualche volta - come in questo caso - finiscono bene. Momodu vive in Gambia in un contesto violento in cui il padre lo picchia e la madre tace, per quella complicità ugualmente colpevole che accompagna ancora alcune culture. A 16 anni decide di fuggire da povertà e violenza e intraprende un rocambolesco viaggio lungo un anno che lo porterà in Italia.
di Giulia Posperetti
Il Giorno, 17 novembre 2025
Non solo il cooperante veneto Trentini: nelle prigioni venezuelane altri quindici nostri connazionali. Da anni non si hanno più notizie dell’ingegnere Obiang Esono, originario della Guinea Equatoriale. “Vive la liberté, vive l’égalité et vive la fraternité”. All’indomani del primo anniversario dell’arresto di Alberto Trentini - il 46enne cooperante veneziano fermato in Venezuela il 15 novembre 2024 senza accuse né spiegazioni -, dopo cinque mesi, il 41enne francese, insegnante di yoga, Camilo Castro, detenuto nel suo stesso carcere, la struttura di massima sicurezza dove finiscono gli oppositori politici ‘El Rodeo I’, nella periferia di Caracas, ha potuto riabbracciare la sua famiglia a Parigi. “Fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano. Per Alberto - ha detto sabato la madre del cooperante italiano, Armanda Colusso Trentini - non si è fatto quel che era necessario”.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2025
Amnesty ha documentato arresti e detenzioni su base razziale, maltrattamenti e torture, intercettamenti in mare ed espulsioni di migliaia di persone verso l’Algeria e la Libia. “Continuavano a colpire la nostra barca di legno con lunghi bastoni appuntiti, l’hanno bucata… C’erano almeno due donne e tre neonati senza giubbotti di salvataggio. Li abbiamo visti annegare e poi non abbiamo più visto i corpi. Non ho mai avuto così tanta paura”. “Siamo arrivati nella zona di confine con la Libia verso le sei del mattino… Un ufficiale tunisino ha detto: ‘Andate in Libia, là vi uccideranno’. Un altro ha aggiunto: ‘O nuotate o correte verso la Libia’. Ci hanno restituito un sacco pieno dei nostri telefoni distrutti…”. “Ci hanno presi uno per uno, ci hanno circondati, ci hanno fatto sdraiare, ci hanno ammanettati… Ci picchiavano con tutto ciò che avevano: mazze, manganelli, tubi di ferro, bastoni di legno… Ci hanno costretti a ripetere più volte ‘Tunisia mai più, non torneremo mai più’. Ci colpivano e prendevano a calci ovunque.”
di Luca Foschi
Avvenire, 17 novembre 2025
La bozza di risoluzione americana delinea una gestione provvisoria del territorio: organi politici transitori, disarmo delle milizie e una “Forza internazionale di stabilizzazione”. La contro-risoluzione di Mosca, appoggiata da Pechino. Il presente nel fango, il destino nel Palazzo di Vetro. Mentre l’inverno si abbatte su Gaza, nella sede centrale dell’Onu a New York si affrontano due posizioni che vorrebbero dare forme diverse all’immediato futuro della Striscia. Fonti diplomatiche hanno reso noto che oggi il Consiglio di Sicurezza voterà la bozza di risoluzione presentata la settimana scorsa dagli Stati Uniti ai 15 membri che lo compongono. Il documento descrive la costituzione degli organi politici e amministrativi provvisori, il disarmo delle milizie palestinesi e la formazione della “Forza internazionale di stabilizzazione”. La risoluzione prevede un mandato fino al 2027 per il cosiddetto “Comitato della pace”, un organo esecutivo presieduto dal presidente americano Trump. Contrariamente alla prima versione circolata, il testo contiene un vago riferimento a un futuro Stato palestinese. Gli Stati Uniti, accompagnati da Gran Bretagna, Egitto, Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi a maggioranza araba e musulmana hanno chiesto venerdì al Consiglio di sicurezza “una rapida adozione”.
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