di Alessandra Vescio
marieclaire.it, 10 novembre 2025
Una nuova circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha stabilito che per organizzare attività culturali ed educative all’interno delle carceri bisognerà chiedere l’autorizzazione non più alla direzione dei singoli istituti, ma al Dap stesso. La nuova indicazione riguarda le carceri che hanno al loro interno sezioni dell’Alta Sicurezza e dove si trovano collaboratori di giustizia e 41-bis. La circolare inoltre stabilisce anche che la richiesta di autorizzazione vada inoltrata al Dap con “congruo anticipo” indicando tutta una serie di requisiti specifici che sono spesso molto difficili da prevedere, come il numero complessivo dei partecipanti alle attività.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 10 novembre 2025
Uno dei tre poteri su cui poggia il nostro ordinamento (Esecutivo) entra nell’ingegneria di un altro (Giudiziario). È proprio vero. Il governo Meloni sta facendo la Storia. Non tanto per gli straordinari risultati raggiunti, o sbandierati come tali dalla propaganda, in questi primi tre anni di lavoro, quanto per l’inarrestabile opera di revisione della Costituzione. Una mutazione che promette o rischia, a seconda dei punti di vista, di consegnarci nel breve-medio periodo un’Italia profondamente diversa da come siamo abituati a pensarla da ottant’anni a questa parte. Un’Italia rifondata su una specie di cesarismo democratico.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 10 novembre 2025
Il 38,9% favorevole alle modifiche contro il 28,9%. La battaglia si giocherà più sulla narrazione. Ad oggi, i sondaggi indicano che la maggioranza degli italiani si dichiara favorevole alla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Secondo l’ultima rilevazione condotta da Only Numbers, il fronte del “Sì” (38,9%) supera ampiamente quello del “No” (28,9%) di dieci punti percentuali. Se ci si concede un semplice esercizio aritmetico, limitando l’analisi ai soli voti validi in un’ipotetica proiezione elettorale, il divario apparirebbe ancora più marcato: 57,0% contro 43,0%.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 novembre 2025
Il 30 ottobre 2025 il Senato ha approvato definitivamente la riforma e ha certificato la frattura tra maggioranza e gran parte dell’opposizione. L’ultima parola passa ai cittadini col referendum confermativo. La data del 30 ottobre 2025 è entrata nella storia della politica italiana? Probabilmente sì. L’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura: 112 i voti favorevoli, 59 i contrari e 9 gli astenuti. Nella quarta e ultima lettura del disegno di legge si è così chiuso il lungo iter parlamentare di una delle riforme più discusse degli ultimi decenni riguardante il sistema giudiziario italiano. L’approvazione del 30 ottobre scorso rappresenta un passaggio politico e istituzionale di rilievo, che ha segnato al tempo stesso una profonda spaccatura tra la maggioranza di governo e le opposizioni. Queste ultime - non senza enfasi e allarmismi - hanno parlato di un “attacco all’autonomia della magistratura”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 novembre 2025
“Il Csm tornerà a essere quello che deve essere: un organo di alta amministrazione. senza tramutarsi più in soggetto politico, senza esprimere pareri sulle iniziative politiche, senza assumere la funzione di terza camera parlamentare, come troppo spesso è stato”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 novembre 2025
Enrico Grosso, costituzionalista, avvocato e presidente onorario del “Comitato per il No” dell’Anm, come spiegherebbe ad un cittadino di cultura media perché è “Giusto dire No”? Tutte le costituzioni, da più di due secoli, affidano alla giurisdizione il compito di arginare la naturale tendenza della politica ad abusare del potere di cui dispone. Per questo alla magistratura devono essere garantite piena ed effettiva autonomia e indipendenza dal potere politico. Altrimenti non riesce ad esercitare davvero quel compito essenziale. E a pagarne le conseguenze sono i cittadini. Quando è indebolita l’autonomia del potere giudiziario dal potere politico i cittadini vedono drasticamente ridursi gli spazi di tutela dei loro diritti: lo Stato costituzionale è stato inventato per limitare il potere e assoggettarlo al diritto. Solo magistrati autonomi e indipendenti da ogni altro potere possono assolvere a questo essenziale compito. Ma l’autonomia non basta proclamarla in astratto. Occorre poi preservarla in concreto, giorno per giorno. Indebolire il Csm significa indebolire l’autonomia della giurisdizione. E quindi indebolire la tutela concreta dei diritti dei cittadini.
di Ruben Razzante*
Avvenire, 10 novembre 2025
Le designazioni avvengono quasi sempre sulla base di logiche spartitorie. Così gli organismi rischiano di essere prolungamenti del potere politico anziché in contropoteri credibili. Le autorità indipendenti nascono per garantire equilibrio e tutela in settori strategici della vita pubblica, nei quali la politica non deve né può esercitare un controllo diretto. Sono state concepite per assicurare che le regole del gioco vengano applicate in modo imparziale, al riparo da interferenze di partito e da interessi contingenti. Tuttavia, l’indipendenza formale di queste istituzioni non sempre si traduce in autonomia sostanziale.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 novembre 2025
La scelta del difensore di fiducia di non partecipare all’udienza esplicitamente prevista per calendarizzare le attività processuali è legittima e l’eventuale condanna adottata in quella sede è viziata nonostante la nomina di un difensore d’ufficio. Viola il diritto di difesa e di assistenza del difensore di fiducia la discussione e la decisione nel merito della causa avvenute nell’udienza di primo grado che era stata espressamente fissata dal giudice (ritenutosi incompetente) per la sola adozione del “calendario del processo”, nuovo istituto previsto dalla Riforma Cartabia con modifica dell’articolo 477, comma 1, del Codice di procedura penale.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 10 novembre 2025
La stanza dell’affettività nel carcere di Torino doveva partire il primo novembre con gli incontri intimi fra i detenuti e il partner. Ma così non è stato. Tutto è fermo e non c’è una data ufficiale anche se la stanza di 15 metri quadri con letto, bagno e doccia è pronta. “Non ci sono richieste”, la motivazione che inizialmente circolava in ambienti carcerari. Ma non reggeva se si pensa che la stanza è a disposizione dei detenuti di tutto il distretto di Piemonte e Valle d’Aosta: circa 4mila persone, decurtando i detenuti in regime di 41 bis di Cuneo e Novara e nelle case di reclusione ad alta sicurezza di Asti e Saluzzo.
di Valentina Moro
La Stampa, 10 novembre 2025
Il Dap impone l’ok da Roma su laboratori culturali organizzati da esterni negli istituti ad alta sicurezza. Nessuna attività con l’esterno per i detenuti se non si ha il via libera dal Dap a Roma. La burocrazia mette a rischio la possibilità di fare iniziative nelle carceri se coinvolgono persone esterne. Dagli spettacoli teatrali ai laboratori di scrittura o pittura con gli studenti fino alle presentazioni dei libri. Ogni attività che prevede la presenza di soggetti da fuori - e non già registrati - negli istituti penitenziari di alta sicurezza come quello di Quarto d’Asti dovrà passare dalla Direzione centrale della capitale. Ad annunciarlo è una nuova circolare del ministero della Giustizia, pubblicata negli ultimi giorni. Un cambio radicale. Infatti finora i permessi venivano vagliati sul piano regionale.
- Livorno. Rugby, perché è saltata la partita della squadra dei detenuti contro i RinoCerotti
- Taranto. “Il Libro Sospeso”: studenti e cittadini donano libri ai detenuti del carcere
- L’Aquila. Per i detenuti un’opportunità di lavoro che riabilita
- Milano. Carcere di Opera: in cammino per la solidarietà alimentare
- Venezia. Una vita dietro le sbarre e il coraggio di raccontarsi










