di Nello Scavo
Avvenire, 4 ottobre 2025
L’annuncio su Telegram dopo il nuovo ultimatum Usa. Il gruppo armato: “Pronti a discutere i dettagli con i mediatori sul futuro della Striscia”. Incertezza sui tempi. “Apprezziamo gli sforzi del mondo arabo, di quello islamico e quelli internazionali, così come il richiamo del presidente Trump per far finire la guerra nella Striscia di Gaza”. Quando oramai nessuno ci sperava, alle ore 23 di Gerusalemme è arrivata la nota con cui una fonte di Hamas riferiva che l’organizzazione armata accetta il piano per la liberazione degli ostaggi, una tregua duratura, e la cessione del potere a un organismo palestinese indipendente.
di Anna Foa
Avvenire, 4 ottobre 2025
La reazione corale di un Paese all’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 ha passato il segno. Ricostruiamo quel che è successo, cercando di capire quali sono stati i punti di non ritorno. Gli eventi si susseguono senza sosta nelle tragiche vicende mediorientali. Mentre continuano la distruzione della Striscia di Gaza e il massacro dei suoi abitanti; mentre il governo israeliano minaccia l’annessione della Cisgiordania per impedire per sempre la creazione di uno Stato palestinese e intanto appoggia con l’esercito i coloni che ne attaccano e distruggono i villaggi; mentre continua il blocco dei rifornimenti alimentari e medicinali, essenziali alla vita, e a Gaza si continua a morire di fame, un gran numero di Stati, non ultimi il Canada, l’Australia e la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea riconoscono lo Stato palestinese. Non l’Italia, che si schiera accanto agli Stati Uniti di Trump e attribuisce a questo riconoscimento un valore meramente simbolico, se non addirittura un rischio per le trattative, non la Germania, forse impedita finora dai sensi di colpa per la Shoah. E l’opinione pubblica del mondo diventa sempre più ostile a quello che viene ormai, in buona parte di Israele come nel resto del mondo, definito “genocidio”.
di Stefano Stimamiglio
Famiglia Cristiana, 3 ottobre 2025
Un giovane detenuto nordafricano si è tolto la vita nel carcere di Pavia dopo pochi giorni di reclusione. È l’ennesimo dramma di un sistema che conta più di un morto a settimana e che rende impossibile la rieducazione prevista dalla Costituzione. I magistrati di Area, riuniti a Genova dal 10 al 12 ottobre, denunciano: “Le condizioni di vita nelle carceri italiane sono una vera emergenza civile e democratica”.
di Maurizio Gelatti
La Stampa, 3 ottobre 2025
Le Giornate della Legalità in programma a Torino sino a domenica 5 ottobre ospitano giuristi, scrittori, docenti e artisti con lo scopo di combattere i luoghi comuni che nella nostra società alimentano l’intolleranza. Il programma 2025 pone l’accento su un argomento ancora troppo poco dibattuto: il diritto all’affettività in carcere. A parlarne, domenica 5 ottobre alle 11,15 nel contesto di “Portici della Legalità, in piazza Castello, è Donatella Stasio, autrice di “L’amore in gabbia - La ricerca della libertà di un reduce dal carcere”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 3 ottobre 2025
Sono soltanto 165, a dispetto dei 500 preventivati, i magistrati che saranno applicati in via d’urgenza presso i tribunali che sono più in difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi del Pnrr sulla giustizia civile. Un vero flop per il decreto giustizia approvato dal governo lo scorso agosto, e convertito in legge mercoledì dal Parlamento, contenente misure d’emergenza per raggiungere entro il 30 giugno 2026 i target concordati con l’Unione europea sulla giustizia civile: riduzione del 40 per cento della durata media dei procedimenti civili (il cosiddetto “disposition time”) e diminuzione del 90 per cento delle cause pendenti rispetto al 2022.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 ottobre 2025
Doveva essere una micro-riforma chirurgica e veloce. E invece la proposta di legge sui limiti ai pm nel sequestro degli smartphone si è incagliata in un ingorgo fra pressioni della magistratura e divergenze nel centrodestra. Solo due giorni fa, dopo una lunga serie di esitazioni e rinvii, la commissione Giustizia della Camera ha indicato il termine per la presentazione degli emendamenti: scadenza fissata per giovedì 9 ottobre alle 12. Ma la verità è che, dopo il via libera in prima lettura a Palazzo Madama dell’aprile 2024, si è creato un serio pregiudizio sul destino del provvedimento, per via di perplessità maturate soprattutto in Fratelli d’Italia.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 3 ottobre 2025
Per la Suprema Corte, per eseguire il mandato di arresto europeo è sufficiente che i reati siano chiaramente indicati. Ribadita la validità delle modifiche introdotte dal dl 10/2021. La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di mandato di arresto europeo: non è necessario che l’autorità estera alleghi o descriva i gravi indizi di colpevolezza, essendo sufficiente che indichi con chiarezza i reati contestati e le circostanze essenziali. È quanto stabilito dalla Sesta sezione penale con una sentenza depositata il 26 settembre 2025, che ha confermato la consegna di un cittadino italiano richiesta dall’autorità giudiziaria tedesca. Scrivono i giudici di legittimità: “La valutazione della gravità indiziaria è integralmente rimessa all’autorità richiedente la consegna, non occorrendo alcun ulteriore controllo, per quanto incidentale, da parte dell’autorità richiesta”. Una presa di posizione netta, che fa leva sulle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 10 del 2021 alla legge n. 69 del 2005: con tale riforma è stato eliminato il riferimento ai “gravi indizi di colpevolezza” tra i presupposti per disporre la consegna.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 3 ottobre 2025
Rivoluzione sessuale (e affettiva) al Due Palazzi: le stanze dell’amore del carcere di Padova sono pronte. Letto, lavandino e lenzuola sono già disponibili in una camera vicino ai locali dei colloqui, in attesa della prima coppia. Da lunedì 6 ottobre i detenuti del carcere di Padova avranno diritto ad un po’ d’intimità con le loro mogli o conviventi, con cui potranno passare due ore e mezza in assoluta riservatezza e libertà. Tutto avverrà quindi nel rispetto della privacy, lontano dagli occhi della sorveglianza della polizia penitenziaria.
Genova. Il caso Stefan, suicida a Marassi, riaperto alla Camera: Giachetti incalza sulle cure negate
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 ottobre 2025
C’è un filo invisibile che lega le celle dei penitenziari italiani. Un filo nero, spesso, che corre da una sezione all’altra, da un istituto all’altro. È il filo della solitudine, dell’abbandono terapeutico, del disagio psichico che diventa condanna a morte. Vasile Stefan, 34 anni, rumeno, ne ha seguito il percorso fino all’ultimo nodo: l’impiccagione nella cella numero 4 del piano terra della sesta sezione del carcere di Genova Marassi, a gennaio 2022. È morto all’ospedale San Martino dopo alcuni giorni di agonia. Un caso archiviato troppo in fretta e che oggi ritorna sotto i riflettori grazie a un atto parlamentare che punta a smontare la coltre di opacità che avvolge quella vicenda.
L’Unione Sarda, 3 ottobre 2025
Diritto, giustizia, pena, carcere, quello che viene dopo il carcere, la possibilità della giustizia riparativa. Temi affrontati nel dialogo tra Marta Cartabia, già ministra della Giustizia, prima donna a presiedere la corte costituzionale, oggi docente di diritto costituzionale all’Università Bocconi di Milano e l’arcivescovo di Cagliari e segretario della Cei Giuseppe Baturi. Un incontro, cominciato in tarda serata, ma comunque seguito da un folto pubblico a conferma di quanto le questioni affrontate siano avvertite come centrali nel dibattito collettivo.
- Caserta. “Una vita in comune, dopo il carcere”, convegno sul reinserimento degli ex detenuti
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- Di Costanzo e lo sguardo del cinema sull’umanità occultata nel male
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- Il consenso costruito sul conflitto continuo










