di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 21 settembre 2025
L’”Amato Lamberti” al regista detenuto in Israele da otto mesi. Applausi per Francesca Albanese. È detenuto a Ramallah da gennaio senza altra colpa se non quella di avere girato un documentario che denuncia le condizioni dei detenuti palestinesi i quali muoiono nelle carceri israeliane senza che i loro corpi siano neppure restituiti alle famiglie. Restano nelle celle frigorifero e diventano strumento di ricatto e di pressione da parte delle autorità israeliane. Abdallah Motan, 30 anni a novembre, ieri non ha potuto ritirare a Napoli, città dove ha vissuto e ha tenuto corsi di videomaker per i ragazzi organizzati da Gesco, il premio Responsabilità Sociale Amato Lamberti, giunto alla XII edizione.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 21 settembre 2025
La politica italiana deve mettersi in testa di avere una responsabilità, non solo interessi e convenienze. Disgusto. La politica sa come usarlo, non da oggi. Se il vocabolo vi sembra troppo forte, potete sostituirlo con risentimento, indignazione, scontentezza, insoddisfazione, frustrazione, desiderio di rivalsa. Sono questi sentimenti che spostano i voti (dove ancora si vota), scatenano le insurrezioni, creano i totalitarismi. Leggete Hannah Arendt: aveva capito tutto.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 21 settembre 2025
Il 45,7% degli intervistati definisce conflittuale il clima in Italia, una tesi trasversale ai partiti. C’è un’Italia silenziosa, fatta di cittadini che osservano con crescente disagio il modo in cui si parla - e si urla - di politica. Un’Italia che, secondo gli ultimi dati di un sondaggio di Only Numbers, percepisce il clima politico nazionale come conflittuale (45,7%), teso (27,1%) e addirittura violento (10,4%). Solo un risicato 3,7% definisce il dibattito politico “sereno”. Numeri che, se non allarmano, dovrebbero almeno far riflettere. In un contesto del genere, parlare di “odio politico” non appare più un’iperbole, ma una definizione che si avvicina tristemente alla realtà.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 21 settembre 2025
Migliaia di persone immigrate seguono i corsi di italiano, primo passo per la convivenza auspicabile. Servirebbero più spazi, più opportunità e più sostegni. È suonata la campanella nelle scuole di tutta Italia, e gli alunni di ogni età sono tornati sui banchi. Tra loro, fra l’altro, oltre 900.000 privi della cittadinanza italiana. Ma un altro sistema educativo ha riaperto le porte: i corsi d’italiano per stranieri. Una parte è organizzata dal sistema pubblico, mediante i Centri Provinciali per l’Istruzione degli adulti (Cpia), con oltre 200.000 iscritti nel 2023/2024. Un’altra cospicua parte invece è mandata avanti da una galassia d’iniziative associative ed ecclesiali, distribuite in tutto il Paese, con l’apporto di migliaia di volontari. A Roma e nel Lazio la rete Scuolemigranti raccoglie un centinaio di associazioni e più di 10.000 iscritti ai corsi ogni anno. A Milano e dintorni, esiste da dieci anni una rete che coordina una quarantina di scuole, giovandosi di 250 insegnanti volontari e accogliendo circa 3.000 studenti. Si è data un nome emblematico: “Scuole senza permesso”.
Corriere di Bologna, 21 settembre 2025
Ci sono sette famiglie, in questo momento, in tutta la città metropolitana che stanno accogliendo un minore o un neo maggiorenne straniero non accompagnato. Ragazzi e ragazze con il peso sulle spalle di viaggi migratori spesso lunghi e dolorosi, che dopo un periodo trascorso all’interno delle comunità sul territorio, ritrovano il calore familiare, seppur lontano dal Paese di nascita. Solo sette oggi quelli che possono giovare dell’abbinamento con una famiglia bolognese che ha deciso di aprirgli le porte di casa.
di Giuseppe Sarcina
Corriere della Sera, 21 settembre 2025
Le difficoltà dell’Onu emergeranno nell’Assemblea che inizia domani. Il punto più basso dalla Guerra Fredda. Inizia domani, a New York, la sessione dell’Assemblea generale Onu. È facile prevedere che sarà una delle più meste e inconcludenti dai tempi della Guerra Fredda. Nel recente passato il grande raduno dei leader politici e delle diplomazie mondiali è stata l’occasione di negoziati, incontri dietro le quinte per risolvere controversie, prevenire l’inasprirsi delle crisi, trovare una sintesi tra posizioni diverse. Questa volta, invece, avremo la certificazione di spaccature che appaiono insanabili e, in definitiva, della crisi profonda del multilateralismo. Tutto ciò è il risultato dei crimini di guerra commessi in Ucraina da Vladimir Putin, a Gaza da Benjamin Netanyahu, nonché dei fallimenti politici di Donald Trump.
di Agnese Palmucci
Avvenire, 21 settembre 2025
Quando si esercita la giustizia “ci si pone al servizio delle persone, del popolo e dello Stato, in una dedizione piena e costante”. Stamattina, davanti a decine di migliaia di pellegrini, tra cui avvocati, magistrati, giuristi e notai, riuniti in piazza San Pietro per l’udienza del Giubileo degli operatori di giustizia, papa Leone XIV ha esortato ad impegnarsi nel proprio lavoro sforzandosi di “interpretare la legge nella misura più umana possibile”, e ponendo “al centro il valore di ogni essere umano”. La giustizia, ha ricordato con fermezza a tutti i presenti, provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, è una “funzione indispensabile sia per l’ordinato sviluppo della società, sia come virtù cardinale che ispira e orienta la coscienza di ogni uomo e donna” e “non può essere ridotta alla nuda applicazione della legge”.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 21 settembre 2025
Papa Leone, durante l’udienza giubilare in piazza San Pietro dedicata agli operatori di giustizia, ha sottolineato che “il Giubileo invita a riflettere anche su un aspetto della giustizia che spesso non è sufficientemente focalizzato: ossia sulla realtà di tanti Paesi e popoli che hanno ‘fame e sete di giustizia’, perché le loro condizioni di vita sono talmente inique e disumane da risultare inaccettabili”. Il Pontefice ha citato Sant’Agostino: “È impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia”. E ha sottolineato che all’attuale panorama internazionale andrebbero applicate “queste sentenze perennemente valide”. Nella delegazione in piazza San Pietro per il Giubileo degli operatori di giustizia presenti il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
di Marco Impagliazzo
Avvenire, 21 settembre 2025
Lo sdoganamento della mentalità bellica è iniziato col linguaggio ostile verso presunti nemici sociali e si è trasferito sul campo. Dobbiamo tornare alla cultura umanista che abbiamo dimenticato. Le parole possono essere pietre - ammoniva Carlo Levi - e le pietre possono colpire gli uomini e le donne per le loro parole. Ciò che è accaduto negli Stati Uniti con la tragica fine di Charlie Kirk è inaccettabile ed è un campanello d’allarme che riguarda le società contemporanee. Dalle parole d’odio alle pietre. Inoltre, si fa strada il rischio di strumentalizzazione nel dibattito tra forze politiche: “Gli odiatori siete voi!”, “No, siete voi!”. In realtà il linguaggio d’odio è stato utilizzato da parti differenti: oggi emerge chiaramente come l’indulgere in parole di disprezzo, razzismo e demonizzazione dell’altro, finisce in fatti di inciviltà, se non di sangue, che possono minare la qualità del dibattito pubblico e lo stesso equilibrio democratico. La questione è vasta: la società va dividendosi in “curve” di tifosi, “tribù” d’appartenenza a causa della polarizzazione, dello spaesamento e del clima bellicista diffuso in tutto l’Occidente. Si è sempre più preda di pulsioni semplificatorie e generalizzanti, che alimentano circuiti di intolleranza, esclusione, pregiudizio. La fine dei pensieri lunghi, profondi, meditati, delle parole pensate, ha significato il prevalere di schemi polarizzati, veloci, irriducibili.
di Mauro Armanino*
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2025
Non basteranno i sistemi di sorveglianza più sofisticati, le aree video- controllate, le geolocalizzazioni o i controlli facciali. La vita è e rimane fragile per tutti ed è solo una questione di tempo. Una manciata d’anni o poco più. La metafora della sabbia o della polvere non sono mai fuori luogo e probabilmente più ancora laddove si cercano certezze e si finge l’impressione di perennità. Basta poco per destabilizzare piani, progetti e linearità. In questa fragilità che gli anni, le malattie, gli avvenimenti inaspettati ci impongono come ineludibile, appare qualcosa di grande che, in genere, rimane nascosto quando tutto sembra andare bene.
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