Dire, 19 gennaio 2015
Lo stato della giustizia in Italia nel 2014, relazione di Andrea Orlando al Parlamento. Numero dei detenuti stabilizzato: a dicembre 2013 erano 62.536 e al momento della condanna della Ue oltre 66 mila. Merito anche del ricorso a misure alternative. Opg, l'obiettivo rimane la chiusura definitiva. Orlando: "La corruzione ha dimensioni intollerabili".
di Rita Bernardini, Segretario Nazionale
www.radicali.it, 19 gennaio 2015
Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma il 16, 17, 18 gennaio 2015, rileva il permanere dell'illegalità in cui versa il sistema giustizia con la sua immonda appendice carceraria; le violazioni dei diritti umani nei confronti dei detenuti e quelle concernenti la durata non ragionevole dei processi sono state condannate in forma alta e solenne nel messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica l'8 ottobre 2013.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 gennaio 2015
Sessanta in carcere, imam dall'esterno per le preghiere. L'incubo dei direttori: proselitismo con colloqui in arabo. Rispetto e attenzione. In due parole, è qui riassunto il trattamento speciale che la Direzione delle carceri riserva ai detenuti musulmani.
www.siciliainformazioni.com, 19 gennaio 2015
Totò Cuffaro non è il primo detenuto che proclama la sua innocenza, ma è il primo che "smentisce" la madre, che ha inoltrato un'istanza di grazia. Cuffaro è contrario, perché l'istanza presuppone l'ammissione della colpa. Una condizione che Cuffaro non accetta. Perciò preferisce scontare il resto della pena, dieci mesi circa, ed annuncia di volere recarsi in Africa, in Burkina Faso, dove tornerebbe a fare il medico, professione che gli sarebbe impedito di esercitare in Italia a causa della sua espulsione dall'Albo.
È la volontà di proclamare la sua innocenza, il motivo del suo clamoroso dissenso? Forse c'è qualcosa d'altro. Cuffaro non ha ottenuto alcuni benefici previsti dalla legge, come l'assegnazione ai servizi sociali (ciò che è stato concesso a Silvio Berlusconi), e il suo "no" all'istanza di grazia è un modo per protestare, in modo civile, per il trattamento ricevuto. I giudici ritengono che non abbia tenuto un atteggiamento collaborativo con la magistratura inquirente. Insomma, non avrebbe detto tutto ciò che sa. Perciò, pur ammettendo che il comportamento del detenuto Cuffaro sia esemplare, gli è stato negato ciò che ad altri è concesso normalmente.
Giusta o sbagliata che sia la decisione della magistratura, appare controversa. L'atteggiamento collaborativo dei cosiddetti "pentiti" - uomini con decine di delitti sulla coscienza - regala talvolta il ritorno alla libertà, e perfino una congrua indennità, mentre il sospetto di reticenza impedirebbe la fruizione di benefici di legge concessi normalmente. È una forbice troppo ampia perché venga accettata da chi la subisce e sia compresa dagli altri.
Cuffaro è l'unico caso di un detenuto che sconta per intero e senza benefici, la pena a causa del sospetto di reticenza. Un sospetto che peraltro potrà difficilmente essere provato, a meno che non si abbia testimonianza indiretta delle verità nascoste. Solo in un caso siffatto, sarebbe giustificata la negazione dei benefici. Ma non risulta affatto che questa testimonianza sia in possesso della magistratura. E allora?
L'ex presidente della Regione siciliana non è il primo detenuto lasciato in galera allo scopo di "incoraggiarne" la collaborazione, ma a differenza degli altri, Cuffaro non si trova in carcere in custodia cautelare, ma sconta una pena. C'è una bella differenza. I detenuti "custoditi" possono regalare informazioni utili agli inquirenti, sono coinvolti nell'inchiesta in corso di svolgimento, i detenuti che espiano la pena, dovrebbero intervenire sui fatti già giudicati, possono svelare verità (o bugie) postume su episodi che appartengono al passato.
Il caso Cuffaro pone due questioni: il diritto del detenuto a rimanere distante dalla verità processuale e proclamare la sua innocenza; il diritto del detenuto ad usufruire dei benefici di legge se il comportamento in carcere è stato esemplare.
Una giustizia che a causa dei suoi tempi morti - non addebitabili certo alle toghe - regala ogni giorno l'impunità agli autori di reati gravi o premia la collaborazione di autori di crimini efferati (la premialità è uno strumento efficace nell'azione di contrasto alla mafia), dovrebbe avere verso il detenuto che sconta la pena, nel caso di Cuffaro miracolosamente per intero, un atteggiamento indulgente e non, come sembra, quasi rancoroso, affinché prevalga l'immagine di una giustizia forte e giusta, sempre e comunque. Altrimenti finisce che il detenuto diviene una vittima. E non è una buona cosa.
www.fanpage.it, 19 gennaio 2015
Chi è Salvatore Buzzi? Detenuto modello e benefattore o criminale incallito? Per Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, il ras delle cooperative e braccio destro del boss di Mafia Capitale Massimo Carminati, "Salvatore Buzzi è riuscito veramente ad avere una doppia vita come Dr Jekyll e Mr Hyde". "Una vicenda - aggiunge Cantone che mia ha inquietato moltissimo".
Abile manipolatore? Genio dell'inganno? Detenuto modello o criminale incallito? Chi è davvero Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati e ras delle cooperative, arrivato a controllare un impero da milioni di euro da una piccola cooperativa per ex detenuti. Per il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ospite a L'Intervista di Maria Latella su Sky tg24, Buzzi avrebbe avuto davvero due facce, capace di infiltrarsi in qualsiasi ambienti mostrando di momento in momento quella più conveniente.
Di volta in volta ex detenuto modello redento (primo a laurearsi in carcere e graziato da Oscar Luigi Scalfaro nonostante i gravissimi fatti di sangue di cui si era macchiato), imprenditore di successo ed esponente autorevole del mondo della cooperazione; ma anche regista di torbide trame volte esclusivamente ad arricchire se stesso e la sua cricca, corruttore implacabile, segugio a caccia di appalti e affidamenti diretti ad ogni costo.
"Salvatore Buzzi è riuscito veramente ad avere una doppia vita tipo Dottor Jekyll e Mister Hyde È una vicenda che mia ha inquietato moltissimo. Buzzi era frequentatore di ambienti importanti malgrado fosse stato condannato per un omicidio - racconta Cantone - Ovviamente attendiamo le sentenze, ma se dovesse essere confermato questo meccanismo, veramente lui era in grado di cambiare posizione. Lo scenario che emerge dal caso di Mafia Capitale è sicuramente poco atteso da chi da troppo tempo aveva sottovalutato il rischio di infiltrazioni criminali nella capitale. Si tratta di una vicenda veramente inquietante, perché mette insieme tutti i pezzi della politica, moltissimi pezzi dell'amministrazione e vede soprattutto un pezzo della politica asservita a un sistema criminale a metà tra mafia e fatti corruttivi e organi di criminalità organizzata".
La Repubblica, 19 gennaio 2015
- TESTO DELLA RELAZIONE DEL MINISTRO (PDF)
Nell'annuale relazione sull'amministrazione della giustizia il Guardasigilli difende l'autonomia delle toghe e sottolinea che la riforma "non ha finalità punitive" nei confronti dei magistrati. Per il ministro necessarie nuove misure per contrastare il terrorismo. Migliora la situazione delle carceri, detenuti in calo.
di Viola Centi
Corriere Fiorentino, 19 gennaio 2015
Il direttore: nessuna comunicazione sulla chiusura. La villa dell'Ambrogiana di Montelupo vive ancora nel limbo della chiusura dell'Opg, tra proroghe e interrogativi. Direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario da quattro anni è Antonella Tuoni, bionda, occhi azzurri, cinquantenne.
"Chiusura? Non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale - esordisce. Addirittura, sono in via di conclusione lavori importanti: sarà la prima struttura carceraria in Italia con un impianto di aspirazione del fumo da sigarette, un progetto costato 170 mila euro.
Le cose sono molto cambiate dall'ispezione della Commissione del Senato nel 2010 presieduta da Ignazio Marino. Dal punto di vista strutturale, oggi l'Opg di Montelupo è il miglior carcere della Toscana. Inoltre, sull'ala che finì sotto accusa nel 2010, oggi chiusa, c'è un progetto di ristrutturazione fermato dal continuo rimandare il superamento dell'Opg".
E potrebbe arrivare un ennesimo slittamento della chiusura, ben oltre la data del 31 marzo: "Entro un mese sapremo se ci sarà bisogno di un'altra proroga - spiega l'assessore regionale alla salute, Luigi Marroni - Stiamo trovando ostacoli all'accoglienza sul territorio dei malati". "A parte le dichiarazioni di Enrico Rossi il 15 dicembre alla tavola rotonda organizzata dal Comune di Montelupo, e la legge del 2008 - ribadisce Tuoni - noi non abbiamo direttive.
Qui tutto continua ad andare avanti: abbiamo fatto gli ordini per il magazzino e rinnovato per altri 9 anni la convenzione per la rivendita tabacchi". La legge del 2008 vuole che nel piano di superamento sia inclusa la futura destinazione d'uso delle strutture.
Nel caso di Montelupo, si era parlato di un albergo di lusso nella villa delle quattro torri, e uno spazio a disposizione della cittadinanza nell'attuale manicomio. "Ma quale albergo di lusso - dice Tuoni. La struttura deve restare carceraria, ma non più ospedale psichiatrico. La villa potrebbe essere il primo esempio virtuoso di vero reinserimento in società per detenuti lavoratori a fine pena in regime di semi sorveglianza.
La Cassa ammende del ministero della Giustizia finanzia progetti lavorativi. I detenuti potrebbero essere impiegati per le visite guidate, nella manutenzione, nelle pulizie, nei punti di ristoro". Nello scenario prefigurato dalla dottoressa Tuoni, anche le detenute del carcere di Empoli. "Dovevano essere trasferite nell'ala ristrutturata dell'Ambrogiana e i pazienti più gravi dell'Opg a Empoli. Non se n'è più fatto niente".
Resta in sospeso anche il problema degli internati non toscani: "Le altre quattro regioni che si servono dell'Opg di Montelupo (Emilia, Liguria, Umbria e Sardegna) sono molto indietro. Dovrebbero accogliere i loro pazienti sul territorio, ma non hanno le strutture. Nei prossimi giorni arriveranno qui i loro delegati per studiare un piano".
www.ottopagine.it, 19 gennaio 2015
Ariano Irpino, proteste in Carcere. Scrive il sindacato Osapp agli enti preposti per segnalare una serie di richieste. Disfunzioni organizzative e anomalie strutturali, manutenzione ordinaria e straordinaria, vengono elencati in un'articolata nota stampa redatta per denunciare degrado e abbandono nella struttura detentiva che creerebbero non pochi disagi e rischi anche agli stessi agenti penitenziari. Secondo il referente sindacale sarebbe ormai necessaria "una revisione organizzazione del lavoro anche alla luce delle ultime assegnazioni dei neo ispettori e l'istituzione delle unità operative previste dall'art. 33 del Dpr 82/99". A creare disagi la carenza di organico nel comparto sicurezza e comparto ministero.
"Serve una ristrutturazione vecchio reparto detentivo e riapertura cucina detenuti attualmente chiusa per lavori di ristrutturazione mai iniziati. Ma anche il ripristino caserma agenti e alloggi di servizio in stato di abbandono e la riparazione cancello lato esterno non funzionante e adeguamento porta carraia.
Ma servono anche ascensori e riscaldamenti nei reparti detentivi non funzionano in entrambi i padiglioni sia del vecchio che del nuovo. E poi la creazione box chiuso infermeria, attualmente unità impiegata nel corridoio al gelo, ciò è mortificante. Senza dimenticare il ripristino apertura portineria centrale per accesso istituto pedonale, attualmente transitano tutti a vario titolo per lo stesso ingresso, impiego della seconda unità per i dovuti controlli ed eventuali perquisizioni, attualmente ne viene impiegata solo una.
Necessario delocalizzare il deposito armi in altro luogo più sicuro e acquisto cassettiere perché quelli attuali non sono sicure e si aprono facilmente".
secondo i sindacati sarebbe necessario individuare un locale idoneo ingresso istituto da assegnare come ufficio alla sorveglianza generale al fine di coordinare e controllare il vecchio e nuovo padiglione detentivo. Da automatizzare cancello ingresso sezioni, ufficio comando e matricola e istallare monitor video sorveglianza. Istituire un gruppo di unità che si occupano di esigenze legate a ricoveri esterni e visite ambulatoriali presso i luoghi esterni di cura, fermo restando la competenza del nucleo di Avellino.
Per il benessere del personale prevedere apertura spaccio anche nelle ore serali considerato l'inesistenza di erogatori automatici di bevande e snack. Per questo la scrivente O.S. auspica che gli organi competenti s'interessino in modo concreto rispetto a quanto segnalato, poiché la situazione stà pregiudicandosi sempre di più, al fine di migliorare le condizioni lavorative del personale di Polizia e rendere un contesto già di se difficile, più dignitoso anche per gli ospiti, salvaguardando in primis l'immagine dell'Amministrazione Penitenziaria e di coloro che ne fanno parte".
di Melania Carnevali
Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2015
Il penitenziario di Veneri, frazione di Pescia, ha 40 posti letto, ma in questi ventinove anni è stato trasformato due volte in set cinematografico, mentre adesso è diventato un deposito-discarica del Comune. Nonostante che nelle carceri italiane si viva il dramma del sovraffollamento.
Quindici celle più due di isolamento, per un totale di circa quaranta posti letto e cinque miliardi delle vecchie lire spesi. Il carcere di Veneri, frazione di Pescia (provincia di Pistoia) è stato costruito nel 1986, quando presidente del consiglio era ancora Bettino Craxi e ministro di Grazia e Giustizia, il democristiano Fermo Mino Martinazzoli. Ma non è mai stato aperto. Anzi, no. È stato aperto due volte per diventare, però, un set cinematografico: nel 2004, per "Amanti e segreti", miniserie televisiva di Gianni Lepre e nel 2006 per il film esordio di Alessandro Angelini, "L'aria salata".
Per il resto, è inutilizzato da ventinove anni. Una struttura di 1.500 metri quadrati (2.500 se si considera anche l'aria all'aperto) inghiottita adesso dal degrado. Vuoto, a parte qualche scartoffia del Comune e dei motorini ritirati dalla polizia municipale. Nonostante le carceri italiane scoppino di detenuti.
Il calvario della struttura sembra iniziare con una modifica del codice penale. Era stato infatti costruito come carcere (o casa) mandamentale, ossia dove, ai tempi delle preture, erano detenute le persone in attesa di giudizio per reati lievi oppure condannate a pene fino a un anno. Un carcere piccolo, ma considerato quasi di massima sicurezza, con la struttura principale in cemento armato e doppio muro di cinta. Diciassette celle, la cucina, la sala colloqui e due cortili per le ore d'aria. Accanto sorge una palazzina di dodici vani, che era destinata agli uffici, all'alloggio del direttore, all'infermeria. Tutto costruito in un'area agricola, non senza il disappunto della popolazione di Pescia che aveva già dovuto digerire la costruzione di un depuratore nella stessa zona. Era tutto pronto quindi, tanto che fu anche indetto il bando nazionale per l'assunzione di dodici secondini. Ma nel 1989 le leggi cambiano: le preture mandamentali vengono soppresse e quel carcere rimane improvvisamente senza identità.
Con un semplice decreto ministeriale sarebbe potuto diventare un altro carcere, ma il Ministero di Grazia e Giustizia, dopo qualche anno di tentennamento, opta per cederlo al Comune. Ché però non sa cosa farne. La fantasia non è certo mancata: da un ostello della gioventù alla sede provinciale della Protezione civile, passando per un canile con clinica veterinaria. Certo è che, come spiega l'attuale sindaco di Pescia, Oreste Giurlani del Pd (nominato a giugno 2014) "quella struttura rimane un carcere a tutti gli effetti e non è facile metterci mano.
Muro in cemento armato, sbarre, portoni in ferro. Per renderlo accogliente bisognerebbe buttarlo giù e ricostruirlo. Ma ricordiamo che il Comune di Pescia, fino allo scorso anno, rischiava il fallimento e non ha certo i fondi per farlo".
A fine anni 90 il sindaco socialista Renzo Giuntoli pensò di farci un centro sociale rivolto all'infanzia, agli adolescenti, ai giovani e alle famiglie. Ristrutturò quindi la palazzina chiedendo un finanziamento alla Regione Toscana. Ma di centri sociali nemmeno l'ombra. "Chi avrebbe mandato il figlio a passare il pomeriggio in un carcere?", fa notare il sindaco.
E vai ancora, quindi, soldi pubblici gettati nel nulla: circa trecento milioni delle vecchie lire, quelli che adesso sarebbero, rivalutati, 300mila euro. "Chiederò un incontro al sottosegretario di stato alla giustizia, Cosimo Ferri - chiarisce il sindaco - per capire se questa struttura possa tornare, o meglio diventare, un carcere. È sicuramente più utile come istituto penitenziario".
Ma perché, appunto, non è stato trasformato in carcere penitenziario? Il provveditore della Toscana, Carmelo Cantone, sostiene che non fosse conveniente. "Non risponde alle esigenze del sistema penitenziario - dice - perché è piccolo, decentrato e costoso. Inoltre la logica è la territorializzazione della pena e in quel Comune non c'è criminalità. A un calcolo costi-benefici quindi risultava sconveniente per l'amministrazione penitenziaria".
Eppure non la pensa così la Corte dei Conti che nel 2010 fece presente che la valutazione costi-benefici del ministero avrebbe dovuto comprendere anche "la comparazione tra gli aspetti negativi connessi alla conservazione della funzione penitenziaria degli istituti in questione e le conseguenze, altrettanto e forse ancor di più, negative scaturenti dal sovraffollamento delle carceri".
Adesso quindi, dicevamo, quella struttura è diventata un deposito-discarica del Comune, con vecchi computer e archivi ammassati nelle stanze e motorini rinchiusi nelle celle. Più il tempo passa e più diventa fatiscente, con infiltrazioni ovunque, odore di muffa, portoni in ferro arrugginiti. Un vero esempio dello spreco all'italiana. E non è l'unico carcere nel Belpaese ad aver fatto questa fine. Negli anni 80 infatti furono costruite oltre cento case mandamentali.
Alcune di queste furono assorbite dall'amministrazione penitenziaria, come quella di Massa Marittima (Grosseto), dove è sorto un carcere di quaranta posti per detenuti condannati o quella di Empoli (Firenze), dove invece è nato un carcere femminile di altrettanti posti. Altre sono state cedute alle amministrazioni comunali e utilizzate nei modi più disparati. A Cropani, ad esempio, in provincia di Catanzaro, è diventata un deposito per la raccolta differenziata e un archivio del Comune. A Monopoli, invece, in provincia di Bari, è diventata la dimora dei senzatetto.
www.targatocn.it, 19 gennaio 2015
Un Assistente capo del corpo della Polizia penitenziaria ha dovuto ricorrere alle cure dei medici dell'ospedale cittadino. Alta tensione nel carcere di Saluzzo, dove un detenuto straniero, di cittadinanza rumena, ha improvvisamente dato in escandescenze e turbato l'ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
"Dopo gli eventi critici occorsi negli ultimi giorni all'interno di altre due carceri piemontesi (Torino e Asti, con agenti di Polizia Penitenziaria aggrediti ed azioni di contrasto all'ingresso nei penitenziari di droga e telefonici), si registra anche nel penitenziario di Saluzzo un grave episodio. Un detenuto rumeno ha prima devastato la cella, senza alcuna plausibile ragione, e si è poi scagliato fisicamente contro i poliziotti intervenuti", spiega il segretario generale del Sappe Donato Capece. "Un Assistente Capo del Corpo è rimasto seriamente ferito, con lesioni varie che hanno imposto il suo ricovero in Ospedale. Una situazione davvero incredibile e allucinante, gestita con grande professionalità, sprezzo del pericolo e competenza dagli uomini della Polizia Penitenziaria di Saluzzo. Al collega ferito vanno la nostra solidarietà e vicinanza". Il Sappe, che in occasione dell'aggressione di un poliziotto nel carcere di Asti aveva chiesto "di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di spray anti aggressione recentemente assegnato a Polizia di Stato e Carabinieri", sollecita il Governo Renzi ad azioni efficaci finalizzate ad espellere i detenuti stranieri presenti in Italia.
"È sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni 90 sono passati oggi ad essere quasi 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia".
"Il dato oggettivo è però un altro - conclude il leader del Sappe: le espulsioni di detenuti stranieri dall'Italia sono state fino ad oggi assai contenute: 896 nel 2011, 920 nel 2012 e 955 nel 2013, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria. Si deve però superare il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell'interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 53.623 detenuti: di questi ben 17.462 (quasi il 35 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. O a quel che è avvenuto proprio nel carcere di Saluzzo".
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