Aki, 16 gennaio 2015
Jason Rezaian, giornalista del Washington Post detenuto in Iran da quasi sei mesi, è stato rinviato a giudizio presso un Tribunale della Rivoluzione di Teheran. Lo ha annunciato il procuratore capo di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi, all'agenzia ufficiale Irna.
Il procuratore non ha precisato quali siano le accuse rivolte al giornalista, ma i Tribunali della Rivoluzione si occupano in genere di reati connessi alla sicurezza. Commentando questo sviluppo, la direzione del Washington Post ha affermato di sperare che si tratti di "un passo verso il rilascio" di Rezaian. Il giornalista, che ha la doppia cittadinanza iraniana e statunitense, è stato arrestato insieme alla moglie e a due altre persone lo scorso luglio. Queste ultime due sono state rilasciate dopo poche settimane, mentre la moglie, Yeganeh Salehi, è stata rilasciata su cauzione a ottobre.
A dicembre Rezaian è stato portato per la prima volta davanti a un giudice, per l'ufficializzazione delle accuse, che non sono state rese note. In quell'occasione, gli è stata negata la libertà su cauzione. Il Tribunale della Rivoluzione a cui il caso è stato assegnato probabilmente dovrà decidere se fissare una data per la prima udienza o continuare a tenere il caso in sospeso.
"Non sappiamo ancora quali accuse le autorità iraniane abbiano rivolto al nostro corrispondente Jason Rezaian, ma speriamo che l'assegnazione del caso al Tribunale della Rivoluzione rappresenti un passo verso il suo rilascio", ha commentato Martin Baron, direttore esecutivo del Washington Post, in un comunicato.
"Questo passo dà alla magistratura iraniana l'opportunità di dimostrare la sua correttezza e indipendenza, affermando che le accuse sono infondate - ha aggiunto - Chiediamo all'Iran di rendere pubbliche le accuse, di permettere a Jason di avere un avvocato e di risolvere in modo rapido un incubo che si trascina da sei mesi".
Ieri, prima di incontrare a Ginevra il segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro iraniano degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha spiegato di sperare che la vicenda si risolva. "Dobbiamo aspettare - ha detto - che la magistratura vada avanti, ma intanto cercheremo di assicurare tutta l'assistenza umanitaria che possiamo".
Ansa, 16 gennaio 2015
Il giovane, nonostante fosse ammanettato, ha chiamato i soccorsi e il pronto intervento è stato fondamentale perché l'ufficiale sopravvivesse. Siamo all'ufficio di polizia di Fort Lauderdale, Florida. L'agente Franklin Foulks è impegnato con le procedure nel suo ufficio contro Jamal Rutledge, un giovane detenuto, quando all'improvviso si sente male. I due sono soli nel locale, ma Jamal, pur ammanettato, subito comincia a picchiare con i pugni contro la porta per attirare l'attenzione della security e avvisare gli altri ufficiali che si trovano nei paraggi.
È il sergente Todd Bunin il primo a intervenire: si rende conto della situazione, vede Foulks steso a terra in preda a forti dolori al petto e chiama subito i soccorsi, che arrivano e trasportano il poliziotto all'ospedale di Broward. Sono i medici del centro a sottolineare che l'immediata richiesta d'aiuto di Rutledge e il pronto intervento degli ufficiali presenti sono stati fondamentali per la sopravvivenza di Foulks. E adesso Jamal è stato pubblicamente lodato: il giovane riceverà un premio per il suo comportamento. Ad assegnarglielo saranno le autorità cittadine in una cerimonia alla City Hall mercoledì 21 gennaio.
www.giustizia.it, 15 gennaio 2015
Ridurre ad un anno la durata massima delle cause civili commerciali e a meno di tre anni le altre cause di primo grado dimezzando al contempo l'arretrato e dando priorità processuale alle cause di imprese e famiglie. Sono gli obiettivi del progetto "Arretrato civile ultra-triennale - Programma Strasburgo 2.0", il piano straordinario varato dal Ministero della Giustizia per rimediare alla situazione della giustizia civile ed affiancare, sul piano organizzativo, le riforme legislative promosse dal Governo.
di Alessandro De Rossi
L'Opinione, 15 gennaio 2015
Filippo Turati, nel suo discorso sulla questione penitenziaria alla Camera dei Deputati il 18 marzo 1904 iniziava così: "Noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli, e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti, o scuole di perfezionamento dei malfattori".
di Errico Novi
Il Garantista, 15 gennaio 2015
Dal capo dell'organizzazione di Via Arenula, Mario Barbuto, il metodo per smaltire le cause: "è soltanto un invito". Mario Barbuto ha un'aria soave. La sua storia ruota tutta intorno a Torino, al Tribunale di cui è stato presidente per più di 10 anni, a partire dal 2001, eppure l'esempio che gli viene meglio è ambientato nel Tavoliere: "Non so se avete presenti le complanari, quelle strade che girano attorno alle città pugliesi e vanno in parallelo alle superstrade... ecco, il programma Strasburgo 2 per lo smaltimento dell'arretrato civile è come la complanare che viaggia in parallelo alla superstrada della Grande Riforma".
www.giornalettismo.com, 15 gennaio 2015
Tra condanne sbagliate e ingiuste detenzioni il conto è salato. Lo scorso anno mille "innocenti" arrestati. 580 milioni più altri 31,8. Questo il conto che la malagiustizia ha presentato fin qui allo Stato italiano: dal 1991, ossia da quando per legge sono stati statuiti i risarcimenti, le ingiuste detenzioni e gli errori giudiziari sono costati più di 600 milioni di euro.
di Maurizio Gallo
Il Tempo, 15 gennaio 2015
Oltre il quaranta per cento in più di un anno fa. Sono i risarcimenti ottenuti da persone che hanno trascorso un periodo di tempo in cella ingiustamente. Uno scandalo che "Il Tempo" ha denunciato nel settembre 2013 con una lunga e approfondita inchiesta.
www.studiocataldi.it, 15 gennaio 2015
Dopo il d.l. n. 146/2013, c.d. "decreto svuota-carceri", anche nei confronti dei rapporti non ancora definiti al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina, il recluso che voglia impugnare la decisione del magistrato di sorveglianza avverso il mancato accoglimento del reclamo sulle presunte condizioni detentive in contrasto con i diritti fondamentali della persona, come sancite dalla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo, deve adire il tribunale di sorveglianza competente e non la Cassazione.
di Gianluca Testa
Corriere della Sera, 15 gennaio 2015
Per i detenuti delle carceri italiane le festività rappresentano il momento più buio. Quei giorni si consumano soprattutto nell'assenza dell'affettività, tra diritti negati e opportunità d'integrazione sfumate. È proprio nel periodo compreso tra Natale e il sei gennaio che si registra il picco più alto di suicidi dietro le sbarre. Nonostante questo ci sono piccoli grandi segni di rinascita e speranza, da Prato a Rebibbia. Anche se non tutti sono pronti ad accogliere con favore le misure alternative alla pena.
di Stefano Arduini
Vita, 15 gennaio 2015
Il responsabile di via Arenula fino ad ora ha mantenuto un profilo molto basso sul stop ai catering interni gestiti dalle cooperative sociali. Perché? Forse sarebbe il caso di chiarire. Da domani circa 170 detenuti e 40 operatori perderanno il loro posto di lavoro.
- Giustizia: lavoro nelle carceri, i calcoli sbagliati del Governo
- Giustizia: via il lavoro dalle carceri.. a chi da fastidio la dignità di quegli uomini?
- Giustizia: mense carcerarie; il 21 gennaio il nuovo capo del Dap incontra le Cooperative
- Giustizia: sul caso Cucchi (finalmente) il coraggio dei giudici della Corte d'Appello
- Giustizia: no a trattamenti contrari all'umanità, anche se il detenuto si chiama Provenzano










