di Francesco Turchi
Il Tirreno, 6 gennaio 2015
La denuncia del radicale Massimo Lensi: "Non si sa ancora che fine faranno gli internati. E se resta la struttura carceraria nelle ex scuderie, addio rilancio della Villa Medicea". Il sindaco Masetti: "La task-force va avanti".
Meno di cento giorni per mandare in pensione l'Ospedale psichiatrico giudiziario. Lo dice la legge, l'ha ribadito il presidente della Regione Enrico Rossi: entro il 31 marzo Montelupo dovrà riappropriarsi della Villa Medicea . E già si lavora al post-Opg. Ma c'è chi non ci crede. Una delegazione di radicali fiorentini dell'associazione "Andrea Tamburi", guidata da Massimo Lensi ha visitato la struttura e parlato con guardie e vertici dell'Opg: "Dal nostro incontro - spiega l'ex consigliere provinciale - è emerso un clima di grande incertezza.
La situazione è molto complicata e non è facile capire che cosa accadrà realmente a partire dal prossimo 31 marzo, se ci sarà effettivamente la chiusura dell'Opg o se alla fine sarà concessa una proroga. Di fatto - al momento - al di là degli annunci la Regione non si è mossa per superare gli Opg attraverso la realizzazione dei Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), nonostante i soldi a disposizione ci siano".
Insomma, la chiusura attesa da anni, non è così scontata. Già nel 2011 lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva espresso la necessità di mettere fine al più presto all'Opg che nel 2012 venne chiuso in parte per gravi carenze dal punto di vista igienico. Poi il ministero dell'Interno, dopo lo spostamento forzato degli internati che stavano in stanze prive di riscaldamento e di acqua calda, spese oltre 5 milioni per interventi di ristrutturazione. L'idea era quella di confermare la destinazione a carcere una volta che fosse ultimato il trasferimento dei detenuti-pazienti in piccole strutture secondo la regione di provenienza.
Lensi snocciola i numeri. Attualmente gli internati sono 121, in aumento rispetto ai 106 di un anno fa (in tutta Italia sono circa 900-1.000). "Il problema di fondo sta nel nostro codice penale. Finché il giudice avrà la facoltà di riconoscere "l'incapacità di intendere e di volere" a chi commette un reato, gli Opg non saranno superati". Dei 121 reclusi, ci sono una quarantina di toscani e umbri (gli altri provengono da Sardegna e Liguria), la metà dei quali considerati "non dimissibili" perché socialmente pericolosi.
Che di conseguenza, sulla base della regionalizzazione degli internati, dovranno essere presi in carico dalla Regione Toscana: "Che fine faranno queste persone? Si parla di trasferirle in strutture residenziali di semi-sorveglianza o - a nei casi meno gravi - affidarli a percorsi di reinserimento con assistenza domiciliare.
Ma il punto da sciogliere è per quei casi, considerati più gravi, che rischiano di finire in strutture di sorveglianza perimetrale, i cosiddetti Rems, a tutti gli effetti dei mini-Opg. Si parla, infatti, di trasferire gli internati gravi nel vecchio carcere femminile di Empoli, a Massa Marittima o a Solliccianino, oppure di creare una nuova struttura a La Badia di San Miniato. Quest'ultima ipotesi però è difficilmente percorribile in tempi brevi: per la realizzazione i soldi ci sono ma servono almeno tre anni di lavori".
Lo scorso 15 dicembre, nel corso di un incontro pubblico alla presenza del sottosegretario Luca Lotti, degli assessori regionali Vittorio Bugli e Luigi Marroni, del presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini, Enrico Rossi aveva consigliato per la futura riqualificazione dell'Ambrogiana un "mix di servizi tra centro congressuale e albergo di lusso, non escludendo "l'intervento di sostegno della stessa Cassa depositi e prestiti".
Ma la strada - secondo i radicali - è difficilmente percorribile: "Una cosa è la Villa Medicea (che attualmente ospita soltanto uffici, ndr) e un'altra - sottolinea Lensi - sono le ex scuderie, dove vivono gli internati, che sono state ammodernate grazie ai recenti investimenti. Ma i loro destini sono legati a doppio filo. Perché tutto fa pensare che le ex scuderie resteranno una struttura carceraria, anche se c'è da capire di quale tipo: centro di osservazione psichiatrica, "valvola di sfogo" per Sollicciano, che ha gravi problemi di sovraffollamento, o nuova sede per le detenute della casa circondariale empolese di Pozzale. In ogni caso difficilmente si troveranno privati pronti a investire su un albergo a poche decine di metri da una struttura carceraria. Per "liberare" veramente l'Ambrogiana si dovrebbe abbattere il muro di cinta ed eliminare qualsiasi tipo di immobile destinato alla reclusione".
Perplessità condivise dal sindaco di Montelupo, Paolo Masetti, che però puntualizza: "Anche lo stesso l provveditore del ministero della giustizia Carmelo Cantone, sempre nell'incontro del 15 dicembre 2014, ha posto dubbi sulla permanenza di una struttura carceraria, che effettivamente non sarebbe compatibile con il rilancio della Villa. Comunque nei prossimi giorni - come avevo già preannunciato - convocherò un gruppo di lavoro con tutti i soggetti coinvolti: serve una vera task-force, siamo di fronte a un puzzle nel quale tutti gli attori (Comune, amministrazione penitenziaria, Demanio e Regione) devono mantenere gli impegni presi".
Poi puntualizza: "L'albergo di lusso nella Villa Medicea è soltanto una delle ipotesi in campo. La struttura dell'Ambrogiana è troppo grande per essere interamente destinata a fini pubblici. Per questo stiamo pensando a un centro polifunzionale, con albergo, area museale, un'altra porzione destinata a servizi pubblici".
di Paolo Lazzari
www.luccaindiretta.it, 6 gennaio 2015
Una vera e propria "discarica sociale", una "struttura fuorilegge che, così come si presenta, andrebbe chiusa subito": questo il durissimo appunto dell'Associazione per l'Iniziativa Radicale Andrea Tamburi di Firenze, che stamani (5 gennaio) ha visitato con tre membri delegati il carcere San Giorgio di Lucca.
Il presidente dell'associazione Maurizio Morganti, accompagnato dai due militanti storici Giovanni Rodella e Marca Rosa A., escono dalla Casa circondariale di via San Giorgio visibilmente contrariati. "Giusto una manciata di giorni fa - prende la parola Morganti - due senatori del Pd (Marcucci e Granaiola, ndr) hanno visitato questa struttura e, uscendo, si sono detti abbastanza soddisfatti di quello che hanno visto. Noi ci chiediamo in quale carcere siano stati. Il San Giorgio è una struttura totalmente antica, fatiscente, illegale, sovraffollata, dove si è oltrepassata la soglia della legalità da troppo tempo: così com'è andrebbe chiusa immediatamente".
A far scattare l'indignazione dei radicali, venuti a Lucca nell'ambito del programma Satyagraha di Natale che ha visto l'adesione di centinaia di cittadini (e che in questi giorni vede impegnato in uno sciopero totale della fame e della sete il leader dei radicali, Marco Pannella), sono soprattutto le modalità attraverso le quali si tenta, a Lucca come in altre strutture carcerarie toscane e italiane, di aggirare le regole: "La sentenza Torreggiani - spiega ancora Morganti - pone i 3 metri quadri per detenuto come limite minimo sotto il quale non è possibile scendere, ma non sancisce un obbligo specifico. Ne consegue che, a Lucca come in molti altri posti, si constatano situazioni di tortura conclamata, con quattro persone racchiuse in una cella di tre metri per due".
I radicali puntano il dito contro i senatori Pd, ma in parte anche verso il garante regionale Franco Corleone, colpevole, secondo loro, di aver rassicurato tutti quanti in ordine ad un sovraffollamento che, per lui, rappresenterebbe un problema risolto (oggi sono circa 3.500 i detenuti in Toscana, ndr): "Non possiamo dubitare della sua buona fede e del suo impegno - dice Morganti - ma quando si esprime così dice falsità".
Eppure dentro il carcere di Lucca, struttura definita rinascimentale e forse la peggiore mai vista in Toscana dalla delegazione, il numero dei detenuti è andato diminuendo: dai 155 della fine del 2013 si è passati ai 134 ospiti attuali. Un dato, quest'ultimo, che ha indotto più di uno a guardare con rinnovato ottimismo al futuro, specie se coniugato con il fatto che il San Giorgio sarebbe in regola dal punto di vista dello spazio, perché la capienza, in ossequio al dettato normativo, è stata "allargata": oggi la struttura può accogliere 140 persone.
Eppure qualcosa non va: "È il gioco delle tre carte - tuonano i radicali - perché i posti in più sono stati ricavati aggiungendo letti a castello in celle già esistenti, andando ad aggravare ancora di più una situazione critica. Tre quarti delle celle là dentro sono illegali. Gli ospiti saranno pure fuorilegge, ma anche l'edificio lo è".
"Basterebbe - argomenta il gruppo -, che un magistrato di sorveglianza entrasse dentro una volta soltanto per chiudere tutto". La prossima elezione di un Garante per i detenuti, invece, viene accolta con prudente soddisfazione: "Serve che sia una persona molto preparata - spiegano - non uno scaraventato lì senza cognizione di causa, simbolicamente".
Il carcere San Giorgio, come è noto, è in realtà una Casa Circondariale: le persone detenute al suo interno scontano pene massime nell'ordine dei 5 anni. Ecco allora un altro elemento in ordine al quale il discorso dei radicali si fa tambureggiante: "Questo è il tipico esempio di carcere italiano - osserva Morganti - concepito come discarica sociale. Lì dentro ci sono tossicodipendenti, immigrati, poveri: alcuni di loro sono rinchiusi per furti di lievissima entità, mentre i veri delinquenti se ne stanno fuori.
La struttura potrebbe essere decente solo se ospitasse meno della metà delle persone che ha adesso: per questo chiediamo a gran voce indulto ed amnistia in tutti i casi in cui sia possibile". Alcuni dati incontrovertibili, scaturiti dalla visita di questa mattina, fanno tremare i polsi: dei 134 detenuti almeno 50 sono ex tossici e sempre 50 persone soffrono di disturbi psichiatrici correlati alle condizioni di vita. Molti detenuti, inoltre, hanno contratto l'epatite C, mentre non si registrano casi di tubercolosi o altre malattie gravi.
Il fondamentale percorso di riabilitazione, tappa imprescindibile per una nuova inclusione sociale, secondo i radicali è del tutto abbandonato: "Lavorano a turno - dicono - ma si tratta di due persone al giorno, non di più. Alcuni ci hanno detto che non hanno mai fatto nulla da quando sono arrivati. Ci dovrebbero essere due grandi spazi ricreativi per l'ora d'aria, ma uno è chiuso: ne consegue che i detenuti preferiscono rimanere in cella, piuttosto che ammassarsi in un campetto".
Anche il personale della Polizia Penitenziaria, secondo la delegazione, sarebbe esasperato perché sotto organico ed abbandonato a fronteggiare una situazione di totale emergenza. La direzione della struttura, invece, ha promesso a Morganti e compagni che a breve verranno avviate importanti ristrutturazioni interne: "Si dicono fiduciosi - chiude Morganti - ma servono i fatti. Non ci sono docce decenti: abbiamo visto fori nel muro da cui pendono tubi di gomma. L'acqua calda resta un miraggio. Anche la saletta per i colloqui è fuori legge: proprio stamani c'era un bambino seduto sul bancone, appoggiato al vetro. Serve una riforma del sistema giustizia e serve subito".
Ansa, 6 gennaio 2015
Superato il problema del sovraffollamento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso ma resta quello della vetustà della struttura. È la fotografia della casa circondariale Don Bosco di Pisa scattata stamani dal deputato del Pd, Paolo Fontanelli, che ha visitato il carcere insieme ad Adriano Sofri e Michele Battini consegnando, come fa ogni anno, i panettoni ai detenuti.
"Ci ha accompagnati il direttore Fabio Prestopino - scrive il parlamentare sul suo blog - ma la situazione è assai diversa da quella dell'anno scorso, quando dominava il sovraffollamento. Oggi, grazie allo svuota carceri, i detenuti sono circa 200 a fronte dei 360 di un anno fa. Resta serio il problema della vetustà della struttura e delle evidenti carenze di manutenzione.
Il carcere presenta molti fattori di inadeguatezza, che ovviamente si ripercuotono sullo stato di detenzione e sul lavoro degli agenti. I servizi lasciano seriamente a desiderare. Con particolare pesantezza nella sezione femminile, che però in questo periodo è vuota. Forse sarebbe il caso di approfittarne per fare gli opportuni adeguamenti. Tuttavia, per poter dire che il Don Bosco è un istituto di pena con un futuro, sarebbe opportuno un intervento strutturale massiccio, su larga scala, risolvendo situazioni di lavori interrotti e indefiniti e mettendo fine alla pratica delle toppe. Nei prossimi giorni mi muoverò comunque per interessare il ministero verso questa situazione".
di Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno, 6 gennaio 2015
È di nuovo libero Antonio Parisi, l'ex salumiere di 79 anni che sabato mattina, disperato, ha stretto attorno al collo della moglie Paolina Gargiulo un filo elettrico, uccidendola nel loro appartamento di via Monte Grappa a Seeondigliano. Il gip ne ha disposto la scarcerazione senza alcun obbligo. "Si tratta di un contesto connotato da solitudine e abbandono" aggravate dalle difficili condizioni di salute della donna.
È di nuovo libero Antonio Parisi, l'ex salumiere di 79 anni che sabato mattina, disperato e stanchissimo, ha stretto attorno al collo della moglie Paolina Gargiulo un filo elettrico, uccidendola nel loro appartamento di via Monte Grappa a Secondigliano. Il gip Claudia Picciotti, condividendo le valutazione degli avvocati Ivan Palmieri e Marco Monaco, ne ha infatti disposto la scarcerazione senza alcun obbligo. Le tre figlie, Carmela, Patrizia e Francesca, sono andate a prenderlo ieri pomeriggio, a Poggioreale.
Nelle tre paginette in cui non convalida il fermo dì Antonio Parisi, il giudice si sofferma sulle condizioni di estrema solitudine in cui l'anziano era stato lasciato dalle istituzioni: "Si tratta di un contesto connotato da solitudine e abbandono, in cui l'aggravarsi delle condizioni motorie della vittima aveva determinato un sostanziale isolamento della stessa dalle strutture terapeutiche che l'avevano in cura, con conseguente carico della situazione unicamente sulle spalle del Parisi". Parisi che "compie l'infausto gesto con lucidità e piena consapevolezza", ma al contempo è "rassegnato, consumato da una vita di angherie subite e di fardelli troppo pesanti da portare sulle spalle".
Al giudice, l'ex salumiere ha raccontato tutte le difficoltà della sua situazione. E il giudice ha compreso la sua sofferenza. Paolina era malata di mente e da quando era diventata obesa e semicieca non si alzava più. Antonio, perso dietro a lei giorno e notte, non dormiva più. "Gli aiuti esterni erano assolutamente esigui rispetto ai bisogni della donna. Tuttavia le due badanti assunte testimoniano dell'enorme devozione e disponibilità di Parisi nei confronti della moglie".
Francesca Parisi, la seconda figlia della coppia e l'unica rimasta a Napoli, racconta con le lacrime agli occhi la tragica storia d'amore dei suoi genitori: "Sì conobbero a Miano quando papà aveva 27 anni e faceva il salumiere, lei ne aveva dieci di meno e sciacquava le bottiglie per il vino. Si sposarono tre anni dopo, nel '66, quando mamma era ancora minorenne. Una settimana dopo il matrimonio lei fu ricoverata in manicomio la prima volta".
Da quella volta, Paolina Gargiulo è entrata e uscita dal manicomio tante volte che la figlia non le ricorda più "Entrò che pesava 50 chili, un po' alla volta l'hanno fatta diventare obesa. Aveva un disturbo bipolare: ora era aggressiva e pericolosa, ora diventava depressa e bisognosa di sostegno. Le hanno fatto di tutto, persino l'elettroshock".
Dal 1986 Paolina era in cura al Centro di igiene mentale di Secondigliano: "Ma si limitavano a prescriverle dei farmaci. Nelle ultime settimane abbiamo chiesto un ricovero in un istituti, ma ci siamo sentiti rispondere che costava troppo caro e il Servizio sanitario nazionale non se lo poteva permettere. Il peso della sua assistenza ricadeva soprattutto su papà, che pure ha dei by pass all'arteria femorale e un rene in disuso".
Uscito da Poggioreale, Antonio Parisi è apparso, incredibilmente, rinfrancato: "Ho potuto dormire e scambiare due parole con qualcuno". Ma era umiliato: a lui, che è evangelico (si battezzò nel mare dì Mergellina agli inizi degli anni Novanta assieme con Alemao) un altro detenuto evangelico ha imposto di non pregare, a causa del delitto commesso.
Riflette l'avvocato Palmieri: "Il provvedimento del gip avvalora la tesi di questa difesa, secondo la quale la tragedia rappresenta il frutto di un degrado sociale imputabile alla inadeguatezza delle strutture preposte ad offrire assistenza ai soggetti affetti da disturbi della psiche ed ai loro familiari. L'unica risposta alle problematiche sociali sembra essere sempre successiva e meramente punitiva. L'auspicio è che la tragedia della famiglia Parisi possa quantomeno sollecitare una seria riflessione".
www.bresciatoday.it, 6 gennaio 2015
Record dell'assenteismo per il carcere bresciano di Canton Mombello: sotto le festività natalizie solo 10 agenti operativi per turno, meno di 80 al giorno. Su un organico totale che conta ben 220 agenti. Non solo i vigili romani o partenopei nel calderone dello scandalo dell'assenteismo durante le feste di Natale. Succede anche a Brescia, nel carcere di Canton Mombello, dove proprio in occasione delle festività di quest'anno si sarebbe registrato il record delle assenze, per ferie e soprattutto malattia.
Dalla vigilia all'Epifania infatti il numero degli agenti di Polizia Penitenziaria presenti quotidianamente non raggiungerebbe la quota di 80, circa un terzo rispetto all'organico completo. A conti fatti una decina di agenti per turno - blocchi orari da circa sei ore l'uno - su un totale di 220 agenti. E se la percentuale s'impenna sotto le feste i numeri non cambiano di molto anche durante l'anno. La quota annuale dell'assenteismo bresciano infatti arriva a sfiorare il 25%: uno su quattro non va mai a lavorare, nemmeno quando le vacanze (estive o invernali) sono davvero lontane. Il lavoro, comunque, si deve fare. E i (pochi) rimasti hanno dovuto inghiottire un boccone amaro, spesso hanno dovuto lavorare il doppio, allungare i turni, sorbirsi straordinari a questo punto "forzati".
La Repubblica, 6 gennaio 2015
La visita dei parlamentari di Parma agli Istituti penitenziari. Impegno sul tema dell'allargamento dei posti ricovero in ospedale". Necessario che il Comune riprenda i percorsi attivi di lavoro esterno".
Carcere: mantenere i legami col territorio Un carcere dalla gestione complessa, per le funzioni che vi sono esercitate e per i diversi regimi detentivi a cui sono soggetti i carcerati, una struttura che appartiene a tutti gli effetti al nostro territorio e per la quale è vitale il rapporto con il contesto esterno.
È questo il filo che ha guidato Giuseppe Romanini, Patrizia Maestri e Giorgio Pagliari nella visita che hanno effettuato agli Istituti penitenziari di via Burla. Accompagnati da Lucia Monastero, in rappresentanza della direzione, e da suoi collaboratori, i Parlamentari di Parma hanno potuto prendere visione della situazione generale del carcere, a cominciare dalla questione del sovraffollamento.
"Oggi il numero dei detenuti è sceso a 530 per effetto di nuove norme approvate dal Governo, a fronte di una capienza di 463 ospiti, dunque una situazione migliorata rispetto al passato e ad altre carceri, ma il problema comunque resta, così come è presente il tema della mancanza di personale" - osservano.
La visita ha compreso, oltre ai settori veri e propri di sicurezza l'A.S.1, anche gli spazi di accoglienza, dove i detenuti incontrano i propri figli durante i colloqui, la sala allestita dagli studenti del Toschi, le cucine. Un particolare approfondimento è stato riservato alle questioni inerenti la gestione della sanità in quanto il carcere di Parma è uno dei pochi dotati di un centro diagnostico terapeutico.
"Il tema dei servizi per la salute è molto sentito in quanto proprio l'esistenza del centro diagnostico terapeutico fa sì che a Parma vengano destinati detenuti con problemi di salute anche molto gravi la cui gestione è resa ancor più complessa dai differenti regimi carcerari - spiegano. Oltre alla necessità di presenza di uno specialista urologo, abbiamo raccolto la segnalazione, e in questo senso ci siamo impegnati, di verificare la possibilità dell'ampliamento del reparto detentivo in ospedale che attualmente ha 5 posti letto, dotazione non sufficiente per rispondere ai bisogni legati ai ricoveri dei detenuti".
Altra questione segnalata è quella legata alla possibilità per carcerati di effettuare lavori esterni a fini di utilità pubblica. " Se da un lato la preziosa attività delle realtà di volontariato e quella delle stesse scuole rendono meno isolata la vita in carcere - continuano i Parlamentari - è evidente che risulta altrettanto importante proseguire e riprendere, come a Parma dove si sono interrotti, i percorsi attivi di lavoro esterno. È una scelta determinante nel recupero dei detenuti che è un compito che la Costituzione affida allo Stato".
Nel corso della visita, durata un paio d'ore, i Parlamentari hanno parlato, oltre che con operatori carcerari, con alcuni detenuti, ascoltando le loro osservazioni e anche le loro richieste. Giuseppe Romanini, Patrizia Maestri e Giorgio Pagliari sono stati inoltre informati che è all'attenzione della direzione del carcere il problema relativo alla sicurezza degli impianti di video sorveglianza, per la quale sono necessari gruppi di continuità, problematica avviata a soluzione.
www.varesenews.it, 6 gennaio 2015
L'iniziativa lanciata da numerose associazioni milanesi punta ad arricchire la dotazione della biblioteca del carcere. "La cultura può contribuire fortemente al processo di rieducazione", spiegano gli organizzatori. Un gesto di solidarietà che passa dall'amore per la letteratura. Questo è il senso dell'iniziativa che potrebbe interessare tutti coloro che amano donare un libro durante questo periodo di feste: si chiama "#zanzaunlibro", l'hanno lanciata il Comune di Milano e Fondazione Cariplo, con la collaborazione della Caritas Ambrosiana per andare ad aumentare la dotazione della biblioteca del carcere milanese di San Vittore.
Direttamente da casa sul sito della Hoepli o recandosi in una delle librerie milanesi che hanno aderito all'iniziativa, sarà infatti possibile scegliere un titolo che andrà a incrementare la biblioteca di San Vittore. L'idea è nata proprio dalla necessità di arricchire gli scaffali delle sale lettura del carcere "luoghi accoglienti e frequentati dai detenuti, che tuttavia necessitano di nuovi volumi, adatti agli effettivi bisogni dei lettori del carcere, persone di età, nazionalità, livello d'istruzione, ma anche interessi diversi" spiegano gli organizzatori in una nota. Fra i libri proposti ci sono dizionari e frasari d'italiano per stranieri, libri in lingua straniera, testi scolastici, ma anche di musica, cinema, diritto, cucina, sport: diverse discipline per incentivare la cultura dei detenuti di san Vittore.
Fra i titoli selezionati anche grandi classici come "Il piccolo principe", "Il nome della rosa", i libri della saga di Harry Potter, "Pinocchio" e "La Divina Commedia": chi volesse aderire potrà farlo direttamente pagando il prezzo di copertina, oppure contribuire con l'acquisto di un voucher da 5, 10 o 15 euro. Il progetto era stato lanciato durante Bookcity, il festival dei libri e della lettura che si è tenuto a Milano dal 13 al 16 novembre scorso. Da allora numerosi personaggi dello spettacolo, come Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, hanno scelto di aderire, "zanzando" un libro e pubblicizzando l'iniziativa.
Ma i libri possono davvero fare la differenza in un carcere? "Assolutamente sì - spiega Daniele Mantegazza, per 20 docente all'interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio. La cultura può contribuire fortemente al processo di socializzazione e può aiutare una persona che ha sbagliato a comprendere i cardini fondamentali su cui poggia la propria vita: una rieducazione che parte dai libri, dal ragionamento può essere fondamentale per una persona per rientrare nella società civile".
Il professor Mantegazza fa riferimento proprio alla sua diretta esperienza al carcere di Busto: "Quando io e l'allora direttore della Casa Circondariale di Busto Arsizio ci confrontammo sulle modo più opportuno per proporre l'insegnamento ai detenuti, giungemmo alla conclusione che la soluzione migliore era quella di offrire una cultura gratuita, libera dalla connessione al "fare". Organizzammo un liceo scientifico all'interno del carcere: ciò che ci premeva era favorire il ragionamento, la curiosità e la creatività delle persone. Grazie ai libri, al giornalino, a rappresentazioni teatrali scritte dai detenuti volevamo aiutare l'integrazione con gli altri, perché la cultura può fare anche questo: far sì che una persona si senta parte di una comunità, della società. Ben vengano iniziative come "zanza un libro": arricchire la biblioteca di un carcere è sicuramente un punto di partenza fondamentale per questo processo".
Askanews, 6 gennaio 2015
L'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, celebra oggi la solennità dell'Epifania con un pranzo in compagnia di alcuni detenuti del carcere di Opera (Milano). Dopo la celebrazione della messa in Duomo, Scola accoglierà infatti alle 13 in Arcivescovado alcuni carcerati accompagnati dal direttore del penitenziario, Giacinto Siciliano, dai cappellani don Antonio Loi e don Francesco Palumbo e da alcuni agenti di polizia penitenziaria.
Questo incontro con la realtà del carcere, con i detenuti e con coloro che quotidianamente vi operano, segue la recente visita di Scola in un altro penitenziario milanese, quella del 23 dicembre scorso a Bollate. Alle ore 16 in Duomo il cardinale presiederà infine i Solenni Vesperi dell'Epifania.
www.primonumero.it, 6 gennaio 2015
Torna anche quest'anno l'appuntamento con "La Befana dei detenuti". "Un po' per risvegliare la coscienza assopita, un po' per riproporre alla considerazione di molti che esistono tanti fratelli dimenticati, ogni anno, l'Associazione Iktus - Onlus mette in evidenza con l'iniziativa della "Befana Dei Detenuti" ponendo in prima lista la pratica dimenticata sotto la pila di impegni". Quindi domani 6 gennaio, solennità liturgica dell'Epifania, alla Parrocchia di san Timoteo in Termoli, sede legale dell'associazione ci sarà possibilità, per chi desidera, di aiutare i detenuti della Casa Circondariale di Larino, offrendo quanto è necessario per l'igiene personale e indumenti intimi di cui mancano tanti di loro perché dimenticati perfino dalle famiglie o provenienti da molto lontano o meno abbienti di tanti altri loro colleghi.
Durante la giornata del 6 gennaio i fedeli che si recheranno alla celebrazione delle messe: ore 08,30 - 11 - 18 potranno portare quanto preparato e consegnarlo al momento della raccolta. "Fare del bene bonifica se stessi e benefica i fratelli, ristabilisce la giustizia che diventa amore condiviso e attenzione donata" scrive l'associazione.
La Sicilia, 6 gennaio 2015
Sono oltre 400 i volumi raccolti dal Lions Club di Ravanusa, che saranno donati alla sezione femminile del carcere di Agrigento. Ma altri sono in arrivo. I volumi saranno consegnati nei prossimi giorni al direttore della Casa circondariale.
Un successo oltre previsione il Reading "100 libri per il carcere di Agrigento" che si è svolto nei giorni scorsi presso la parrocchia di Maria e Gesù di Campo bello di Licata. L'evento aperto dal presidente del Lions, avvocato Salvatore Manganello, è stato condotto dal professor Francesco Pira, docente di Comunicazione dell'Università di Messina, saggista e giornalista.
Quattro gli scrittori e poeti che nel corso della serata hanno declamato le loro poesie: Lorenzo Peritore (Licata), Adriana Valenza (Caltanissetta), Gianni Argento e Filippo Tornambè.
"L'obiettivo che ci eravamo prefissi - ha dichiarato il presidente Manganello - è stato ampiamente superato. E ancora continuano ad arrivare libri che consegneremo nei prossimi giorni al direttore del carcere. Voglio ringraziare gli scrittori che hanno partecipato e quelli che hanno fatto pervenire le loro opere. L'iniziativa rientra nei nostri service dedicata alle persone più deboli. Siamo molto felici del successo".
La cultura al servizio della solidarietà: "Un segnale molto forte per il nostro territorio - ha commentato il professor Pira - un sostegno vero a chi crede nel principio del rispetto dell'altro. Spero che si ripetano tante di queste iniziative. Si tratta di uno splendido precedente". Autori, scrittori, poeti che vogliono far pervenire le loro opere possono contattare il presidente del Lions Club, Salvatore Manganello.
- Civitavecchia: la Comunità di Sant'Egidio organizza pranzi con i detenuti e le detenute
- Milano: la "Christian music" di Roberto Bignoli nel carcere di Opera
- Televisione: precisazione del Dap in merito al documentario "Sbarre" del 4 gennaio
- Roma: l'attore Gigi Proietti guest star al pranzo in carcere a Rebibbia
- Mondo: pena di morte, Pakistan e Giordania rispolverano il patibolo










