di Dario Del Porto
La Repubblica, 28 febbraio 2015
Pasquale Barra detto 'o animale, il camorrista che uccise con 40 coltellate Francis Turatello profanandone il cadavere e poi scelse di collaborare con la giustizia accusando ingiustamente Enzo Tortora, è morto nel carcere di Ferrara, dove stava scontando la condanna all'ergastolo. Aveva da poco compiuto 72 anni.
Con la sua morte, si chiude una pagina nera della storia criminale italiana, segnata dai delitti commessi da Barra per conto della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e proseguita con la sua controversa dissociazione dalla camorra, che ha ispirato, fra gli altri, uno dei personaggi del film "Il camorrista", diretto da Giuseppe Tornatore e tratto dal libro di Giuseppe Marrazzo. Entrato nella Nco sotto l'egida di Cutolo, Barra si macchiò di decine di delitti, molti dei quali commessi in carcere. Nel 1983 cominciò a collaborare e, sia pure solo al diciottesimo interrogatorio, fece il nome di Tortora, rifiutandosi poi di deporre al processo per ripetere quelle accuse rivelatesi poi completamente infondate.
www.gonews.it, 28 febbraio 2015
"Punti di forza di questo istituto - ha detto il garante regionale dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, al termine del sopralluogo di questa mattina al carcere di Massa - sono il percorso trattamentale, il regime penitenziario interno aperto e la presenza di lavorazioni penitenziarie di tessitoria, di sartoria e di falegnameria".
Il percorso trattamentale avviene anche attraverso lo strumento risocializzante del lavoro, il regime aperto dell'istituto "rispetta - ha detto il garante regionale - tutte le condizioni normative e le migliora con celle aperte oltre le 8 ore e l'attività lavorativa fa sì che vengano prodotti lenzuola, asciugamani e coperte a tutti gli altri istituti penitenziari". La Casa di reclusione di Massa, risale al 1930 e ospita 192 detenuti definitivi condannati a pene medio lunghe dei quali 66 in cella per reati di detenzione di droga ai fini di spaccio. Si tratta di un corpo unico, suddiviso in padiglioni, in spazi comuni e aperti e con la presenza di impianti sportivi.
"Tra i detenuti - ha precisato Corleone, ribadendo la positività di questo dato - 110 lavorano e di questi 15 svolgono attività di pubblica utilità in città". Corleone ha parlato, inoltre, con soddisfazione di un esperimento innovativo portato avanti dalla Asl di Massa Carrara: "I detenuti di questo carcere - ha detto - possono essere seguiti dal loro medico di base. Un modello che dovrebbe essere introdotto anche negli altri istituti penitenziari perché garantisce continuità terapeutica e assicura un rapporto di fiducia tra il medico e il paziente".
"La direttrice del carcere Maria Martone - ha affermato Corleone - è molto attenta all'innovazione e dà impulso alle attività. Nei mesi scorsi c'è stata una programmazione di cineforum. Inoltre, la biblioteca interna è collegata a a quella comunale e i detenuti scrivono un giornalino". "Peccato - ha aggiunto il garante regionale - che queste positività siano turbate dalla mancata apertura di un padiglione nuovo che dovrebbe ospitare 80 detenuti.
La struttura è quasi pronta ma necessita del completamento degli ultimi lavori di ristrutturazione, al momento ancora bloccati". Tra le lacune del carcere Corleone ha parlato del "mancato finanziamento di due sezioni del refettorio necessarie per permettere ai detenuti di mangiare insieme e di una serra per consentire attività esterne. Credo - ha concluso Corleone - che ci siano tutte le condizioni per far sì che questa casa di reclusione diventi un'eccellenza, accogliere queste richieste garantirebbe alla struttura di rappresentare un modello di vivibilità".
www.provincia.bz.it, 28 febbraio 2015
Si è conclusa il 26 febbraio la valutazione delle offerte relative alla realizzazione e gestione del nuovo carcere di Bolzano: l'offerta presentata da Condotte d'Acqua Spa in raggruppamento temporaneo di imprese con Inso spa è stata ritenuta congrua. Prossimo passo: la convenzione con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per costruzione e gestione della nuova struttura.
La commissione tecnica, composta da rappresentanti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, della Provincia di Bolzano (soggetto attuatore) e di esperti in materia economico-finanziaria, ha esaminato il materiale prodotto da Condotte d'Acqua spa in raggruppamento temporaneo di imprese con Inso spa a sostegno della congruità della propria offerta economica per i costi di costruzione, pari a circa 31,8 milioni di euro.
La commissione ha ritenuto l'importo plausibile e realistico rispetto alle spese sostenute per la realizzazione di altre strutture penitenziarie recentemente attivate. Pertanto, conclusi gli adempimenti formali del caso, si procederà alla convocazione dell'apposita Conferenza di servizi e quindi a negoziare con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la convenzione per le modalità di realizzazione e gestione della nuova struttura carceraria.
Alla luce delle esperienze maturate nella realizzazione di carceri con l'innovativo sistema della cosiddetta "finanza di progetto" in altri Paesi dell'Ue, per la prima volta in Italia l'impresa aggiudicataria provvederà, oltre a completare progettazione e costruzione della struttura entro due anni, alla fornitura di una serie di servizi: manutenzione ordinaria e straordinaria dell'immobile e degli impianti, mensa detenuti e personale, lavanderia, pulizia, attività formative, sportive e ricreative e di reinserimento dei detenuti, che saranno impiegati anche nelle attività lavorative interne.
Il progetto preliminare nasce dalla collaborazione tra Rti Condotte/Inso e Engineering spa, Policrea srl, Pasquali Rausa Engineering srl, Sint Ingegneria srl, Bwb Ingenierbüro srl, Jesacher Geologiebüro, caratterizzato quindi da una forte componente locale. Realizzazione e gestione dei servizi del carcere saranno assicurate attraverso la costituzione di una specifica società di scopo. Il progetto vincitore sarà illustrato, unitamente a tutti gli altri presentati nel bando in modalità PPP (pubblico-privato), nel convegno che la Caritas organizzerà al Centro pastorale di Bolzano il prossimo 10 marzo.
www.lametino.it, 28 febbraio 2015
"Il Consiglio regionale della Calabria, per il tramite del Presidente della Giunta ponga in essere ogni iniziativa, azione e provvedimento utile affinché il Governo disponga l'immediata riapertura della casa circondariale di Lamezia Terme assicurandole piena e migliore funzionalità". È quanto chiede il consigliere regionale Arturo Bova (Democratici Progressisti) che, sulla questione ha presentato una mozione.
"Inspiegabile - commenta Bova - il provvedimento di chiusura dentro la cornice storica di un'emergenza carceraria insostenibile che fotografa condizioni di vita impietose e che testimonia il grave disagio umano della popolazione carceraria. Dinanzi alle condanne ad ai richiami della Corte europea di Strasburgo, il nostro Paese è chiamato a dare risposte sociali ed organizzative concrete nel rispetto della dignità della persona".
Nel documento, il consigliere regionale "richiama il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13.1.2010 con cui è stato approvato il 'Piano Carcerì per risolvere l'annoso problema del sovraffollamento degli Istituti Penitenziari italiani. Successivamente, con sentenza dell'8 gennaio 2013 (c.d. sentenza Torreggiani) - ricorda Bova - la Corte Europea dei Diritti Umani, adita da Torreggiani e da altri 4.000 detenuti, ha condannato lo Stato Italiano per violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (trattamento disumano dei detenuti).
Assegnandogli contestualmente - in quanto sentenza pilota - il termine di un anno per adeguarsi alla normativa internazionale e agli standard richiesti da Strasburgo (che prevedono il criterio base di mq. 3 per ogni detenuto ospitato in ciascuna struttura carceraria). Dopo il monitoraggio effettuato nel maggio del 2014 - dunque a distanza di un anno dalla sentenza sopra citata - i detenuti italiani risultavano 59.683, a fronte di una capienza regolamentare dell'intero panorama carcerario italiano di 49.091 posti". L'esponente politico ricorda che "è stata disposta la chiusura di tutte le strutture carcerarie nella quali non veniva rispettato il suddetto requisito di 3 mq/detenuto, facendo inopinatamente rientrare tra queste strutture anche la Casa Circondariale di Lamezia Terme".
"Dopo un incontro avuto il 15 maggio 2014 con il Segretario Particolare del Ministro di Giustizia e con una delegazione degli Agenti di Polizia Penitenziaria di Lamezia - del quale venne dato ampio risalto dai mass-media locali - fu dimostrato che la Casa Circondariale di Lamezia Terme, contrariamente ai dati forniti al Ministero, rispettava pienamente il requisito della Sentenza Torreggiani per almeno 90 detenuti - stante la superficie della struttura di 302 mq. Dato, questo, che si può ricavare dalla sezione monitoraggi del sito www.giustizia.it oppure dalla planimetria dell'Istituto. La delegazione aveva indicato altresì, la possibilità concreta e a quasi costo zero, di ricavare ulteriore disponibilità di accoglienza e, pertanto, di superare il numero di 100 detenuti ospitabili secondo e nel pieno rispetto dei parametri europei. Sul sito del Ministero della Giustizia, inoltre, è stato pubblicato un documento ufficiale in cui sono elencati oltre 30 Istituti Penitenziari, molti dei quali a tutt'oggi aperti, che hanno una capienza di molto inferiore ai 100 detenuti (vedi la casa Circondariale di Lauro in Campania, con capienza regolamentare di 38 detenuti e presenza effettiva di soli 11 detenuti o Empoli, in Toscana, con capienza regolamentare di 18 detenuti e presenza effettiva di 24 detenuti)".
"La questione dell'affollamento delle carceri, che vede la Calabria tra le Regioni con il più alto tasso - afferma Bova - è di attualità sempre più drammatica, segnata da lentezze processuali e da strutture fatiscenti. Alla luce di questi motivi, la struttura carceraria di Lamezia, potrebbe essere eventualmente riconvertita in una casa circondariale a custodia attenuata, oppure destinata ad ospitare i detenuti cd. promiscui (ex collaboratori di giustizia; appartenenti a forze di polizia; familiari di ex collaboratori di giustizia e familiari di personale della Polizia Penitenziaria) e/o detenuti cd. protetti (sex offender, imputati e/o condannati per violenza sessuale). Si potrebbe immaginare di collocare in una sezione i detenuti cd. promiscui, in un'altra, i detenuti cd. protetti e nell'ultima sezione allocare i detenuti associati dalla libertà a disposizione del locale Tribunale.
In Calabria le sezioni inframurarie destinate alle suddette particolari tipologie di detenuti, sono presenti solo presso le Case Circondariali di Castrovillari e di Vibo Valentia. Strutture queste ultime che, in caso di chiusura del Carcere di Lamezia, si vedrebbero aumentare i posti disponibili al regime ordinario, con conseguente aggravamento del problema del sovraffollamento. La chiusura del carcere di Lamezia comporterebbe, o comunque potrebbe essere percepito infine - conclude Arturo Bova - come un palese e inammissibile, oltre che inopportuno, abbassamento della guardia nella lotta alla criminalità organizzata in un territorio martoriato dalla presenza di potentissime e spregiudicate cosche mafiose".
www.gonews.it, 28 febbraio 2015
Marta Gazzarri, consigliera regionale, capogruppo de "Il Popolo toscano" si è recata in visita ieri mattina, venerdì 27 febbraio, al Carcere circondariale femminile di Empoli. È stata accompagnata da Umberto Torromarco, della Uil penitenziaria, e da Roberto Rizzo della segreteria regionale. Un tema, quello delle condizioni delle carceri, che interessa da tempo la consigliera e che la ha portata a seguire le storie delle strutture penitenziarie regionali. Se le condizioni di Sollicciano a Firenze e de "Le Sughere" di Livorno sono pessime per Marta Gazzarri il carcere di Empoli è: "Un'oasi nel deserto".
Prima qualche dato: in Toscana sono circa 3000 i carcerati. Di questi solo 150 sono di sesso femminile divisi così: un centinaio a Firenze, circa quaranta a Livorno e solo 15 a Empoli. La casa circondariale di Pozzale è infatti una struttura particolare: le recluse sono scelte in base a parametri specifici, quando si ritrovano vicine al termine della propria condanna, solitamente a 4-5 anni dalla scadenza. I percorsi di recupero che vengono effettuati sono mirati e precisi e risultano più produttivi in virtù del piccolo numero delle carcerate, che possono essere meglio assistite. "È stata un esperienza significativa. Mi ha colpito molto la presenza di una piccola fattoria - ha commentato la consigliera Gazzarri. Mi è stato detto che presto sarà anche possibile la produzione del miele con le api. Sono queste piccole attività che possono permettere un reinserimento nel mondo del lavoro per le recluse".
Nella struttura operano infatti 34 operatori, un numero abbastanza elevato in rapporto alle detenute. "Di questo carcere si parla dei costi elevati, ma sono indispensabili se si vuole garantire la qualità necessaria per ottenere dei veri risultati. A Sollicciano ad esempio ci sono solo 350 persone che operano nella struttura a fronte di più di 600 reclusi.
Un piccolo numero, che non può fare la differenza e aiutare per davvero i carcerati", ha chiosato la Gazzarri. Le detenute che risiedono nella struttura sono come già detto 15 a fronte di una capienza massima di 35. Sono per metà di nazionalità italiana e per metà straniere. L'età media è abbastanza giovane, solo una donna supera infatti i 40 anni. Tutte le recluse svolgono attività lavorative retribuite, alcune addirittura al di fuori della struttura operando a Montelupo e all'Asl. "Il territorio ha sempre risposto bene, senza pregiudizi, aiutando il reinserimento delle carcerate" ha commentato la Gazzarri, che lancia anche un'idea: "Potrebbero essere riunite tutte le 150 donne incarcerate in Toscana dato il numero esiguo.
La legge obbliga le donne recluse a rimanere vicine al territorio dove vivono e, viste la disposizione logistica delle strutture penitenziarie in Toscana, si potrebbe fare. La mia è comunque solo un'ipotesi, non voglio dare soluzioni". La consigliera regionale ha poi chiesto lumi al direttore della struttura sulla recidività delle detenute: "Mi è stato detto che sono pochi i casi. Il lavoro che viene svolto in questo luogo permette seriamente alle recluse di reinserirsi nel mondo del lavoro e le aiutano anche a trovare un ambiente familiare che le accolga quando la loro condanna sarà conclusa. Un contenitore sano che possa impedire a queste donne di commettere di nuovo reati". In conclusione Marta Gazzarri è rimasta piacevolmente sorpresa dalla visita: "Questa struttura è un modello positivo per le carceri regionali. È vero, i costi sono elevati, ma la qualità del servizio offerto alle recluse per reinserirsi non solo nel mondo del lavoro, ma nella società sono ottimi".
Pamela Bevilacqua
www.spoletonline.com, 28 febbraio 2015
Sono 14 le persone imputate, tra cui esponenti di spicco della criminalità organizzato. Corruzione in carcere, rimangono in piedi 14 posizioni. "Creare" un quadro sanitario e le certificazioni giuste da fare avere agli avvocati dei detenuti ristretti nel carcere di Maiano. Era questo che faceva il dottor Fiorani ex medico del carcere, già giudicato con rito abbreviato e condannato a 3 anni e 10 mesi, insieme a sette detenuti.
Quattordici imputati sono ancora sotto processo per corruzione. Si tratta di alcuni detenuti e loro parenti. Ieri davanti al collegio penale, la ricostruzione puntuale, fatta dal commissario titolare della maxi inchiesta che portò all'arresto del professionista e delle altre persone. Quello che ne esce dal racconto è un sistema organizzato, mogli, generi, figli, cognati, dei detenuti che avrebbero portato direttamente il denaro in bustarelle, al professionista spoletino, all'interno del suo studio al centro di Spoleto. Cinquemila, diecimila, trentamila euro, l'interessamento del medico, per un loro congiunto, costava. I contatti sarebbero avvenuti nel carcere. Il recluso di turno parlava col professionista poi era il parente che avrebbe pagato per il favore.
Il giro si era talmente allargato che alcuni detenuti facevano da tramite ad altri carcerati. "Man mano che i casi aumentavano, però il dottore inizia a diventare sospettoso e sempre più attento - ha spiegato al pm Iannarone, il commissario titolare dell'inchiesta - tanto che in un'occasione, il medico fa bonificare l'intero ambulatorio del carcere da un detenuto.
A un parente di un altro carcerato invece fa controllare il telefono del suo studio per paura di essere intercettato e seguito. Si prende un cellulare al quale toglie la batteria ogni volta che non lo usa". Intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti, osservazioni, riprese video. Diverse le prove che incastrerebbero i protagonisti di questa vicenda giudiziaria. "Abbiamo rinvenuto anche un planning dove il medico - dice il testimone - alla fine di ogni incontro con i parenti di qualche detenuto, segnava se quel colloquio era stato positivo o negativo". Alcuni imputati sono già detenuti nel penitenziario di Maiano per altri reati gravi, alcuni sono ristretti al 41 bis e sono esponenti della criminalità organizzata.
La Provincia di Cremona, 28 febbraio 2015
Ancora tensione nel carcere di Cremona. Un detenuto ha dato fuoco ad un materasso all'interno della propria cella. Il penitenziario torna così al centro delle cronache dopo la rissa tra detenuti nei giorni scorsi e il tentativo di un altro ristretto di colpire un poliziotto penitenziario con del liquido bollente.
"Un detenuto romeno ha dato fuoco ad un materasso in cella: subito è intervenuto il collega della Polizia Penitenziaria che ha fatto uscire il detenuto dalla cella, spingendo fuori anche il materasso e scongiurando così conseguenze più gravi", ha raccontato Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).
"Poi lo stesso detenuto ha reagito nei confronti dell'agente con offese e sputi. Non solo Un altro poliziotto penitenziario si è punto ad un dito durante perquisizione ordinaria con una macchinetta tatuaggi e ora è comprensibilmente in forte stato di ansia per l'accaduto. Si tenga conto che nel carcere di Cremona mancano anche i guanti in lattice e tutto ciò che occorrerebbe per operare in sicurezza".
Martedì i vertici regionali del Sappe - il neo segretario regionale Alfonso Greco ed il segretario nazionale lombardo Franco Di Dio - incontreranno a Cremona i vertici locali del Sappe. "I problemi a Cremona ci sono, come in ogni penitenziario, ed è sbagliato affrettarsi a sminuire quel che è accaduto nei giorni scorsi. Non ha alcun senso. Certo deve fare riflettere seriamente se un carcere come Cremona, con una media di 300/350 detenuti presenti in media, ha un numero di tentati suicidi e di episodi di autolesionismo dei ristretti più alto rispetto a carceri con un numero significativamente più alto di detenuti presenti, come ad esempio quelli milanesi. Chiedere una ispezione ministeriale vuol dire dare tutele e maggiori garanzie a coloro che in carcere lavorano nella prima linea delle sezioni detentive, ossia i poliziotti penitenziari".
di Chiara Dino
Corriere Fiorentino, 28 febbraio 2015
C'è vento, sempre, e poi ci sono costoni di roccia appuntiti che sembrano sul punto di franare giù in mare. E anche il nome - Gorgona - di questo scoglio a 37 chilometri dall'Italia, a sud di Livorno è aspro e cattivo. Trovarci loro, 70 detenuti con lunghe pene alle spalle, in dirittura d'arrivo sembra una beffa.
Non è un posto accogliente quest'isola eppure, se si ribalta il punto di vista si scopre che, pian piano, sta diventando un emblema di eccellenza nel nostro sgangherato sistema penitenziario. Ci siamo andati ieri perché i Frescobaldi impiantavano, a 3 anni di distanza dal primo, un secondo vigneto, un altro ettaro per produrre quel vino di cui al momento sono in commercio solo 2.700 bottiglie, e chissà domani forse di potrebbe arrivare a 5.000. Un bianco, Ansonica e Vermentino, che si chiama Gorgona.
Loro, i Frescobaldi, sono titolari di un progetto che ha fatto, molto e bene parlare di sé: perché a lavorare la terra, a far la vendemmia, a mettere il prodotto in botti (di legno e di acciaio) sono i detenuti al confino in questo scoglio sperduto, che però non possono imbottigliare né bere, neanche un goccio di quanto producono. Il progetto è stato avviato tre anni fa grazie alla tenacia di Carlo Mazzerbo, direttore di questa sezione penitenziaria che rischiava di chiudere (alti i costi di gestione se si pensa che per 70 carcerati ci sono 60 agenti di polizia penitenziaria più altri 40 che vanno e vengono con le loro motovedette e che alcuni tengono qui le compagne mentre altri fanno su e giù dalla terra ferma) e di chi lo ha preceduto, Maria Grazia Giampiccolo. Affrontato l'ostacolo si sono inventati un carcere a suo modo modello, dove tutti i detenuti lavorano: c'è chi coltiva l'orto, chi fa il pane o cucina, chi sbriga piccole incombenze meccaniche, chi si occupa della fattoria e ci sono i vignaioli (20 si sono dati il cambio da quando è partito il progetto).
Non basta perché Mazzerbo ha in mente, dato che l'isola offre ingressi contingentati anche ai turisti (75 la settimana) di cercare qualcuno che prenda in gestione il bar, il forno, un ristorante. Progetti di là da venire di un'isola dove abita solo chi gravita intorno al carcere e una donna, una sola. Si chiama Luisa Cetti, ha 87 anni ed è una forza della natura: "Mi sono sposata a 16 anni - racconta - con un fiorentino , quando lui è morto ho deciso di tornare a vivere nella casa dove son nata". E come è ovvio è diventata la mamma di tutti. La coccolano i detenuti che le portano le provviste arrivate da Livorno quando il mare lo consente, la proteggono i poliziotti, le fa compagnia qualcuna delle moglie degli agenti. Ma soprattutto ha un filo diretto con chi come lei qui ha in programma di starci per tempi più lunghi.
Ciro ha 38 anni è a Gorgona da un anno e mezzo e lavora allo spaccio: "Ci resterò fino al 2023, a meno che non mi abbassino la pena". Prima era stato a San Gimignano e Viterbo e ora lo hanno trasferito sull'isola: "Sto bene adesso, in confronto alle altre carceri non c'è paragone". Il perché è presto detto: come ci ha spiegato il sovrintendente Zaccaria: "Le loro stanze si aprono alle 6,30 del mattino e si chiudono alle 8 di sera. Chi ha da lavorare in quell'arco di tempo può stare fuori". È il lavoro che fa la differenza e cambia profondamente il modo di vivere, anche nell'isola delle storie criminali - c'è chi ha più di un omicidio alle spalle - nella Repubblica fondata sul lavoro che dovrebbe essere il nostro Paese.
Carmelo ha 53 anni, è a Gorgona da un anno, lavora in vigna e qui deve starci ancora un decennio: "Ero a Sollicciano prima, ma qui è un'altra cosa, sono libero, lavoro, lì ero sempre chiuso in cella". Ha due ex mogli, una fidanzata e due figli. E se pensa all'uscita ci dice: "Mi fa paura, con la crisi che c'è". Ha voglia di raccontarci la sua vita di prima: aveva un locale e in principio gli sarebbe toccato l'ergastolo. Di più non può dire. Yang è cinese ha già scontato dieci anni di pena, ci racconta mentre impianta i vitigni, tra due settimane sarà fuori e pensa di restare in Italia. Anche se da quando è sull'isola non ha mai ricevuto una visita.
E poi c'è Benedetto, detenuto eccellente con quasi trent'anni di galera alle spalle, che deve scontare ancora un anno e mezzo di pena. Ha 53 anni, è un siciliano dagli occhi smarriti. Qui a Gorgona fa il cantiniere. Prepara il vino che poi sarà imbottigliato nella tenuta di Colle Salvetti. È elegante, gentile, ma sembra infastidito dalla nostra presenza. A coordinare tutti quanti lavorano in vigna c'è Federico Falossi: li conosce uno a uno. E conosce le ragioni che li hanno portati fin qui. Tra tutte le cose che racconta una fra tutte è quella che colpisce di più: "Hanno tutti fame di lavoro. Bisogna talvolta frenare il loro entusiasmo".
Qualcosa vorrà pur dire questo bisogno di fare. Ce lo suggerisce il commissario Salzano che è qui in servizio da un anno: "Le altre carceri dove ho lavorato sono luoghi terribili. La vera pena è il nulla, la condanna a non avere niente da fare. Le giornate sono talmente uguali l'una con l'altra che poco a poco i detenuti si spengono e anche quando sono fuori per l'ora d'aria camminano su e giù in modo meccanico. Il cervello inizia ad adeguarsi al vuoto". Già la vera pena è non avere nulla da fare. E qui da fare per fortuna ce n'è. C'è anche un progetto di tutela degli animali coordinato da un veterinario napoletano, Marco Verdone, che lavora quasi esclusivamente con l'omeopatia. C'è Francesco Simi un fotografo free lance che ha avviato un corso di foto in pellicola. C'è chi organizza corsi di sub. All'ombra di questa selva aspra e forte però, e circondati dalle motovedette della polizia.
www.romatoday.it, 28 febbraio 2015
Firmato un Protocollo d'Intesa con il Provveditorato Regionale dell'amministrazione penitenziaria. Dieci persone in esecuzione di pena, a titolo volontario, contribuiranno al decoro urbano ed alla manutenzione del verde. Decoro urbano ed inclusione sociale, un binomio virtuoso che presto caratterizzerà le aree verdi del Municipio XI. L'ente di prossimità ha sottoscritto un Protocollo d'Intesa con il Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria del Lazio. Ed a trarne beneficio saranno tanto i detenuti quanto il territorio municipale.
"Quando l'Amministrazione penitenziaria del Lazio ci ha manifestato il suo impegno sul fronte dell'inclusione sociale delle persone in esecuzione di pena e messa alla prova - ha commentato il Presidente Veloccia a latere della sottoscrizione del protocollo - ci siamo attivati immediatamente per avviare specifici progetti e per l'individuazione di occasioni di sviluppo e di nuove attività lavorative nel nostro territorio, che valorizzassero le risorse delle persone in esecuzione penale".
Con l'accordo, il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria individuerà una decina di detenuti che potranno beneficiare dell'opportunità di lavoro all'esterno. All'Ente di prossimità invece spetta il compito di individuare e mettere a disposizione le situazioni finalizzate alle attività di reinserimento sociale.
Le misure alternative alla pena , nel Comune di Roma, sono oggi 1568 e di queste, già 52 riguardano il Municipio XI. Grazie all'accordo sottoscritto in giornata, circa 10 persone nel lungo periodo e tre di loro nell'immediato, saranno selezionati e coinvolti in lavori di pubblica utilità, a titolo volontario e per periodi determinati "avvalendosi per la presa in carico assicurativa e lavorativa - viene specificato in una nota - della collaborazione di soggetti affidatari dell'attività di manutenzione del decoro urbano e delle aree verdi del Municipio XI".
di Roberto Davide Papini
La Nazione, 28 febbraio 2015
Scelta simbolica della cittadina che ospita uno degli ospedali psichiatrici giudiziari che a fine marzo dovranno essere chiusi. Insolita, ma simbolica scelta dei radicali fiorentini dell'associazione "Andrea Tamburi": il loro congresso annuale, infatti, si svolgerà sabato 28 febbraio a Montelupo Fiorentino, "per ricordare che la città è una delle sei sedi di Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario) ancora attivi in Italia e che il 31 marzo scade la proroga del Governo per la chiusura di queste strutture con la conseguente presa in carico degli internati da parte del servizio sanitario nazionale".
Al congresso dei radicali fiorentini prenderà parte anche il leader storico del Partito Radicale, Marco Pannella. "La chiusura, o meglio il superamento, degli Opg - si legge in una nota - si porta dietro, infatti, tanti problemi, sociali, culturali, politici e amministrativi, molti dei quali tuttora aperti. L'intenzione dei radicali è far chiarezza sulla situazione è scongiurare una chiusura degli Opg solo di facciata". L'inizio del congresso (che si terrà presso il circolo "Il Progresso) è previsto per le 11 e durerà per tutto l'arco della giornata: Marco Pannella prenderà la parola alle ore 18.
- Bologna: alla Dozza per parlare di salute delle donne e contrasto alla violenza maschile
- Venezia: teatro con Pippo Delbono alla Casa di Reclusione Femminile della Giudecca
- Enna: recita per i detenuti ennesi dei "I viandanti" di Troina
- Libri: "Cos'è il carcere. Vademecum di resistenza", di Salvatore Ricciardi
- Cinema: la lezione di Wiseman sui manicomi e la chiusura degli Opg









