www.mi-lorenteggio.com, 13 febbraio 2015
I genitori, l'Amministrazione comunale, alcuni detenuti del carcere di Baranzate che godono del permesso di uscita e gli ex detenuti della cooperativa Estia lo scorso weekend hanno ripreso il lavoro iniziato nelle vacanze di Natale da un gruppo di genitori.
Decolla il progetto "Rinnoviamo la scuola" per rendere più accogliente l'Istituto Leonardo da Vinci in via Fratellanza. L'iniziativa, realizzata grazie all'aiuto e al sostegno di molte persone, dimostra la volontà d'intervenire, di credere nella scuola pubblica e di volerla rendere ancor più adatta ad essere quel luogo formativo in cui i ragazzi apprendono gli insegnamenti che li renderanno uomini.
I genitori, l'Amministrazione comunale, alcuni detenuti del carcere di Baranzate che godono del permesso di uscita ( Articolo 21) e gli ex detenuti della cooperativa Estia lo scorso weekend hanno ripreso il lavoro iniziato nelle vacanze di Natale da un gruppo di genitori.
Venerdì pomeriggio, sabato e domenica, la scuola Leonardo da Vinci ha visto all'opera un folto gruppo di persone e l'operazione ha dato risultati straordinari: aule colorate, luminose e accoglienti, plafoni rinfrescati, porte e armadi ridipinti che mettono meglio in risalto i disegni realizzati sulle pareti dei corridoi dagli alunni nell'ambito del progetto "Colore e Skyline - Aspettando Expo 2015".
Sono state giornate di lavoro intense e appaganti, ma non sono mancati momenti di socialità come il pranzo comunitario di sabato: tutti insieme, intorno ad una tavolata apparecchiata per rifocillarsi ma anche per conoscersi meglio. Quest'esperienza ha catalizzato l'impegno e la generosità di molte persone che hanno messo a disposizione tempo, lavoro e attrezzature e ha dimostrato che insieme si possono raggiungere grandi risultati e superare le difficoltà che si possono incontrare in momenti di crisi come quello attuale.
"Un grazie particolare - dicono gli amministratori che hanno partecipato attivamente all'iniziativa - va a Roberto per aver sapientemente riparato le ante rotte degli armadi e per aver regalato il materiale che presto si trasformerà nei nuovi paracolpi delle aule, ad Arturo per aver messo a disposizione dei genitori la lavapavimenti industriale per pulire le aule, a Dario che con la sega circolare professionale domenica mattina a tagliato a misura (in quantità industriale) i nuovi paracolpi delle aule. E grazie anche ad Alberto che ha preparato la pasta".
Il progetto verrà realizzato quasi a costo zero, un grazie dunque a chi l'ha ideato, voluto e sopratutto a coloro che hanno creduto che potesse funzionare davvero. Un ringraziamento a Banca UniCredit che ha sponsorizzato l'acquisto del materiale occorrente, a Leroy Merlen di Baranzate - in particolare a Claudio- che, a condizioni vantaggiosissime, ha fornito l'occorrente : oltre 100 latte di pittura lavabile, 30 confezioni di smalto, pigmenti coloranti, nastro adesivo, cartone protettivo, stucco, carta abrasiva, rulli e pennelli.
"Il progetto Rinnoviamo la scuola insieme - spiega il sindaco Stefania Lorusso - come le precedenti esperienze (nelle scuole Iqbal Masik e Aurora di Cassina Nuova e nella scuola dell'infanzia Gesù Bambino a Cascina del Sole), si propone di sensibilizzare rispetto alle difficoltà che gli Istituti scolastici e gli Enti locali incontrano per garantire interventi di manutenzione, anche minimi, negli edifici pubblici, ma contemporaneamente indica il desiderio di trovare soluzioni nuove e coraggiose ai problemi (ricordiamo che la nostra Amministrazione è l'unica nel nord Italia ad aver firmato un protocollo di intesa con un carcere per permettere ai detenuti l'esecuzione di lavori socialmente utili sul territorio)".
"Questa iniziativa - dice l'assessore ai Servizi alla Persona Marinella Mastrosanti dimostra che in città c'è molta energia positiva, ci sono molti cittadini disposti a giocarsi in prima persona, hanno voglia di dare una mano perché la scuola appartiene al territorio, è un bene comune da proteggere e tenere con "cura" perché accolga più adeguatamente ragazzi e docenti per il tempo che vi trascorrono".
"La scuola media Leonardo da Vinci di via Fratellanza - spiega il vice sindaco Cesare Doniselli - è uno delle più vecchie. Più volte si è parlato della sua dismissione e del suo possibile ricollocamento, ma finora non è stato possibile. In attesa di poter avere una nuova scuola, la dirigenza scolastica, i genitori e l'Amministrazione Comunale hanno deciso d'intervenire, scendendo direttamente in campo e realizzando questo progetto che si concretizzerà entro il mese di marzo 2015. Uno straordinario esempio di collaborazione, i cui risultati mi rendono fiero d'essere Bollatese".
Presente, in veste di imbianchino, anche l'assessore alla Mobilità Carlo Vaghi. Il prossimo intervento è previsto per venerdì 27, sabato 28 febbraio e domenica 01 marzo. Proseguirà poi per altri 4 fine settimana. Per altre informazioni consultate il sito del comune della città di Bollate e il sito dell'istituto scolastico, dove si potranno trovare le fotografie prima e dopo l'intervento.
La Repubblica, 13 febbraio 2015
Inaugurato alle Vallette il progetto sostenuto da Saint Gobain e da una serie di fondazioni. E Chiamparino firma un accordo con il ministero. Nuovo centro di accoglienza per madri detenute e nuovo teatro all'interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino.
I lavori di riqualificazione sono stati realizzati dagli stessi detenuti nell'ambito dei progetti promossi da Saint-Gobain Italia, Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus e Compagnia di San Paolo con il Patrocinio della Regione Piemonte. Quaranta i reclusi impegnati in un corso di 600 ore, tra formazione teorica e pratica, che vi hanno partecipato.
L'inaugurazione è avvenuta nel giorno in cui al ministero della Giustizia è stato firmato un protocollo d'intesa sulle carceri con la Regione Piemonte: presenti tra gli altri il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo. Salgono così a 13 le intese tra ministero e Regioni e in dirittura d'arrivo c'è anche quella con la Basilicata. Il protocollo coinvolge anche Anci Piemonte, Tribunale di Sorveglianza di Torino e, per la prima volta rispetto alle precedenti, anche il Garante regionale dei detenuti. Il protocollo riserva una particolare attenzione ai soggetti che, a causa della loro condizione di tossicodipendenti, necessitano di speciali percorsi riabilitativi, rieducativi e di reinserimento sociale e lavorativo. E punta tra le altre cose a predisporre un piano di azione regionale per favorire l'applicazione delle misure alternative e consentire l'attivazione di percorsi terapeutici rivolti ai detenuti con problematiche correlate alle dipendenze patologiche.
www.obiettivonews.it, 13 febbraio 2015
Presentati ieri i progetti sostenuti e fortemente voluti da Saint-Gobain Italia, dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus e dalla Compagnia di San Paolo, che hanno coinvolto quaranta detenuti nella riqualificazione e ristrutturazione di alcuni edifici nella Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino tra i quali il nuovo Centro di accoglienza detenute madri e il teatro. I detenuti sono stati impegnati per 600 ore di formazione teorica e pratica, di cui 200 impartite da formatori di Saint-Gobain Italia, volte a far imparare un antico mestiere con materiali e tecniche innovative, un "saper fare" vero, concreto, in campo edile, rivolto alla riqualificazione energetica sia di edifici nuovi, sia nella ristrutturazione.
La formazione ha un ruolo fondamentale per la riabilitazione dei detenuti: riduce infatti significativamente il rischio di recidiva ed è essenziale per agevolare il reinserimento in società, proprio come la stessa costituzione italiana sancisce, affermando che il carcere deve avere uno scopo rieducativo, per offrire un percorso di riabilitazione con importanti ricadute per la collettività. Per questo la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus, Saint-Gobain Italia e la Compagnia di San Paolo hanno promosso e implementato negli ultimi quattro anni questi progetti all'interno del carcere di Torino.
La riduzione dei costi di gestione delle strutture pubbliche è un altro obiettivo centrale delle iniziative. Questi interventi di riqualificazione energetica favoriscono un risparmio economico per i contribuenti, grazie alla riduzione dei costi di gestione della struttura stessa e hanno prodotto ottimi risultati anche in termini di fabbisogno energetico, grazie all'utilizzo di materiali naturali e sostenibili, messi a disposizione dal gruppo Saint-Gobain.
Tale impegno, proseguito senza interruzioni dal 2010, si è concretizzato nell'attività di formazione svolta da Saint-Gobain Italia anche per la posa in opera dei materiali, coordinata e sviluppata dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Torino e sostenuta dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino.
Il progetto Liberi Bimbi sostenuto dalla Fondazione Saint-Gobain Initiatives
Grazie a Liberi Bimbi, è nato il nuovo centro di accoglienza dedicato alle madri incarcerate, grazie al lavoro di 16 detenuti. L'iniziativa promossa e sostenuta attivamente dalla Fondazione Saint-Gobain Initiatives prende avvio dall'obbligo in capo agli Istituti di pena detentiva, di riservare uno spazio - Icam - dedicato ai detenuti con bambini. Tale spazio è stato individuato nella palazzina attualmente utilizzata dai detenuti semiliberi: le persone che al mattino escono dal carcere per lavorare e ritornano alla sera.
Mantenendo l'impegno di fare formazione in ambiti concreti e che siano richiesti nel lavoro in edilizia, all'interno di questo progetto più complesso, sono state impartite dai formatori di Saint-Gobain Italia 90 ore di lezioni teoriche e pratiche. Tale contributo ha reso possibile la realizzazione dei lavori di riqualificazione energetica delle pareti perimetrali - con l'insufflaggio di lana di vetro nelle casse vuote tra i muri - e di un controsoffitto isolato termicamente e acusticamente e finito con lastra in gesso rivestito. L'impegno di Saint-Gobain Italia si è esteso anche all'erogazione di borse lavoro che hanno coinvolto alcuni detenuti, per agevolare il loro reinserimento nel tessuto sociale. Oltre a Liberi Bimbi, la Fondazione Saint-Gobain Initiatives è impegnata nello sviluppo del progetto Linguetta, nel quale Saint-Gobain sostiene la Lega del Filodoro, nella costruzione di un centro altamente specializzato per l'assistenza ai bambini sordociechi e delle loro famiglie.
Liberiamo le competenze
Li.Co. - Liberiamo le competenze e arrestiamo gli sprechi - ha permesso la riqualificazione energetica di alcuni edifici della Casa Circondariale di Torino. Dal 2010 ha coinvolto 60 detenuti che hanno ricevuto formazione sull'isolamento termico e acustico e successivamente hanno eseguito lavori di riqualificazione della copertura piana della palazzina uffici, circa 1.200 metri quadrati, imparando a impermeabilizzare e isolare termicamente e acusticamente il tetto. In seguito ne hanno isolato le pareti perimetrali con l'applicazione di un cappotto esterno, un solaio dell'archivio sempre con la tecnica del cappotto orizzontale, infine, come prova d'esame, hanno realizzato una contro-parete interna isolata termicamente e acusticamente e finita con lastre in gesso rivestito.
La collaborazione con Compagnia di San Paolo
Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Saint-Gobain Italia è stato finalizzato un intervento che ha riguardato la riqualificazione energetica e l'impermeabilizzazione della copertura piana del teatro della Casa Circondariale di Torino. A questo si sono poi aggiunte altre coperture sempre nella zona detentiva del carcere per un totale di 2.000 metri quadrati riqualificati.
"Per noi "formazione professionale" significa non solo apprendimento di competenze tecniche, ma occasione e strumento per lo sviluppo integrale della persona, sul piano culturale, umano, sociale", spiega Attilio Bondone, Presidente della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri. "Per questo da oltre trent'anni il nostro ente è impegnato nella formazione all'interno delle carceri: perché riteniamo che la pena detentiva perda di significato se non accompagnata da proposte concrete, che diano alle persone coinvolte la possibilità di vivere il tempo della condanna in modo "costruttivo", preparando il proprio reinserimento nella comunità dal punto di vista occupazionale e sociale. Il lavoro è il fattore chiave per il recupero della persona sotto entrambi i profili". E sottolinea: "Tutto ciò non reca vantaggio solo ai soggetti detenuti, ma a tutta la comunità, poiché si traduce in una riduzione della recidiva e quindi in un aumento della sicurezza. Questo impegno è reso possibile grazie al sostegno degli attori pubblici e privati che credono in queste iniziative.
"Da anni siamo impegnati nell'offrire percorsi di formazione professionale utili ai detenuti per agevolarne il reinserimento nella società dopo la scarcerazione", spiega Domenico Minervini, Direttore della Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino. "Due sono tuttavia i punti che intendo sottolineare a consuntivo dei progetti appena conclusi: l'eccellente sinergia tra il carcere, le istituzioni pubbliche e il mondo del privato, quale miglior esempio della partecipazione attiva della società civile nella valorizzazione dei programmi di esecuzione penale; l'orgoglio dei detenuti nell'aver dato un contributo concreto e duraturo nella bonifica dei luoghi di detenzione in cui sono costretti a permanere, tema attuale alla luce dei richiami sempre più forti della Corte di Strasburgo ad una maggiore umanizzazione proprio di tali luoghi."
"Siamo orgogliosi di essere uno dei sostenitori di un'iniziativa di così grande valore a cui abbiamo creduto sin dall'inizio del primo progetto nel 2010", dichiara Bruno Rossetti, Direttore Marketing Strategico e Comunicazione Construction Products Saint-Gobain Italia. "Quando pubblico e privato lavorano insieme con un obiettivo comune i risultati ottenuti sono sempre di altissimo livello e questo ne è un esempio concreto. Noi di Saint-Gobain, che operiamo nel settore dell'edilizia sostenibile abbiamo messo a disposizione non solo le nostre competenze e i nostri migliori tecnici per la formazione e per la consulenza nel progetto, ma abbiamo anche voluto dare un contributo nell'erogazione di borse lavoro ad alcuni detenuti per agevolare il loro reinserimento nel tessuto sociale".
"I progetti promossi e sostenuti da Saint-Gobain Italia, dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri e dalla Compagnia di San Paolo e che hanno coinvolto molti detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino in una formazione teorica e pratica rappresentano un passo importante per il loro reinserimento nella società", commenta l'Assessore alle Politiche Sociali Augusto Ferrari. "La nostra Costituzione prevede che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato e credo che sia fondamentale che il carcere assuma uno scopo rieducativo ed offra ai detenuti una seconda possibilità di potersi riabilitare, di poter seguire corsi scolastici, formativi e di addestramento professionale. Credo che Istituzioni, Associazioni e Fondazioni debbano continuare a collaborare, fornendo insieme risposte concrete ad una società che ha cambiato volto".
"La Compagnia di San Paolo da molti anni si impegna al sostegno economico, progettuale e operativo in ambito carcerario, con l'obiettivo di favorire l'inserimento sociale e lavorativo dei detenuti, l'educazione al lavoro e il miglioramento della qualità della vita in carcere". Aggiunge Paola Assom Area Politiche Sociali Compagnia di San Paolo.
"Per questo è nato "Progetto Libero", il nome delle Linee guida in ambito carcerario della Compagnia di San Paolo. Dal 2011 a oggi, sono complessivamente quasi 6 i milioni euro investiti dalla Compagnia in questo ambito. Non a caso è stato attribuito alle Linee il nome di "Progetto Libero": non è un paradosso, ma una visione programmatica. Non si può cancellare il crimine, ma si deve contribuire a offrire alle persone detenute dignità, autostima, motivazioni di riscatto per avviarle verso una libertà che è innanzitutto interiore. Non è solo una azione meritoria ma anche un impegno verso la società e un dovere costituzionale".
di Anna Pucci
La Nazione, 13 febbraio 2015
Chiesto il rinvio a giudizio dell'ex direttore Iodice e di altri funzionari pubblici ed imprenditori per la seconda tranche di "Do ut des". Prosegue davanti al giudice dell'udienza preliminare Alessandro Trinci il processo per la seconda tranche dell'inchiesta "Do ut des", ribattezzata "Appaltopoli" per i lavori all'interno delle carceri di Massa e Pontremoli tra il 2005 e il 2009, quando era direttore Salvatore Iodice, già e condannato per fatti che gli erano stati contestati nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta. A sostenere la richiesta di rinvio a giudizio dello stesso Iodice e di altre 21 persone coinvolte a vario titolo, tra funzionari pubblici e imprenditori, è ancora il pm Rossella Soffio.
L'udienza di ieri è servita al Gup per valutare le eccezioni presentate dagli avvocati della difesa, che sono state rigettate. La prossima udienza è stata fissata per il 7 maggio alle ore 11. Iodice, ieri presente in aula, è difeso dagli avvocati Feliciani e Antonini. Al centro sempre gli appalti per lavori dentro la casa di reclusione. Gli altri indagati sono Salvatore Cantone (già contabile del carcere), Prospero Santacroce (imprenditore), Carlo Bernardini (funzionario pubblico), Stefano Capitanini (imprenditore), Alessandro Giusti, Rosanna Azzolina, Alessandro Gravellu, Luciano Bassi, Ezio Lazzoni, Giorgio Barsotti, Nicola Barsotti, Domenico Arduini, Tommaso Desi, Salvatore Vetere, Massimo Antonelli, Mario Rotella, Roberto Mazzoni, Enzo Margheriti, Mario Margheriti, Giuseppe Capozzolo e Massimiliano Gasperini.
Iodice ha pendente in appello il ricorso (seguito dall'avvocato Balatri) contro la sentenza di primo grado per la prima tranche dell'inchiesta che lo aveva visto condannare, nell'aprile dello scorso anno, a 6 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. In quel processo erano stati condannati anche Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato opere pubbliche, a 2 anni di reclusione con sospensione condizionale della pena, e Salvatore Cantone, ex contabile del carcere a un anno e sei mesi con sospensione condizionale. L'imprenditore Stefano Santacroce aveva optati per il rito abbreviato ed era stato processato da solo per primo: fu condannato a 2 anni e 2 mesi, pena salita in appello a 3 anni, 4 mesi e 20 giorni. Sempre nell'ambito della prima tranche avevano patteggiato altri imputati.
Ansa, 13 febbraio 2015
"Nei giorni scorsi nel carcere bolognese della Dozza, in una stanza del reparto infermeria, la polizia penitenziaria, durante una perquisizione, ha rinvenuto un piccolo quantitativo di eroina". Lo riferiscono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e Francesco Campobasso, segretario regionale.
"Si ripropone ciclicamente il problema della droga in carcere - viene spiegato dal Sappe - e l'amministrazione penitenziaria continua a dimenticare, colpevolmente, la necessità di istituire, in tutte le regioni, le unità cinofili, per un più frequente ed efficace controllo nelle carceri, dove i tossicodipendenti sono sempre tanti. L'Emilia Romagna è una delle regioni dove le unità cinofili non sono state ancora istituite, nonostante siano previste come specializzazione della polizia penitenziaria dal 1995".
Ansa, 13 febbraio 2015
Un agente di Polizia penitenziaria è ricoverato all'ospedale di Ivrea (Torino) dopo essere stato picchiato, nel carcere eporediese, da un detenuto egiziano di 33 anni che si è rifiutato di rientrare in cella. Ne dà notizia il segretario generale dell'Osapp, Leo Beneduci: "Purtroppo - dice il dirigente sindacale, in quel carcere l'assenza di strutture idonee per l'esecuzione della vigilanza dinamica ha aggravato le condizioni lavorative e di stress della polizia penitenziaria e ha aumentato di gran lunga il rischio a cui è sottoposto giornalmente. Chiediamo un intervento del ministro della giustizia affinché siano ripristinate con urgenza le precedenti regole detentive".
di Maurizio Vezzaro
La Stampa, 13 febbraio 2015
Tornava da un permesso premio e tra tre giorni sarebbe dovuto uscire dal carcere dopo aver scontato per intero la pena, legata a una condanna per droga. Ma Roberto Mazza, 54 anni, di Savona, detenuto a Imperia, è ricascato nel solito vizio ed è stato arrestato dagli agenti della penitenziaria dopo un controllo al suo rientro in cella.
Usando uno degli stratagemmi in uso nelle prigioni della Guyana francese e reso celebre dal suo detenuto più famoso, Henry Chàrrier, detto Papillon, ha nascosto nel retto la droga che cercava di introdurre in carcere forse per venderla ai compagni di detenzione. In Guyana a dir la verità nel retto ci nascondevano il denaro, con il quale si potevano corrompere le guardie. Tornando a Mazza: quando si è rifiutato di sottoporsi alle analisi, obbligatorie per chi rientra in carcere da un permesso, gli agenti della speciale squadra di polizia giudiziaria alle dirette dipendenze del comandante Lucrezia Nicolò si sono insospettiti e hanno deciso di far sottoporre il detenuto a una radiografia. Occultati dentro di sé, si è così scoperto, aveva ben 15 ovuli, contenti in tutto 57 grammi tra cocaina ed eroina. Immediato l'arresto con l'accusa di spaccio. Un'accusa che gli costerà altro carcere. Infatti, sottoposto a interrogatorio di convalida, il giudice del Tribunale di Imperia Domenico Varalli ha confermato la custodia cautelare. Difeso dall'avvocato savonese Alfonso Ferrara, Mazza dovrà essere giudicato per direttissima il prossimo 12 marzo.
di Luigi Cignoni
Il Tirreno, 13 febbraio 2015
Il pianeta carcere, con le sue implicazioni di ordine giuridico ma anche religioso, sarà il tema di una conferenza pubblica che si terrà nella sala consiliare di Portoferraio, lunedì 23 febbraio, alle 16. Relatori saranno un neo laureato, ospite dalla casa di reclusione di Porto Azzurro e l'educatore in servizio presso lo stesso istituto di forte San Giacomo, Paolo Maddoni.
L'iniziativa è promossa dall'associazione di volontariato Dialogo che si distingue per il suo costante interesse verso il mondo carcerario, soprattutto di Porto Azzurro, e promuove attività di carattere sociale, in stretta collaborazione con la Fondazione Livorno e l'amministrazione comunale.
Il detenuto si è recentemente laureato in diritto applicato, presso la facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa, discutendo la tesi con il professor Conforti (anche lui presente all'incontro) dal titolo "Esperienza religiosa all'interno dell'Istituto penitenziario di Porto Azzurro". E il suo intervento sarà centrato proprio su questo argomento; mentre l'educatore esporrà una relazione che è frutto di un master recentemente effettuato relativo al diritto penitenziario e costituzionale. Alla conferenza è aperta al pubblico e a tutti coloro a cui l'argomento interessa. Intanto sono tre gli ospiti del reclusorio elbano che, durante il loro periodo d'espiazione della colpa, si dedicano allo studio e riescono a laurearsi. L'ultimo, in ordine di tempo è il conferenziere che parteciperà all'incontro del 23 febbraio.
"È un segno anche distintivo - dicono alcuni volontari dell'associazione Dialogo - della bontà del progetto "Universo azzurro, Università in carcere" che si sta tenendo all'interno di forte San Giacomo. Non solo. Ma è anche la dimostrazione di quanto sia importante in determinate situazioni lo studio e come la permanenza forzata all'interno della cittadella carceraria possa servire come un'occasione per migliorarsi ulteriormente e prendersi un titolo da vendere nel cosiddetto mondo civile, una volta terminato il periodo detentivo".
Una forma di riscatto sociale, la laurea che riabilita l'individuo. Da anni funziona la sezione distaccate del liceo scientifico Foresi, oltre naturalmente ai corsi che si tengono per il conseguimento della licenza media e il diploma di scuola superiore. È da proprio dallo scientifico che vengono i tre laureati di San Giacomo. "La cultura - aggiungono quelli della Dialogo - è l'unica attività che è rimasta in piedi all'interno del carcere. L'unica occasione delle molte che esistevano, tipo falegnameria, tipografia, officina meccanica, panetteria. Noi ci impegniamo - concludono - perché non muoia e non faccia la fine delle altre".
www.targatocn.it, 13 febbraio 2015
Parte il progetto che coinvolge i detenuti del carcere di Saluzzo e studenti delle superiori di Saluzzo e Verzuolo. Sei incontri fino ad aprile con film e dibattito. Il progetto presentato al liceo Bodoni. "Nuovo cinema Morandi": parte il cineforum Scuole-Carcere che coinvolge i detenuti dei circuiti di alta e media sicurezza del carcere di Saluzzo e insegnanti e studenti delle scuole superiori: il liceo Bodoni, la sezione carceraria dell'Artistico Soleri Bertoni, gli istituti Denina-Pellico-Rivoira e l'Ipa di Verzuolo, oltre a volontari penitenziari di LiberiDentro Onlus.
Sei gli incontri programmati, il mercoledì pomeriggio dal 18 febbraio al 22 aprile in orario extrascolastico, nell'aula multimediale della casa di reclusione Morandi. Detenuti e studenti, in gruppi misti di 20 /25 per ciascuno, vedranno la pellicola insieme facendone poi oggetto di dibattito e confronto dai diversi punti di vista.
Il progetto è stato presentato martedì nell'aula magna del Bodoni agli studenti coinvolti. I temi centrali sono stati illustrati da Giuseppina Bonardi presidente di LiberiDentro, associazione che ha il coordinamento generale dell'iniziativa, già sperimentata negli anni tra carcere e scuole del Saluzzese. Per il cineforum, illustra la referente, è stato scelto il cortometraggio anziché il film classico per problemi di tempo e per la scelta dei titoli si è contato sul supporto scientifico del Circolo cinematografico Méliès di Busca.
Le tematiche proposte e sviluppate attraverso la visione, saranno la relazione, la scelta, il cambiamento, ha illustrato Maria Barrera, psicologa dello sportello di ascolto e consulenza al liceo Bodoni, referente dell'iniziativa cineforum che ha inoltre il patrocino della Consulta per le Pari Opportunità del Comune, rappresentata da Flavio Costamagna e del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Bruno Mellano, intervenuto all'incontro.
Il garante, come il direttore del Morandi Giorgio Leggieri, dopo una fotografia della realtà carceraria nazionale e saluzzese, ha sottolineato l'importanza del progetto per l'occasione di opportunità e cambiamento, parlando della necessità di investire in percorsi di recupero e formazione "perché la comunità del carcere è una comunità del territorio e il carcere è in relazione al nostro grado di civiltà nella misura in cui siamo riusciti a rendere utile la detenzione.
Se vogliamo che il carcere, diventi una risorsa utile dobbiamo investire in per evitare, che chi ha scontato la pena diventi recidivo una volta fuori. I dati dimostrano che solo una o due persone su 10 inserite in un percorso di formazione e lavoro tornano a delinquere".
Nuovo cinema Morandi, nasce per creare un contatto fra il mondo dell'istruzione e la casa di reclusione, favorire l'integrazione fra carcere e territorio e per il superamento di pregiudizi negativi nei confronti dei reclusi in generale. Vuole creare occasione di confronto e conoscenza informale tra detenuti e studenti, stimolare la riflessione comune e la crescita personale, mettendo in rete le varie realtà di operatori culturali e volontari presenti nelle case di detenzione (volontari LiberiDentro, insegnanti, psicologi, educatori) hanno sottolineato nei loro interventi Giuseppina Bonardi, Lorenzo Rubini dirigente del del liceo Bodoni e Giorgio Borge da 30 anni assistente volontario in carcere dell'associazione LiberiDentro.
www.globalist.it, 13 febbraio 2015
Il ministro della Giustizia croato ha garantito che negli ultimi tre anni la situazione negli istituti penitenziari del Paese è significativamente migliorata. Negli ultimi tre anni la situazione carceraria in Croazia ha conosciuto un deciso e repentino miglioramento, grazie specialmente alle recenti modifiche apportate al codice penale per arginare il problema del sovraffollamento. Lo ha assicurato martedì il ministro della Giustizia croato Orsat Miljenic nel corso di una visita effettuata al penitenziario di Lepoglava assieme al difensore civico dei diritti umani Lora Vidovic.
"Dal 2011 al 2013 il numero dei detenuti è sceso da 5.200 a 3.663 - ha garantito il ministro, mentre la capienza delle carceri croate è stata potenziata notevolmente, dato che al momento possono contenere circa 3.900 detenuti. È pur vero che restano tuttora problemi di sovraffollamento in alcuni penitenziari, ma stiamo mettendo a punto le misure necessarie per aumentare la capienza di determinati reparti.
Ad ogni modo, siamo riusciti ad ottenere simili risultati grazie agli emendamenti presentati dal governo e adottati dal Parlamento per introdurre diverse modifiche al codice penale. Inoltre, negli ultimi tre anni, un numero sempre maggiore di detenuti soddisfa i criteri necessari per poter accedere alle strutture di minima sicurezza. Peraltro il livello di sicurezza riscontrato negli istituti detentivi croati è del tutto soddisfacente".
"Le celle dei penitenziari croati sono di quattro metri quadrati - ha osservato la Vidovic - e di una decina di metri cubi: un buon standard rispetto alla media mondiale. Ritengo però che il sistema di monitoraggio della qualità dei servizi sanitari presenti nelle carceri vada separato dal comparto giudiziario e accorpato alla Sanità pubblica". "Attualmente nel penitenziario di Lepoglava ci sono 587 detenuti - ha spiegato il direttore del carcere Mladen Posavec, di cui 150 devono scontare una pena di 15 anni, mentre 80 una pena superiore. L'istituto può contare su 410 dipendenti, tra cui 240 guardie carcerarie".
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