www.sassuoloonline.it
Nel pomeriggio di ieri la Direzione della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia ha segnalato alla Prefettura che, nella giornata di ieri, tecnici del Gruppo Hera sono intervenuti presso i contatori del gas in dotazione alla struttura, apponendo i sigilli su due di essi, interrompendo così la fornitura di gas e provocando il blocco della caldaia che alimenta l'impianto di riscaldamento della "Caserma agenti".
L'intervento è stato eseguito su disposizione della società "Eni Spa", titolare del servizio di fornitura, del quale Hera è semplice esecutore, per l'inadempimento circa il pagamento di fatture. Da parte della Direzione del carcere è stato fatto presente che la causa del mancato pagamento di dette fatture, era da ricercarsi nell'emissione di tali documenti in forma cartacea e non elettronica, come previsto dalla normativa di settore, circostanza ripetutamente segnalata alla citata Società "Eni Spa". Attesa l'esigenza di garantire la continuità del servizio di vigilanza interna all'Istituto, nell'attuale stagione caratterizzata da basse temperature, la Prefettura ha interessato la Direzione del Gruppo Hera affinché valutasse la possibilità di ripristinare in via d'urgenza l'erogazione del gas, consentendo la riattivazione dei dispositivi di riscaldamento. La Direzione tecnica di Hera, aderendo con immediatezza alla richiesta della Prefettura, ha inviato prontamente presso l'Istituto penitenziario propri tecnici che hanno provveduto al ripristino dell'utenza.
Ansa, 28 gennaio 2015
Diciassette detenuti di età compresa tra i 18 ed i 21 anni del carcere minorile di Bicocca, a Catania, hanno cominciato nell'Ente scuole edile un corso di formazione tecnico-pratico per effettuare interventi di riqualificazione nel quartiere di San Berillo Vecchio. L'iniziativa, resa possibile da un protocollo d'intesa firmato nelle scorse settimane da Comune, Ente scuola edile ed Accademia di Belle arti, rientra nell'ambito di un piano, approvato dal ministero della Giustizia, di reinserimento sociale di giovani che hanno subìto una condanna penale e sono detenuti o in regime di semilibertà.
"Un momento di straordinaria importanza per Catania - ha commentato il sindaco Enzo Bianco - perché con questo intervento coniughiamo il recupero di energie giovanili, che vanno canalizzate nelle legalità e nel vivere civile, con i concreti interventi di ripristino di un quartiere storico di particolare rilevanza che da decenni attende di essere valorizzato".
La formazione dei giovani detenuti nella prima fase avverrà negli uffici dell'Ente scuola edile con un cantiere simulato nel boschetto della Plaia, per poi passare dal 16 dicembre all'istituzione di un cantiere di lavoro nel quartiere principalmente per il rifacimento di intonaci esterni. Il via alle lezioni è stato dato dall'assessore comunale all'urbanistica e al decoro urbano Salvo Di Salvo.
"Vi incoraggio - ha detto l'assessore ai ragazzi - a raccogliere con generosità questa grande opportunità per voi e per la Città. Lavorerete per due mesi perfezionando un mestiere che vi potrà servire per la vita e nel frattempo avrete reso un servizio utile per un quartiere del centro storico che ha bisogno di piccoli e grandi interventi e che potrete dire di avere contribuito a migliorare col vostro impegno".
Il Cittadino, 28 gennaio 2015
Il tribunale ammnistrativo regionale di Milano ha ordinato al ministero della Giustizia di consentire all'ex direttrice della Casa circondariale di Lodi Stefania Mussio di "riprendere il predetto servizio nel più breve tempo possibile". La decisione è stata da poco pubblicata e l'ordine decorre "entro il termine di cinque giorni dalla notificazione, con l'avvertenza che, nella persistenza dell'inerzia si nomina fin d'ora, quale commissario ad acta, il prefetto di Lodi, che provvederà a eseguire l'ordinanza cautelare nei successivi cinque giorni". L'ordinanza non è ancora un pronunciamento definitivo sulle vicende della direzione del carcere di Lodi, ma segna un ulteriore punto a favore degli avvocati della dottoressa Mussio.
L'ex direttrice, il 30 giugno scorso, si era vista revocare dal provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria l'incarico di direttore a Lodi, con conseguente distacco a Opera e con un ulteriore decreto che aveva nominato al suo posto, quale reggente a Lodi, Stefania D'Agostino. Mussio aveva impugnato i due decreti innanzi al Tar che nei mesi scorsi aveva concesso la sospensiva, "congelandone" quindi l'efficacia in attesa di entrare nel merito della loro legittimità: discussione rinviata al prossimo dicembre.
La sospensiva però non era stata sufficiente per consentire a Stefania Mussio di riprendere posto nel suo ufficio. Si era presentata in via Cagnola con un avvocato ma l'accesso le sarebbe stato negato. Da qui un'ulteriore ricorso al Tar, per chiedere l'ottemperanza della decisione del tribunale. Il ministero della Giustizia si è nuovamente opposto, difendendo le decisioni prese e l'operato del personale del carcere, ma in questa fase, oltre a veder respinte le proprie tesi, il Ministero è stato anche condannato a pagare 2mila euro di spese di giudizio. D'Agostino invece non si è costituita.
www.lametino.it, 28 gennaio 2015
È malato ma le sue condizioni sono compatibili con il carcere. E per questo motivo stamane i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato a Oppido Mamertina il boss ergastolano della 'ndrangheta Giuseppe Mazzagatti, di 83 anni. L'uomo fino ad oggi era detenuto ai domiciliari presso la sua abitazione. L'anno scorso davanti all'abitazione di Mazzagatti ci fu l'inchino della statua della Madonna durante la tradizionale processione.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dai giudici del Tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria. Mazzagatti, condannato nel 2004 all'ergastolo per diversi reati tra cui associazione di tipo mafioso e omicidio, è ritenuto dagli inquirenti lo storico boss dell'omonima cosca e dal 2006 stava scontando la sua pena nella propria abitazione. L'anziano boss beneficiava della detenzione domiciliare in ragione delle sue condizioni sanitarie, apparentemente incompatibili con il regime carcerario. Il provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria deriva dall'istanza di revoca della detenzione domiciliare avanzata dalla Dda di Reggio Calabria a seguito degli elementi emersi durante le indagini dell'inchiesta 'Erinni' e dalle risultanze dei numerosi controlli effettuati dai carabinieri di Oppido Mamertina. Il tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria ha quindi disposto nuovi controlli medici a carico dell'ergastolano, da cui è emerso che le condizioni di Mazzagatti non sono incompatibili con il regime detentivo in un struttura carceraria assistita da idoneo centro clinico. Il boss è stato così condotto in un carcere del centro Italia.
di Susanna Faviani
Avvenire, 28 gennaio 2015
Una trasferta particolare, quella di Ancoraonline, la redazione Internet del settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto: una trasferta dietro le sbarre. L'idea è scaturita dall'incontro della redazione con Teresa Valiani, direttrice del periodico del supercarcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno) Io e Caino.
Dall'incontro-dibattito è emerso che il penitenziario è molto disponibile per attività ricreative, culturali o professionalizzanti che aiutino i detenuti, una volta usciti, a rifarsi una vita e a non ricadere nei medesimi reati. E la stesura di un giornale rientra tra queste finalità.
Dall'incontro con i detenuti emerge uno spaccato di dolore: "Sono scaturite storie - ha sottolineato Valiani - molto commoventi, in cui i detenuti si raccontano senza reticenze. Sono storie di profonda sofferenza, quasi sempre di emarginazione. Ma la redazione di Io e Caino non solo è frutto del contributo dei detenuti ma anche della lungimiranza della direttrice Lucia Di Feliciantonio e della collaborazione degli agenti penitenziari".
La cultura quindi ancora una volta si rivela come la strategia più efficace per riscattare l'uomo. Tante le problematiche e altrettanti i bisogni, dal sovraffollamento all'impegno "fuori", una volta usciti, col senso dell'azione di recupero di un carcere e non solo della sua funzione punitiva. Così la redazione di Ancoraonline ha deciso di andare a trovare i detenuti che redigono "Io e Caino" per conoscersi, imparare, spiegare, scambiarsi idee ed esperienze. Una riunione di redazione dietro le sbarre, così da abbattere, almeno idealmente, il muro del pregiudizio, dell'indifferenza, e troppo spesso del silenzio.
www.tarantobuonasera.it, 28 gennaio 2015
In collaborazione con l'Anm, il 31 gennaio incontro con il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo e con la giornalista Giusi Fasano.
"Storie di dentro, dentro le storie" è il tema dell'incontro-dibattito che il prossimo 31 gennaio si terrà nella casa circondariale di Taranto e vedrà protagonisti Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore e Giusi Fasano, giornalista, inviata del "Corriere della Sera".
L'interessante appuntamento culturale, che è stato proposto dal consigliere Martino Rosati, presidente della sottosezione Anm di Taranto e condiviso dal direttore Stefania Baldassarri, avverrà alla presenza di detenuti e detenute. Il consigliere Martino Rosati incontrerà detenuti e operatori penitenziari.
L'incontro sarà arricchito anche dalla presenza di associazioni e di enti di volontariato, da studenti della locale Facoltà di Giurisprudenza e da alunni dei Licei "Battaglini" e "Archita" di Taranto. L'evento avrà l'obiettivo di far raccontare ai due relatori le rispettive esperienze con la realtà del carcere e l'umanità che la abita. "La direzione della casa circondariale di largo Magli che è sempre sensibile a promuovere tematiche di interesse ed attualità- si legge in un comunicato stampa - ancora una volta intende dare spazio e visibilità alla trattazione delle stesse, non potendo non compiacersi per la presenza di una personalità così ampiamente riconosciuta sia sul piano letterario che, ancor prima, per i suoi meriti professionali". Il dibattito che si terrà alle 10 del 31 gennaio sarà illustrato nella conferenza stampa che si terrà il prossimo 29 gennaio alle ore 11.30, sempre presso la casa circondariale.
Ristretti Orizzonti, 28 gennaio 2015
Il prossimo 3 febbraio a Roma verrà presentato il volume di Patrizio Gonnella, "Detenuti stranieri in Italia. Norme, numeri e diritti". Durante l'incontro verranno presentati e illustrati i dati relativi alla presenza dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, suddivisi per nazionalità e per credo religioso, oltre che per età, legame famigliare e titolo di studio.
Verrà inoltre riportato il dato relativo a quanti di questi detenuti siano in custodia cautelare, quanti appellanti e ricorrenti, quanti in esecuzione penale e in esecuzione penale esterna. Altro dato che sarà presentato è quello del tipo di reato per il quale vengono reclusi gli stranieri nel nostro paese. Sarà presentato inoltre il quadro normativo che, nel corso degli anni, ha fatto sì che il numero di stranieri nelle nostre carceri sia progressivamente aumentato.
Il volume, realizzato grazie all'attività di ricerca dell'Associazione Antigone con il sostengo di "Open Society Foundation" ed edito dall'Editoriale Scientifica, è il primo lavoro di questo genere realizzato in Italia. La presentazione si terrà alla Libreria del Viaggiatore, via del Pellegrino 78, a partire dalle ore 11.00. Insieme all'autore interverranno Silvana Sergi (Direttrice del carcere di Regina Coeli), Marco Ruotolo (Ordinario di Diritto Costituzione, Università Roma Tre) e Abudl Matahar (Mediatore culturale Associazione Medea).
La Libreria del Viaggiatore, è la redazione della Round Robin, casa editrice che da anni promuove iniziative letterarie nelle carceri. Con il progetto "un libro ti fa evadere" la Round Robin ha raccolto - grazie ai suoi lettori - decine di volumi poi inviati nelle carceri che ne hanno fatto richiesta. Contestualmente la giovane casa editrice ha promosso presentazioni di alcuni titoli in catalogo, proprio all'interno delle carceri incontrando i detenuti.
L'auspicio è che questo genere di iniziative - non a scopo di lucro e finanziate dall'editore stesso - possano continuare con la collaborazione dei lettori. Un libro è come un viaggio. E la Round Robin si augura di regalare un momento di "evasione" proprio attraverso le sue pagine.
Comunicato stampa, 28 gennaio 2015
Il Direttore della Casa Circondariale di Bari Lidia De Leonardis, comunica che il 29 gennaio 2015 alle ore 15,00 si terrà presso l'Istituto penitenziario barese la presentazione del romanzo di Francesco Caringella, Magistrato e Consigliere di Stato: "Non sono un Assassino" (Ed. Newton Compton). Caringella, dopo il fortunato esordio con "Il colore del vetro", conferma le brillanti doti di scrittore noir, in un thriller in cui un delitto senza movente diventa l'incubo di un poliziotto che si ritrova a dover dimostrare la sua innocenza contro tutto e tutti.
La presentazione presso la Casa Circondariale di Bari, come lo stesso Caringella afferma: "È un atto d'amore e per questo, trova nell'umanità varia e dolente che popola il carcere il luogo ideale d'incontro". Un incontro che si inserisce nel percorso di rinnovamento voluto dalla Direzione della Casa Circondariale di Bari, in sinergia con il Resp.le Area Sicurezza Commissario Francesca De Musso e il Resp.le Area Trattamentale Tommaso Minervini.
Per "Non sono un Assassino" questa vicinanza è ancora più accentuata perchè il romanzo scandaglia il percorso psicologico, le sofferenze, le emozioni, ma anche i sogni, di uomini privati del bene prezioso della libertà e costretti ad un percorso dal quale difficilmente usciranno quelli di prima.
Il Direttore della Casa Circondariale di Bari
di Stefano Anastasia
Il Manifesto, 28 gennaio 2015
"L'anno trascorso è stato caratterizzato dalla rilevante incidenza sul trattamento punitivo dei reati in tema di stupefacenti che è derivato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014", questo ha detto il Primo presidente della Corte di cassazione, Giorgio Santacroce, inaugurando l'anno giudiziario. Come avevamo sostenuto già all'indomani della sentenza, alcuni delicati problemi interpretativi che ne sono seguiti "avrebbero potuto essere evitati o, almeno, ridotti da un tempestivo e coerente intervento del legislatore volto ad adeguare le pene previste in questa materia, tenuto conto del ripristino della differenziazione tra droghe leggere e droghe pesanti e, soprattutto, prendendo coraggiosamente atto della estrema inutilità dell'incremento sanzionatorio stabilito con la legge Fini-Giovanardi". Ma così non è stato. E in carcere abbiamo visto consumarsi l'esecuzione di pene illegittime, stabilite sulla base di norme giudicate incostituzionali.
Già in due importanti pronunce la Cassazione ha fatto cadere il tabù dell'intangibilità del giudicato, non opponibile al "diritto di libertà contro ingiustificate limitazioni disposte in applicazione di una norma in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo ovvero dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale", per stare ancora alle parole di Santacroce. Ma, si sa, la giurisdizione è un potere diffuso, e ogni giudice è indipendente nelle sue decisioni.
Così non mancano decisioni assurde, che si rifiutano di rivedere la pena in esecuzione perché rientra nei limiti stabiliti dalla vecchia normativa tornata in vigore, senza che sia tenuto in alcun conto il fatto che una detenzione di droghe leggere punita con meno di sei anni di carcere ai tempi della Fini-Giovanardi era un reato poco più che bagatellare, mentre con i nuovi limiti di pena diventa equivalente a un fatto che si merita quasi il massimo della pena. Così, ha ricordato Santacroce, il 26 febbraio le Sezioni unite della Cassazione torneranno ad affrontare la questione dell'intangibilità del giudicato, questa volta proprio in materia di droghe, per "fare un po' d'ordine nel microsistema sanzionatorio della nuova normativa".
E, in effetti, un po' d'ordine serve se il Procuratore aggiunto di Milano, Antonio Robledo, coordinatore dell'ufficio dell'esecuzione penale presso il Tribunale, richiesto di informazioni dal suo Capo, Edmondo Bruti Liberati, su sollecitazione della Garante dei detenuti di Milano, Alessandra Naldi, ha messo nero su bianco la soluzione tartufesca escogitata dalla VI sezione penale della Corte di cassazione e citata anche da Santacroce per motivare il ricorso al giudizio delle Sezioni unite. In base a essa, la pena sarebbe illegittima, appunto, solo nel caso in cui si collochi fuori dalle previsioni penali vigenti.
Insomma, se valutate tutte le circostanze del caso, Tizio era stato condannato a cinque anni di reclusione sulla base della Fini-Giovanardi, potendo essere condannato a cinque anni di reclusione anche con la normativa rinnovata, per Robledo (e immaginiamo anche per Bruti, che su questo non obietta nulla al suo aggiunto-antagonista) non c'è problema: era condannato a una pena addirittura inferiore al minimo previsto dalla Fini-Giovanardi, oggi può restare condannato a una pena corrispondente quasi al massimo della (più mite) legislazione in vigore.
La cosa non ha senso e offende il più elementare senso di giustizia. Speriamo che le Sezioni unite della Cassazione chiudano definitivamente questa stucchevole querelle e, soprattutto, che ognuno faccia ciò che deve per porre termine all'esecuzione di pene illegittime.
di Daisy Parodi
La Repubblica, 28 gennaio 2015
Una questione burocratica allontana il giorno del rimpatrio dei due giovani liberati in India dopo la condanna per omicidio. Rinviato il rientro di Eli e Tomaso Bruno e Elisabetta Bocompagni (ansa)Ad Albenga lo stanno aspettando da cinque lunghi anni. Gli striscioni con scritto "Tommy è libero" sono appesi un po' ovunque nella città delle torri, e dal 20 gennaio scorso, il giorno della libertà, è solo un conto alla rovescia per riabbracciare un figlio e un amico. Ma per fare festa si dovrà aspettare ancora.
Si allungano, infatti, i tempi sul rientro in Italia di Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, i due ragazzi, detenuti per cinque anni nel carcere a Varanasi, per una condanna all'ergastolo annullata dalla Corte Suprema indiana. I due ragazzi, che hanno lasciato il carcere sabato, ora, sono ospiti in una casa per studenti, la stessa struttura che ha ospitato i genitori dell'albenganese quando andavano a fare visita al figlio in prigione. Sono momenti d'attesa per le famiglie dei due italiani che non vedono l'ora di rivederli. E in molti nel gruppo Facebook "Tomaso libero" scrivono messaggi di gioia per la scarcerazione degli italiani, postano foto con cartelli con scritto "Tommy è libero".
Ma se in un primo momento sembrava che per Tomaso e Eli il rientro fosse questione di poche ore dopo la sentenza di liberazione, la burocrazia indiana allontana ancora la gioia di fare una grande festa. All'attesa delle ventiquattro ore per la preparazione dei documenti per lasciare il carcere indiano si è aggiunta la visita del presidente americano Barak Obama per la festa della repubblica Indiana di lunedì.
"Fino a questo momento- spiega Euro Bruno, il papà di Tommi - i documenti necessari per il trasferimento da Varanasi a Delhi non sono ancora pronti e quindi escludo che possano tornare in Italia entro giovedì. Quel documento potrebbe arrivare anche via web, ma di fatto i nostri ragazzi ad ora ne sono sprovvisti e questo ritarda anche il loro trasferimento nella capitale". A questo punto il ritorno in patria potrebbe slittare al fine settimana. "Tutto - continua il padre del ragazzo - dipende da quando sarà pronta quella documentazione".
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