di Giulia Pompili
Il Foglio, 20 gennaio 2015
Provate a elencare le differenze tra Auschwitz e Birkenau. Non ci riuscite? Eppure, tecnicamente, uno era il campo di concentramento e l'altro il campo di sterminio. In Corea del nord le cose stanno più o meno così: sappiamo dell'esistenza di vari luoghi, ufficialmente di rieducazione o di lavoro. C'è il campo numero 15 (Yodok), il più famoso campo di lavoro dove finiscono i nemici politici, c'è il campo 18 (Pukchang) a nord di Pyongyang lungo il fiume Taedong, una "colonia penale" che confina con un'altra zona, di cui però si sa poco o niente: il campo numero 14, il peggior campo in cui un nordcoreano possa finire perché, a quanto pare, se finisci lì è perché sei condannato all'ergastolo.
Come per ogni notizia sulla Corea del nord, il luogo più misterioso e chiuso del mondo, è quasi impossibile avere fonti certe su cosa accada davvero nei campi. L'unica cosa che si può fare è analizzare, con precisione, i dati di fatto.
"Ho sentito Shin, appena saputa la notizia", dice al Foglio Chiara Stangalino, direttore editoriale della narrativa di Codice edizioni, che ha pubblicato nel 2014 "Fuga dal campo 14". "Gli ho espresso la mia solidarietà. È un uomo debole", e per debolezza qui s'intende il de-hìbilis, l'inabile, l'uomo dalla voce fievole con un segreto dentro di sé.
Stangalino parla di Shin Donghyuk, uno dei più famosi nordcoreani fuggiti dal regime e diventato, nell'arco di una decina di anni, il simbolo della lotta per i diritti umani in Corea del nord. Sabato scorso è finito nel tritacarne mediatico per aver confessato: ho alterato alcune parti del mio racconto. Sulla sua pagina Facebook si legge ancora: l'unica persona conosciuta nata in una prigione nordcoreana che è fuggita ed è sopravvissuta.
Secondo le nuove dichiarazioni, Shin avrebbe trascorso poco tempo nel famigerato campo numero 14, mentre la maggior parte della sua vita l'avrebbe passata nel campo 18. Le torture subite gli sarebbero state inflitte dopo un primo tentativo di fuga compiuto a vent'anni, e non a 13 come aveva raccontato. Dettagli che hanno scatenato i sostenitori di Pyongyang (sul sito dell'associazione di amicizia tra Italia e Corea del nord si legge un documento il cui titolo è: "L'infame Shin finalmente smascherato!") ma che rischiano di mettere in dubbio anche altre testimonianze di disertori e rifugiati.
Le loro dichiarazioni, infatti, sono un elemento sostanziale per la messa in stato di accusa della Corea del nord per violazione dei diritti umani. "Shin ha avuto una debolezza, ma questa non può compromettere tutta la storia", dice al Foglio Stangalino, "stiamo parlando di una persona che è nata in un campo di concentramento. Aveva 23 anni, era da poco scappato dalla Corea del nord quando ha incontrato Blaine Harden, l'ex giornalista del Washington Post con cui
ha deciso di scrivere le sue memorie nel libro "Escape from camp 14". In quel periodo Shin era in mezzo a una crisi personale profonda, era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, aveva continuamente incubi". E in effetti durante le sue conferenze pubbliche - anche all'Orni, anche davanti a George Bush e a John Kerry - Shin ripete sempre di non riuscire a ricordare tutto.
Perché i suoi ricordi si confondono, e perché ci sono cose che non possono essere raccontate, nemmeno con tutta la forza del mondo. E quando è stato diffuso online un video, prodotto dai funzionari di Pyongyang, in cui il padre di Shin - che è ancora in Corea del nord - getta un'ombra di dubbio su buona parte del libro, "forse Shin ha capito che aveva sbagliato una cosa, e doveva tornare indietro nel racconto", dice Stangalino, "il video del padre in alcune parti è addirittura comico, dice che il figlio era uno scansafatiche perché non voleva mai andare a lavorare in miniera!".
A oggi però la Penguin, la casa editrice americana che ha pubblicato la versione originale del libro, sta "valutando" cosa fare del volume. "Io le interviste le faccio, se proprio ci tenete. Ma non ci credo più. Per i giornali sono soltanto un'altra bella storia", aveva detto Shin al suo arrivo in Italia a Chiara Stangalino. Qualunque cosa succeda in Corea del nord, i segni indelebili sul corpo e nella testa di Shin parlano chiaro.
di Marta Bicego
Verona Fedele, 20 gennaio 2015
Tra molti dubbi, una certezza: gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) devono chiudere. Dovevano "sparire" già il 31 marzo del 2013, data che poi è slittata al 1° aprile dello scorso anno. Adesso, dicono, ci siamo. Dove è il problema? Capire, alla scadenza del 31 marzo dettata dal legislatore, da quali strutture dovranno essere sostituiti.
Ansa, 20 gennaio 2015
Un astronauta, un'operaia della Fiat Chrysler, l'ex contractor che ha trascorso 5 anni in una prigione a Cuba e un avvocato sostenitore della riforma sull'immigrazione. Sono alcuni degli ospiti invitati a sedere accanto alla first lady statunitense, Michelle Obama, durante il discorso sullo stato dell'Unione che Barack Obama terrà domani davanti le Camere riunite de Congresso.
Da tradizione, sono proprio gli ospiti sul palco della first lady che ottengono i maggiori applausi nel momento in cui il presidente li citerà come esempi del successo e del cambiamento americani. Una delle risposte più entusiastiche potrebbe arrivare quando il presidente farà il nome di Alan Gross, l'ex contractor rilasciato dal governo dell'Avana alla fine dello scorso anno, mentre la politica Usa nei confronti di Cuba stava cambiando.
Lui e la moglie siederanno accanto alla First Lady. Poi c'è anche Tiairris Woodward, 43 anni, madre di tre figli e operaia dell'impianto Fiat Chrysler a Detroit, dove vengono assemblate le Jeep Grand Cherokee. Oltre alla fabbrica, la donna era impiegata anche a tempo pieno per il distretto scolastico, lavorando 17 ore al giorno. Alla fine del 2010, ha mantenuto solo il lavoro alla fabbrica; dopo un anno, ha risparmiato abbastanza per comprare un'auto e affittare un appartamento nuovo e, attraverso il programma di assistenza della società, sta studiando per ottenere la laurea in gestione aziendale.
La sua storia "è una delle tante rese possibile attraverso la ripresa di Detroit e dell'industria automobilistica americana", sostiene la Casa Bianca. Tra gli altri ospiti, Scott Kelly, l'astronauta che si sta preparando per una missione di un anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Il fratello gemello di Kelly è l'astronauta in pensione, Mark Kelly; gli scienziati mirano a paragonare i dati medici tra i due uomini durante il viaggio. La ricerca contribuirà a "sostenere la prossima generazione di esplorazione dello spazio e l'obiettivo del presidente Obama di inviare uomini su Marte entro il 2030", ha detto la Casa Bianca.
Ristretti Orizzonti, 19 gennaio 2015
Quando hanno partecipato, nel carcere di Padova, lo scorso dicembre, al seminario "Per qualche metro e un po' di amore in più", alcuni parlamentari hanno ascoltato gli interventi di tante figlie di detenuti, e dei loro padri, e poi si sono impegnati a fare propria la battaglia per una umanizzazione vera delle carceri, che deve passare attraverso un autentico e profondo miglioramento dei rapporti delle persone detenute con le loro famiglie.
Dire, 19 gennaio 2015
Lo stato della giustizia in Italia nel 2014, relazione di Andrea Orlando al Parlamento. Numero dei detenuti stabilizzato: a dicembre 2013 erano 62.536 e al momento della condanna della Ue oltre 66 mila. Merito anche del ricorso a misure alternative. Opg, l'obiettivo rimane la chiusura definitiva. Orlando: "La corruzione ha dimensioni intollerabili".
di Rita Bernardini, Segretario Nazionale
www.radicali.it, 19 gennaio 2015
Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma il 16, 17, 18 gennaio 2015, rileva il permanere dell'illegalità in cui versa il sistema giustizia con la sua immonda appendice carceraria; le violazioni dei diritti umani nei confronti dei detenuti e quelle concernenti la durata non ragionevole dei processi sono state condannate in forma alta e solenne nel messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica l'8 ottobre 2013.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 gennaio 2015
Sessanta in carcere, imam dall'esterno per le preghiere. L'incubo dei direttori: proselitismo con colloqui in arabo. Rispetto e attenzione. In due parole, è qui riassunto il trattamento speciale che la Direzione delle carceri riserva ai detenuti musulmani.
www.siciliainformazioni.com, 19 gennaio 2015
Totò Cuffaro non è il primo detenuto che proclama la sua innocenza, ma è il primo che "smentisce" la madre, che ha inoltrato un'istanza di grazia. Cuffaro è contrario, perché l'istanza presuppone l'ammissione della colpa. Una condizione che Cuffaro non accetta. Perciò preferisce scontare il resto della pena, dieci mesi circa, ed annuncia di volere recarsi in Africa, in Burkina Faso, dove tornerebbe a fare il medico, professione che gli sarebbe impedito di esercitare in Italia a causa della sua espulsione dall'Albo.
È la volontà di proclamare la sua innocenza, il motivo del suo clamoroso dissenso? Forse c'è qualcosa d'altro. Cuffaro non ha ottenuto alcuni benefici previsti dalla legge, come l'assegnazione ai servizi sociali (ciò che è stato concesso a Silvio Berlusconi), e il suo "no" all'istanza di grazia è un modo per protestare, in modo civile, per il trattamento ricevuto. I giudici ritengono che non abbia tenuto un atteggiamento collaborativo con la magistratura inquirente. Insomma, non avrebbe detto tutto ciò che sa. Perciò, pur ammettendo che il comportamento del detenuto Cuffaro sia esemplare, gli è stato negato ciò che ad altri è concesso normalmente.
Giusta o sbagliata che sia la decisione della magistratura, appare controversa. L'atteggiamento collaborativo dei cosiddetti "pentiti" - uomini con decine di delitti sulla coscienza - regala talvolta il ritorno alla libertà, e perfino una congrua indennità, mentre il sospetto di reticenza impedirebbe la fruizione di benefici di legge concessi normalmente. È una forbice troppo ampia perché venga accettata da chi la subisce e sia compresa dagli altri.
Cuffaro è l'unico caso di un detenuto che sconta per intero e senza benefici, la pena a causa del sospetto di reticenza. Un sospetto che peraltro potrà difficilmente essere provato, a meno che non si abbia testimonianza indiretta delle verità nascoste. Solo in un caso siffatto, sarebbe giustificata la negazione dei benefici. Ma non risulta affatto che questa testimonianza sia in possesso della magistratura. E allora?
L'ex presidente della Regione siciliana non è il primo detenuto lasciato in galera allo scopo di "incoraggiarne" la collaborazione, ma a differenza degli altri, Cuffaro non si trova in carcere in custodia cautelare, ma sconta una pena. C'è una bella differenza. I detenuti "custoditi" possono regalare informazioni utili agli inquirenti, sono coinvolti nell'inchiesta in corso di svolgimento, i detenuti che espiano la pena, dovrebbero intervenire sui fatti già giudicati, possono svelare verità (o bugie) postume su episodi che appartengono al passato.
Il caso Cuffaro pone due questioni: il diritto del detenuto a rimanere distante dalla verità processuale e proclamare la sua innocenza; il diritto del detenuto ad usufruire dei benefici di legge se il comportamento in carcere è stato esemplare.
Una giustizia che a causa dei suoi tempi morti - non addebitabili certo alle toghe - regala ogni giorno l'impunità agli autori di reati gravi o premia la collaborazione di autori di crimini efferati (la premialità è uno strumento efficace nell'azione di contrasto alla mafia), dovrebbe avere verso il detenuto che sconta la pena, nel caso di Cuffaro miracolosamente per intero, un atteggiamento indulgente e non, come sembra, quasi rancoroso, affinché prevalga l'immagine di una giustizia forte e giusta, sempre e comunque. Altrimenti finisce che il detenuto diviene una vittima. E non è una buona cosa.
www.fanpage.it, 19 gennaio 2015
Chi è Salvatore Buzzi? Detenuto modello e benefattore o criminale incallito? Per Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, il ras delle cooperative e braccio destro del boss di Mafia Capitale Massimo Carminati, "Salvatore Buzzi è riuscito veramente ad avere una doppia vita come Dr Jekyll e Mr Hyde". "Una vicenda - aggiunge Cantone che mia ha inquietato moltissimo".
Abile manipolatore? Genio dell'inganno? Detenuto modello o criminale incallito? Chi è davvero Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati e ras delle cooperative, arrivato a controllare un impero da milioni di euro da una piccola cooperativa per ex detenuti. Per il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ospite a L'Intervista di Maria Latella su Sky tg24, Buzzi avrebbe avuto davvero due facce, capace di infiltrarsi in qualsiasi ambienti mostrando di momento in momento quella più conveniente.
Di volta in volta ex detenuto modello redento (primo a laurearsi in carcere e graziato da Oscar Luigi Scalfaro nonostante i gravissimi fatti di sangue di cui si era macchiato), imprenditore di successo ed esponente autorevole del mondo della cooperazione; ma anche regista di torbide trame volte esclusivamente ad arricchire se stesso e la sua cricca, corruttore implacabile, segugio a caccia di appalti e affidamenti diretti ad ogni costo.
"Salvatore Buzzi è riuscito veramente ad avere una doppia vita tipo Dottor Jekyll e Mister Hyde È una vicenda che mia ha inquietato moltissimo. Buzzi era frequentatore di ambienti importanti malgrado fosse stato condannato per un omicidio - racconta Cantone - Ovviamente attendiamo le sentenze, ma se dovesse essere confermato questo meccanismo, veramente lui era in grado di cambiare posizione. Lo scenario che emerge dal caso di Mafia Capitale è sicuramente poco atteso da chi da troppo tempo aveva sottovalutato il rischio di infiltrazioni criminali nella capitale. Si tratta di una vicenda veramente inquietante, perché mette insieme tutti i pezzi della politica, moltissimi pezzi dell'amministrazione e vede soprattutto un pezzo della politica asservita a un sistema criminale a metà tra mafia e fatti corruttivi e organi di criminalità organizzata".
La Repubblica, 19 gennaio 2015
- TESTO DELLA RELAZIONE DEL MINISTRO (PDF)
Nell'annuale relazione sull'amministrazione della giustizia il Guardasigilli difende l'autonomia delle toghe e sottolinea che la riforma "non ha finalità punitive" nei confronti dei magistrati. Per il ministro necessarie nuove misure per contrastare il terrorismo. Migliora la situazione delle carceri, detenuti in calo.
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