di Elisabetta Zanna
giornalelavoce.it, 23 giugno 2025
Arrestato in Venezuela: la famiglia è senza notizie da novembre. Indagini in corso e tensioni diplomatiche. L’ultima voce di Mario Burlò è rimasta sospesa in una telefonata del 9 novembre 2024. Poi il silenzio. Nessun contatto, nessuna notizia certa. Solo una conferma amara: è detenuto in Venezuela, in un carcere di località sconosciuta, dopo essere stato arrestato appena superato il confine con la Colombia, dove era entrato via terra. Mario Burlò, 52 anni, imprenditore torinese nel settore dell’outsourcing, era a capo di varie aziende ed era in attesa di una sentenza definitiva in Italia. La Cassazione lo ha assolto dopo una precedente condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminus, ma quando la sentenza è arrivata, lui era già sparito.
di Elena Molinari
Avvenire, 23 giugno 2025
A Gatesville le sorelle di Maria Stella Matutina hanno iniziato un apostolato con le donne in attesa della sentenza capitale. Ne è nata una relazione profonda e piena di vita, che vi raccontiamo. Da una parte sette donne che hanno passato anni nel braccio della morte, isolate dal mondo esterno. Dall’altra una mezza dozzina di suore contemplative che hanno scelto una vita ritirata, scandita dalla preghiera e dal silenzio. Due esistenze lontane, parallele nella solitudine, due mondi apparentemente inconciliabili che si sono incrociati nel cuore del Texas, in un incontro inatteso che ha dato vita a un legame profondo, fatto di ascolto, speranza e fede condivisa.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 22 giugno 2025
Il sovraffollamento delle carceri italiane è ormai una costante che ha cessato di fare notizia. Con oltre 62 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 51 mila posti, il sistema penitenziario continua a operare in condizioni estreme. Le celle sono stipate, il personale è sotto organico e addirittura l’assistenza sanitaria non è sempre assicurata. In questo contesto, l’impennata dei suicidi - oltre trenta solo dall’inizio dell’anno - è l’indicatore più tragico di un sistema arrivato al limite.
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 22 giugno 2025
Da molte cose si può valutare lo stato della democrazia in un Paese e della salute della sinistra. In Italia un termometro efficace, ad esempio, è costituito dalle trasmissioni televisive che si occupano di problemi giudiziari. Senza particolare distinzione tra conduttori di destra e sinistra esse si caratterizzano per la diffusa ignoranza dei profili tecnici, i reiterati strafalcioni giuridici, le grossolane semplificazioni. Il campionario si arricchisce di novità. Da ultimo, dopo le sentenze e le ordinanze di custodia cautelare, la furia anti giudiziaria dei conduttori modello “rete quattro” colpisce addirittura un istituto di sicuro stampo garantista come l’avviso di garanzia. Previsto dal codice penale solo per specifiche occasioni (la necessità per gli inquirenti di svolgere determinati atti che richiedono il necessario intervento del soggetto indagato) esso ha la finalità di consentire all’inquisito di poter intervenire nelle varie procedure con l’assistenza di un difensore di fiducia.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 22 giugno 2025
Nell’universo di regole scritte e orali che scandiscono la vita carceraria il grande assente è a volte il buon senso: la polverina magica che assegna alla norma una sua utilità pratica, separando le sacrosante esigenze di sicurezza dall’accanimento ottuso. Che ai detenuti al 41 bis siano vietati i contatti fisici durante i colloqui è inevitabile, perché la storia criminale è piena di pizzini scambiati in un abbraccio e di ordini trasmessi con un bacio. Che un difensore possa essere sanzionato, con un esposto della polizia penitenziaria all’Ordine degli avvocati, per avere salutato con affetto il suo cliente Alfredo Cospito, recluso nel reparto di massima sicurezza di Sassari, appartiene invece al regno dell’insensato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 giugno 2025
Dall’istituto di Sassari partono due esposti contro i legali dell’anarchico al 41 bis. Loro: “Non rinunceremo ai gesti di umanità”. Due esposti pressoché identici firmati dal direttore vecchio e nuovo della Casa circondariale di Sassari: uno datato 16 settembre 2024, l’altro 5 giugno 2025, entrambi destinati all’Ordine degli avvocati del capoluogo sardo e a quello di Roma. Oggetto: “segnalazione comportamento”. Obiettivo? Molto probabilmente intimidire i difensori, annichilire i detenuti.
di Raffaele Marmo
Il Resto del Carlino, 22 giugno 2025
Il caso del blocco della tangenziale di Bologna da parte delle tute blu di Cgil, Cisl e Uil fa riflettere sui rischi della scorciatoia del populismo giustizialista più che securitario applicato a fenomeni sociali. Il caso del blocco della tangenziale di Bologna da parte delle tute blu di Cgil, Cisl e Uil offre l’occasione per riflettere sui rischi della scorciatoia del populismo giustizialista più che securitario applicato a fenomeni sociali e sul paradosso, innanzitutto culturale, di un governo e di una maggioranza che vorrebbero meritoriamente rimettere in equilibrio i rapporti tra politica e giustizia e che, invece, nei fatti finiscono per ampliare a dismisura il potere dei pubblici ministeri e la sfera del penale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 giugno 2025
Il presidente degli avvocati all’incontro sulla giustizia organizzato dal Pd a Roma. Schlein: “Carriere separate, una ritorsione contro le toghe”. Doveva essere una mattinata “anti-governativa”, contro la giustizia del governo Meloni. Ma è stata anche l’occasione, per il Pd, di incrociare i fioretti con due leader dell’avvocatura, Francesco Greco e Francesco Petrelli, schierati su posizioni favorevoli alla separazione delle carriere.
di Andrea Marini
Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2025
Chi aggredisce un arbitro, causandogli lesioni gravissime, rischia il carcere fino a 16 anni. Lo prevede il decreto legge Sport, approvato il 20 giugno dal consiglio dei ministri, che modifica l’articolo 583-quater del codice penale, articolo che prevede i casi di lesioni personali causate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni. La modifica del governo estende la stessa pena a chi procura lesioni ai danni di un arbitro o di altri soggetti preposti alla regolarità tecnica delle manifestazioni sportive.
di Dario Crippa
Il Giorno, 22 giugno 2025
Quando decisero di chiuderlo, in stanze da 4 metri per 2 erano rinchiuse anche 4 persone per volta, stipate all’inverosimile. C’erano detenuti in ogni angolo libero del vecchio edificio a due passi dal centro di Monza, persino nella stanza comune per vedere i film, l’infermeria era in condizioni tanto precarie che persino i medici protestavano. Del resto, quel vecchio edificio di via Mentana, ora in via di demolizione per farci case, era stato pensato per ospitare non più di 50 detenuti e negli anni bui del regime fascista ce ne erano finiti anche 200.
- Brescia. Minori, 600 in un anno nei guai con la giustizia. “Reati, cresce la gravità”
- Ascoli Piceno. Detenuti impiegati nella cura del verde pubblico
- Bergamo. Nel carcere di via Gleno: “Lo studio mi ha permesso di rivedere la luce”
- Monza. Il carcere con la biblioteca vivente diventa luogo di incontro e confronto
- Napoli. Teatro nelle carceri: la sfida del garante Ciambriello










