di Franco Corleone
Il Manifesto, 21 gennaio 2015
Giorgio Napolitano è noto per l'estrema prudenza che lo contraddistingue nelle scelte politiche e anche nei nove anni di presidenza della repubblica ha esercitato in molte (troppe secondo i critici) occasioni questa virtù che gli deriva da una cultura politica costruita sul senso di responsabilità.
La Presse, 21 gennaio 2015
"Presento oggi alle 12 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato il ddl 1587 in materia di relazioni affettive e familiari dei detenuti. La privazione dell'affettività, la lacerazione delle relazioni familiari e l'innaturale rimozione della sessualità sono oggi delle crudeli pene accessorie per chi vive in carcere: è urgente riportare la questione in Parlamento".
Ansa, 21 gennaio 2015
La riorganizzazione e la razionalizzazione sono state la bussola dell'attività del ministero in questi mesi. Lo ha sottolineato il Guardasigilli Andrea Orlando, nella replica al Senato nel dibattito parlamentare sulla relazione del funzionamento della giustizia. Orlando ha risposto alle critiche definendo "ingiusto che l'attenzione sia rivolta solo alle modifiche di carattere normativo e processuale. È vero che quello di cui si parla sono le modifiche che noi proponiamo, modifiche di carattere processuale e sostanziale".
di Valter Vecellio
Notizie Radicali, 21 gennaio 2015
Abbiamo ascoltato l'altro giorno l'appello lanciato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando ai partiti di partiti di maggioranza e opposizione, perché si sappia e voglia superare quello che ha definito uno scontro politico "ventennale", capace di produrre "uno dei più grandi macigni per la crescita". Bene, bravo. Dunque signor ministro Orlando?
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2015
Punire non solo chi arruola e addestra i terroristi, ma anche chi si mette a disposizione della "causa", chi si auto-addestra e chi organizza i viaggi all'estero dei foreign fighters. Estendere ai potenziali combattenti la possibilità di applicare le misure di prevenzione personali, tra cui il divieto di espatrio. Aumentare la pena del carcere per i reati di istigazione e apologia del terrorismo quando sono commessi attraverso il web.
di Sergio e Matteo Polisicchio
Il Garantista, 21 gennaio 2015
È legittima la sentenza che disattende la pronuncia del giudice di prima istanza se nelle more del processo interviene un mutamento giurisprudenziale riguardante norme di natura sostanziale. Questo è quanto afferma la Corte di Cassazione, sesta sezione tributaria, nella sentenza n. 174/2015 depositata il 9 gennaio 2015.
Adnkronos, 21 gennaio 2015
Parte dal profilo Facebook della militante radicale Donatella Corleo il rilancio della grazia all'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro. "In nome della madre Ida, rilancio: sì alla grazia per Totò Cuffaro" scrive Corleo che aggiunge: "Non sono stata mai una sostenitrice né una elettrice di Totò Cuffaro, ma al suo "disubbidisco" alla richiesta di grazia presentata circa un anno fa dalla madre Ida, sia pure inchinandomi, ragionevolmente commossa ed emozionata per le ragioni che l'ex presidente della Regione adduce nel suo "non voglio fatta la carità", non sono d'accordo". Cuffaro si trova oggi nel carcere romano di Rebibbia dove ha già scontato quattro dei sette anni della condanna per favoreggiamento a Cosa Nostra.
"La grazia, politicamente, - aggiunge la militante siciliana dei Radicali - non è la carità cristiana e chi, come Cuffaro cittadino-detenuto nel carcere di Rebibbia, con grazia, carità e speranza vive, "disubbidendo" alla madre e richiamando i legislatori affinché a tutti coloro che condividono il suo stato attuale siano garantiti trattamenti umani, merita attenzione e dovrebbe indurre, a chi ne ha o avrà facoltà, a rispondere alla richiesta di una madre".
www.extraquotidiano.it, 21 gennaio 2015
A firmarla i deputati della Lista Musumeci per chiedere come mai il governo regionale non abbia ancora provveduto alla nomina. Si tratta di "una figura importantissima per la riabilitazione sociale dei carcerati".
Un'interrogazione parlamentare è stata presentata all'Ars dai deputati della Lista Musumeci, Gino Ioppolo primo firmatario, Nello Musumeci e Santi Formica, per chiedere come mai il governo regionale non abbia ancora nominato il "Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale".
La carica, istituita presso la presidenza della Regione, è vacante da oltre un anno e mezzo, da quando cioè, scaduti i sette anni all'ormai ex garante Salvo Fleres, il governatore Crocetta non ha né riconfermato l'incarico, che è a titolo gratuito, né provveduto a una nuova nomina.
La legge regionale stabilisce infatti che la nomina avviene con decreto del presidente della Regione. "Ci chiediamo quali siano i motivi del ritardo - dicono i parlamentari - e se il presidente della Regione non ritenga urgente e indifferibile procedere a tutela e promozione di inviolabili diritti umani. Il Garante, osservano i deputati - oggi è una figura importantissima per la riabilitazione sociale del detenuto, visto che tra i suoi compiti rientrano la promozione e l'agevolazione dell'inserimento lavorativo, il recupero culturale e sociale, la formazione scolastica e universitaria, il sostegno alla famiglia e ai figli minorenni, la vigilanza sull'esercizio dei diritti fondamentali dei detenuti e dei loro familiari".
di Giulia Zaccariello
Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2015
Ha aspettato la fine dei controlli giornalieri. Ha scambiato due parole con un infermiere e ha guardato gli agenti e il personale allontanarsi dalla cella. Poi, una volta rimasto solo, si è tolto la maglietta intima e l'ha trasformata in un cappio da legare alle sbarre della cella. Così Giuseppe Cascio, classe 1967, si è tolto la vita all'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove era rinchiuso da tempo. È successo nei primi giorni di gennaio, almeno due settimane fa, anche se la notizia è emersa ed è stata confermata solo in questi giorni.
Un caso che va allungare una lista nera, composta di suicidi e tentativi di togliersi la vita, ma anche di gesti di autolesionismo, aggressioni e incidenti, nel peggiore dei casi mortali. Proprio mentre il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, assicura la chiusura di tutte gli ospedali psichiatrici (ne sono rimasti sei in Italia, per 780 persone), entro marzo 2015. In quest'ultimo suicidio di Reggio Emilia, a fare la differenza è stata una manciata di minuti.
Quando l'uomo si è legato la maglietta intorno al collo era sera e il personale si era appena allontanato dalla cella. Sono stati chiamati medici del 118, che però non hanno fatto in tempo a salvarlo e a rianimarlo.
Secondo Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, si tratta di "sfortuna, non di sconfitta". Oggi nei sei reparti dell'Opg di Reggio Emilia sono ricoverate 142 persone (fino a qualche anno fa erano più del doppio), tutti uomini. Ma di questi sono trenta quelli sistemati nel reparto di stretta sorveglianza, guardati a vista 24 ore su 24, e sempre accompagnati negli spostamenti anche dalla polizia. "La struttura del carcere, con le inferriate e le celle, non è adatta a tutti. Alcuni di loro, quelli che si dimostrano più aperti al dialogo e più collaborativi, dovrebbero essere sistemati in ambienti diversi, dove possano essere curati e riabilitati. Vanno pensate soluzioni alternative".
Spesso, chi lavora dentro l'Opg deve gestire situazioni al limite, momenti complicati e delicatissimi. Dentro ci sono persone che non solo soffrono di disagi psichici, ma spesso hanno un passato di reati, talvolta violenti, alle spalle. Lo stress è tanto. Chi sta dentro deve far fronte a gesti di autolesionismo, occuparsi di pazienti che ingeriscono oggetti o prendono a testate le pareti della cella. Aggressioni ed esplosioni di rabbia sono all'ordine del giorno. Il Sappe da tempo chiede il superamento del sistema dell'Opg, ma anche strumenti più adatti all'interno degli istituti e maggiori tutele per gli operatori.
"Per i soggetti più pericolosi è necessaria la contenzione fisica e chimica, con i sedativi. Abbiamo bisogno di una camera di decompressione, con pareti morbide. E di un letto di coercizione per coloro che danno in escandescenza. Questo anche per il loro bene, e per tutelare gli operatori e chi lavora".
L'episodio di Reggio Emilia riapre la finestra sul caso degli Opg, una storia tutta italiana, fatta di rinvii e continue proroghe. Nel 2012, dopo che un'inchiesta dell'allora senatore, Ignazio Marino, aveva rivelato le condizioni di vita disumane all'interno degli Opg italiani, la commissione giustizia aveva dato il via libera alla chiusura definitiva entro primavera del 2013. Al posto degli Opg dovevano essere realizzati le Rems , ossia residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria, in capo alle Asl regionali. Strutture di cui per ora non si vede nemmeno l'ombra. Anche perché dal 2013 a oggi, ogni anno, il termine è stato spostato di 12 mesi, con relativi promesse e annunci. L'ultimo è di pochi giorni fa. Quando il guardasigilli Orlando ha assicurato il "superamento del sistema del Opg" entro cento giorni.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 21 gennaio 2015
La struttura emiliana è in abbandono: bagni luridi, cibo in piatti sporchi, persino un ricoverato senza gambe che mangia per terra come i cani. Aveva passato la mattinata con lo psichiatra e lo psicologo, poi ha pranzato e si è accasciato a terra.
Venne notato riverso a terra dentro la sua cella dal personale dell'Opg dove era rinchiuso e dai medici che quel giorno erano in struttura perché si stavano recando da un altro internato. Gli praticarono le prime manovre rianimatorie. Poi, chiesero l'intervento del 118. Ma nulla da fare: quel maledetto 12 gennaio del 2013, il ragazzo era morto.
È la tragica storia di Daniele De Luca, un ragazzo romano di 29 anni internato all'ospedale psichiatrico giudiziario perché era affetto da schizofrenia paranoide. Una patologia che lo rendeva violento e aggressivo. I suoi genitori non poterono altro che denunciarlo per maltrattamenti, sperando che potesse essere quello un modo per salvarlo.
E questa la vicenda giudiziaria che lo fece invece finire in comunità e ospedali psichiatrici da un capo all'altro dell'Italia, fino al suo arrivo, nell'ottobre 2012, all'Opg di Reggio Emilia. I genitori però non lo abbandonarono mai. "Lo venivamo a trovare spesso. L'ultima volta, il giorno prima della Befana" confida il padre. Il 12 gennaio 2013, però, accadde la tragedia. E stato l'esame autoptico a chiarire le cause del decesso: asfissia.
Il medico legale incaricato dalla procura, la dottoressa Barbara Collini, in sede di autopsia trovò la causa dell'asfissia: un pezzo di carne di 10 centimetri per 6. Partì un'inchiesta giudiziaria a carico dì ignoti per accertare varie responsabilità, ma un anno fa ci fa la richiesta di archiviazione alla quale i genitori della vittima si opposero. Troppe cose non quadrano. A partire proprio dalla dieta alimentare riservata a Daniele.
"Il giovane era quasi completamente senza denti e i farmaci che prendeva provocano ovviamente problemi alla masticazione e alla deglutizione - fa notare l'avvocato della famiglia Rossi Albertini. Una bistecca evidentemente non era adatta alla sua condizione. E le "Linee guida nazionale per la ristorazione ospedaliera ed assistenziale" riportano che in caso di pazienti con disturbi del genere e necessario prevedere a cibi adeguati". Ma c'è anche un altro punto oscuro da chiarire. La famiglia - attraverso una approfondita relazione redatta dal perito di parte - espone dubbi anche sulla correttezza delle manovre di soccorso prestate al giovane.
Ci si domanda come mai non si siano accorti di un pezzo di carne in gola di quelle dimensioni. Se l'avessero rimosso, molto probabilmente il ragazzo poteva essere salvato. Per far luce su tutte queste anomalie, il giudice delle indagini preliminari, un anno fa, ha respinto la richiesta di archiviazione e ha chiesto ulteriori accertamenti. Nel frattempo sono passati due anni dalla morte di Daniele, e i familiari attendono ancora giustizia e verità.
Ma in quale situazione è maturata la morte del ragazzo? In una struttura infernale e da denuncia. A dirlo è don Daniele Simonazzi, esattamente il cappellano del carcere psichiatrico di Reggio Emilia. Il sacerdote non ha peli sulla lingua e fa una descrizione allucinante della struttura: il 70% dei servizi igienici è incrostato, tubature in evidente degrado, vestiti sporchi, vetri mai puliti, mancano detersivi e saponi, viene servito il cibo nei piatti sporchi del giorno prima, per non parlare di un ricoverato senza gambe che mangia per terra ("Come i cani...").
Il perché è presto detto: "Manca coordinamento fra la parte amministrativa e quella sanitaria dell'opg - spiega il sacerdote - con accuse reciproche. Dei cinque settori in cui è diviso l'Opg, uno è seguito dagli agenti penitenziari, gli altri quattro dall'Asl, Eppure non ho mai visto i dirigenti dell'Asl venire a vedere di persona cosa accade nella struttura. Il 50% delle celle fanno schifo! Ma tanto prima o poi lo chiudono. E, senza risorse, si va avanti grazie alla buona volontà degli operatori, ma c'è tanta frustrazione fra il personale".
Nel frattempo ancora rimane il dubbio - e più passa il tempo diventa sempre più concreto - se gli Opg verranno chiusi entro il 31 Marzo. La legge parla chiaro: o le regioni provvedono a chiudere le strutture entro tale data, oppure arriva il commissariamento. Ma si potrebbe prospettare anche una terza ipotesi che creerà forte imbarazzo alle istituzioni e al futuro presidente della Repubblica: l'ennesima proroga. Nel frattempo gli internati continuano a vivere negli Opg. Abbandonati, prigionieri e non di rado lasciati morire.
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