di Carlo Antonio Di Vece
torinocronaca.it, 4 giugno 2025
Le vittime furono nove detenute e due agenti di custodia. A causare le fiamme il rogo di trecento materassi altamente infiammabili. Ivana, Rosa, Paola, Lauretta, Lidia, Morsula, Ediita, Beatrice e Radica. Questi i nomi delle nove detenute che, il 3 giugno 1989, persero tragicamente la vita nell’incendio della sezione femminile del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, soffocate dai fumi tossici presenti nel settore. Insieme alle ristrette, anche Rosetta e Maria Grazia, due agenti di custodia, morirono nel drammatico incidente. A distanza di 36 anni dalla tragedia, il ricordo delle 11 donne è ancora vivo, nella speranza che gli incidenti nelle carceri italiani diminuiscano, infatti sono ben 31 quelli accaduti a partire dal 2025 ad oggi.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 4 giugno 2025
Un vertice inedito per costruire un sistema penitenziario più equo, trasparente e rispettoso dei diritti di tutti guardando alle emergenze e le richieste che arrivano da “dentro le mura”. Per la prima volta in Calabria, si è tenuto un incontro ufficiale tra la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, avvocato Giovanna Russo, e le sigle sindacali della Polizia Penitenziaria. L’incontro ha segnato l’inizio di un dialogo costruttivo volto a migliorare le condizioni di lavoro degli agenti e la tutela dei diritti dei detenuti.
di Claudia Milani Vicenzi
ilgiornaledivicenza.it, 4 giugno 2025
Un altro progetto punta a trovare nuovi spazi per i detenuti in permesso con le famiglie. Quattro incontri: un’opportunità formativa “per poter agire in modo più consapevole e quindi incisivo”. Il carcere Del Papa, che secondo l’ultimo rapporto di Antigone a fine aprile contava 357 detenuti (un sovraffollamento ormai cronico visto che la capienza sarebbe di 276) ha bisogno di volontari. Ecco dunque che sta per partire un percorso formativo rivolto sia a chi già dedica del tempo ai detenuti sia a chi vorrebbe farlo in futuro. Un servizio all’interno della struttura ma non solo: anche nella grande rete che agisce all’esterno. A promuoverlo il cappellano don Gigi Maistrello, con la collaborazione della garante dei detenuti Angela Barbaglio e il magistrato di sorveglianza Michele Bianchi.
di Viola Mancuso
gnewsonline.it, 4 giugno 2025
La Casa circondariale di Locri ha ospitato un intenso momento di preghiera e riflessione ecumenica, rivolto alla popolazione detenuta. L’incontro, promosso dal cappellano don Crescenzo Demizio con il sostegno dell’area educativa e della Polizia Penitenziaria, ha visto la partecipazione di rappresentanti di diverse confessioni religiose, a testimonianza di un cammino condiviso di fede e umanità. Tra i presenti, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, il monaco ortodosso del Monastero di San Giovanni Theristis di Bivongi e padre Enzo Chiodo, delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.
di Valentina Casilli
salentonews.com, 4 giugno 2025
Un viaggio intimo e vibrante ha preso vita sabato scorso sul palco delle Manifatture Knos, in uno spettacolo musicale che ha saputo fondere in maniera raffinata e profonda composizioni originali per quartetto d’archi, movimento scenico e parole. Il risultato è stato un’esperienza immersiva, capace di toccare corde emotive sottili e universali. Lo spettacolo, ideato e diretto dal giovane regista e musicista Andrea Scardigno, si configura come un racconto di autentici momenti di vita: una crisi, una lotta, una resa. Il pubblico è stato accompagnato in questo percorso da una scrittura musicale intensa, eseguita dal vivo da un quartetto d’archi che ha saputo evocare fragilità e slanci interiori, tensioni e aperture.
di Lorenzo Solaini*
La Nazione, 4 giugno 2025
Lorenzo Solaini, alunno della 5^H dello Scientifico, racconta le voci dei detenuti dopo l’esperienza vissuta con il progetto scolastico “Dietro le sbarre”. Nel carcere non si vive. Si resiste - affermano i detenuti -. Il tempo qui non è scandito da orologi, ma da sbarre che si chiudono, chiavi che girano, e passi pesanti che risuonano nei corridoi come tamburi di guerra. Chi sta fuori si immagina la galera come un luogo di punizione, rieducazione, recupero. Ma chi è dentro sa che è solo un luogo dove finiscono quelli che hanno fatto qualcosa di troppo”.
Genova. Sport e riabilitazione sociale, la voglia di riscatto dei detenuti di Marassi alla ViviCittà
di Emanuela Mortari
genova24.it, 4 giugno 2025
Una giornata di sport all’interno della Casa circondariale con l’iniziativa della Uisp. I detenuti: “Una volta usciti purtroppo resta il marchio, dateci una possibilità”. “Mi piace correre, allenarmi, è divertente, lo facevo anche in Senegal” Moussa Thiam è di poche parole, ma gli occhi dicono tutto. Ha appena vinto una gara podistica speciale, tre giri nel carcere di Marassi con una piccola deviazione anche fuori dalle mura della casa circondariale: è la Vivicittà Porte Aperte, iniziativa storica dell’Uisp nazionale che a Genova è organizzata dal 2012 con qualche stop a causa della pandemia. “Nella vita ho fatto solo il buttafuori, ora lavoro qui, in cucina”. Il qui è il carcere di Marassi dove Moussa Thiam è detenuto.
Il Riformista, 4 giugno 2025
Il calcio come veicolo concreto di solidarietà, di inclusione e di speranza. È con questo spirito che lo scorso 30 maggio, presso il carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, è andata in scena la partita tra la Sezione di Roma dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati e una rappresentativa di detenuti dell’istituto penitenziario. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del progetto “Gioco di squadra”, nato dall’attività dell’Osservatorio Nazionale sulle Carceri (Onac) dell’AIGA patrocinato dalla S.S. Lazio.
di Enrico Sbriglia
Ristretti Orizzonti, 4 giugno 2025
Il 18 giugno, presso il Circolo della Stampa di Trieste, Corso Italia, n. 13, alle 17:30, l’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste presenterà il libro, di cui ho curato l’edizione, 44 Quarantaquattro 44- La consapevolezza dei diritti in carcere. L’esito di una ricerca, condotta in quattro carceri, Trieste, Gorizia, Pesaro e Modena, probabilmente la prima in Europa, con la quale si chiede alle stesse persone detenute di descrivere quali e cosa siano i diritti umani, politici, civili...in due dei quattro istituti vi erano state, precedentemente, delle rivolte violente, con la morte di detenuti.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 4 giugno 2025
Se si scrutano con certosina pazienza i dati resi dallo storico Osservatorio di Pavia sulla copertura radiotelevisiva dei referendum, forse si potrebbe trarne qualche auspicio favorevole. Intendiamoci. Siamo a livelli percentuali solo appena più alti di quelli in precedenza pubblicati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (9 aprile-10 maggio 2025). Qualcosa, insomma è migliorato. Pochissimo, però. Ma davvero un’inezia, anche se la collocazione negli ultimi giorni sulla Rete 1 del servizio pubblico delle tribune certamente si è rivelato utile. Vanno persino decorosamente in generale proprio le tribune, che potrebbero -se ripensate adeguatamente- riacquisire ruolo e centralità.
- I referendum non hanno bisogno di sceneggiate istituzionali
- Una terza via per i referendum
- Senza testo né accordo, altro giro a vuoto sul fine vita. E spunta l’ipotesi di un giudice tutelare
- Migranti con figli minori, non è favoreggiamento
- Migranti. Gjader, lo rimpatriano anche se è vulnerabile. Parte l’esposto










