di Glauco Giostra
Avvenire, 1 giugno 2025
Avvilente e pericolosa. Non sovvengono altri aggettivi per qualificare la telenovela mediatico-giudiziaria sul caso Garlasco, che da molti giorni egemonizza i palinsesti della televisione, della radio e della stampa, sollecitando e soddisfacendo un ossessivo interesse per indagini che potrebbero rimettere in discussione la condanna di Alberto Stasi per l’orribile omicidio di Chiara Poggi. Ma come, si obietterà, non abbiamo sempre detto che è diritto sacrosanto del popolo conoscere come viene amministrata la giustizia in suo nome (art. 101 Cost.)?
di Salvatore Ferrante
livesicilia.it, 1 giugno 2025
L’avvocato Salvatore Ferrante, componente della Camera penale di Palermo, giovedì 29 maggio, insieme ad alcuni colleghi e rappresentanti dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, ha fatto visita al carcere Ucciardone di Palermo. Ha affidato la sua testimonianza a LiveSicilia. “Io svolgo la professione di avvocato nell’ambito del diritto penale da quasi vent’anni ed ho sempre frequentato gli istituti penitenziari, ma non sono mai andato oltre la sala avvocati. Ieri, invece, abbiamo avuto la possibilità di visitare alcune sezioni del penitenziario, nonché le cucine: non immaginavo che le condizioni detentive fossero così dure, ai limiti della sopportazione umana.
di Valentina Moro
La Stampa, 1 giugno 2025
L’ergastolano ha raccontato la sua esperienza agli studenti: “La prigione è la cosa più brutta che si possa vivere”. “Per garantire il benessere dei cani ci vogliono otto metri quadrati, in cella, qui ad Asti, ne abbiamo due e mezzo a testa”. Cosimo, condannato all’ergastolo, ha 71 anni ed è in carcere dall’11 gennaio 1993. Di origini calabresi, è stato in diversi istituti penitenziari e da tre anni si trova nel carcere di alta sicurezza di Quarto. “Come ergastolani avremmo diritto a una cella singola, perché chi è deve stare in prigione per tutta la vita e non può stare con chi uscirà tra qualche anno, ma di fatto spesso non è così”.
di Egle Priolo
Il Messaggero, 1 giugno 2025
C’è anche un bambino di soli 18 mesi a vivere dietro le sbarre di Capanne. Una vicenda che ricorda la storia che arriva da Palermo, con una neonata di un mese che vive nel carcere Pagliarelli o la “storia di “Giacomo”, 2 anni, per 10 mesi recluso con la madre a Rebibbia, in grado di dire solo “apri”, “chiudi” e poco altro”, come raccontato da Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato Spp. E proprio l’istituto penitenziario di Perugia, insieme a quelli di Milano, Venezia, Torino e Rebibbia, al momento ospita un bambino insieme alla sua mamma.
primapaginacastelvetrano.it, 1 giugno 2025
La Fraternità Betlemme di Èfrata A.P.S lancia il progetto per garantire mensilmente, l’acqua da bere ai detenuti. La Fraternità Betlemme di Èfrata A.P.S., che opera da diversi anni presso la Casa Circondariale di Castelvetrano con attività di ascolto, vicinanza e sostegno umano e spirituale, oggi ha avviato un’ulteriore iniziativa di cura concreta verso i fratelli detenuti che si trovano in condizioni di disagio economico. Il progetto prende spunto dalla petizione nazionale “Sete di dignità”, promossa da Don Vincenzo Aloisi, Cappellano dell’Istituto, alla quale la Fraternità ha aderito con convinzione. Don Vincenzo, inoltre ricorda che “Questa iniziativa nasce proprio in quest’anno giubilare. La carità è un segno distintivo del Giubileo, indicando che non si tratta solo di un evento religioso, ma di un’occasione per vivere la fede in modo attivo e concreto, attraverso la cura del prossimo”.
di Martina Taris
nemesismagazine.it, 1 giugno 2025
Un corso professionale per diventare tecnico dello spettacolo, una vera occasione di riscatto e reinserimento sociale nel mondo del lavoro, ma anche un ponte tra due mondi spesso distanti: il carcere e la scuola. È questa la visione che ispira ‘Il carcere entra a scuola’, ambizioso progetto socio-psico-pedagogico promosso dall’associazione culturale San Domenico Caniga di Sassari e finanziato dalla Fondazione di Sardegna, in collaborazione con la Studios Academy di Roma.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 1 giugno 2025
Cosa significa “giustizia” in una società pluralista, dominata dalla tecnologica e ormai del tutto globalizzata? E quale fondamento può avere la legittimità delle istituzioni pubbliche, se non possiamo più appellarci a valori morali assoluti o a codici religiosi condivisi? Sono solo alcuni degli interrogativi che stanno alla base della ricerca di Jürgen Habermas ed in particolare della sua opera più importante Teoria dell’agire comunicativo (Il Mulino, 1981). Ne emerge una vera e propria proposta di rifondazione delle idee di razionalità e di giustizia per renderle compatibili con i sistemi democratici moderni e allontanarci il più possibile dall’unica alternativa percorribile: un regime illiberale e armato.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 1 giugno 2025
Il direttore di Caritas italiana a una settimana dal referendum: “I primi a beneficiare di una vittoria del “Sì” sarebbero i figli minori degli immigrati”. “L’ottenimento della cittadinanza in tempi congrui da parte di donne e uomini che contribuiscono con il loro lavoro al benessere dell’intera collettività, corrisponde al riconoscimento della dignità delle persone”. La presidenza di Caritas Italiana si è espressa con queste parole sul referendum dell’8-9 giugno sulla cittadinanza, forte di una lunga esperienza di integrazione vissuta ogni giorno sul campo dai circa 85mila volontari presenti nella rete delle migliaia di Caritas parrocchiali che fanno capo alle 217 Caritas diocesane. Fari dell’organismo pastorale della Cei sono i quattro verbi di papa Francesco per i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Approfondiamo il tema referendario con don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.
di Raffaele Cattaneo
Tempi, 31 maggio 2025
Sovraffollamento, suicidi, immobili fatiscenti. Bisogna coinvolgere privati e terzo settore per dare una speranza a chi finisce dietro le sbarre. Questa settimana, nel carcere di Varese, è morto un detenuto di 33 anni, non è chiaro se per suicidio o per cause naturali. Per alcune sere i detenuti - 101 rispetto ai 53 posti regolari - hanno protestato battendo sulle sbarre e gridando “assassini” per oltre un’ora. Ora provate a immaginare la scena e pensate di trovarvi immersi per un’ora ad ascoltare queste urla, in un carcere che ospita il doppio dei detenuti previsti, in un edificio fatiscente che risale al 1893, dichiarato dismesso nel 2001 e dove l’acqua calda nei bagni è stata portata solo nel 2017.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 maggio 2025
Emergenza carcere, nel giorno dell’ennesimo suicidio il presidente del Senato apre alla liberazione anticipata speciale. Un grido strozzato in una cella del carcere Pagliarelli di Palermo, mercoledì scorso. L’ennesimo. Il trentaquattresimo dall’inizio di questo anno maledetto, scandito da una mattanza silenziosa che nessuno sembra voler veramente ascoltare. L’ultima vita spezzata apparteneva a un uomo che avrebbe dovuto riassaporare la libertà tra appena dodici mesi. Lottava contro la tossicodipendenza. La sua disperazione è l’emblema di un sistema penitenziario allo sbando dove la dignità è annichilita da numeri spaventosi, numeri che urlano un’emergenza nazionale: oltre 16.000 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare.
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