di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 26 maggio 2025
Visita a Cà del Ferro e convegno della Camera penale con Nessuno Tocchi Caino. Un appello corale: “Non basta parlare di reinserimento. Occorre costruire, ogni giorno, le condizioni perché la pena non sia una frattura definitiva, ma un passaggio verso una nuova cittadinanza”. L’appello è stato lanciato il 22 maggio scorso, all’esito della visita, la mattina, nel carcere di Ca’ del Ferro, e il pomeriggio, del convegno nella Sala dei Quadri del Comune. La giornata è stata organizzata dalla Camera penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’ con la presidente Micol Parati, in collaborazione con ‘Nessuno Tocchi Caino - Spes contra Spem’, l’organizzazione che si occupa dei diritti dei detenuti e della lotta contro la pena di morte, rappresentata da Elisabetta Zamparutti, tra i fondatori dell’associazione, e dal tesoriere Sergio D’Elia. “Una giornata di confronto autentico, dentro e fuori il carcere”, è il senso dell’iniziativa. Per la Camera penale della Lombardia orientale, c’era la presidente Luisa Crotti.
Gazzetta di Modena, 26 maggio 2025
Nel 2024 erano 19 per 400 detenuti, adesso sono 14 per 600: “Insostenibile”. Protestano le lavoratrici e i lavoratori del servizio di Medicina penitenziaria presso il Sant’Anna: da più di un anno soffrono per la carenza del personale infermieristico rispetto ad una popolazione di detenuti che è sostanzialmente raddoppiata. Da qui la proclamazione dello stato di agitazione. “Su 400 detenuti, fino ai primi mesi del 2024 erano presenti 19 infermieri, oggi su più di 600 detenuti abbiamo 14 infermieri, con una richiesta di cure e assistenza crescenti” spiega Giulia Casamassima, responsabile Sanità per Fp Cgil di Modena. Oltre alle problematiche di organico insufficiente, il sindacato rileva forti criticità sul fronte salute e sicurezza: “Un ambiente insalubre, umido, poco accogliente e al limite della decenza” denuncia. Tutti questi aspetti si ripercuotono sul personale, con continui infortuni e con numerose dimissioni volontarie.
varesenews.it, 26 maggio 2025
Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca rivela come un clima carcerario orientato al supporto e alla rieducazione dei detenuti migliora anche l’equilibrio psico-fisico del personale penitenziario, riducendo il burnout e migliorando la soddisfazione lavorativa. Trasformare la cultura delle carceri è una questione di diritti dei detenuti, ma anche di benessere psicologico e professionale degli agenti penitenziari. È quanto emerge da una ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Criminal Psychology, condotta da un team di ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Direzione generale della Formazione del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.
di Fabio Falbo*
Il Tempo, 26 maggio 2025
Appello per Microsoft da noi persone detenute che viviamo nella Casa Circondariale di Rebibbia a Roma. La vita in carcere presenta sfide quotidiane, e molte persone affrontano anche difficoltà economiche significative riguardante il periodo di detenzione, che rende più complicato gestire la propria condizione con dignità. Con questo appello, desideriamo proporre alla Microsoft di collaborare con noi in un'iniziativa volta a migliorare il benessere di chi vive questa situazione di disagio. In particolare, desideriamo chiedere il vostro sostegno in libri e materiali educativi quali applicativi offline e computer, che permettano di continuare i percorsi di formazione per imparare e crescere nonostante le difficoltà.
tusciaweb.eu, 26 maggio 2025
Al via il progetto per reinserire i detenuti, stanziati 15mila euro per il reinserimento lavorativo e nella società dei carcerati del territorio. Il comune di Viterbo, capofila del distretto VT3, ha confermato anche per il 2025 il finanziamento del progetto promosso dal gruppo assistenti volontari carcerari Gavac Odv, con un impegno di spesa pari a 15mila euro. Il progetto, che prevede attività sociali, culturali e formative destinate ai detenuti, mira a favorire il loro reinserimento nella società. È attivo sia all’interno della struttura carceraria che all’esterno, in collaborazione con enti del Terzo settore accreditati. Il distretto VT3, composto da otto comuni tra cui Viterbo, Orte, Soriano nel Cimino e Canepina, ha ribadito la volontà di portare avanti azioni concrete per supportare i soggetti più fragili, anche attraverso tavoli tematici con le realtà associative locali.
di Alberto Gottardo e Francesca Sironi
Corriere della Sera, 26 maggio 2025
L'Atletico Diritti è una società sportiva che permette la partecipazione a campionati ufficiali per la squadra di calcio a cinque delle detenute. Dalle grate arriva della musica, odore di mensa, qualcuna che litiga, qualcuna che ride ad alta voce. Rebibbia è il carcere femminile più grande d'Europa. Vivono qui dentro, in una città nella città alla periferia di Roma, 366 detenute. Trecento donne che hanno la speranza di farcela, di superare il percorso di detenzione per uscire più consapevoli. E non più disperate.
di Giovanni Conte
chiesadimilano.it, 26 maggio 2025
Si intitola così il nuovo volume di Luisa Bove (edito da In dialogo), dedicato alle possibili opportunità che si aprono dopo avere scontato, in tutto o in parte, la propria condanna. Sarà presentato il 29 maggio alla Caritas Ambrosiana. Perché una persona arriva a delinquere? Quanto conta il contesto in cui vive? Come tornare alla vita sociale dopo una detenzione? A questi e a tanti altri interrogativi risponde il libro di Luisa Bove Respiro. Il carcere oggi tra condanna e riscatto (In Dialogo, 174 pagine, 18 euro), che sarà presentato giovedì 29 maggio alle 14.30 presso la Caritas Ambrosiana (via San Bernardino 4, Milano). Oltre all’autrice, interverranno Anna Giroletti (responsabile del Servizio psichiatrico penitenziario di San Vittore, Opera, Bollate, Beccaria) e Teresa Mazzotta (dell’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna); modera il giornalista Fabio Pizzul.
di Sergio Labate*
Il Domani, 26 maggio 2025
Gaza, il diritto d’asilo in Europa, la storia di un mendicante a Verona. Cos’hanno in comune queste storie? Sono sintomi del fatto che non possiamo capire ciò che sta accadendo se non osserviamo allo stesso tempo i muri e le deportazioni. Le due cose stanno insieme: fermare o costringere a muoversi. Si tratta di uno stesso esercizio del potere che si rivolge a un elemento fondamentale della nuda vita, la necessità di sentirsi a casa del mondo. Tre indizi non provano una storia, specie quando la storia si presenta così oscura e invadente come in questi anni. Però qualcosa segnalano, sono sintomi di dove sta andando il mondo. Il nostro mondo che chiamiamo Occidente, quello di cui facciamo parte sia quando lo difendiamo sia quando ci indigniamo.
di Simona Forti
La Stampa, 26 maggio 2025
In un mondo sempre più simile ad un campo di battaglia, su cui si combattono guerre armate e “guerre culturali”, alcune parole diventano munizioni. E così, a fronte di un’opinione pubblica sgomenta per l’azione genocidaria del governo israeliano, il 22 maggio alla Casa Bianca Trump impugna il termine genocidio e lo punta contro un attonito presidente del Sudafrica. L’accusa ha un risvolto perverso: Cyril Ramaphosa, a capo di una nazione che si è retta per 50 anni sulla segregazione dei neri, viene accusato dal bianchissimo Donald di assecondare il “genocidio dei bianchi” - degli Afrikaner -- che il suo paese starebbe perpetrando. È ovvio, come viene presto confermato, che la notizia è costruita ad arte, ma come leggerla? È solo espressione dell’ennesimo rito di umiliazione orchestrato dall’intemperante ed esibizionista presidente statunitense?
di Mario Giro*
Il Domani, 26 maggio 2025
C’è un cambiamento antropologico in atto in Europa e Usa. Le nuove generazioni e i discendenti arabo-musulmani non hanno la stessa sensibilità registrata in passato. Occorre trasmettere la storia e la memoria e va separato il giudizio storico di fondo da quello sulla politica del governo Netanyahu, certamente criticabile. Forte polemica tra Israele ed europei attorno ai fatti di antisemitismo. Ma la novità è che l’assassinio dei due diplomatici israeliani a Washington rappresenta un segnale preoccupante: ora nemmeno gli Stati Uniti sono al riparo dall’antisemitismo.










