di Ilaria Dioguardi
vita.it, 25 aprile 2025
“Ogni volta mi chiedo perché mai io non sono lì dentro”. Lo disse Francesco all’uscita dal carcere Regina Coeli di Roma. Luigi Manconi ricorda proprio questa frase: “Avvertire la tentazione del male ci turba. Rimuoviamo il carcere perché ci fa paura come una delle tragiche possibilità della nostra avventura umana”. “La novità e la grandiosità della figura di Papa Francesco è che ha saputo trovare la dimensione spirituale in questa sua attenzione per tutto ciò che costituisce la sofferenza delle persone, la loro condizione di disumanità, nel destino dei migranti, dei poveri, dei detenuti”. A parlare è Luigi Manconi, già docente di Sociologia dei fenomeni politici, una vita in militanza a difesa dei diritti.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 aprile 2025
La presidente emerita della Consulta ed ex ministra della Giustizia: “L’ho visto chinarsi nella lavanda dei piedi, le recluse piangevano tutte”. Prima di essere ministra guardasigilli, Marta Cartabia è stata presidente della Consulta. E nel tempo tra i due incarichi, ha pubblicato un libro che ha contribuito a cambiare la cultura del carcere, “Un’altra storia inizia qui”, scritto col criminologo Adolfo Ceretti. Una testimonianza che raccoglie la lezione di Carlo Maria Martini, l’esperienza della spiritualità cristiana messa di fronte al dolore della pena, della reclusione.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 25 aprile 2025
L’ispettore generale dei cappellani ricorda la sua attenzione agli ultimi: “Ha voluto dire all’umanità tutta che questa porzione di popolo ha bisogno di riscatto, di essere accolta, di non essere giudicata”. Non ha voluto far mancare, anche nel suo ultimo Giovedì Santo, benché sofferente, la sua presenza accanto ai detenuti della casa circondariale di Regina Coeli, per dire ancora una volta al mondo, alla società tutta, di non condannare, di non puntare il dito verso chi ha sbagliato e di offrire sempre possibilità di recupero. Papa Francesco ha avuto sempre a cuore i detenuti. Tanti i gesti profetici compiuti, come l’apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia, che ha segnato un momento storico nella storia dei Giubilei ordinari.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 25 aprile 2025
L’emergenza carceri è un problema al quale è chiamata innanzitutto la politica a dare una risposta. L’individuazione delle possibili soluzioni passa però inevitabilmente attraverso il contributo di chi fa i conti tutti i giorni con la dura realtà dei penitenziari. Ne abbiamo parlato con Irma Conti, componente del Garante Nazionale dei detenuti, che recentemente ha partecipato a un interessante convegno sul tema organizzato dall’associazione Uniti nel Fare, presieduta da Renata Polverini.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 aprile 2025
Proseguono nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera le audizioni sul dl sicurezza. Ieri è intervenuto per primo Roberto Zaccaria, già professore di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Firenze, che in apertura ha sottolineato che “questo dl ha una caratteristica particolare: ha avuto l’effetto di mettere d’accordo professori di diritto, Anm e Ucpi e ciò non avviene di frequente”. Ha poi annunciato che il 28 aprile verrà reso noto un appello sottoscritto da “oltre duecento giuspubblicisti” di cui ha anticipato alcuni punti.
di Angela Stella
L’Unità, 25 aprile 2025
Audizioni di Nessuno Tocchi Caino e poi dei giuristi. I giudizi sono unanimi e di condanna. Introdotti quattordici nuovi reati e nove aggravanti. Ennesimo digiuno nonviolento della radicale Rita Bernardini, questa volta contro il dl sicurezza. Lo ha annunciato due giorni fa dinanzi alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera durante l’audizione di Nessuno Tocchi Caino di cui è presidente. A proposito della resistenza nonviolenta in carcere, Bernardini ha ricordato i 20.000 detenuti in sciopero della fame a sostegno dell’approvazione dei decreti attuativi della riforma seguita agli Stati generali sul carcere, ha affermato che “il decreto sicurezza non si cala nella realtà del carcere quale è oggi, spesso privo di umanità e, a causa del sovraffollamento, di trattamenti degradanti della dignità umana”, e ha citato come esempio la visita fatta a Pasqua nel carcere femminile di Rebibbia dove ha trovato due giovani madri, portate dai domiciliari in carcere con i loro bambini, senza che avessero compiuto alcuna infrazione, sol perché i loro piccoli avevano compiuto un anno.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 aprile 2025
Il dirigente della giustizia minorile in Emilia Romagna aveva definito Francesco un “antipapa”. In una lettera il Coa di Bologna aveva chiesto a Nordio di intervenire. Un “funzionario pubblico” che non solo esprime “giudizi gravemente lesivi” nei confronti del Santo Padre ma che assume anche “atteggiamenti di intolleranza non celati nei confronti di cittadini extracomunitari” non è adeguato al “ruolo” e alla “funzione esercitata”, quella di “vertice regionale di un settore particolarmente delicato dell’Amministrazione della Giustizia qual è quello della Giustizia minorile”.
di Giuseppe De Marzo
L’Espresso, 25 aprile 2025
Dopo un calvario nel Cpr di Roma e in ospedale, è morto dimenticato e legato. Ora gli sia data giustizia. È morto legato mani e piedi a un letto di ospedale, tenuto in contenzione per più di cento ore, sedato, dopo quattro anni di calvario in cui non ha conosciuto altro che privazione della libertà e della dignità, senza avere commesso alcun reato. Wissem Ben Abdel Latif aveva 26 anni il 28 novembre 2021, quando la sua vita è stata orribilmente spezzata. Dopo un’agonia silenziosa, dimenticato in un corridoio dell’ospedale “San Camino” di Roma, dove era stato ricoverato su disposizione dello psichiatra, a causa delle condizioni in cui era stato ridotto nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) della capitale.
di Nello Trocchia
Il Domani, 25 aprile 2025
Una mattina con i carcerati che frequentano il corso di Scienze della comunicazione dell’Università di Tor Vergata. Raccontano le condizioni di detenzione e la rabbia di fronte alle promesse dei politici che puntualmente non vengono mantenute. “Tanto chi chiede conto delle cose che dicono?”. Quindici minuti. È il tempo oltre il quale papa Francesco non poteva spostarsi negli ultimi giorni della sua vita. Un limite giustificato dalle condizioni cliniche, un dettaglio che gli ha vietato di incontrare per l’ultima volta i detenuti di Rebibbia, il carcere romano dove il Pontefice aveva aperto la porta santa, lo scorso dicembre. Voleva salutarli come è riuscito a fare con i reclusi di Regina Coeli, l’altro istituto di pena della città. “Siamo comunque contenti che ci abbia pensato negli ultimi giorni della sua vita”, racconta la direttrice, Teresa Mascolo. Il particolare della visita sfumata è stato raccontato dai vertici del carcere durante un incontro tra i detenuti e i giornalisti.
di Laura Secci
La Stampa, 25 aprile 2025
Stefania Sterpetti: “Sono vittima della macchina del fango”. “Chiariamoci subito. Io non sono fascista. Perché il fascismo non esiste più”. Stefania Sterpetti, la garante dei detenuti di Asti finita nella bufera per i post un cui inneggia al Duce e augura la morte a Cesare Battisti, risponde con quel piglio che gli analisti chiamerebbero passivo-aggressivo. “Non ho mai fatto male a una mosca io. Non mi merito questa macchina del fango. Mi danno della fascista. Ma come potrei esserlo. Il fascismo è morto”.
- Asti. Garante dei detenuti, l’appello dei volontari: “Nomina da ripensare, non perdano un’altra occasione”
- Fermo. Libro del cordoglio in carcere: “Il Papa credeva in loro. Così potranno ricordarlo”
- Firenze. Una mostra sulle carceri per combattere i pregiudizi sui detenuti
- Catanzaro. Il teatro incontra la solidarietà grazie ai giovani detenuti
- Perché sui muri ci sono ancora le svastiche










