di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Atteso oggi in Cdm un nuovo provvedimento che svuota il pacchetto Sicurezza, recepisce le critiche del Colle ed esautora il Parlamento. Su cosa fonderà la sua “necessità e urgenza” è tutto da vedere. Rivolta delle opposizioni. Il lupo non si è trasformato in agnello. Sembrava che la moral suasion del Quirinale per modificare i punti più a rischio di incostituzionalità del ddl Sicurezza avesse convinto non solo la premier Giorgia Meloni ma anche il suo recalcitrante numero due Matteo Salvini, in cambio di qualche trofeo da portare in dote al congresso federale leghista del prossimo fine settimana alla fiorentina Fortezza da Basso. Ma il vero asso nella manica, frutto dell’accordo raggiunto tra le due destre di governo, potrebbe essere il decreto legge a cui sta lavorando Palazzo Chigi e che è previsto oggi in Consiglio dei ministri.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Dunque il Governo ha intenzione di emanare un Decreto legge in materia di sicurezza recependo e in qualche caso modificando le norme del disegno di legge attualmente in discussione al senato. Sarebbe un atto manifestamente contrario alla Costituzione. Il capo dello Stato potrebbe trovarsi in grande difficoltà, dovendo valutare se ci sono le condizioni per emanare l’atto sottoposto alla sua firma. Saremmo di fronte ad un nuovo strappo costituzionale. Si tratterebbe, infatti, di un decreto non solo privo dei requisiti costituzionali di straordinaria necessità ed urgenza, nonché dal contenuto disomogeneo ponendosi dunque in violazione dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza costituzionale, oltre che dalla legge 400 del 1988. Ma anche di un decreto sostitutivo di una legge in itinere, che avrebbe come effetto immediato quello di sottrarre al titolare della funzione legislativa - il Parlamento - il potere costituzionalmente ad esso conferito dall’articolo 70 della nostra Costituzione.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 4 aprile 2025
Il populismo penale è da tempo in voga e pretende di dare una risposta alle insicurezze delle nostre società. Ma tutti siamo chiamati in causa per una presa di posizione netta contro questa deriva irrazionale e controproducente. “In galera! In galera!”. Chi è che lo dice? Non andiamo subito a conclusioni prima di farci aiutare da ciò che precede: “La vuoi la minestrina? Mangia la minestrina! Disco, Techno, Underground Beccati questa!”. È un brano del 1993 di Giorgio Bracardi, quello di “Alto Gradimento”. Dal nonsense demenziale, andiamo all’oggi: dal surreale al reale. Sottosegretario Del Mastro, dal Foglio del 14 marzo 2025: “Nella mia persona convivono entrambe le pulsioni sia quella garantista che quella giustizialista, a corrente alternata, secondo le necessità”; 16 novembre 2024: “Una gioia non lasciare respirare chi sta nell’auto della penitenziaria”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Davanti ai femminicidi di Ilaria Sula a Roma e Sara Campanella a Messina, fino a ieri dal governo non erano discesi commenti particolari. Poi, durante un convegno a Salerno, ci ha pensato il ministro della Giustizia Carlo Nordio a rimediare. Con un intervento a metà tra Cesare Lombroso e la giuria del Buio oltre la siepe: “Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti che si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. La questione etnica evocata da Nordio, verosimilmente, riguarda il caso Sula, dal momento che l’uomo che ha confessato il delitto, il 23enne Mark Sampson, è di origine filippina.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 4 aprile 2025
Dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione e roboanti promesse di interventi ancor più duri. Nulla di tutto questo. Il ministro Carlo Nordio oggi si è premurato di dare alle arrabbiate e addolorate donne italiane due pessime ma notevoli notizie. A commento dei barbari e crudeli femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione, roboanti promesse di interventi ancor più duri e capillari e campagne di informazione nelle scuole. Nulla di tutto questo. La prima notizia è la resa dichiarata della legge all’inevitabilità della violenza di genere.
di Nicoletta Verna
La Stampa, 4 aprile 2025
La dichiarazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio sui femminicidi parte da un’affermazione molto giusta e condivisibile: le misure di punizione e repressione a violenza avvenuta non possono essere efficaci, se prima non si sradica il sistema di valori su cui il reato si basa. Il discorso, però, subito si sposta sui “giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. Una volta evidenziato il problema, cioè, non si trova una soluzione: si trova un nemico. Questo è un artificio retorico ben noto, utile soprattutto quando si è di fronte a una questione molto difficile, controversa, carica dal punto di vista emotivo. “La gente vuole che le si faccia passare la paura” scrive Michela Murgia, “non che la si metta a discutere di soluzioni, perché la paura è di tutti, la soluzione è del capo. Se c’è un malcontento diffuso e il capo non ha ancora una soluzione, la migliore delle banalizzazioni strategiche è dare al popolo un nemico da incolpare”.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 4 aprile 2025
Le contraddizioni e le confusioni del ministro della giustizia sui femminicidi: il numero di errori contenuti in poche frasi è tale da meritare un’analisi specifica. Grande è la confusione sotto il cielo della destra. Mentre le cronache approfondiscono i dettagli dei femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella, le ultime due giovani vittime della strage quasi quotidiana di donne, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato alla stampa di limiti dell’intervento penale, di educazione necessaria da parte delle famiglie, e di “etnie” che non rispettano le donne. Il numero di errori e contraddizioni contenute in poche frasi è tale da meritare un’analisi specifica. Ma prima facciamo un passo indietro. A quando, nemmeno un mese fa, in occasione dell’8 marzo, il governo ha presentato un disegno per introdurre il reato di femminicidio, da punire con la pena dell’ergastolo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 aprile 2025
Senatrice Valeria Valente (Partico democratico), l’introduzione del femminicidio come reato autonomo e separato nel codice penale rappresenta una misura davvero utile per combattere la violenza di genere, così come sostenuto dal governo, oppure rischia di rimanere un gesto unicamente simbolico che non affronta, invece, le radici culturali e sociali del problema in questione, che richiederebbero un cambiamento più profondo nella società? La violenza contro le donne non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale riconducibile all’asimmetria di potere e alla cultura del possesso e del dominio di stampo patriarcale dell’uomo sulla donna. Un dominio che tenta di resistere di fronte ai diritti, alle libertà, all’autodeterminazione che le donne hanno conquistato.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 aprile 2025
Senatrice Raffaella Paita (Italia viva), il riconoscimento del femminicidio come reato autonomo è un mezzo efficace per combattere la violenza di genere o è solo una risposta simbolica a un problema che richiede interventi più profondi? Il governo continua a moltiplicare i reati invece di affrontare i problemi alla radice. Il femminicidio è già punito dal nostro ordinamento con aggravanti specifiche. Non mi schiero aprioristicamente contro la scelta ma ribadisco che non è solo aggiungendo nuove fattispecie di reato che si garantisce una maggiore protezione alle donne. Il vero nodo è la prevenzione, che deve partire dall’educazione e dal sostegno concreto alle vittime. I dati ci dicono che le vittime sono sempre più giovani, così come gli aggressori.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2025
La violazione dello spazio minimo di tre metri quadri, libero da suppellettili, che va calcolato per singolo detenuto può scattare anche se uno dei due letti singoli viene posto sul pavimento per libera scelta delle persone ristrette. Viola l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo la detenzione sofferta in una cella di dimensioni tali da non offrire il minimo di tre metri quadrati a ciascun detenuto anche se parte dell’area di movimento è occupata da un letto sovrapponibile all’altro e che per libera scelta delle persone ivi ristrette viene posto sul pavimento e non messo a castello. Ha, quindi diritto al risarcimento chi sia stato ristretto in una cella che una volta detratta l’area occupata dai letti lasci meno dei tre metri “a testa” di pavimento libero cui hanno diritto i detenuti per il loro libero movimento.
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