di Mario Fillioley
La Stampa, 23 febbraio 2025
Presto l’insegnamento sarà uno di quegli artigianati da presepe vivente. Il mondo si è complicato a un livello tale che i rudimenti dell’alfabetizzazione non bastano più. L’insegnamento è un mestiere che perde efficacia. Presto sarà uno di quegli artigianati da presepe vivente, che mostriamo ai bambini quando viene Natale: guarda, in questa grotta si cardava la lana, in quest’aula invece dividevano le parole in tronche, piane, sdrucciole. “Insegnante”, del resto, è una professione che abbiamo inventato quando ce n’era bisogno: una popolazione per lo più analfabeta che andava alfabetizzata, e pure di corsa.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 23 febbraio 2025
È doloroso dirlo, ma le democrazie europee non devono dipendere dagli umori di Trump, Musk e compagnia. I pacchi di Amazon, le mappe di Google, le chat di WhatsApp, le storie di Instagram, le discussioni su Twitter, le conversazioni su Skype: queste cose fanno parte della nostra vita. Ma se, per conservarle, dovessimo rinunciare alla libertà, cosa faremmo? La domanda può apparire bizzarra, ma è legittima. In questa settimana - forse la più difficile per l’Europa dal 1989 - abbiamo visto il mondo al contrario (non quello fantasticato da Vannacci, quello capovolto per davvero). Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione dell’Ucraina, l’amministrazione Usa ha deciso che Vladimir Putin non è l’aggressore. Così, di punto in bianco.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 23 febbraio 2025
A migliaia a Roma, Milano, Bologna, Napoli e in tutt’Italia. La destra sente la pressione e minaccia il ricorso al decreto. C’è un momento preciso che fa capire che la manifestazione annuale per Valerio Verbano, militante romano dei collettivi autonomi ucciso il 22 febbraio del 1980 da tre neofascisti davanti ai suoi genitori, non è soltanto un evento di commemorazione ma un vero e proprio passaggio di testimone. È quando i ragazzi e le ragazze degli studenti medi raggiungono in piazza tutti gli altri. Il loro corteo si mescola al presidio davanti alla lapide di Valerio. È a quel punto che le diverse generazioni si mettono insieme in cammino per le strade di Montesacro e del Tufello. È il momento in cui si rinnova una promessa che riguarda il futuro prossimo e si rilanciano le battaglie quotidiane.
di Floriana Guerriero
Corriere dell’Irpinia, 23 febbraio 2025
“Oltre 20 nuove fattispecie di reato e aggravanti per reati già esistenti”. È l’avvocato Gennaro Santoro dell’associazione Antigone a porre l’accento sui pericoli del nuovo Ddl sicurezza nel corso di un confronto al Circolo della stampa che ha riunito le associazioni del territorio impegnate nella mobilitazione contro il disegno di legge. “Riteniamo - prosegue Santoro - che rappresenti un duro attacco alla libertà di parola, di manifestazione e di riunione, sotto accusa chiunque scenda in piazza, che si tratti di studenti o di attivisti ambientali. Siamo convinti che questo disegno di legge sia un attacco al dissenso dell’opinione pubblica, assolutamente inaccettabile”.
di Mariano Turigliatto*
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2025
Questo è l’effetto della propaganda. A volte la percezione è davvero lontana dalla realtà, quando poi si parla di immigrazione la forza della propaganda della paura finisce per annebbiare perfino le menti più lucide. Prendiamo il caso dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). Dei loro viaggi sappiamo parecchio, per fortuna c’è chi li racconta. Meno sappiamo delle loro storie in Italia, del loro percorso verso la maggiore età, dell’impatto con le istituzioni, insomma della loro accoglienza. Per questo sono particolarmente preziosi i dati dell’ultimo rapporto semestrale di approfondimento rilasciato dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali. Cominciamo dal “particolare”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 23 febbraio 2025
Rispetto ai centri d’oltre Adriatico il governo è a un bivio, ma entrambe le strade sembrano senza via d’uscita. Che fine ha fatto il decreto che avrebbe dovuto trasformare i centri albanesi in Cpr? Il governo ha lasciato trapelare la notizia due settimane fa, dando la cosa per fatta. Poi si sono rincorse le dichiarazioni dei Fratelli d’Italia e le indiscrezioni sugli uffici legislativi al lavoro per i dettagli. Mercoledì 12 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto al parlamento che oltre Adriatico un Cpr c’è già e il suo “utilizzo non determinerà, o non determinerebbe, alcun costo aggiuntivo”. Quel condizionale, nascosto in un inciso, poteva sembrare superfluo ma era l’unico passaggio rilevante. Anche perché qualche ora dopo il vicepremier Antonio Tajani ha tagliato corto: “Albania? Non ne abbiamo ancora parlato”. Infatti nel Cdm di quattro giorni fa il decreto non s’è visto.
di Felice Florio
L’Espresso, 23 febbraio 2025
Il rimpatrio di Almasri, figlio degli accordi libici del 2017 e frutto di scelte politiche indifferenti ai destini degli uomini, dice il cappellano dell’ong Mediterranea Saving Humans. Il mare è salvezza. Il mare è morte. La differenza la fa un equipaggio, a bordo di una nave, che strappa dalle onde centinaia, migliaia di sconosciuti. Don Mattia Ferrari è il cappellano dell’ong Mediterranea Saving Humans. Ha 31 anni e una preparazione fisica che gli consente di passare lunghi periodi nel Mediterraneo, a salvare persone. “Noi li soccorriamo, loro ci salvano”, ribatte. A causa delle minacce ricevute dalla mafia libica impegnata nel traffico di migranti, vive sotto vigilanza radiosorvegliata.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 23 febbraio 2025
La non collaborazione del ministro Nordio, la mancata perquisizione del torturatore da parte delle autorità italiane e il suo rimpatrio in Libia. Il procuratore Khan accusa gravemente l’Italia che “ha esposto le vittime e i testimoni, nonché le loro famiglie, al rischio potenziale di gravi danni”. Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha chiesto formalmente di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per il rilascio del torturatore libico Osama Njeem Almasri. L’inchiesta era stata aperta nelle scorse settimane dopo che le autorità italiane avevano prima arrestato e poi liberato il capo della polizia giudiziaria di Tripoli, riportandolo in Libia a bordo di un volo di stato. Secondo il procuratore Khan, il governo italiano non ha rispettato i suoi obblighi derivati dall’articolo 87 comma 7 dello statuto della Corte penale internazionale e ha deliberatamente deciso di non cooperare con l’Aia per consegnare Almasri alla giustizia.
di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2025
In Trump we trust: sulla scia di Donald per Trentini libero. Gli Usa hanno avviato una relativa distensione con Maduro: la diplomazia degli ostaggi potrebbe giovarsene, come fu per Cecilia Sala. Potrebbe partire anche un digiuno a staffetta per alzare l’attenzione sul caso di Alberto Trentini, l’operatore umanitario veneziano della ong Humanity & Inclusion detenuto ormai da oltre 100 giorni in Venezuela dove fin qui non ha neppure potuto ricevere una visita consolare. Una petizione su change.org ha già superato le 74.500 firme, c’è una pagina Facebook molto attiva: “Non lasciamo che diventi invisibile”. Le iniziative si moltiplicano soprattutto in Veneto per la liberazione di Alberto, 45 anni, laurea in Storia a Ca’ Foscari, master nel Regno Unito su gestione delle emergenze e sanificazione dell’acqua e grande esperienza di cooperazione internazionale dall’Europa al Medio Oriente, dall’Africa all’America Latina. Legato a una giovane venezuelana, era andato laggiù a lavorare con i disabili per la ong francese, premio Nobel per la pace nel 1997 per la sua campagna contro le mine antiuomo, ed è finito in carcere in un momento delicatissimo per il Venezuela.
di Armanda Colusso Trentini
La Repubblica, 23 febbraio 2025
Sono cento giorni che viviamo senza sentire la voce di Alberto. Un’eternità per noi e per lui. Il mio pensiero fisso, la mia preghiera costante è che Alberto esca dall’isolamento e abbia la possibilità di telefonarci. Se potessi sentirlo, gli direi che lo pensiamo costantemente, di resistere, di non mollare mai e di avere fiducia nel nostro impegno a riportarlo a casa. Gli racconterei della vicinanza e della solerzia commuovente di amici vecchi e nuovi che si stanno adoperando per la sua liberazione. Abbiamo scritto anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiederle di percorrere tutte le strade, domandando se necessario il contributo di istituzioni anche di altri Paesi per porre fine il prima possibile alla detenzione di nostro figlio.
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