di Laura Nasali, Maria Dessole e Maria Selene Clemente
ilducato.it, 11 febbraio 2025
Tra i corridoi del carcere si stringono legami difficili da immaginare, si celano storie e speranze di riscatto. In una realtà che spesso isola dal mondo esterno, il teatro può rappresentare uno spiraglio di luce. Lo sa bene l’Istituto superiore Luigi Donati. Sei anni fa, per la prima volta, un gruppo di studenti ha superato quel confine che divide il carcere dal resto del mondo: nasceva il progetto teatrale tra la scuola e la casa di reclusione di Fossombrone.
di Bianca Caramelli
futura.news, 11 febbraio 2025
Il 2024 è stato tristemente un anno record per i suicidi nelle carceri italiane. Sono stati infatti 90 i casi registrati: si tratta del numero più alto degli ultimi 30 anni, da quando cioè è iniziata la raccolta di questo dato. Anche sotto la spinta di questi ultimi avvenimenti, Juri Nervo, dell’associazione Essere Umani ha scelto, in collaborazione con i professori dell’Accademia Pierpaolo Rovero e Maurizio Quarello, di usare l’arte per non lasciare sotto silenzio questa realtà. E così lunedì 10 febbraio è stata inaugurata presso i locali del Museo dell’ex carcere Le Nuove la mostra “Dietro il silenzio”. Si tratta di opere realizzate dagli studenti dell’Accademia albertina di belle arti di Torino su questo difficile tema, che sfida le democrazie e la loro dichiarata aspirazione al recupero umano, civile e sociale del detenuto.
di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 11 febbraio 2025
Dalla collaborazione con il volontariato penitenziario alla pet therapy per i bambini malati, fino a una marcia sportiva che promuove il benessere psicofisico, l’associazione Barbara Capovani, nata nel 2024 su iniziativa di familiari, amici e colleghi, porta avanti il suo lascito con azioni concrete, con iniziative che riflettono il suo impegno professionale e umano. Uno dei progetti avviati riguarda la collaborazione con Controluce, per l’acquisto di condizionatori destinati alle strutture carcerarie. “Barbara credeva che la riabilitazione passasse anche dal garantire condizioni di vita dignitose”, spiega Michele Bellandi, presidente dell’associazione e compagno di vita della psichiatra.
di Stefano Anastasia e Cecilia D’Elia
Il Dubbio, 11 febbraio 2025
Domenica pomeriggio, dopo tre giorni in cui abbiamo sperato e disperato nel vecchio Policlinico universitario romano, ci ha lasciato Grazia Zuffa, amica, sorella, compagna, maestra di una moltitudine transgenerazionale di attiviste, scienziate, ricercatrici, professioniste e professionisti di ogni settore socio-sanitario che potesse avere a che fare con la vita, il corpo, la libertà delle persone, e delle donne in particolare. Psicologa di formazione, femminista per scelta, attraversa gli anni Settanta e Ottanta a Firenze tra movimenti e partito. In relazione con le compagne di sempre, Maria Luisa Boccia, Tamar Pitch, Ida Domnijanni, pratica la politica dentro e fuori dalle istituzioni.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 11 febbraio 2025
Quando una persona muore si dice, pudicamente, che è scomparsa. È vero, ma non è del tutto esatto perché le persone che sono state generose di sé, congedandosi dalla vita, non scompaiono. Lasciano, semmai, orme profonde del loro cammino che molti compagni di strada continueranno a percorrere e che tanti altri, prima o poi, incroceranno saltando di carreggiata. Vale certamente per Grazia Zuffa, che in una manciata di giorni terribili - tra giovedì e domenica scorsa - è stata strappata alla vita, tradita da un cuore crepatosi all’improvviso. Il suo cammino racconta molto di Lei, perché la biografia di ciascuno si rispecchia nelle cose di cui ci occupiamo e nelle persone di cui ci preoccupiamo.
di Pino Di Biasio e Paolo Russo
La Stampa, 11 febbraio 2025
Anche Emilia, Friuli, Lombardia e Puglia pronte a muoversi. Il sì della Toscana alla prima legge regionale sul fine vita arriverà oggi, dopo i due voti che ieri hanno respinto gli assalti di una destra tutt’altro che unita: quello sulla pregiudiziale di costituzionalità e la richiesta di procedere con voto segreto. Proposte presentate in entrambi i casi da Forza Italia. Ma il via libera è scontato e sembra destinato ad aprire la corsa delle Regioni a una legge che metta fine al calvario di tanti malati senza speranza. L’esempio Toscano potrebbe infatti essere seguito da almeno quattro regioni dove un testo analogo è stato presentato e i numeri dei parlamentini locali dicono che si può fare: l’Emilia-Romagna, il Friuli Venezia Giulia guidato dal leghista “laico” Massimiliano Fedriga, la Lombardia e la Puglia. Mentre in Veneto, dopo la bocciatura dello scorso anno in aula della legge promossa dal governatore Luca Zaia, lui stesso annuncia di voler tornare alla carica. Questa volta puntando ai tempi brevi di un regolamento. “Ci stiamo lavorando, a prescindere dal fare una legge. Lo vogliamo fare perché in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale ci siano tempi certi per la trattazione delle pratiche”, ha affermato ieri Zaia agganciandosi al treno lanciato dal collega toscano Eugenio Giani.
di Francesco Dente
vita.it, 11 febbraio 2025
A dieci anni dalla legge 81/2014 che ha superato gli Ospedali psichiatrici giudiziari - Opg, il Consiglio superiore della magistratura avanza alcune proposte per ridisegnare il sistema delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza - Rems. Più spazi ma soprattutto più spazio alle riforme. È necessario ampliare il numero e la capienza delle sedi, riscrivere prassi e ridisegnare l’architettura del sistema per far ripartire le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza - Rems, le strutture sanitarie che accolgono gli autori di reati affetti da disturbi mentali. Servono nuove procedure e un diverso ruolo degli attori in campo. A dieci anni dalla legge 81/2014 che ha superato gli ex “manicomi criminali”, il Consiglio superiore della magistratura - Csm pubblica un documento che analizza e avanza proposte sul “problema” delle Rems, frutto del lavoro dalla Commissione mista per lo studio dei problemi della magistratura di sorveglianza e dell’esecuzione penale.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 11 febbraio 2025
Palazzo Chigi pronto a informare il Quirinale del decreto. Il 9 gennaio Giorgia Meloni aveva promesso che “i centri in Albania funzioneranno, funzioneranno, funzioneranno”, dovesse passarci “ogni notte, da qui alla fine del governo italiano”. Ma se la premier ha imposto ai suoi la consegna del silenzio è perché non tutto, nella gestazione del nuovo decreto anticipato dal Corriere, sta andando per il verso sperato. Dopo il vertice di venerdì scorso con la premier, il ministro Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, ieri è toccato ai tecnici di Palazzo Chigi e del Viminale sedersi di nuovo al tavolo per lavorare al testo del provvedimento che dovrebbe trasformare i due centri albanesi, inizialmente destinati al trasferimento dei migranti “soccorsi” dalle navi italiane, in Cpr per i rimpatri di persone irregolari che hanno già in tasca il provvedimento di espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 febbraio 2025
L’esecutivo studia come superare gli ostacoli sui Centri. Al momento solo ipotesi, come quella di “trasformarli in Cpr”. Un coniglio dal cilindro o la certificazione del fallimento? È su questo margine che si muove il nuovo intervento sui centri in Albania a cui lavora l’esecutivo. L’indiscrezione trapelata sui giornali è confermata da fonti governative: l’idea di trasformarli in Cpr è “una delle ipotesi in campo”. Non semplice, a dirla tutta. Tanto che il vicepremier Antonio Tajani (Fi) a domanda risponde freddo “vedremo”, mentre suoi colleghi di partito invitano ad attendere la sentenza della Corte Ue sui paesi sicuri che arriverà in primavera.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 11 febbraio 2025
Il Governo vuole trasformare i Centri in Albania in Cpr: Centri per il rimpatrio ove i migranti privi dei requisiti per ottenere l’asilo sono tenuti in uno stato di detenzione amministrativa, in attesa dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione. Ma l’espediente presenta problemi in punto di diritto. “I centri in Albania funzioneranno”, aveva scandito Giorgia Meloni ad Atreju, nel dicembre scorso. Per cui, dopo la terza bocciatura da parte dei giudici di Roma, il governo ora vuole trasformare il progetto originario. Era previsto che i centri fossero utilizzati per le procedure accelerate di frontiera, vale a dire per accertare, entro il termine massimo di quattro settimane, se i migranti trovati in acque internazionali da navi militari avessero diritto alla protezione internazionale. L’idea ora è quella di adibire tali strutture a Cpr. Si tratta di centri per il rimpatrio, ove i migranti privi dei requisiti per ottenere l’asilo sono tenuti in uno stato di detenzione amministrativa, in attesa dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione.
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