di Silvia Truzzi
Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2025
Non senza un certo imbarazzo ci tocca tornare sulla telenovela dei migranti deportati in Albania: sabato altri 43 sono rientrati a Bari, dopo la solita permanenza di un quarto d’ora dall’altra parte dell’Adriatico. I nuovi magistrati non hanno disposto la convalida dei provvedimenti di trattenimento per i migranti e dunque sono rientrati (tutti!) in Italia, facendo imbufalire la presidente del Consiglio che ad Atreju aveva tuonato, con aria parecchio minacciosa: “Funzioneranno, dovessi passarci ogni notte fino alla fine del governo”.
di Filomena Giannotti
lafonte.tv, 5 febbraio 2025
“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. Queste note parole attribuite a Voltaire non suonano solo come un frammento di saggezza sempre attuale, ma anche come una condanna senza appello al grado di (in)civiltà della nostra nazione. Perfino Bolzano, finita sul podio delle città italiane in cui si vive meglio nella classifica annuale del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, ha una delle carceri più fatiscenti d’Italia. A sostenerlo è Rita Bernardini, ex deputata del Partito radicale e attuale presidente dell’associazione internazionale “Nessuno tocchi Caino”, che si batte per l’abolizione della pena di morte. Arrivando a Bolzano, si rimane colpiti dall’ordine, dalla pulizia, dalla bellezza delle aree verdi. Ma proprio sui prati e tra i fiori di uno dei parchi della città sorge il carcere, che fu costruito nell’Ottocento e ormai versa nel degrado totale.
di Ida Angela Nicotra
interris.it, 5 febbraio 2025
Nel messaggio che ha rivolto agli italiani, nell’ultimo giorno dell’anno, il Presidente Mattarella si è soffermato sul dovere imprescindibile di osservare le norme che riguardano la detenzione in carcere. Mettendo in luce il tema del sovraffollamento carcerario che rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario. I detenuti, prosegue il Capo dello Stato, devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine, che passa dalla dignità di ogni persona e dei suoi diritti. L’alto numero di suicidi in carcere è indice di tale inammissibile situazione.
di Ciriaco M. Viggiano
L’Edicola del Sud, 5 febbraio 2025
La detenzione della giornalista Cecilia Sala in Iran è stata accompagnata da un’ondata di indignazione per le disumane condizioni in cui versano gli ospiti del carcere di Evin. Celle sovraffollate e spesso senza finestre, zero letti o brandine ma solo un tappeto e una coperta per ripararsi dal freddo, cuscini infestati dagli insetti, luce accesa giorno e notte per impedire ai reclusi di dormire, senza dimenticare pessime condizioni igieniche e sistematiche violazioni dei diritti umani: quanto basta, insomma, per far sì che anche i manettari più convinti si stracciassero le vesti. Peccato, però, che altrettanta attenzione non sia stata e non sia tuttora riservata al tema della detenzione in Italia. Intendiamoci: qui nessuno vuole paragonare le carceri nazionali a quelle del regime degli ayatollah. Ma se la civiltà di un Paese si misura anche dalle condizioni in cui versano i suoi penitenziari, beh, l’Italia non se la passa proprio benissimo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Il ministro Nordio ha incontrato l’omologo francese Gérald Darmanin. Dall’incontro è emerso un interesse dei francesi verso i nostri modelli di lotta alla criminalità ma soprattutto di gestione delle carceri. Ne parliamo con Mauro Palma, già Presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura ed ex Garante nazionale dei detenuti.
lapresse.it, 5 febbraio 2025
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sta predisponendo un sistema di controllo centralizzato che consentirà alla Sala Situazioni di Roma di avere accesso diretto e in tempo reale a tutte le telecamere installate negli istituti penitenziari italiani. Michele Miravalle, dell’Osservatorio Antigone: “Dove ci sono telecamere, i processi sugli abusi in carcere vanno avanti. Dove non ci sono, no”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 5 febbraio 2025
Annunci e malfunzionamenti: la piattaforma informatica che non funziona, le carenze di personale, l’ingolfamento delle Corti d’Appello, il sovraffollamento delle carceri. Proclamare in teoria una cosa, e poi - per incapacità attuativa o per calcolo interessato - produrre nella realtà l’esatto contrario per i cittadini: nell’approccio del governo Meloni-Nordio ai temi della giustizia esiste una questione morale, ma diversa da quelle cicliche dei tre decenni scorsi, e persino più insidiosa delle commistioni affaristiche di questo o quell’esponente. Ed è un peccato che l’inflazionata rappresentazione di un eterno derby tra magistratura e politica/avvocatura, quasi la giustizia fosse affare solo di addetti ai lavori, oscuri ai cittadini la percezione di quanto invece la questione morale dello scarto tra dire e fare incida direttamente sulla vita concreta delle persone. Quattro esempi, colti dalle recenti relazioni dell’Anno Giudiziario, possono essere istruttivi.
di Paola Di Caro
Corriere della Sera, 5 febbraio 2025
Crosetto: sì all’immunità parlamentare, caposaldo dell’equilibrio tra poteri. Il suo sogno sarebbe un “grande patto istituzionale” tra poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) per far cessare “la Guerra dei Trent’anni”, modernizzare le strutture dello Stato e rendere l’azione del governo “più rapida, efficiente”. Utile - spiega - a contrastare le autocrazie che vanno a manetta, contro “vecchi meccanismi”, quelli delle democrazie, costruiti decenni fa. E non lasciare il vecchio continente sempre indietro, frenato da vincoli e regole “ideologiche”, surclassato dall’avanzare di nuovi Paesi emergenti e dal passo rapidissimo di Trump. Il ministro Guido Crosetto al sogno contrappone la realtà: “Mi preoccupa molto, specie per i nostri figli”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 5 febbraio 2025
I magistrati avranno un mese e mezzo di tempo per ascoltare gli indagati. La maggioranza tira dritto: sarà legge entro febbraio. Il destra-centro non si è dimenticato della riforma delle intercettazioni, approvata al Senato nel novembre scorso. Si ricomincia di slancio alla Camera. I capigruppo della maggioranza hanno deciso che la riforma s’ha da completare entro la fine di questo mese. Nella commissione Giustizia soltanto per un sovrapporsi di casualità non comincia oggi l’esame degli emendamenti, ma il rinvio è di pochissimi giorni. Data la determinazione della maggioranza è sicuro che a breve la riforma sarà legge. E a quel punto cominceranno i dolori, perché la riforma è draconiana. Come regola generale si concedono ai magistrati 45 giorni al massimo di intercettazione salvo i reati di mafia e terrorismo. Unico caso di proroga per intercettare oltre il mese e mezzo, “qualora emergano elementi specifici e concreti” che dovranno comunque “essere oggetto di espressa motivazione”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha interrogato il governo sui dati delle “misure antimafia”, attuabili in via definitiva pure quando il processo è ancora in corso. Vediamo se il governo riuscirà a spiegare la follia dei beni sequestrati agli innocenti. Dovrà farlo. Perché Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, segretario di Presidenza a Montecitorio, vero e coraggioso erede delle battaglie pannelliane (è iscritto anche a Partito radicale e Nessuno tocchi Caino) ha rivolto all’Esecutivo, lo scorso 17 gennaio, un’interrogazione parlamentare chiarissima e “disarmante” in materia di prevenzione antimafia. Fra i quesiti trasmessi alla Presidenza del Consiglio, oltre che ai ministeri della Giustizia e delle Imprese, ce n’è uno a cui è semplice rispondere, ma che rischia di rivelare in modo spietato il grado di barbarie raggiunto dalle “misure di prevenzione”: quante sono le aziende confiscate (dunque sottratte “in via definitiva” ai legittimi proprietari) dai giudici e poi restituite (in seguito a istanza di revoca) ai malcapitati nel frattempo assolti, nel processo penale vero e proprio, dalle accuse di 416 bis. In altre parole: quanti sono gli innocenti ai quali i magistrati, dunque lo Stato, hanno portato via tutto.
- Messa alla prova per i minori, il “Decreto Caivano” non è retroattivo
- Maltrattamenti, il Gip non può negare l’incidente probatorio sulla testimonianza del minore
- Livorno. Tragedia in carcere: detenuto trovato morto in cella a 41 anni
- Napoli. Detenuto muore in ospedale per le conseguenze di un pestaggio subito a dicembre
- Modena. Quarto morto in un mese al carcere di Sant’Anna. Il direttore: “Situazione difficile”










