ansa.it, 5 febbraio 2025
“Io non ho mai capito se il carcere abbia un senso, se la forma di pena nella detenzione sia una cosa giusta o che ha un senso. Le condizioni attuali del carcere certamente rendono ancora più problematico questo”. È l’osservazione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, a margine dell’evento promosso dall’Università Cattolica, “Ricostruire la speranza: pena e comunità in dialogo”. “Lo sforzo di tutto l’impianto di chi si occupa di giustizia, del giudizio penale penso debba essere quello di una riforma profonda, non saprei indicare una via da percorrere se non una che cerca il bene comune - ha aggiunto -. Che vuol dire anche il bene di chi lavora in carcere, di chi è detenuto e il bene possibile da chiedere a coloro che hanno fatto dei danni alla società, secondo la logica della giustizia riparativa che sta diventando un’ipotesi realistica”.
bancoalimentare.it, 5 febbraio 2025
Quando Ciccio ogni sabato si reca al carcere di Piazza Lanza di Catania respira un odore che, per molti, può essere improbabile e banale: oltre le sbarre ci sono uomini, persone, con spaccature di vita, certo, ma con occhi pieni di solidarietà. È l’odore di umanità e di generosità ad essere vivo tre le stanze dei detenuti, quasi a contrastare il rumore delle chiavi che aprono e chiudono porte. Il sabato della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare questo odore diventa più forte. Da 10 anni, Francesco Denaro (per noi Ciccio), che fa parte dello staff di Banco Alimentare della Sicilia, è la persona che indossa la pettorina della Colletta un po’ speciale. Il suo volto, insieme a quello degli altri volontari, è quello che i detenuti conoscono e riconoscono, perché proprio la Colletta è una parte importante del percorso che il Gruppo dei volontari della Cappellania del carcere di Piazza Lanza costruisce oltre le sbarre. C’è la confessione, c’è la speranza, c’è il racconto di cosa fa Banco Alimentare insieme alle proprie organizzazioni partner.
di Veronica Rossi
vita.it, 5 febbraio 2025
Il Comitato territoriale del Csi di Modena da molti anni lavora all’interno dei penitenziari della zona, utilizzando lo sport come leva per abbattere i pregiudizi e per instaurare un dialogo. Tredici persone detenute sono state anche formate per diventare arbitri di calcio. “Qualunque persona può essere risocializzata, se viene inserita in una situazione appropriata, che miri al recupero e alla formazione, offrendo possibilità diverse a chi spesso è stato destinato solo alla criminalità dall’ambiente di provenienza”. Sono tanto forti quanto vere le parole che una persona detenuta ha condiviso con il Comitato territoriale del Csi di Modena poco prima della scarcerazione. Si può dire che lavorare all’interno dei penitenziari attraverso la pratica sportiva sia una missione per l’associazione, che ha una lunga storia in questo campo, che inizia nel 2003, nella sezione femminile della casa circondariale di Sant’Anna di Modena. Poi ha continuato nella sezione maschile dello stesso istituto, per poi entrare anche nelle case di reclusione di Saliceta San Giuliano e Castefranco Emilia.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 5 febbraio 2025
I giudici fanno politica quando omettono di sanzionare i comportamenti illegittimi del governo, non quando esercitano l’azione penale nei confronti dei potenti. Il principio della divisione dei poteri è all’origine del costituzionalismo moderno. “Perché non si possa abusare del potere, bisogna che, per la disposizione delle cose, il potere freni il potere”, tuonò Montesquieu. Senza separazione dei poteri a garanzia dei diritti nessuna società ha una costituzione, sancì la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789. È questo il principio che viene messo in discussione quando si afferma che la magistratura non può sindacare le scelte politiche del governo. È ben possibile che alcune decisioni del potere giudiziario siano sbagliate: si ricorra in appello, si utilizzino tutti gli strumenti che il nostro ordinamento prevede per assicurare il diritto di difesa e il giusto processo. Si può certamente criticare l’operato di qualunque procura o le sentenze di qualsiasi tribunale, quel che invece non può essere messo in discussione è la legittimità del controllo giurisdizionale sugli atti dei governanti. I giudici fanno politica quando omettono di sanzionare i comportamenti illegittimi del governo, non quando esercitano l’azione penale nei confronti del potere.
di Luigi Testa*
Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2025
Nei giorni di Capodanno, la scelta della Prefettura di Milano di istituire “zone rosse” in città aveva avuto una certa eco. L’eco è passata, ma la misura no. L’ordinanza, infatti, ha un tempo di vigenza che dura fino al prossimo 31 marzo, e dunque è tuttora in vigore. La misura può occasionare riflessioni importanti sui rischi della nostra democrazia; se ci si mette, beninteso, nella prospettiva di accettare che la nostra democrazia possa conoscere dei rischi. Forse non siamo ancora usciti del tutto, infatti, da una stagione di eccessiva self-confidence riguardo alle conquiste democratiche, che ha preso avvio nel secondo dopo-guerra. La stessa eccessiva self-confidence che, sempre da allora, ci aveva riguardato quanto alla impossibilità di una nuova guerra sul territorio europeo: impossibilità oggi francamente smentita. Così è per l’impossibilità di una regressione della democrazia verso forme di autocrazia; e speriamo di non essere smentiti anche qui con tanta evidenza.
di Andrea Angelozzi*
quotidianosanita.it, 5 febbraio 2025
Raccontano che un signore era alla fermata del bus da 4 ore: notato da un passante che nel frattempo era andato e tornato dal lavoro, ha spiegato che in realtà lui aveva atteso il bus solo per 30 minuti… il resto del tempo era solo per la curiosità di vedere quando arrivava. Confesso che ormai è con la stessa sensazione che mi avvicino ai documenti programmatici, e con questo spirito ho letto l’Atto di Indirizzo del Ministero 2025 del quale puntualmente ci riferisce Quotidiano Sanità. Sarebbe ingiusto dire che mancano i riferimenti alla salute mentale. La maggior parte sono riferimenti indiretti. Colgo in tal senso il rilievo dato alla attività formativa ma mi domando in che senso può aiutale la salute mentale l’attenzione alle infezioni ospedaliere.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Il decreto Cutro? Un flop. Non solo per i trattenimenti, annullati perché ritenuti illegittimi, ma anche in Tribunale, dove finora la specifica aggravante derivante dalla morte della persona trafficata non è stata mai applicata a livello sanzionatorio. L’ultimo caso come riporta Il Reggino - è quello di Locri, dove un processo celebrato a seguito di uno sbarco - nel quale ha perso la vita un giovane pakistano, Ashfaq Husnain, poco più che ventenne - si è concluso con due condanne e cinque assoluzioni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 febbraio 2025
“Con il nuovo regolamento europeo sulla migrazione, in vigore dal 2026, gli Stati potranno stilare un elenco di Paesi di origine sicuri con eccezioni di territori o persone, ma non avranno carta bianca”, spiega Fabio Spitaleri, professore di Diritto dell’Unione europea. L’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo risolverà veramente tutti i problemi dell’Italia relativi ai trattenimenti dei migranti per le procedure accelerate d’asilo, inclusi quelli legati al centro di rimpatrio realizzato in Albania? Al Governo ne sono convinti: dopo l’ennesima sentenza sfavorevole della Corte d’appello di Roma, fonti del ministero dell’Interno hanno sottolineato che la giurisprudenza dei giudici italiani appare “di corto respiro” ed è “destinata a essere superata dagli eventi”, alla luce del “sistema già previsto dal nuovo Patto europeo”. La risposta alla domanda, però, è “nì”. A spiegare il perché al Foglio è Fabio Spitaleri, professore associato di Diritto dell’Unione europea all’Università di Trieste.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 5 febbraio 2025
L’altra notte nelle stesse acque della tragedia di due anni fa, con il mare in tempesta, la Guardia costiera è intervenuta prontamente e la macchina dei soccorsi s’è mobilitata. Risultato: tutti salvi. Mare impetuoso, forza cinque. Onde imponenti, fino a quattro metri. Venti gelidi e taglienti come lame, sopra i trenta nodi. Sono le “condizioni meteo-marine avverse” - per dirla in gergo marinaresco - con cui domenica gli equipaggi delle motovedette “Cp 303” e “Cp 321” della Guardia costiera si sono dovuti misurare per poter trarre in salvo centrotrenta migranti: 74 uomini, 27 donne e 29 bambini, partiti il 30 gennaio dalla Turchia su un vecchio peschereccio.
di Giacomo Guarini
Il Manifesto, 5 febbraio 2025
“Si è interrotto il legame diretto tra la prima e la seconda accoglienza. Una volta ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, molti migranti ospiti del Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari si ritrovano a vivere per strada, senza casa e cibo, privi di diritti”. Un limbo che, secondo lo sportello sindacale Fuorimercato, “è funzionale a soddisfare la richiesta di manodopera da parte di quei settori produttivi che necessitano di forza lavoro usa e getta” e che trova un forte bacino di prelievo in un contesto caratterizzato da profonda incertezza. Da un lato, infatti, la presenza di una struttura di prima accoglienza, pensata per una permanenza transitoria e ubicata all’interno di una base militare in prossimità dell’aeroporto di Bari Palese, totalmente sconnessa dal tessuto cittadino. Dall’altro una Commissione territoriale che presenta “lunghissimi tempi di attesa” per ascoltare i richiedenti asilo e concedere il riconoscimento della protezione internazionale (oltre un anno a fronte di un iter stimato tra i tre ai sei mesi, con ritardi estremi anche nella comunicazione dei risultati del colloquio).
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