di Paolo Delgado
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Alla fine l’informativa sul caso Almasri si farà. E passerà anche in diretta Tv. Ci saranno i ministri della Giustizia Nordio e dell’Interno Piantedosi, ma non ci sarà la premier Meloni, che non ha alcuna voglia di legare il suo volto a una vicenda così opaca e scivolosa. Niente premier e, per un pomeriggio intero, niente diretta tv dalla Camera. Ma la conferenza dei capigruppo del Senato decide diversamente da quella di Montecitorio e dopo qualche ora anche i deputati di adeguano, così anche la trasmissione televisiva sarà bicamerale. Riferiranno sull’increscioso caso Almasri i ministri della Giustizia Nordio e degli Interni Piantedosi.
di Nello Scavo
Avvenire, 5 febbraio 2025
Un dossier degli esperti che rispondono al Consiglio di sicurezza, precedente all’arresto su mandato della Corte penale dell’Aja e al rilascio in Italia, descrive gli affari del generale libico. È il 13 dicembre 2024 quando gli investigatori Onu consegnano al Consiglio di sicurezza il nuovo report annuale sulla Libia. Il caso Almasri, con il controverso viaggio in Europa e l’arresto in Italia su mandato della Corte penale dell’Aja concluso con l’accompagnamento di Stato a Tripoli, non è neanche in preventivo. Ma il generale libico per la seconda volta dal 2023 è uno dei protagonisti dell’investigazione internazionale.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 5 febbraio 2025
Di Trentini non si hanno notizie dal 15 novembre. Il governo Maduro è una democrazia per finta. Ora in Italia serve una mobilitazione come quella per Cecilia Sala. L’appello dei genitori di Regeni va ascoltato. Un altro italiano che scompare, come di recente Cecilia Sala, solo che stavolta dal buco nero che sembra averlo inghiottito in Venezuela non arrivano segnali di alcun tipo, né motivazioni ufficiali per le quali sarebbe stato arrestato, né dove si trova, come sta (soffre di pressione alta e deve assumere farmaci), in che condizioni è costretto. Si chiama Alberto Trentini, 45 anni, veneziano, cooperante per studio e professione, una bella faccia buona con i capelli corti, barbetta leggera, occhi chiari, ma il suo volto e il suo nome dicono poco a troppi e sulla sua sorte non sembra montare quell’ondata di partecipazione e di mobilitazione che tante volte è stata decisiva, l’ultima proprio con Cecilia.
di Nello Trocchia
Il Domani, 4 febbraio 2025
La prescelta è Lina Di Domenico, gradita al sottosegretario Andrea Delmastro. Il nome è stato condiviso con i media, ma non con il Colle che deve nominarla. Il sistema carcere è al collasso tra suicidi, atti di autolesionismo, sovraffollamento, ma il governo non ha ancora nominato il capo della polizia penitenziaria. Una mancanza che, può rivelare Domani, nasconde un pasticcio istituzionale e lo stupore del Quirinale. La possibile prescelta è stata annunciata urbi et orbi senza avvisare, come da prassi consolidata, Sergio Mattarella.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 4 febbraio 2025
La quarta puntata del podcast Gattabuia approfondisce la vita dei poliziotti, sottoposti a turni massacranti e continuamente a contatto con una popolazione carceraria sofferente e problematica. Chiedere dignità per i detenuti significa chiederla anche per gli agenti e viceversa. Per fare l’agente penitenziario il titolo di studio richiesto è un diploma di scuola secondaria di primo grado: basta la terza media. Diciotto anni l’età minima per accedere al concorso pubblico, ventisette quella massima. Dopo un corso di sei mesi si entra in servizio, con uno stipendio tra i 1.200 e i 1.300 euro al mese. Questi sono i dati da cui partire per capire il corpo di polizia con il più alto tasso di suicidi, che opera in carceri sovraffollate e fatiscenti e svolge un lavoro usurante, con turni notturni e straordinari che possono raggiungere le diciotto ore continuative al giorno e le settanta ore settimanali, sacrificando anche il giorno di riposo. La quarta puntata di Gattabuia, il podcast di Domani sulla vita quotidiana nelle carceri italiane, si occupa di questi uomini in divisa.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 4 febbraio 2025
Vera Zamagni analizza la realtà attiva da quarant’anni a Padova. Pasticceria, artigianato, un call center e 500 persone impiegate “Investire in rieducazione dei detenuti porta risparmi e sicurezza”. Solo due premesse. La prima è una osservazione della Corte dei Conti datata 18 luglio 2013, dopo la condanna di Strasburgo all’Italia per violazione dei diritti umani nelle carceri: “Investire in rieducazione e recupero dei detenuti fa risparmiare una valanga di soldi e porta sicurezza sociale”. La seconda riguarderebbe il principale strumento di tale recupero, cioè il lavoro, citando per esempio il programma (titolo: Lavoro carcerario) siglato nel 2022 tra lo Stato italiano e i colossi delle telecomunicazioni: privo di “alcun risultato perché frutto di decisioni prese senza tenere conto della realtà del carcere, e perciò inapplicabili”.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 4 febbraio 2025
Le storie di Karim e Jurgen, che fuori dal carcere hanno intrapreso un cammino di trasformazione personale e recupero del senso del bene. Come funziona il metodo CEC. Le ferite inferte dalla vita a volte si rimarginano, a volte rimangono aperte e continuano a generare sofferenza. Non solo a chi ne è rimasto vittima, ma anche a chi le ha procurate e non sa trovare pace per il male che ha compiuto. Non basta scontare la pena se alla pena non si affianca un percorso per rielaborare il reato. Ci vuole un luogo, ci vogliono persone che aiutino a guardare quelle ferite, ad approfondirne le ragioni, a intravedere che la vita può sempre ricominciare. Che dall’abisso è possibile risalire.
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 4 febbraio 2025
Ci sono due ragioni per le quali il governo ha buone probabilità di uscire vincitore nel braccio di ferro ingaggiato con i vertici della magistratura. La prima riguarda il grado di compattezza/coesione della coalizione di governo nel difendere la riforma. La seconda ragione ha a che fare con la natura di tale progetto. Comprensibile. Se per decenni hai potuto constatare che facendo la voce grossa sei sempre riuscito a bloccare le iniziative a te sgradite, forse cadrai in una trappola, sottovaluterai i cambiamenti intervenuti e non riterrai pertanto di dover mutare strategia: continuerai a fare la voce grossa. Col risultato di andare incontro a una secca e dura sconfitta. È possibile che i vertici della magistratura si accorgano ben presto che, di fronte alla riforma voluta dall’esecutivo della separazione delle carriere, scegliere di andare allo scontro frontale con la maggioranza di governo sia stato un errore (tattico e strategico insieme).
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 4 febbraio 2025
In principio, dopo che furono bloccati i primi trattenimenti in Albania, ci fu il decreto che interveniva sulla lista dei “Paesi sicuri”. L’idea era di eliminare i margini interpretativi dei giudici. Poi però, per evitare l’incostituzionalità, ci si limitò solo a trasformare quella lista da decreto ministeriale in legge. Bene lo spot, ma essendo il provvedimento del tutto inutile nella sua applicazione pratica, ecco l’intervento per trasferire le competenze alle Corti d’Appello. Medesime le intenzioni, medesimo l’esito.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 4 febbraio 2025
La proposta del forzista Costa piace a Fratelli d’Italia. Delmastro in pressing: “C’è stata un’invasione di campo, sui migranti decide l’esecutivo”. È ancora il tempo dell’ira contro i magistrati. La maggioranza di destra-centro non ha affatto digerito le ultime decisioni dei giudici, tanto l’azione penale avviata dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi contro mezzo governo quanto la mancata convalida del trattenimento dei 43 migranti portati in Albania.
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- “Un’aggressione quotidiana, il Governo attacca le toghe per distrarre la massa”
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