di Gioacchino Criaco
iacchite.blog, 31 gennaio 2025
A stringere, come sempre, come in tutto, più che di Leggi che risolvano servono uomini che sappiano risolvere avendo in mano, insieme, codice e senso d’umanità. Nemmeno le Leggi migliori migliorano i peggiori, i migliori rimangono tali sotto l’egida di Leggi inidonee. Ci sono i giudici, i magistrati, spesso tutti si dimenticano dei carcerati che, innocenti o colpevoli, sono sempre uomini, anche in una nazione che appare via via dei senza perdono, cresiari compresi.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 31 gennaio 2025
Senza rinunciare al confronto, è necessario sottoscrivere un patto che preveda la risoluzione primaria degli aspetti pratici della vita delle persone, impegnandosi a far funzionare al meglio delle possibilità gli uffici giudiziari. Con una recente per quanto poco nota sentenza dello scorso novembre, la cassazione penale ha stabilito che non si può imporre l’utilizzo del telematico a tutti i costi poiché la tecnologia non sempre funziona. Detto in altre parole è legittimo il ritorno al passato e quindi l’utilizzo del cartaceo quando il sistema informatico va in tilt, poiché in primo luogo devono essere risolte le problematiche causate da disfunzioni funzionali che direttamente colpiscono i cittadini. L’ultimo eclatante esempio di malfunzionamento è quello del processo penale telematico che sarebbe dovuto entrare in vigore dal primo gennaio di quest’anno.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 31 gennaio 2025
Luigi Salvato riconosce che gli ambiti di cui si deve occupare il potere giudiziario sono aumentati, come i margini di discrezionalità nella sua attività: deve però resistere all’idea che egli sia sopra ogni potere. Per Margherita Cassano la politica spesso sceglie di non scegliere e lascia spazio di interpretazione ai magistrati. Si può dare torto a Giorgia Meloni quando dice, lo ha detto ieri, che “ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che vogliono decidere la politica industriale, vogliono decidere la politica ambientale, vogliono decidere le politiche dell’immigrazione, vogliono decidere se e come si possa riformare la giustizia, vogliono decidere per cosa possiamo spendere e cosa no e che in pratica vogliono governare loro”. E si può dar torto a Meloni quando dice, lo ha detto ieri, che “in Italia ci sono magistrati che fanno di tutto per esondare, per uscire fuori dal proprio argine, arrivando ad aggredire il primato della politica”? Due giorni fa, Giuliano Ferrara ha scritto magnificamente sul Foglio che finché non sentiremo i magistrati riconoscere che ci sono guasti da riparare, che qualcosa bisogna fare, faremo bene a fidarci di più del potere legislativo, che almeno è sottoposto ogni tanto al controllo elettorale.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 31 gennaio 2025
Il presidente del Consiglio: la sola cosa che non si può fare è loro che guidano il Paese e io che vado alle urne, l’indagine danno alla nazione. L’opposizione: “Venga in Aula”. Sorride molto, gesticola moltissimo e nel bel mezzo dell’intervista, una domanda sola per quindici minuti di risposta, Giorgia Meloni alza ancora i decibel contro i magistrati: “Ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che vogliono decidere la politica industriale e quella ambientale, la politica dell’immigrazione, vogliono decidere se e come riformare la giustizia, per cosa possiamo spendere e per cosa no”. E ancora, spalancando le braccia e innalzando i toni: “In pratica vogliono governare loro. Solo che c’è un problema. Se io sbaglio, gli italiani mi mandano a casa. Se sbagliano loro, nessuno può fare o dire niente. Nessun potere al mondo, in uno Stato democratico, funziona così. I contrappesi servono a questo”.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 31 gennaio 2025
L’indagine su Meloni e i suoi ministri: perché una legittima scelta politica nemmeno sul piano astratto può integrare una fattispecie di reato. Il dibattito suscitato dall’indagine sui vertici del Governo italiano mi ha fatto tornare alla mente una celebre frase di Anatole France: il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà. Abbiamo sentito voci autorevoli discettare di Corte penale internazionale, di estradizione, di notizie di reato, di atti più o meno dovuti da parte del Procuratore di Roma, della specificità delle indagini per i reati ministeriali, un fantasioso guazzabuglio in salsa giuridica che sembra prescindere dai dati normativi. Nel tentativo, forse vano, di fare chiarezza, bisogna ammettere che la ridda delle diverse interpretazioni si giustifica solo per il fatto di essere sostenuta da opposte valutazioni politiche. Conviene, quindi, tenere separati i piani del discorso: prima affrontare la questione giuridica e poi soffermarsi su quella politica.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 31 gennaio 2025
Le accuse ipotizzate per Meloni, Nordio Piantedosi e Mantovano non appaiono sufficientemente fondate. A carico del ministro della Giustizia Nordio, però, potrebbe configurarsi l’omissione di atti d’ufficio. Mentre resta alto l’interesse per la vicenda Almasri, minore attenzione sembra esserci per i reati, favoreggiamento personale e peculato, ipotizzati a carico della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Eppure l’infondatezza, totale o parziale, di tali reati potrebbe far sì che la drammatizzazione di quello che Meloni, via social, ha definito impropriamente come “avviso di garanzia” si risolva nella classica tempesta in un bicchiere d’acqua.
di Simona Musco
Il Dubbio, 31 gennaio 2025
Chiesta l’apertura di una pratica in relazione alle modalità e tempi dell’iscrizione: “Non è stata conforme alla legge”. Mentre Giorgia Meloni attacca i magistrati “politicizzati”, accusandoli di voler “governare”, dal Csm parte l’attacco al procuratore di Roma Francesco Lo Voi, con una pratica che punta, di fatto, a farlo finire sotto procedimento disciplinare. L’iniziativa è delle laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Claudia Eccher, che utilizzando le argomentazioni messe nero su bianco mercoledì dall’Unione delle Camere penali, che ha contestato l’iscrizione sul registro degli indagati della presidente del Consiglio, del sottosegretario Alfredo Mantovano, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e di quello dell’Interno Matteo Piantedosi dopo la denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti in merito all’affaire Almasri. Denuncia che Lo Voi, come noto, ha trasmesso al Tribunale dei Ministri, iscrivendo mezzo governo sul registro degli indagati e, pertanto, ritenendo il reato astrattamente configurabile. Dal punto di vista procedurale, affermano le due laiche, a seguito della riforma Cartabia, l’articolo 335 “prevede che l’iscrizione riguardi un “fatto, determinato e non inverosimile, riconducibile in ipotesi a una fattispecie incriminatrice” e che risultino “indizi a suo carico”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2025
La Cedu ha stabilito che l’Italia deve introdurre misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento. Le autorità italiane mettono a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, l’area campana coinvolta nei decenni scorsi nell’interramento di rifiuti tossici. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia che, pur riconoscendo la situazione, non ha preso le dovute misure. La Cedu ha stabilito che l’Italia deve introdurre, senza indugio misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento in questione. La sentenza è definitiva.
di Nello Trocchia
Il Domani, 31 gennaio 2025
Il principio di precauzione ignorato, la frammentazione delle risposte e l’assenza di una normativa. La Corte europea dei diritti dell’uomo chiede interventi entro due anni per evitare i risarcimenti. Anno 1996, Roma, sezione Criminalpol. Un poliziotto scrive un’informativa che racconta di “camorristi, imprenditori “ecomafiosi”, usurai, banchieri, bancari e professionisti della finanza”, coinvolti con tempi e ruoli diversi nella “realizzazione di un un progetto unico dagli effetti letali per il sistema economico nazionale e per l’ambiente”. L’ambiente era la terra campana. Trent’anni dopo, la Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza storica, ha stabilito che lo stato italiano non ha tutelato i cittadini nonostante fosse a conoscenza della compromissione ambientale dei luoghi fin dalla fine degli anni ottanta. E lo fa valorizzando un principio dimenticato in questi anni: quello di precauzione.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 31 gennaio 2025
Critiche ai volontari, controlli inutili. Il progetto editoriale dei detenuti di Ivrea rischia di scomparire per sempre. La vicenda de La Fenice, il giornale online realizzato dai detenuti del carcere di Ivrea, continua a far discutere. Dopo l’improvvisa sospensione dell’attività emergono ora nuovi elementi che gettano ulteriori ombre sul futuro del progetto. Apprendiamo che, nei giorni scorsi, i computer utilizzati dai detenuti-giornalisti sono stati sottoposti a controlli approfonditi e che non sarebbe stato trovato nulla di compromettente. D’altro canto che cosa mai si sarebbe potuto trovare. Nonostante ciò, la direttrice del carcere, Alessia Aguglia, avrebbe rivolto critiche verso i due volontari esterni che da sei anni collaborano con i detenuti nella gestione del giornale. Stando alle voci che circolano, il vero nodo sembra essere il contenuto degli articoli: parlare di vita carceraria in modo aperto e spesso critico non sarebbe particolarmente gradito all’Amministrazione Penitenziaria, che teme possano emergere aspetti scomodi o controversi del “mondo dietro le sbarre”.
- Ivrea (To). A parole “positiva esperienza”, nei fatti si cerca di impedire la prosecuzione dell’attività del giornale dei detenuti
- Napoli. Nell’Ipm di Nisida, il mare fuori e dentro ragazzi sempre più piccoli
- Novara. Più luci che ombre in carcere: “Presto avremo nuovi spazi”
- Oristano. Massama, in arrivo nuovi medici. L’Asl: “Sanità penitenziaria in sicurezza”
- Roma. Undici ex tossicodipendenti detenuti diventano stallieri










