di Domenico Bedin*
estense.com, 30 gennaio 2025
Si è svolta la prima riunione della Task Force sulla gestione del rischio, coordinata da Agea e che coinvolge il Ministero dell’Agricoltura, Caa, Consorzi di Difesa, Ismea e compagnie assicurative. Oggi è stata data la comunicazione mezzo stampa che il Comune di Ferrara ha creato “l’équipe esecuzione penale esterna di Ferrara” con due anni di ritardo. Gli altri comuni dell’Emilia Romagna lavorano su questi progetti dal 2023. Al Comune di Ferrara sono destinati 450.000 euro che non sono ancora stati spesi semplicemente perché non è stato organizzato il gruppo che deve destinarli. Tra l’altro nel gruppo è stata inserita Agire Sociale che è una associazione che non esiste più.
caritas.it, 30 gennaio 2025
Si è concluso con un momento di riflessione nell’aula conferenze del Centro diocesano “Operatori di pace” di Mazara del Vallo il progetto “Insieme verso il ben-essere”, realizzato dalla Caritas Diocesana di Mazara Del Vallo, Fondazione San Vito Onlus (braccio operativo) e finanziato da Caritas italiana e Intesa San Paolo. Il progetto ha coinvolto 14 detenuti della casa circondariale di Castelvetrano e cittadini in esecuzione penale esterna, per un totale di 120 persone. L’obiettivo è stato quello di sviluppare azioni concrete di inclusione sociale e cittadinanza attiva, offrendo percorsi formativi e educativi per promuovere l’autostima, la progettuale affettiva e personale, la crescita culturale e il cambiamento. Sei le linee di intervento: la costituzione dell’equipe multidisciplinare, il potenziamento del Centro di Ascolto Caritas, il percorso di supporto per i detenuti “sex offenders”, la realizzazione di attività ludico-ricreative, i percorsi di accoglienza esterna, sostegno e accompagnamento per le persone in misura alternativa di sconto pena e, infine, l’evento conclusivo, che si è svolto martedì 28 gennaio.
pisatoday.it, 30 gennaio 2025
Il film documentario “Qui è altrove: Buchi nella realtà” scritto e diretto da Gianfranco Pannone continua il suo tour nelle sale italiane per raccontare come un altro carcere è possibile. Il film distribuito da Bartlebyfilm sarà in programma martedì 4 febbraio al Cinema Arsenale alle 20.30. A introdurre la serata Armando Punzo che, con La Compagnia della Fortezza da lui fondata, lavora da oltre 35 anni nel carcere di Volterra e il regista Gianfranco Pannone in collegamento video. Presenti alla proiezione anche Cinzia de Felice de La Compagnia della Fortezza, l’interprete Paul Cocian e Andrea Salvadori, musicista del docufilm. A moderare il dibattito Antonio Capellupo del Cinema Arsenale.
di Angela Nocioni
L’Unità, 30 gennaio 2025
Alla Corte d’assise di Locri il primo processo che prevedeva le nuove imputazioni stabilite dal Governo, cioè pene smisurate. Risultato: 5 assoluzioni con formula piena e 2 condanne leggere. È finito con cinque assoluzioni perché il fatto non sussiste e due condanne senza le pene altissime e sproporzionate previste dal decreto Cutro il primo processo con un’imputazione per il 12 bis previsto da quel decreto Cutro ad andare con rito ordinario davanti alla Corte d’Assise.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 30 gennaio 2025
Vertice a Palazzo Chigi sull’aumento dei flussi. Dietro i numeri il tempo clemente ma anche la faida tra due tribù costiere. Il boom di partenze dalla Libia negli ultimi quindici giorni non è un abbaglio. Quei 3354 migranti arrivati nel giro di due settimane sono vissuti come un’emergenza che costringe palazzo Chigi a convocare una riunione alla presenza di Giorgia Meloni, con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro Matteo Piantedosi. C’è infatti da esaminare la novità del premier e dei ministri indagati, ma soprattutto capire cosa stia accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo (non in Tunisia, dove il governo autoritario di Kais Saied, pur con metodi brutali che nulla hanno da invidiare a quelli libici, è riuscito a cancellare i nuovi arrivi e le partenze verso l’Europa) e se ci sia un collegamento tra la vicenda del ras libico Almasri e il boom inatteso dei flussi.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 30 gennaio 2025
Nella vicenda del torturatore del carcere libico di Mitiga, Najem Osama Almasri, espulso dall’Italia il 21 gennaio scorso in quanto considerato “soggetto pericoloso”, si intrecciano questioni giuridiche, istituzionali, politiche e geopolitiche. A partire dal grumo di interessi reciproci riguardante Italia e Libia che non ha origini recenti. Un quadro frastagliato in cui ogni tassello deve essere ben saldato all’altro per evitare fraintendimenti e confusione. Tutto ciò non sta avvenendo, come evidenzia Fulvio Vassallo Paleologo, giurista, già professore di Diritto d’asilo nell’Università di Palermo. Negli ultimi quattro anni, soprattutto con l’avvento della Turchia a sostegno del governo di unità nazionale libica di Abdul Hamdi Dbeibah, in Tripolitania, e anche per la concorrenza di altre nazioni interessate all’approvvigionamento di fonti energetiche, Gran Bretagna e Francia in prima fila, l’Italia ha visto ridimensionata l’autorevolezza su cui ha cercato di fare leva negli anni scorsi.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 gennaio 2025
I racconti da brivido dei Refugees in Libya nella sala stampa della Camera. Le opposizioni: questa l’unica vera informativa. I ministri Nordio e Piantedosi disertano l’Aula: “Ora c’è il segreto istruttorio”. “Ho conosciuto Elmasry perché il 29 novembre 2019 sono stato intercettato dalle milizie libiche che si fanno chiamare “guardia costiera” e portato nel centro di Tarik-al-Sikka. Mi hanno venduto due volte fino all’arrivo a Mitiga, prigione gestita dall’uomo che il governo italiano ha liberato e riportato in Libia. Lì ho subito ogni forma di tortura”. “Sono uno dei migranti finiti nelle prigioni di Elmasry. Sono una delle sue vittime. Mi ha picchiato personalmente con un grosso bastone in un centro sotterraneo dove non si distingueva il giorno dalla notte”. A David Yambio e Lam Magok, sud-sudanesi, bastano poche parole per mostrare il risvolto della ragion di Stato sui corpi dei migranti, per mettere in ridicolo il vittimismo della presidente Giorgia Meloni. Nella sala stampa della Camera cala il silenzio.
di Grazia Longo
La Stampa, 30 gennaio 2025
Confermata la condanna a 25 anni di carcere in appello per Luigi Giacomo Passeri, il pescarese di 32 anni arrestato in Egitto nell’agosto del 2023 mentre era in vacanza per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il giovane, che da tempo risiede a Londra, papà italiano e mamma della Sierra Leone, secondo la versione dei familiari, era in possesso di piccole dosi di stupefacenti. Lo riferiscono i media locali. Del caso si erano interessati, già nei mesi scorsi, il vicecapogruppo dei deputati di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi e il segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo Daniele Licheri. Fin da subito hanno dichiarano “preoccupazione, indignazione e sconcerto, per le sorti di Luigi Giacomo Passeri, il ragazzo pescarese detenuto in carcere da un anno in Egitto. Dopo aver appreso della sentenza choc dell’ergastolo con 25 anni da scontare. Una vicenda dai diritti umani negati. Abbiamo visto la vicenda Regeni, la vicenda Zaki, non ci fidavamo di chi diceva che in Egitto andava tutto bene. È stato detenuto senza traduttori, sottoposto a un interrogatorio senza avvocati”.
La Nazione, 30 gennaio 2025
“Per Filippo finiscono quasi due anni di sofferenze”. Una lunga angoscia durata quasi un anno e nove mesi. Oltre un anno di detenzione nel carcere di Porta Alba, a Costanza, in Romania, definito un lager, poi nel luglio scorso il trasferimento nel penitenziario di Bucarest. Da ieri, però, Filippo Mosca è rientrato in Italia e si trova nel carcere di Viterbo. Il giovane trentenne di Caltanissetta era stato condannato a 8 anni e 3 mesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, assieme all’amico Luca Cammalleri, e ad un’altra ragazza italiana il cui nome resta ancora un mistero. Tutti avevano deciso di andare nell’aprile di due anni fa con amici al festival di musica Mamaia, che si svolge ogni anno a inizio maggio nel teatro estivo di Costanza. Un viaggio di piacere che si è trasformato in un calvario giudiziario e detentivo.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 30 gennaio 2025
Francesco Romagnoli e i 20 anni d’impegno in Etiopia. L’associazione e le adozioni degli “ultimi”. La storia del volontario diventa un libro che sarà presentato a Firenze. Ha studiato Economia e commercio per andare a lavorare nello studio del padre commercialista. Per cinque anni ha lavorato dietro quella scrivania ma a un certo punto quella scrivania è diventata un muro di cemento armato che lo sperava dalla vita. Francesco Romagnoli si è guardato dentro e ha detto che no, la vita è soltanto una e non avrebbe dovuto sprecarla facendo qualcosa che non lo appassionava. “Una mattina mio padre, mosso a compassione, decise di liberarmi da quella prigione dorata. Mi chiamò e mi disse che quel lavoro non faceva per me”.
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