di Luca Gambardella
Il Foglio, 27 gennaio 2025
Secondo quanto risulta al Foglio, sono ben 86 gli altri mandati di arresto coperti dal segreto e appena spiccati dalla Corte penale internazionale nei confronti di altrettante personalità di primo piano del panorama libico. L’imbarazzo diplomatico causato dall’arresto e dalla rocambolesca liberazione del leader libico Almasri da parte delle autorità italiane rischia di non restare un caso isolato. Secondo quanto risulta al Foglio, sono ben 86 gli altri mandati di arresto coperti dal segreto e appena spiccati dalla Corte penale internazionale nei confronti di altrettante personalità di primo piano del panorama libico. I nomi di quattro di questi - a cui questo giornale è riuscito a risalire - sono molto vicini ai due leader della Libia, rispettivamente il premier di Tripoli Abdulhamid Dabaiba e il generale della Cirenaica Khalifa Haftar.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 27 gennaio 2025
“Non sono nuovi gli accordi con la Libia che acconsentono il ripetersi di violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti. È grazie a persone come Almasri e ai suoi centri di detenzione che il governo può rivendicare il calo dei flussi”.
di Antonella Mariani
Avvenire, 27 gennaio 2025
Segregate, private dei diritti di istruzione, del lavoro e della libertà di movimento: a che punto è il percorso per introdurre il nuovo reato nel diritto internazionale e che problemi sta incontrando. Le ragazze e le donne afghane sono segregate, imprigionate nei burqa. A loro è vietato studiare, lavorare fuori casa, muoversi da sole, perfino parlare a voce alta e cantare. Che cos’è, se non apartheid? Anzi, più precisamente, apartheid di genere. Sfortunatamente, questa fattispecie non esiste nell’ampio repertorio dei crimini contro l’umanità che si è sviluppato negli ultimi decenni. Tra i giuristi internazionali è sempre più diffusa la convinzione che sia arrivato il momento di codificarlo, nominarlo e dunque farlo esistere, non solo per prendere atto di una realtà inedita e sconvolgente che avviene in alcune parti del mondo e in particolar modo in un Paese, l’Afghanistan, pressoché uscito dai radar dell’attenzione mediatica, ma anche per fornire ai gruppi della resistenza all’estero, ai Tribunali e alle istituzioni internazionali uno strumento supplementare per combattere questa massiccia violazione dei diritti umani.
di Davide Vari
Il Dubbio, 26 gennaio 2025
Il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, intervenuto per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha ribadito anche la necessità di portare fino in fondo la riforma sulla separazione delle carriere. L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Venezia ha visto l’intervento del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, che ha affrontato con profondità i principali nodi del sistema giustizia in Italia. Mentre i magistrati protestavano in tutto il Paese contro la separazione delle carriere proposta dal ministro Carlo Nordio, Pinelli ha ribadito la necessità di un dialogo istituzionale per riformare la giustizia senza compromettere l’autonomia della magistratura.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 26 gennaio 2025
Dopo 40 anni passati a dirigere penitenziari, il dirigente rilancia la sua idea di giustizia: “Amnistia e indulto sono l’unico sistema, la politica deve avere il coraggio di dirlo”. “In carcere manca la speranza. È ormai diventato uno strumento di ordine pubblico, pur con tutti i costi sociali e umani che questo comporta. Sono d’accordo con chi dice che il trattamento dei detenuti è disumano. Provvedimenti come l’amnistia o l’indulto? Temo siano l’unico sistema: il potere politico deve avere il coraggio di dirlo”. Luigi Pagano, storico direttore - tra gli altri istituti - di San Vittore e Bollate, quarant’anni di vita dedicati a chi sta dentro, ragiona su un mondo che cerchiamo di non vedere.
di Giulia Merlo
Il Domani, 26 gennaio 2025
Le toghe fuori dalle aule con la Costituzione in mano: no alla riforma. Il ministro della Giustizia Nordio a Napoli: “Ero pm, non voglio umiliare la magistratura”. La sala dei Busti di Castel Capuano a Napoli è gremita col pubblico delle grandi occasioni, che però sin dalla vigilia si sa non essere benevolo. L’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte d’appello del capoluogo campano, infatti, è il più attenzionato: sul palco c’è il ministro della Giustizia Carlo Nordio e giudici e pm si sono radunati in gran numero ad aspettarlo, rispondendo alla chiamata alla mobilitazione dell’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere. La protesta, infatti, ha previsto che tutti i magistrati si recassero all’inaugurazione in toga, con coccarda tricolore appuntata al petto e la Costituzione in mano da alzare, uscendo poi al momento dell’intervento del ministro o dei rappresentanti del Governo.
di Irene Famà e Elisa Sola
La Stampa, 26 gennaio 2025
Via quando parla Nordio. All’anno giudiziario esplode la protesta delle toghe con Costituzione e tricolore: “Noi umiliati dal governo”. Il ministro: “Questa riforma non è punitiva”. Alta in mano una copia della Costituzione. Sul petto la coccarda tricolore. Poi l’Aventino. I magistrati lasciano l’aula. A Napoli, quando parla il ministro Carlo Nordio. A Roma, quando interviene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. A Torino, Milano, Bari. E in tutte le ventisei Corti d’appello d’Italia in cui si celebra l’inaugurazione dell’anno giudiziario e interviene un rappresentante del Governo. Dopo mesi di accuse e accesi confronti, le cerimonie diventano palcoscenico dello scontro tra politica e magistratura sulla separazione delle carriere e le altre riforme sul tema giustizia.
di Vittorio Barosio e Giancarlo Caselli
La Stampa, 26 gennaio 2025
Non si era mai vista. Non si era mai vista una contestazione silenziosa, ma così precisa e dura, da parte della magistratura, nei confronti del potere politico e in particolare del Ministro della Giustizia. Ieri mattina, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, i magistrati del distretto giudiziario Piemonte e Valle d’Aosta sono usciti in silenzio dall’aula, numerosi e compatti, nel momento in cui ha iniziato a parlare la rappresentante del Ministero e sono rientrati soltanto quando lei ha terminato il suo discorso. Gran parte dei presenti, tra cui i sottoscritti, ha condiviso questa protesta in difesa della Costituzione.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2025
Il pg della Cassazione: “I problemi della giustizia sono altri”. “Credo che la questione vada affrontata senza evocare scenari apocalittici, dal momento che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non tocca i cardini e i principi fondamentali dell’ordinamento democratico, né quelli dell’Unione europea che non prevedono un modello unico di pm”.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 26 gennaio 2025
“Si va verso qualcosa che fa paura, il tramonto dell’uguaglianza dell’azione penale”. Il procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli, già al suo insediamento, nel 2021, aveva parlato di “faro della costituzione”. Oggi che la maggioranza politica quella costituzione la vuole modificare pensa che sia “doveroso” per un magistrato far capire ai cittadini che non è una banale separazione delle carriere di pm e giudici ma bel altro.
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