di Antonio Polito
Corriere della Sera, 19 gennaio 2025
Le “guerre culturali”, la presunzione di dividere e raggruppare gli esseri umani in base a etnia, genere, corpo, orientamento sessuale, discendenza, classe sociale, cioè l’opposto di quanto fecero le grandi rivoluzioni del Settecento, stanno frammentando un po’ alla volta la nostra società.
di Daniela Fatarella*
La Stampa, 19 gennaio 2025
Il 2025 si apre all’insegna di indicatori socioeconomici che fotografano un Paese che invecchia velocemente, in cui nascono sempre meno bambini e in cui le diseguaglianze si stanno sempre più allargando, andando a creare sfiducia e paura tra coloro che non riescono a vedere il proprio futuro. In Italia sono proprio i minorenni ad essere maggiormente colpiti dalla povertà e l’analisi impietosa dei numeri ci dice che negli ultimi dieci anni il tasso di povertà minorile ha raggiunto il livello più alto. I dati diffusi dall’Istat dimostrano che la povertà assoluta minorile è in aumento continuo: sono infatti 1, 29 milioni i minori in povertà assoluta. Dieci anni fa, Save the Children lanciò per la prima volta l’allarme sull’esistenza di una dimensione della povertà minorile meno visibile di quella materiale, ma gravissima nei suoi effetti di breve e lungo periodo: la “povertà educativa” che blocca sul nascere i talenti e le aspirazioni dei bambini.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 19 gennaio 2025
In che cosa consiste l’identità italiana e quali sono i popoli italici la cui storia il ministro Valditara vuole mettere al centro della formazione nella scuola primaria? Altri, anche su questo giornale, hanno segnalato i rischi educativi di una chiusura al mondo, alle sue diversità e interrelazioni proprio in un periodo in cui queste irrompono, anche drammaticamente, nella nostra vita quotidiana e richiederebbero capacità di lettura ancora maggiori e anticipate rispetto a cinquant’anni fa. Qui mi interessa riflettere sui concetti stessi di identità e popoli italici che apparentemente il ministro e i suoi consulenti danno per scontati.
di Nello Scavo
Avvenire, 19 gennaio 2025
Le forze israeliane hanno cominciato a lasciare Rafah alle 3 del mattino. Le armi tacciono, mentre si attende il ritorno dei primi 3 ostaggi e la liberazione di 90 detenuti palestinesi. “Si stanno ritirando”, conferma alle 3 del mattino una fonte di Hamas a Gaza. La tregua che comincia prima dell’alba, appena dopo l’ultima raffica sparata per aprirsi la via del ripiegamento, nessuno può chiamarla ancora pace. Dapprima non si spara, come concordato. Ma il premier israeliano Netanyahu ha fatto sapere che il cessate il fuoco non inizierà finché Hamas non fornirà l’elenco degli ostaggi da rilasciare. E ricominciano i raid, in attesa che il gruppo estremista si decida a fornire la lista. E’ la riprova che niente è mai scritto davvero, e che incidenti e trappole possono far saltare i patti in ogni momento. Israele ha fatto la sua mossa, ma tocca ad Hamas e ai suoi affiliati mostrare di non voler sprecare l’opportunità.
di Eugenio Pendolini
La Nuova Venezia, 19 gennaio 2025
Basta un post di critica al presidente Maduro o un commento non allineato al governo del Venezuela per finire nella rete dei perseguitati, nel mirino dei servizi segreti. O in carcere, a chi va peggio. Come successo ad Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre e di cui, da due mesi, si sono perse le tracce. Ma come è successo anche ad altri connazionali, almeno otto, finiti nelle prigioni del paese sudamericano.
di Alberto Simoni
La Stampa, 19 gennaio 2025
Subito una settimana di caccia straordinaria agli illegali, il via martedì. La promessa della “grande deportazione” inizierà a prendere forma 24 ore dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Da martedì circa 150 agenti dell’ICE (Immigration and Costums Enforcement) saranno impegnati a Chicago nell’Operation Salvaguard. Durerà circa una settimana durante la quale i federali cercheranno gli immigrati illegali per espellerli dal Paese. L’ICE conduce deportazioni di routine negli Stati Uniti, quello che però cambia la dinamica è che l’agenzia ha potenziato gli sforzi per questa operazione che è direttamente legata all’inaugurazione del presidente Trump e al suo messaggio anti-immigrati illegali su cui ha costruito la campagna elettorale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 gennaio 2025
Durante la recente conferenza stampa di inizio anno, la presidente Giorgia Meloni lo ha ribadito: “Nessuna misura deflattiva, ma edilizia penitenziaria per risolvere il sovraffollamento”. Quindi, nulla di nuovo, ma la solita vecchia ricetta fallimentare. Come sappiamo, recentemente è stato nominato Marco Doglio come nuovo commissario straordinario, con il compito di risolvere il problema entro fine 2025. Anche qui, un precedente: l’esperienza dell’Ufficio del Commissario straordinario avviata nel 2013 si chiuse con un misero bilancio e strascichi giudiziari. Nel frattempo, però, sono stati fatti pochi passi in avanti. La costruzione di nuove carceri e la riconversione di ex caserme, idea spesso riproposta, non risultano più fattibili dallo stesso Ministero. Come evidenziato dal ventesimo rapporto di Antigone e dalla Relazione del Ministero della Giustizia 2023, emerge che “a causa di problematiche nella pianificazione e progettazione, l’unico intervento attuato riguarda la caserma Barbetti”. Le ex caserme si riducono quindi a una sola, quella di Grosseto. Eppure, anche il progetto di un nuovo carcere in questa città è in discussione dagli anni Novanta. Lo scenario appare complesso, considerata l’estensione dell’area (circa 154.000 mq) e la presenza di numerosi edifici.
di Paola Cigarini*
adista.it, 18 gennaio 2025
Si è svolta a Modena il 1° gennaio scorso, Giornata mondiale della Pace, la 1° marcia per la pace “Fuori la guerra dalla storia”, per rimarcare l’urgenza della pace fondata sulla giustizia. in Piazza Grande, oltre al sindaco di Modena Massimo Mezzetti e a mons. Erio Castellucci, arcivescovo di ModenaNonantola e vescovo di Carpi, che ha presentato il messaggio di papa Francesco “Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace”, sono intervenuti Claudio Baraldi (Università di Modena e Reggio Emilia, delegato del rettore alla Rete delle Università per la Pace); don Mattia Ferrari (cappellano Mediterranea Saving Humans); Paola Cigarini (Gruppo Carcere&Città - Progetto Peter Pan) e Fausto Gianelli (Associazione Europea Avvocati per la Democrazia e i Diritti umani). Di seguito riportiamo l’intervento di Paola Cigarini.
di Giuseppe Dacquì*
L’Unità, 18 gennaio 2025
L’affaire Sala, conclusosi nel migliore dei modi, offre lo spunto per diverse riflessioni sulle condizioni delle carceri, sul rispetto delle convenzioni internazionali in tema di diritti fondamentali dell’uomo, sulle pene, sulla rieducazione del condannato, sul perdono, sull’amnistia, sulla concezione del diritto penale. Le società moderne pensano a un modello organizzativo della vita sociale improntato sulla tutela dell’ordine politico, sociale ed economico. Alcune di esse tendono a tutelare e conservare l’ordine attraverso norme rigorose, rigide che prevedono sanzioni sempre più elevate in ipotesi di trasgressioni più frequenti e che destano allarme sociale; altre, invece, mirano a una politica criminale meno repressiva.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 18 gennaio 2025
Un documento Onu che denuncia il rischio violazione delle convenzioni sui diritti umani, civili e politici. Proprio nei giorni in cui la mobilitazione contro il DdL sicurezza si diffonde per il paese con le manifestazioni della rete “A Pieno Regime” nelle maggiori città è spuntata fuori una lettera che è nel cassetto della Presidente Meloni dal 19 dicembre. Si tratta di un documento firmato da ben sei relatori speciali dell’alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che analizza il provvedimento ora in discussione in commissione al Senato, evidenziando le norme in contrasto con le convenzioni internazionali.
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